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bolivia

Morales, stop allo sciopero della fame

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  • Tags: bolivia, elezioni, evo-morales, referendum, sciopero-della-fame
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42 morales

Dopo cinque giorni di sciopero della fame il presidente boliviano Evo Morales ha raggiunto il suo scopo. Il parlamento ha dato, infatti, il via libera alla nuova legge elettorale transitoria che gli permetterà di riconfermare il suo mandato il prossimo 6 dicembre. L’annuncio della fine dello sciopero della fame è stato dato in televisione dal presidente in persona insieme ad alcuni dei leader sindacali (in totale erano stati poco più di un migliaio ndr) che avevano partecipato nei giorni scorsi alla manifestazione di protesta a sostegno di Morales. Sempre nel corso del messaggio televisivo al paese il presidente boliviano ha richiamato tutti i cittadini “all’unità nazionale per poter continuare le trasformazioni profonde” di cui il suo governo si ritiene promotore.

Gli ultimi mesi sono stati in realtà un test di fuoco per il presidente. Dopo oltre un anno di tensioni legate all’approvazione da parte dell’assemblea costituente della nuova carta costituzionale sembrava che la vittoria di Morales lo scorso agosto, nel referendum che aveva approvato la nuova costituzione, avesse placato le polemiche. E invece si è di nuovo inciampati nella crisi istituzionale. L’accordo adesso raggiunto è sembrato, però, lontanissimo nei giorni scorsi quando numerosi esponenti anti governativi hanno abbandonato l’aula, definendo la legge in corso di approvazione toppo “pilotata” e finalizzata a favorire la rielezione di Morales. Tra le norme che erano state contestate soprattutto quelle che prevedono un certo numero di posti riservati agli indigeni, la concessione del voto ai boliviani all’estero e la creazione di un nuovo registro elettorale che potrebbe favorire i brogli elettorali.

  • mariazuppello
  • Mercoledì 15 Aprile 2009

Cercasi killer per uccidere Evo Morales. Su Facebook

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  • Tags: Associated-Press, bolivia, evo-morales, facebook, killer, social-network
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Bolivia

Evo Morales (al centro), presidente della Bolivia
Non sono bastate le polemiche sui gruppi dedicati a Totò Riina o agli stupri collettivi perché Facebook, il social network più in voga del momento, fondato nel 2004 dallo statunitense Mark Zuckerberg, con 150 milioni di iscritti in tutto il mondo, vigilasse in modo più rigoroso all’interno di quella grande piazza virtuale che è. Adesso è dovuta addirittura intervenire la prestigiosa agenzia di notizie statunitense Associated Press per denunciare e far chiudere un gruppo aperto nell’agosto del 2008, il ”Colecta Mundial pa’ contratar a un francotirador que liquide a Evo Morales”, ovvero il gruppo per raccogliere nel mondo fondi per assoldare un killer che faccia fuori Evo Morales. Nel mirino, insomma, stavolta è finito il presidente della Bolivia, Evo Morales appunto, reduce dal referendum costituzionale di domenica scorsa in cui ha vinto seppure con uno scarto non eclatante. Il gruppo in questione, arrivato ad avere 8069 membri, è stato creato da un ventenne boliviano, Hony Piérola, che ha subito messo le mani avanti dichiarando che da parte sua non c’era stata nessuna intenzione cattiva ma solo tanta ironia verso un Presidente che secondo il giovane “non ha colpa se è nato così imbecille”.

A permettere tecnicamente la chiusura del gruppo sono stati 497 messaggi postati dai membri in cui di ironia non c’era proprio nulla, piuttosto incitazione all’odio e alla violenza, in chiara violazione dei principi del social network. Come nel caso di un post, datato 10 agosto, in cui qualcuno aveva scritto “non sono d’accordo sul farlo fuori a colpi di pistola. Piuttosto bisognerebbe torturarlo e farlo soffrire come sta facendo indirettamente con molti boliviani”. Dopo la denuncia di Associated Press il gruppo è stato immediatamente chiuso, con le scuse dei vertici di Facebook : “Abbiamo uno staff multilingue-fanno sapere dagli Stati Uniti-stiamo cercando di migliorare la nostra capacità di controllo e di scrematura”.

