- Tags: Aung San Suu Kyi, Birmania, Cina, crescita economica, democrazia, embargo, europa, Myanmar, orientexpress, riforme, Stati Uniti
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(Credits: Epa/Lucas Dolega)

Sono in tanti a pensare che la nuova leadership del Myanmar non abbia ancora chiarito che tipo di rapporti vuole avere con la Cina. Appena un paio di settimane fa il governo ha deciso di sospendere la costruzione della diga di Myitsone sul fiume Irrawaddy, nello Stato settentrionale Kachin, un progetto congiunto birmano-cinese che ha più volte scatenato le proteste degli ambientalisti, Continua

(Credits: AP Photo/Bullit Marquez)

La televisione di stato del Myanmar ha annunciato che il governo libererà domani 6.359 prigionieri, pur senza precisare se in questo corposo gruppo di amnistiati verranno inclusi anche i 2.000 detenuti politici attualmente rinchiusi nelle carceri del regime.
La Commissione nazionale per i diritti dell’Uomo, istituita lo scorso mese dal governo birmano, aveva richiesto dalle pagine di un quotidiano nazionale la liberazione dei “prigionieri di coscienza“, per convincere la comunità internazionale che il Myanmar è determinato, oggi, ad approvare importanti riforme e, perché no, indurla a revocare le sanzioni economiche e politiche Continua

Aung San Suu Kyi (EPA/NYEIN CHAN NAING)
Che farà ora Aung San Suu Kyi?
La libertà, almeno teorica, restituita alla leader dell’opposizione birmana, Premio Nobel per la Pace nel 1991, apre una nuova fase della politica del paese asiatico.
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

(Credits: Epa/Kimimasa Mayama)
La giunta militare ha mantenuto la promessa e ha liberato ieri Aung San Suu Kyi, la paladina della lotta per la democrazia della ex Birmania.
Appena la notizia è stata diffusa a Yangon, la ex capitale del paese, una folla di birmani è andata a radunarsi nei pressi della casa in cui la donna è rimasta esiliata negli ultimi quindici anni per feseggiare con lei questo momento importante per la storia e per il futuro della Birmania. Continua

(Credits: AP Foto/Khin Maung Win)
Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la Pace tuttora sotto arresto, dovrebbe essere liberata sabato 13 novembre. Da Rangoon fonti ufficiali della sicurezza nazionale lo hanno dichiarato poco prima delle elezioni di domenica scorsa e lo confermano oggi. Ma lei fa sapere che rifiuterà una liberazione “condizionata”. Continua

(Credits: Epa/STR)
Il partito sostenuto dalla giunta militare birmana ha annunciato di aver vinto le prime elezioni nel Paese degli ultimi venti anni, con l’80% dei voti. Ma non si fermano le proteste e le opposizioni, che hanno boicottato il voto, denunciano frodi. Intanto, più di 20 mila persone cercano di lasciare il Paese, superando il confine con la Thailandia. Continua
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Credits: AP Photo/Kin Cheung
Nessun giornalista e nessun osservatore elettorale ha potuto commentare con i 29 milioni di potenziali elettori l’esito delle prime elezioni in Birmania degli ultimi vent’anni. In un solo giorno sono state espresse le preferenze per le due Camere nazionali e quattordici Parlamenti regionali, per un totale di 665 seggi in palio, il 25% dei quali già riservati a militari in carriera. Gli altri, da assegnare a militari in pensione, amministrativamente identificabili come civili.
Secondo i generali si tratta di un evento cruciale per il futuro di un paese che sta cercando di gestire una difficile “transizione democratica”, ma l’opposizione, che ha boicottato le urne, denuncia l’ennesimo esempio di manipolazione delle masse perpetrato dai militari. Continua

(Credits: Epa/Kimimasa Mayama)
Aung San Suu Kyi potrebbe essere rilasciata subito dopo le elezioni del 7 novembre. La notizia rimbalza da Hanoi, dove sono riuniti i Paesi dell’Asean. Il ministro degli esteri birmano avrebbe confidato a una fonte diplomatica che “forse” il premio Nobel per la Pace nel 1991, leader dell’opposizione birmana e icona della lotta per la difesa dei diritti umani potrebbe tornare in libertà.
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