
(Credits: Epa/Nyein Chan Naing)

Solo fino a qualche mese fa sembrava impossibile, ma è accaduto. In Myanmar il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi si è ufficialmente registrata per correre alle prossime elezioni politiche, che si terranno il 1 aprile.
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In un monastero di Yangon Aung San Suu Kyi e lo scrittore satirico Zargana (a sinistra) festeggiano il compleanno del leader studentesco Min Ko Naing, il 18 ottobre 2011, allora ancora in carcere (EPA/NYEIN CHAN NAING)
Era la notizia che si attendeva da giorni, che potrà rendere più vicina la fine delle sanzioni economiche dell’Occidente contro il Myanmar, ancora meglio noto con il vecchio nome in uso prima della presa di potere della giunta militare, Birmania.
Il nuovo regime birmano ha deciso di liberare circa 650 prigionieri politici di primo piano, un’amnistia richiesta con insistenza da Stati Uniti ed Europa come prova della sincerità delle riforme del presidente Thein Sein. Continua

Aung San Suu Kyi consegna il premio per il miglior doc al Film Festival per l'arte della Libertà, Rangoon (Ansa/EPA/Nyein Chan Naing)
Aung San Suu Kyi, sorridente e nelle sue vesti colorate e fini, consegna un premio al Film Festival sull’arte della Libertà a Rangoon. Non è un miraggio, è quanto è accaduto pochi giorni fa in Birmania.
Che qualcosa nel Paese dell’Asia sudorientale stia cambiando, con le dovute cautele del caso, lo sa anche lei, la sessantaseienne leader dell’opposizione, che conferma che si presenterà per un seggio nel Parlamento birmano. Continua

Aung San Suu Kyi insieme al presidente Thein Sein (Credits: AP Photo/MRTV)

La Lega nazionale per la democrazia, il partito del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, è stato ufficialmente riconosciuto come legale dalla Commissione Elettorale della Birmania. La notizia è stata diffusa con una nota di tre righe pubblicata dal quotidiano ufficiale del regime New Light of Myanmar. La Lega potrà quindi partecipare alle prossime elezioni suppletive presentando i suoi “candidati democratici”, e in molti si aspettano che a ottenere un seggio sarà proprio la paladina della lotta per la libertà birmana. Continua

Hillary Clinton ha incontrato Aung San Suu Kyi in una cena a Rangoon (State Department photo by William Ng)
In quello è che un momento storico per la Birmania, con un segretario di stato americano in visita ufficiale al Paese per la prima volta dal 1955, si è vissuto un incontro altrettanto significativo. Hillary Clinton e Aung San Suu Kyi si sono incontrate per la prima volta ieri per una cena privata, inimmaginabile l’anno scorso perché la signora di Rangoun era agli arresti. E oggi hanno avuto un nuovo faccia a faccia presso l’abitazione di Suu Kyi, in quella che è stata di fatto la sua prigione prima della liberazione dello scorso novembre. Continua

Aung San Suu Kyi (Ansa/EPA/Nyein Chan Naing)
Ci sono “barlumi di progresso” verso riforme democratiche in Birmania. Lo afferma il presidente Barack Obama, da Bali, dove si trova per partecipare al vertice dei Paesi dell’Asia orientale. E dall’isola indonesiana, dopo una telefonata con la leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi, schiude la porta a rinnovate relazioni degli Stati Uniti col Paese asiatico, isolato internazionalmente per decenni. “Bisogna fare di più per perseguire il futuro che il popolo birmano merita” ha aggiunto, ammonendo che il Paese “continuerà ad affrontare sanzioni e isolamento” se il regime non compirà ulteriori passi verso una maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani. Continua
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(Credits: Epa/Lucas Dolega)

Sono in tanti a pensare che la nuova leadership del Myanmar non abbia ancora chiarito che tipo di rapporti vuole avere con la Cina. Appena un paio di settimane fa il governo ha deciso di sospendere la costruzione della diga di Myitsone sul fiume Irrawaddy, nello Stato settentrionale Kachin, un progetto congiunto birmano-cinese che ha più volte scatenato le proteste degli ambientalisti, Continua

(Credits: AP Photo/Bullit Marquez)

La televisione di stato del Myanmar ha annunciato che il governo libererà domani 6.359 prigionieri, pur senza precisare se in questo corposo gruppo di amnistiati verranno inclusi anche i 2.000 detenuti politici attualmente rinchiusi nelle carceri del regime.
La Commissione nazionale per i diritti dell’Uomo, istituita lo scorso mese dal governo birmano, aveva richiesto dalle pagine di un quotidiano nazionale la liberazione dei “prigionieri di coscienza“, per convincere la comunità internazionale che il Myanmar è determinato, oggi, ad approvare importanti riforme e, perché no, indurla a revocare le sanzioni economiche e politiche Continua
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