  • mariazuppello
  • Sabato 31 Gennaio 2009

Bolivia in bilico: la guerra civile che insanguina il Paese

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  • Tags: America Latina, bolivia, Chávez, dialogo, guerra-civile, Lula, morales
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42 morales

Una guerra civile a bassa intensità. In Bolivia dalla scorsa settimana sono morte almeno una trentina di persone negli scontri esplosi tra opposte fazioni. Da un lato i supporter del presidente Evo Morales Aymara, nella stragrande maggioranza indios e appoggiati dal Movimento per il Socialismo (Mas), il suo partito, dall’altra il “movimento civico” della Mezzaluna boliviana, la regione più ricca di idrocarburi della Bolivia e, soprattutto, centro degli scontri che, dall’11 settembre ad oggi, hanno messo a ferro e a fuoco il paese.

Ieri un vertice straordinario dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) tenutosi a Santiago sotto la presidenza della premier cilena Michelle Bachelet ha prodotto una dichiarazione congiunta, con tanto di documento scritto, in cui le 12 nazioni sudamericane che compongono questa neonata unione politica regionale lanciano un appello “al dialogo per stabilire condizioni che consentano di superare l’attuale situazione e accordare la ricerca di una soluzione sostenibile nell’ambito del pieno rispetto dello Stato di diritto e dell’ordine legale vigente”.

Nel testo dei leader sudamericani viene dato un appoggio “pieno e deciso al governo costituzionale del presidente Evo Morales il cui mandato è stato ratificato da un’ampia maggioranza in un recente referendum”.

Inoltre i governi dei paesi del Sudamerica “avvertono che non riconosceranno qualsiasi situazione che possa portare a un colpo di stato, alla rottura dell’ordine costituzionale o che comprometta l’integrità territoriale della repubblica della Bolivia”. Nel testo non vengono citati né l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) né gli Stati Uniti, accusati poche ore prima dal presidente venezuelano Hugo Chávez di tramare nell’ombra per rovesciare Morales. Secondo il quotidiano cileno El Mercurio il mancato accenno a Washington, fortemente voluto da Chávez, sarebbe frutto della pressione diplomatica del presidente brasiliano Lula. Il Brasile, infatti, vuole che sia aperto un dialogo con tutte le parti in causa, al punto da essere stato invocato anche dagli autonomisti di Santa Cruz come migliore mediatore per una crisi che è ancora lontana dall’essere risolta, nonostante l’appoggio dell’Unasur e nonostante governo e separatisti abbiano ripreso a parlarsi e a negoziare.

Per cercare di capire la reale situazione che si sta vivendo in queste ore in Bolivia, Panorama.it ha contattato telefonicamente a Santa Cruz de la Sierra Roberto Aguirre, giornalista del quotidiano El Deber, tra i più letti nella Mezzaluna boliviana che comprende le cinque regioni autonomiste di Santa Cruz, Pando, Beni, Tarija e Chuquisaca, desiderose di maggiore autonomia da La Paz. Da poco è arrivata in redazione la notizia che Angel Farrell, un suo fotografo è stato aggredito. All’ospedale gli hanno dovuto fare d’urgenza una tomografia. “E’ fuori pericolo, ma quest’episodio è solo l’ultimo di una lunga striscia di violenze contro la stampa”.

Dopo i contadini, persino i giornalisti sono diventati bersaglio in Bolivia. Come lo spiega?
Innanzitutto le aggressioni alla stampa qui nella Mezzaluna sono aumentate perché, sempre più spesso, il presidente Morales la attacca in diretta tv. A suo dire, per esempio, noi de El Deber siamo “nemici del popolo”, cosi come tutti gli altri mass-media non governativi. La conseguenza è che la gente del popolo che si identifica in Evo sente che il nemico numero uno è il giornalista e lo aggredisce.

Quali sono le ultime novità sul campo?
Il governo centrale ha imposto lo stato d’assedio a Pando, la provincia ribelle dove nei giorni scorsi si è verificato il maggior numero di vittime. Contemporaneamente è stato ordinato l’arresto del suo governatore Leopoldo Fernández che in un primo momento si pensava fosse scappato per chiedere asilo a Brasilea, città dello stato brasiliano dell’Acre vicinissima al confine boliviano. Fino a quando non è apparso in Tv, rassicurando i suoi di non essere scappato in Brasile.

