
Néstor Kirchner (Credits: Mariano Pernicone by Flickr)
L’ex presidente argentino Nestor Kirchner è morto poche ore fa in Patagonia per un “arresto cardio-respiratorio”, un infarto riferisce il medico che da tempo gli aveva suggerito di alleggerire le sue attività politiche perché il suo cuore era debole. Una morte improvvisa - Kirchner aveva appena 60 anni - ma non completamente inattesa se si pensa che lo scorso settembre era stato operato d’urgenza per l’ostruzione di un’arteria. Continua

Carancho delle pampas argentine (Credits: Irargerich by Flickr)
Quando la vita imita l’arte. E viceversa. Succede in Argentina dove Carancho di Pablo Trapero, presentato quest’anno al festival di Cannes e sul grande schermo in questi giorni, ispirato a fatti reali ne ispira di nuovi.
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Uno dei tanti cartelli che in Argentina rivendicano le isole (Credits: alex-s by Flickr)
Che fare quando su un premier piovono con un’intensità sempre maggiore accuse di corruzione mentre l’economia arranca?
Deve essere stata questa la domanda che frullava in testa alla presidente argentina Cristina Kirchner quando martedì scorso si è svegliata come ogni giorno nella sua residenza di Olivos. Un rapido briefing con il marito Néstor, ex presidente recentemente accusato, tra le altre cose, di speculazione avendo comprato 2 milioni di dollari prima dell’ultima, l’ennesima, svalutazione del peso, e la risposta Cristina poche ore dopo già l’aveva in mano. Continua

La storia è di quelle da libro cuore e ha colpito tutta l’America Latina per gli inattesi sviluppi che ha preso. Una coppia prende un taxi nella città argentina di La Plata e dimentica una borsa con dentro l’equivalente di più di ventimila euro. Il tassista Santiago Gori la trova e la restituisce. Fin qui abbastanza normale. Trafiletto sul giornale e niente più. Quando però due pubblicitari dell’agenzia Publicis Graffiti la scoprono decidono di regalare a Santiago un bel sito Internet: Devolvelelaguitaaltaxista.com, ovvero “Restituisci i soldi al taxista”. L’obiettivo è quello di spingere un paese intero, l’Argentina, ad apprezzare il gesto di Santiago e farne un modello. Il modo migliore? Usare il sito per donare a Santiago qualcosa. Migliaia di persone sono entrate nel sito. E non si tratta solo di donazioni in danaro. C’è chi gli ha donato un navigatore satellitare, chi dolci, pizze e soggiorni di vacanza in hotel, chi addirittura biglietti per andare a teatro. Quanto a Santiago, lui, non riesce a crederci: “Ho fatto solo il mio dovere, ha detto, sono stato onesto”. Insomma, libro cuore sulle sponde del Rio de La Plata.
La presidenta Cristina Kirchner
Dopo una crescita media annuale dell’8,8 per cento registrata tra il 2003 e 2007 l’Argentina è di nuovo sull’orlo di una crisi. Che rischia di esplodere con la violenza del dicembre 2001. Questo, almeno, è il timore diffuso tra la popolazione: nelle ultime settimane i piccoli risparmiatori hanno ritirato dalle banche l’equivalente di circa 2 miliardi di dollari. A creare lo stato d’allerta le voci sempre più insistenti di nuove misure straordinarie da parte del governo del presidente Cristina Kirchner.
Quella di inizio giugno è stata la decima settimana consecutiva di calo delle riserve in valuta straniera, segnale chiaro che la popolazione vende pesos per comprare dollari ed euro da mettere sotto il materasso, nel timore di rivivere il fenomeno del «corralito», il blocco governativo dei conti correnti che tra fine 2001 e inizio 2002 erose tre quarti del potere d’acquisto di chi aveva lasciato i suoi risparmi in banca.
Che maggio sia stato terribile per l’economia argentina lo testimonia pure l’inflazione al 3 per cento mensile che ha portato Garbarino, Frávega e Rodó, i tre principali marchi che distribuiscono elettrodomestici nel paese, a interrompere le vendite in 12 rate senza interessi dei loro prodotti tramite carta di credito.
L’Indec, l’istituto statistico argentino «occupato» lo scorso anno dai funzionari dell’ex presidente Néstor Kirchner con l’obiettivo di fargli annunciare dati statistici graditi al suo clan, dichiara un’inflazione del 9 per cento annuo. Istituti indipendenti, invece, parlano di un 30 per cento, in ulteriore crescita su alcuni beni alimentari come latte, carne e pane.
A preoccupare maggiormente è l’atteggiamento del governo. Invece di attrarre investimenti produttivi, così da aumentare l’offerta di beni o frenare i consumi interni, per bloccare l’inflazione Cristina Kirchner si è impegnata in un forzoso quanto inutile controllo dei prezzi. Ricorrendo addirittura ai «piqueteros», i sindacalisti disoccupati che un tempo bloccavano le strade di Buenos Aires.
