
Tre protagonisti del vertice di Parigi: Berlusconi, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy
“Salveremo le banche in difficoltà”. Non ci saranno Lehman Brothers all’europea, insomma. E’ la buona notizia (per il mondo della finanza) che è arrivata ieri da Parigi, dove si sono riuniti i leader dei quattro paesi della zona Euro che fanno parte del G8. “Ogni governo” lo farà “secondo i metodi propri” ha sottolineato Sarkozy, “ma in maniera coordinata con gli altri stati europei”. Di fronte a circostanze economico-finanziarie definite “eccezionali”, il quatuor Sarkozy-Berlusconi-Merkel-Brown ha poi chiesto alle istituzioni Ue di “dare prova di flessibilità” nell’applicare le regole del Patto di stabilità. Ma Bruxelles non ci sta. Nonostante la promessa di voler punire “i dirigenti bancari che hanno fallito”, una sanzione auspicata dal presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker , il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, si è detto al contrario convinto che “essere in linea con il patto di stabilità ci consente di essere più flessibilità in questo momento”. Lo stesso Juncker ha posto un rifiuto ancora più netto esigendo il rispetto del patto “nella sua interezza”. Nella loro intransigenza, le istituzioni Ue lanciano l’allarme sui rischi che eventuali piani di salvataggio fanno incorrere sulla spesa pubblica di ogni Stato membro.
Dal canto suo, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha voluto rassicurare un po’ tutti. Ricordando che l’Europa non è a rischio quanto gli Stati Uniti, il premier ha giudicato positivamente gli esiti di un mini Vertice in cui “è emersa con grande chiarezza e determinazione la volontà di garantire i risparmiatori e preservare la fiducia dei cittadini in un sistema bancario che deve continuare a svolgere il suo indispensabile compito di sostegno all’economia”. Berlusconi ha poi anticipato che anche “Banca centrale europea, Commissione europea e Ecofin lavoreranno da subito a nuove regole per migliorare la trasparenza dei bilanci e per l’adeguamento delle regole contabili”.
Intanto, la volontà di mettere i contribuenti europei al riparo degli effetti devastanti della crisi finanziaria internazionale richiede misure urgenti. I diciannove punti iscritti nell’intesa raggiunta a Parigi dovranno passare il vaglio dell’Ecofin fissato per martedì prossimo e del Consiglio europeo previsto a Bruxelles i 15 e 16 ottobre. Una duplice che si annuncia particolarmente delicata se si pensa ai disaccordi emersi nei corridoi del Summit parigino. Infatti, già prima di sbarcare nella capitale francese, sia la cancelliere tedesca, Angela Merkel, che il premier inglese, Gordon Brown, avevano espresso la loro contrarietà a farsi carico degli errori commessi dal settore finanziario. Nel caso della Germania, dietro il rifiuto della Merkel al maxi fondo Ue di 300 miliardi di euro proposto da Sarkozy, c’è la paura di mettere a rischio il rapporto con cittadini tedeschi che nel 2009 saranno chiamati a rinnovare o meno la fiducia nella loro cancelliera. Nonostante i sondaggi giochino ancora a suo favore, Angela Merkel deve fare i conti con le prime crepe apparse di recente nella sua coalizione dopo i rovesci subiti in Bavaria e il fallimento annunciato ieri sera del piano di salvataggio della banca immobiliare tedesca Hypo Real Estate (HRE) . Peggio, secondo il settimanale Der Spiegel, ha rivelato che da qui ai prossimi 15 mesi altre banche tedesche saranno confrontate a problemi di rimborsi crediti ben più gravi rispetto a quelli verificatisi con la HRE (sempre Der Spiegel ha stimato a 100 miliardi di euro i bisogni di liquidità da parte della Hypo Real Estate entro la fine del 2009).
Sul fronte britannico, Gordon Brown non sta certo meglio. In caduta libera nei sondaggi, il premier inglese è stato costretto a un rimpasto ministeriale in cui spunta il ritorno nel governo laburista di un vecchio nemico, Mandelson, esiliato a Bruxelles in qualità di Commissario europeo al Commercio per aver sabotato il partito. Negli ultimi giorni, Brown è rimasto poi profondamente segnato dalla decisione del Parlamento irlandese di garantire un fondo di oltre 400 miliardi di euro per aiutare le sei banche più importanti dell’Irlanda in caso di fallimento. Nonostante le condanne di mezza Europa, la strategia optata dal governo irlandese sta provocando una fuga di capitali dalle banche britanniche a quelle irlandesi. Dopo essere stato costretto a nazionalizzare la Bradford & Bingley , il governo Brown guarda ancora con diffidenza la linea strategica voluta da Parigi (e in misura minore da Roma). Rimane ora da capire se l’intesa raggiunta a Parigi rimarrà lettera morta.
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- Domenica 5 Ottobre 2008

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