Quali le speranze di pace dopo la riunione d’urgenza in Cile del vertice straordinario di Unasur (la neonata Unione della Nazioni Sudamericane ndr) per avviare un dialogo tra filo ed anti governativi?
Poche. Almeno fino a quando entrambe le parti continuano a mantenere le loro posizioni.

Ossia?
Il governo di Evo vuole che chi ha occupato tra martedì e giovedì scorso gli uffici pubblici preposti alla raccolta delle imposte e all’immigrazione restituisca il maltolto. Le province ribelli, dal canto loro, vogliono tenersi tutte le tasse derivanti dagli idrocarburi e dalla vendita dei bolli per i passaporti di chi emigra all’estero. Se nessuno cede, ogni tentativo di dialogo rischia di essere inutile.

Qual è la situazione oggi a Santa Cruz?
Dopo Pando è la regione che sta soffrendo di più in termini di violenza. Sino a ieri non si poteva entrare a Santa Cruz via terra perché le tre strade erano state bloccate.

Come spiega tanto odio tra boliviani?
Alla base ci sono in ballo interessi economici enormi e la strumentalizzazione di chi sta dietro questi interessi perché, ad esempio, sia chi blocca le strade sia chi scende armato in strada è in realtà finanziato. Una pena per la Bolivia. Per quanto è dato sapere gli indigeni che bloccano le strade d’accesso ricevono l’equivalente di 7 euro dal Mas, il partito di Morales, mentre gli autonomisti un po’ di meno, circa 5 euro a testa.

Attacchi ai giornalisti a Tarija

Violenze a Santa Cruz


  • paolo.manzo
  • Martedì 16 Settembre 2008

Morales stravince il referendum. È lui il futuro della Bolivia

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  • Tags: bolivia, evo-morales, La-Paz
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Bolivia

Evo Morales Aymara, il primo presidente indio eletto alla guida della Bolivia nel 2005, è stato confermato alla presidenza. Questo il responso del referendum revocatorio di ieri i cui primi risultati parziali sono cominciati ad essere diffusi dalle principali radio e televisioni del paese andino dopo le 18 a La Paz, la mezzanotte in Italia. La Bolivia è andata al referendum dopo due anni di presidenza Morales, cioè a metà del suo mandato perché questo prevede la Costituzione anche se finora non era mai accaduto che si arrivasse a questo e che un presidente accettasse di sottoporsi ad uno scrutinio popolare.

La percentuale dei votanti che vorrebbero che Morales rimanga è di oltre il 62%, molto di più del 54% ottenuto nelle presidenziali del 2005 che era necessario per la sua riconferma in base alle complicate leggi elettorali boliviane. Il presidente cocalero, così lo definiscono in molti avendo iniziato la sua carriera politica come leader sindacale dei piccoli produttori di foglie di coca, continuerà dunque a governare sino alla fine del suo mandato la Bolivia, il paese con i più alti indici di povertà dell’intero Sudamerica. Per i risultati ufficiali bisognerà aspettare nelle prossime ore il responso ufficiale della Corte Nazionale Elettorale, ma la vittoria di Morales è certa e qualche ora fa il presidente si è rivolto alla popolazione lanciando un appello “all’unità di tutti i boliviani”. Un atto dovuto dal momento che il vero nodo da sciogliere evidenziato dal referendum di ieri è stata proprio la divisione tra l’Occidente del paese - dove Morales è adorato e la percentuale di riconferma in base ai primi risultati è stata superiore al 75% - e le province più ricche che, da anni, chiedono una maggiore indipendenza da La Paz e che proprio nei mesi scorsi hanno indetto unilateralmente una serie di referendum per approvare statuti di autonomia non riconosciuti dal governo centrale.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 11 Agosto 2008

Bolivia: i referendum padani, l’incubo di Morales

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  • Tags: autonomia, bolivia, evo-morales, morales
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42 morales