Ma a far esplodere la polveriera argentina potrebbe essere la tassa «mobile» sull’export dei cereali introdotta a marzo dal governo con un decreto senza neanche consultare il parlamento. Questo balzello ha fatto scendere sul piede di guerra tutto il settore agricolo, che ha visto i propri utili trasformarsi in perdite. Risultato: gli agricoltori hanno sospeso le esportazioni e bloccato le strade con i trattori per 3 mesi.
«Questa donna sta uccidendo la gallina dalle uova d’oro dell’Argentina, la campagna» si sfoga Juan Carlos Mesquida, piccolo produttore di Carlos Casares, un paese a 300 chilometri dalla capitale, mentre il suo trattore viene rimosso. «L’errore più grande di Cristina Kirchner» spiega a Panorama Julio Céliz, analista della Nación, «è stato non aver compreso le ragioni della protesta, che ha definito una rivolta dell’abbondanza. Ora rischia di pagarla cara».

Di Paolo Manzo
“Cristina Elisabet Fernández de Kirchner? È cambiata parecchio rispetto a 10 anni fa, quando diceva testualmente che Menem è il migliore presidente di tutta la storia dell’Argentina”. Da Buenos Aires, in esclusiva per Panorama, l’ex presidente argentino (1989-1999) Carlos Saúl Menem non usa l’ironia contro colei che tutti i sondaggi indicano come favorita per succedere al marito alla Casa Rosada, nelle elezioni presidenziali del 28 ottobre.
Provi a descrivere lei, suo vecchio alleato, Cristina.
È una donna che alterna momenti di euforia ad altri di depressione, essendo affetta da sindrome bipolare conclamata.
Addirittura…
Fonti mediche a lei vicine lo hanno rivelato al settimanale Noticias, che dopo un’inchiesta di due mesi ha pubblicato l’informazione senza essere né smentito né querelato. La cosa dovrebbe essere di dominio pubblico, dato che se vince avrà nelle sue mani il destino di 40 milioni di argentini. Una patologia che spiega scientificamente i suoi repentini cambiamenti di umore.
A dire il vero, la notizia è stata data usando sempre il condizionale. Comunque, chi è Cristina secondo lei?
L’unica cosa certa è che sta cercando di imporre all’opinione pubblica, argentina e mondiale, un profilo politico che non ha. Oggi l’inflazione reale supera il 25 per cento annuale e quale risposta dà Cristina? Nessuna, a parte promettere le politiche di controllo dei prezzi tipiche di ogni governo populista. Per di più, si sono già rivelate fallimentari con il marito.
Allora come mai tutti i sondaggi danno per vincente al primo turno Cristina?
Il motivo è semplice. Sa quanto ha investito il governo del presidente nella campagna elettorale della moglie del presidente? Cinque milioni di dollari per pagare i suoi viaggi all’estero, più la pubblicità. Il tutto con decreti presidenziali firmati dal marito e con la scusa che la Casa Rosada non può scindere la figura della first lady da quella della candidata. Mi dica lei se questo non è nepotismo.
Proprio lei parla di nepotismo…
Primo: chi mi accusava era la sinistra radicale e i cosiddetti progre, i progressisti che sono adesso al governo, ma contro di me non è mai stato dimostrato alcunché in sede legale. Secondo: l’organizzazione non governativa Transparency international, che ogni anno calcola la corruzione in 180 paesi al mondo, nel 1998 poneva l’Argentina al 61esimo posto; oggi al 105esimo posto. Un vero record.
Non è riduttivo dire che tanti argentini la voteranno a causa della corruzione e dell’appoggio del marito?
No, anche perché a questo si deve aggiungere che a metà ottobre la Società interamericana della stampa ha denunciato un crollo verticale nella libertà di stampa del mio paese. In Argentina i giornali informano poco o nulla sulla corruzione.
Come si collocherà Cristina sul panorama internazionale?
Continuerà sulla strada del marito-presidente, che ci ha allontanato da tutto il resto del mondo. Compreso il nostro vicino Uruguay, con cui le tensioni non sono mai state così forti. E i suoi alleati continueranno a essere il Venezuela di Chávez, la Cuba di Castro, la Bolivia di Morales e l’Ecuador di Correa, membri di una sinistra che porta a livelli limite il populismo più becero.
Visto com’è finita l’Argentina con il disastro del dicembre 2001, lei non ha qualcosa di cui pentirsi?
No, io l’Argentina l’ho salvata, inserendola nel mondo. Quanto alle accuse secondo cui sarei stato io il grande colpevole della crisi, sono frutto della politica populista di sinistra che oggi governa l’Argentina e nascono dalla storia dei montoneros (organizzazione guerrigliera peronista di sinistra, ndr).
