
Un certificato di qualità per le aziende tessili che non ricorrono alla schiavitù. La notizia non è del secolo scorso ma di questi giorni e a proporre questo incredibile certificato è un’autorevole istituzione del governo argentino, l’Istituto Argentino di Tecnologia Industriale (Inti), che lo rilascia a tutte quelle aziende che si impegnano volontariamente a non utilizzare manodopera schiava (file pdf).
La misura è stata presa dopo che, nel marzo 2006, un incendio in una fabbrica tessile clandestina di Buenos Aires aveva ucciso una donna e cinque bambini boliviani, tutti impiegati clandestinamente nell’azienda. Una tragedia che ha tolto il velo su uno dei problemi più drammatici che deve affrontare il governo argentino di Néstor Kirchner: la schiavitù, soprattutto degli immigrati della Bolivia, il paese più povero dell’America latina. In base alle stime del ministero del Lavoro, oggi a Buenos Aires l’80 per cento delle officine tessili lavora nella più completa illegalità e, nonostante ciò (o forse proprio per questo, a causa dell’abbattimento dei costi di produzione) “le grandi firme appaltano a loro la lavorazione e il confezionamento dei capi alla moda”, spiega Pablo Berger, coordinatore del programma che rilascerà i certificati “schiavitù free”.
A denunciare 72 grandi firme dell’abbigliamento di utilizzare indirettamente, tramite le fabbriche illegali, manodopera schiava è stata tempo fa la cooperativa “La Alameda”, che riunisce le cucitrici e i lavoratori riusciti ad affrancarsi. Come prima conseguenza di questa azione, la principessa d’Olanda Máxima Zorreguieta ha cessato di acquistare abiti firmati Graciela Naum, una delle “big” finite sul banco degli imputati. Sono però in molti a temere che il certificato non servirà molto e che l’industria del tessile, che rappresenta un indotto importante in Argentina, continuerà a mietere vittime tra i suoi operai, a cominciare da quelli boliviani.
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La lotta è stata serrata ma alla fine la tradizionalmente maschilista capitale argentina, Buenos Aires, ha sconfitto la brasiliana Rio de Janeiro e la peruviana Lima nella battaglia per ospitare la prima edizione che si realizzerà in Sud America della Coppa del Mondo di calcio per club omosessuali, tra il 23 e il 29 settembre. La competizione è organizzata dall’Iglfa, International Gays and Lesbians Football Association la versione gay della Fifa e, a detta del suo presidente, il peruviano Tomaz Gómez, ci si aspetta che arrivino almeno cinquecento atleti, tra uomini e donne, suddivisi in trenta squadre provenienti da varie parti del mondo.
Conosciuta a livello planetario per essere la culla del sensuale, vigoroso e assai “macho” ritmo del tango, Buenos Aires da qualche anno sta sorpassando Rio de Janeiro nel settore, affermandosi sempre più come la nuova “Mecca” del turismo omosessuale in America Latina e assumendo uno status, a livello continentale, simile a quello di Barcellona, Tel Aviv e San Francisco, le destinazioni più in voga e ricercate dalle comunità gay rispettivamente in Europa, Medio Oriente e negli Stati Uniti d’America.
Durante la grande crisi economica esplosa nel dicembre 2001 che condusse milioni di persone della classe media argentina a livelli sino ad allora sconosciuti di povertà, il paese del tango aprì gli occhi di fronte all’eccellente fonte di reddito rappresentata dai “Gay Tour” che, già allora, movimentavano milioni di euro negli Stati Uniti e nella vecchia Europa. Di sicuro ha influito sulla decisione degli organizzatori il fatto che la capitale argentina sia l’unica zona franca in Sud America - continente notoriamente cattolico e conservatore - in cui le unioni civili tra omosessuali sono legalizzate dal 2002, e che la città sia stata definita la “top gay friendly” del Cono Sur, la più amichevole nei confronti di omosessuali e lesbiche. In altri paesi dell’America latina dove è ancora molto forte l’influenza della Chiesa Cattolica sullo Stato, come ad esempio il Brasile e il Messico, non c’è neanche un reale dibattito sul tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Squadre da ogni parte del mondo arriveranno nella capitale argentina per l’evento sportivo che, dal punto di vista prettamente agonistico, vedrà scendere in campo un equilibrio di forze abbastanza diverso dal Campionato Mondiale della Fifa: formazioni di paesi con una grande tradizione di calcio come Italia, Brasile o Germania, infatti, avranno pochissime chance di fronte, ad esempio, agli statunitensi dei San Francisco Spikes, i temibili “chiodi” di San Francisco, l’undici che - a detta dei bookmakers - è nettamente favorito per sollevare la Coppa del Mondo per club gay edizione 2007.
In quanto all’Italia, a Buenos Aires dovrebbe essere rappresentata dalla squadra Nuova Kaos Milano che, tuttavia, non ha molto pedigree e non ha nessuna possibilità di portare a casa la vittoria. La competizione promette di essere abbastanza dura, almeno considerando i nomi suggestivi di alcune formazioni come, ad esempio, quello degli Yorkshire Terries Football Club, naturalmente inglesi, o del Turbulence Soccer Club, proveniente dagli Stati Uniti e che, si badi, è composto esclusivamente da donne. Con la proverbiale grinta che mettono in campo o, come la chiamano da queste parti, la garra che ricorda i migliori momenti del milanista Gattuso, gli argentini non sono da meno con la loro squadra gay, i DAG di Buenos Aires, il cui stile di giuoco, in base alle loro stesse dichiarazioni, “evoca i guerrieri spartani”. A proposito: ancora non si sa se la Grecia manderà suoi rappresentanti.

Per il Mondiale, al momento hanno confermato la loro presenza squadre provenienti da parti del mondo assai distanti tra loro come Sidney, Anversa, Pechino e Berlino, cui si aggiungeranno formazioni latinoamericane come la Selección Inter México de la Diversidad, il Chile Gay Deports, la Tu Mamá e gli assai poco oxfordiani The Fuckers. Per i leader della Comunità Omosessuale Argentina, la Cha, l’aspettativa è che l’evento modifichi una volta per tutte la tradizione di uno sport che loro stessi considerano ancora troppo “omofobico e machista”. Una cosa, tuttavia, è certa: dopo la Coppa del Mondo di calcio per club omosessuali a Buenos Aires, anche il tango non sarà più lo stesso.
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