Domenica 1 giugno altre due regioni della Bolivia hanno votato un referendum e scelto l’autonomia con una procedura analoga a quella attivata qualche settimane fa dalla “ricca” Santa Cruz, capoluogo dell’omonimo “dipartimento”, l’equivalente delle nostre regioni. Questa volta, tuttavia, a dire no al centralismo del presidente Evo Morales e a rivendicare un nuovo statuto autonomista sono state due regioni tradizionalmente considerate “povere”, ovvero Beni e Pando, nella zona amazzonica del paese, confinante a nord con il Brasile. Una dimostrazione di come, in realtà, non fosse corretta l’analisi di chi sosteneva che quello di Santa Cruz era un’eccezione causata solo dal reddito e dall’etnia prevalentemente bianca, dal momento che a Beni e Pando la maggior parte della popolazione è meticcia ed è assai rilevante la presenza dei gruppi indigeni come i Sirionó, i Moxeño o e gli Itonoma. Mercoledì 4 giugno, i risultati definitivi hanno sancito ufficialmente la vittoria del “Sì” all’autonomia con maggioranze larghissime: l’80% dei voti a Beni, con un’astensione del 33% e un trionfo ancora più ampio degli autonomisti a Pando, dove i “Sì” sono stati l’82%, con un’astensione però molto alta, pari al 45%. La vittoria degli oppositori del presidente aymara Evo Morales è dunque oramai certa e, a guardare i numeri, schiacciante. Per la cronaca un morto, decine di feriti, urne bruciate e denunce di brogli il bilancio dell’ennesima giornata incandescente nel paese andino.
Come nel caso di Santa Cruz, anche questa volta il governo del primo presidente indio della storia della Bolivia ha definito “illegali” i referendum, ma di certo quest’altra vittoria autonomista non fa altro che approfondire la crisi politica del paese andino e indebolisce notevolmente il governo di Morales. Soprattutto se si considera che dei nove “dipartimentos” in cui è divisa amministrativamente la Bolivia, tre hanno lasciato chiaramente intendere di non essere d’accordo con il “socialismo” del presidente mentre un quarto “dipartimento”, quello di Tarija che concentra l’80% del gas boliviano, voterà un referendum analogo il prossimo 22 giugno e, in base ai sondaggi, sembra scontato che il risultato sarà lo stesso di Santa Cruz, Beni e Pando. “Quello che ci interessa”, ha detto ieri il sindaco di Tarija Mario Cossío, “è conoscere attraverso le urne il desiderio della nostra popolazione in un quadro di legittimità per poi potere parlare tutti assieme e con maggior chiarezza al governo di La Paz”. Dal canto suo Morales minimizza i rischi insiti in questi processi elettorali e punta decisamente al 10 agosto, giorno in cui tutta la popolazione voterà un referendum di revoca del suo mandato. Solo allora si capirà se il futuro del Paese è ancora rappresentato da primo presidente indio della storia boliviana.

  • paolo.manzo
  • Giovedì 5 Giugno 2008

Nazionalizzazione di Entel: la blogosfera boliviana si divide in due

OkNotizie

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  • Tags: blog, blogger, bolivia, Danielle-Mitterand, Entel, Evo-Morale, morales, nazionalizzazioni, Telecom-Italia
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Bolivia

Bolivia

Una vista dall’alto della capitale La Paz (by Bencumming - Flickr)