Quindi Cristina sarebbe anche una «montonera»?
È la stessa degli anni Settanta, solo che oggi si fa chiamare progre. E mentre durante la dittatura io mi sono fatto cinque anni di galera, il presidente e la sua signora si sono arricchiti con la legge 1050 del ministro dell’Economia di Jorge Rafael Videla. Non era illegale, era la dittatura. Mentre molti sparivano e altrettanti finivano in galera, c’era anche chi si arricchiva.
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Villa 21, Barracas, “favela” di Buenos Aires. Chi la abita adesso ha un’occasione unica. Recitare il ruolo di quello che realmente è nella vita: povero. Un neorealismo recuperato dal talento eccentrico ma generoso e socialmente operativo di Julio Arrieta, direttore del teatro locale, attore, padre di 12 figli e uomo dalle mille risorse. “Questa gente è indigente davvero, ho pensato, fare la parte dei poveri per loro sarà una passeggiata. E con i soldi ricevuti in cambio onestamente potranno sperare di costruirsi un avvenire migliore”.
Qui a Villa 21 si offrono, così, attori, catering, luci e tutto quello che serve per girare, dallo spot pubblicitario al film. Se si cercano facce nuove per film, spot o quant’altro abbia a che vedere con una cinepresa o una telecamera, è qui che vengono da tutto il mondo. L’idea ha avuto subito successo e colpisce pensare che questo progetto sia partito proprio quando l’Argentina se l’è vista brutta, ai tempi del crack economico del 2001. I registi e i cineasti del pianeta sono arrivati ad uno ad uno, incuriositi dall’iniziativa e in cerca di nuovi set.
Il regista Sebastián Antico, per esempio, è venuto a girare un film di fantascienza e perfino Alan Parker per “Evita” aveva pensato di ambientarvi le scene più importanti. Peccato che a suo dire ci fossero troppe antenne della televisione e il progetto fallì. Sono tanti, comunque, gli aneddoti di questa favela trasformata in Cinecittà d’Oltreoceano. Il regista Edgardo Cozarinsky racconta che, mentre filmava il suo “Ronda”, ingaggiò una famiglia di cartoneros, persone che vivono raccogliendo di notte i cartoni dalle immondizie, per interpretare il ruolo di se stessi. Al primo ciak la donna si presentò truccatissima come mai sarebbe stata nella realtà e alle rimostranze del regista lei rispose che era pur sempre cinema. Meno male che l’intrepido Arrieta ha capito il pericolo e si è fatto avanti per evitare danni maggiori trasformandosi perfino in manager per i “suoi” attori di strada. Che gli hanno dato credito visto che nel suo ufficio campeggiano le sua foto che riceve premi in loro nome. Ecco, il successo di Arrieta, in questa isola di povertà, è stato proprio questo: aver trasformato il dolore e la miseria in una cartolina e aver dato a chi nella cartolina si è trovato suo malgrado una via di fuga, divertente e non violenta.
La vita l’ha premiato. Adesso a raccontare la storia di quest’isola di celluloide anche un film-documentario di Federico León dal titolo che, speriamo, sia anche un bellissimo augurio: “Estrellas”, cioè “stelle”.

Anche questo è un modo per ricordarlo. E se il 16 agosto sono trent’anni che Elvis Presley è morto continua il mito che vuole la celebre star di Minneapolis ancora viva, da qualche altra parte. L’ultima segnalazione lo dà per certo in Argentina, come annunciato e documentato dalla rivista Rolling Stones nella sua edizione latinoamericana. Ma rispetto alle altre segnalazioni che nel corso degli anni si sono avute questa sembra aver mobilitato l’attenzione pubblica. Cartelli con il suo nome e una foto elaborata con il computer che lo ritrarrebbe come dovrebbe essere adesso a 72 anni hanno invaso le vie di Buenos Aires e perfino un blog è stato creato per l’occasione.
E ci sono poi le testimonianze. Di ex militari della base di Palomar che avrebbero guidato proprio nell’anno della sua morte un Boeing 747 da Memphis a Palomar, con tanto di limousine ad attendere l’ignoto viaggiatore. Di chi lo avrebbe visto acquistare negli States un biglietto aereo per Buenos Aires a nome di John Burrows, lo pseudonimo che usava Elvis, proprio il giorno della sua morte. E di chi, come lo scrittore argentino Jerónimo Burgués, si dice convinto che Fbi, Cia e la Polizia di Buenos Aires abbiano condiviso in tutti questi anni il segreto, garantendo al mito Presley di poter vivere tranquillamente e sotto falso nome a Buenos Aires. Torna cioè la vecchia ipotesi di Elvis collaboratore dell’Fbi. Quando si è entrati nel mito, del resto, sono cose che possono accadere.
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