Lo scorso primo maggio il presidente boliviano Evo Morales ha annunciato la nazionalizzazione della Empresa Nacional de Telecomunicaciones (Entel), gigante delle telecomunicazioni boliviano controllato da Telecom Italia. “Entel torna in mano al popolo” ha tuonato, aggiungendo di aver chiesto al ministro dei Lavori Pubblici di “assumere il controllo assoluto delle istallazioni dell’azienda”. Della nazionalizzazione di Entel si è parlato molto in Italia, su giornali e in rete, ma anche la blogosfera boliviana non è da meno ed è interessante vedere come sia trattato lo stesso tema dall’altra parte dell’Oceano.
Voci dai blogger. Il blog di riferimento per capire come sia percepita la questione Entel-Telecom Italia nel paese andino è Telecomunicaciones de Bolivia, dove c’è addirittura una sezione dedicata al tema. L’ultima notizia che risulta inserita è la smentita dell’ambasciata italiana a La Paz delle parole del presidente Morales che, domenica 18 maggio, aveva dichiarato alla stampa locale che il governo di Roma addirittura appoggerebbe la nazionalizzazione.
Quanto ai bloggers in molti sull’argomento si sono espressi negli ultimi giorni, boliviani e non. Da un lato ci sono gli entusiasti che incitano alla lotta di classe e al recupero per la Bolivia delle risorse strategiche nazionali, tra le quali figurano anche le telecomunicazioni. Tra questi risultano anche l’ex first lady francese Danielle Mitterand, ripresa dal blog francese Alterinfo.net, e Justin Delacourt dell’Università del New Mexico, che sul suo lettissimo blog sbeffeggia lo scrittore Fukuyama, sostenitore della “fine della storia”, e fa capire come le scelte di Morales siano corrette.
Dall’altro lato ci sono i bloggers che considerano, invece, le politiche di Morales rovinose per l’economia e ispirate al cosiddetto “socialismo del XXI secolo” del presidente venezuelano Hugo Chávez, come il blog Bolivia Libre il cui autore scrive sia in spagnolo che in inglese e si definisce un “combattente della democrazia”.Divisione geografica. Sulla questione la blogosfera boliviana si divide anche geograficamente. I blogger originari di Santa Cruz, la provincia più ricca del paese che nelle settimane scorse ha approvato a stragrande maggioranza un referendum sull’autonomia definito da Morales “incostituzionale e illegittimo”, sono generalmente contro la nazionalizzazione annunciata dal presidente. Quelli di La Paz ed El Alto, invece, vogliono chiaramente che gli “yankee”, o nel caso di Telecom Italia, i “gringos”, vadano a casa.
Su Fayerwayer.com il fatto che Morales abbia anche annunciato che la Bolivia investirà 30 milioni di dollari nella nuova Entel “statalizzata” ha invece scatenato un dibattito che ha diviso a metà i blogger boliviani. Da un lato c’è chi è a favore perché “così i prezzi per gli utenti diminuiranno”, dall’altro lato, invece, i contrari ben rappresentati da “The Maxx” che spiega bene il motivo dello scontento. “Per Morales lo stato amministra meglio dei privati e perciò vuole nazionalizzare tutto. A me sembra che non capisca ancora che lo stato, soprattutto quello boliviano, ha sempre dimostrato di essere un pessimo amministratore, soprattutto nelle imprese come Entel ad alto contenuto tecnologico”. Sullo sfondo, comunque, anche c’è chi come Joup nel suo blog si lamenta molto di come funziona Entel, descrivendo con precisione tutte le magagne della società boliviana.

  • paolo.manzo
  • Domenica 25 Maggio 2008

Usa: Sud America a rischio terrorismo islamico

OkNotizie

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  • Tags: bolivia, Brasile, Dipartimento-di-Stato, Iran, Islam, iv-flotta, terrorismo, Venezuela
  • 2 commenti

Il presidente iraniano Ahmadinejad e quello boliviano Morales, in un incontro recente a La Paz
È tornata in funzione, per decisione del Dipartimento di Stato americano, la IV Flotta, un pezzo di storia degli Stati Uniti visto che fu istituita durante la Seconda Guerra Mondiale e smantellata nel 1959. Le motivazioni sembrano essere ben diverse da quelle del passato. Con base a Mayport, in Florida, infatti, la IV Flotta avrà come teatro di operazioni l’intero Sud America. All’origine della decisione statunitense ci sarebbe l’ombra non più del comunismo ma del terrorismo islamico, dati i rapporti privilegiati che alcuni Stati dell’area stanno stringendo con l’Iran di Mahmud Ahmadinejad.

Allarme terrorismo. La conferma di questi timori è arrivata lo scorso 30 aprile, con la divulgazione del rapporto annuale sul terrorismo stilato proprio dal Dipartimento Usa, in cui, per la prima volta dopo anni di silenzio, viene dato ampio spazio proprio all’America Latina.”Recentemente il governo iraniano ha intrapreso molti sforzi per estendere vincoli commerciali e diplomatici nella regione”, si legge nel documento. Tra i paesi più a rischio il rapporto cita la Bolivia che “con instabilità politica, struttura legale fragile, coltivazioni crescenti di coca e la recente riapertura delle relazioni diplomatiche con Teheran mostra un potenziale nuovo come possibile Paese per una serie di attività terroristiche”. Anche perché, secondo l’intelligence Usa, “nei prossimi 5 anni il governo di La Paz riceverà aiuti per 1,1 miliardi di dollari da Teheran”. A sovvertire l’ordine della regione e a fare entrare dalla porta principale l’Iran secondo Washington è stato però soprattutto il Venezuela. Il presidente Chávez, infatti, negli ultimi due anni ha incontrato per ben quattro volte Ahmadinejad, firmando molti accordi tra cui uno di cooperazione tecnica, probabilmente sul nucleare, i cui contenuti sono ancora oggi segreti. E così, oltre alla riattivazione della IV Flotta da parte degli Usa, anche il vicino Brasile ha raddoppiato rispetto al 2007 il suo budget destinato alla difesa. Nella lista della spesa, oltre all’ammodernamento dell’apparato già esistente, la grande novità è stato il via libera ad un sottomarino a propulsione nucleare, un gioiello della tecnologia bellica brasiliana.

Visita di Ahmadinejad a La Paz

  • paolo.manzo
  • Lunedì 19 Maggio 2008

La Padania boliviana volta le spalle a Morales

OkNotizie

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  • Tags: America Latina, bolivia, democrazia, evo-morales, referendum, Santa-Cruz
  • 2 commenti

Il presidente Evo Morales (al centro) guida il corteo nella capitale, La Paz.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]<br />

Il referendum per l’autonomia di Santa Cruz in Bolivia ha ottenuto oltre l’85% di “Sì”. Non si tratta ancora di risultati definitivi (ci vorranno ancora almeno tre giorni) ma di exit poll. Tuttavia il quadro che si delinea è chiaro. Da un lato emerge indiscutibile il desiderio di autonomia di una regione che è la più industrializzata e ricca di idrocarburi del paese.
Dall’altro, invece, la linea politica del presidente Evo Morales Aymara che poche ore fa davanti alle telecamere della Cnn ha definito il voto di domenica “illegale” salvo poi lanciare un appello al “dialogo” ai politici di Santa Cruz affinché si discuta “di una vera autonomia dei popoli e non solo di gruppi di potere”. In un messaggio alla nazione, il capo di stato boliviano ha detto che “non si può ingannare il popolo dicendo che c’è un vincitore con oltre l’80% dei voti” perché in base ai dati del nostro ministero degli Interni, “se si somma la forte astensione ai No si arriva comodamente al 50% di rifiuto” di uno statuto “separatista e divisionista”. Questioni strumentali quelle dell’astensionismo. In realtà, a detta degli analisti, il presidente boliviano è uscito indebolito dal referendum che ha cercato di impedire sino all’ultimo e in molti considerano quella di domenica la sua sconfitta politica più grave da quando nel gennaio 2006 è arrivato, primo indio della storia, al potere.
Le dichiarazioni di Morales alla CNN in spagnolo


Per evitare la secessione nei giorni scorsi Morales aveva addirittura citato Pristina, come esempio da non seguire e dichiarato che “per evitare di fare la fine del Kosovo bisogna restare uniti”. Non a caso la Bolivia non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina da Belgrado. Adesso, il timore di La Paz è che che altri dipartimenti - l’equivalente delle nostre regioni - seguano la strada indicata da Santa Cruz.
Naturalmente di tutt’altro avviso Rubén Costas, il sindaco di Santa Cruz secondo cui il voto di domenica significa l’inizio di “cammino verso un paese moderno che trasformerà la Bolivia nella nazione unita più decentrata di tutta l’America Latina”. La via auspicata da tutti è che si torni al dialogo tra le parti ma è difficile pensare che i politici di Santa Cruz siano disposti a farlo nei termini pianificati originariamente da Morales, che voleva inserire il tema dell’autonomia in una complicata riforma costituzionale che oramai tiene banco da quasi un anno. È probabile invece che dopo la vittoria del referendum, i politici di Santa Cruz si siano convinti di poter declinare la loro autonomia senza dovere per forza attendere il permesso di La Paz. Ecco perché oggi Morales è più debole di qualche giorno fa.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 5 Maggio 2008
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