
L’ha battuto lì, sul filo di lana, dopo una lunga rincorsa. Partita come perdente, alla fine ha vinto le elezioni. Di un solo metro, di un solo seggio alla Knesset. Ma questo risultato potrebbe rivelarsi insufficiente per essere la seconda donna, dopo Golda Meir, a guidare il governo di Gerusalemme. Oggi, Israele si è svegliato con due primi ministri in pectore: Tzipi Livni, la leader che ha condotto Kadima alla vittoria nelle elezioni politiche, e Benjamin Netanyhau, il numero uno del Likud. Loro due si contenderanno la poltrona più importante. I risultati finali, il responso delle urne, indicano un panorama politico ancora più frammentato del previsto, anche se, alla fine, le previsioni di diverse analisti dovrebbero essere confermate: sarà necessario un governo di unità nazionale, che comprenda i maggiori partiti per governare il paese.
Con un’incognita: che ruolo giocherà il super-falco Avigdor Lieberman?
Dopo una notte di attesa, lo spoglio definitivo ha indicato che Kadima è il primo partito della Knesset. 28 seggi, contro i 29 della precedente legislatura. Il Likud si è fermato a quota 27, guadagnando però 15 seggi rispetto al precedente parlamento. Terza forza, Israel Beiteinu, che ha ottenuto 15 mandati, qualche cosa in meno rispetto a ciò che avevano promesso i sondaggi alla vigilia, ma comunque un risultato in grado di far compiere lo storico sorpasso alla formazione di estrema destra di Lieberman nei confronti del Partito Laburista, sceso (crollato) da 19 a 13 seggi. Discreto anche la prestazione dell’ ultraortodosso Shas, che ha ora 11 parlamentari, mentre invece è andato male - ma si sapeva - il Meretz (sinistra) la cui campagna elettorale era stata nobilitata dalla presenza di scrittori del calibro di Amoz Oz e David Grossman.
Già dopo l’uscita dei primi exit polls, sia Tzipi Livni, sia Benjamin Netanyhau hanno reclamato la vittoria chiedendo, di fatto, a Shimon Peres di affidar loro l’incarico per formare il nuovo governo. Teoricamente, il presidente israeliano dovrebbe darlo al leader del maggiore partito del parlamento, quindi alla Livni. Ma questa soluzione non è per nulla scontata. Anzi. La “nuova Golda Meir” non dispone che del sostegno teorico di 55 deputati. Troppo pochi per avere la maggioranza necessaria (61) alla Knesset. Inoltre, questo blocco moderato, con venature di centrosinistra comprenderebbe anche gli undici eletti dei partiti arabi con i quali Tzipi Livni non vuole stringere un’alleanza. Da quella parte la strada è sbarrata. Non è un caso che il numero uno di Kadima, nella sua prima dichiarazione dopo il voto, abbia chiesto al suo (eterno) rivale di unirsi a lei per formare un governo di unità nazionale. Il leader del Likud ha glissato.
Vero che il suo risultato è stato inferiore alle attese. Grazie soprattutto al voto degli indecisi - ma anche degli elettori del centrosinistra e del Meretz - che, all’ultimo, si è riversato nelle casse di Kadima per bloccare l’ascesa dell’ultra falco Lieberman.
Ha mancato il colpo grosso, Benjamin Netanyhau fallendo il sorpasso nei confronti del partito di Livni e Olmert. Ma, ha molte più frecce nel suo arco. Prima di tutto, sulla carta, ha i numeri per governare. Con il sostegno dell’estrema destra e delle formazioni religiose, Netanyhau appare in migliore posizione per formare una coalizione governativa, sulla base di una maggioranza di 65 deputati su 120. Già Avigdor Lieberman ha fatto sapere di essere disponibile a entrare nell’esecutivo guidato dall’ex suo mentore quando era anch’egli nel Likud.
Ma un’alleanza di estrema destra sarebbe osteggiata da molti. Prima di tutto dagli Stati Uniti. Barack Obama da tempo punta su Tzipi Livni per aprire una nuova stagione di dialogo tra arabi e israeliani. Lo stesso Shimon Peres avrebbe delle perplessità nel dare il via libera a un esecutivo che rischierebbe l’isolamento sul piano internazionale. Ma il meno convinto, potrebbe essere proprio Benjamin Netanyhau. Rischierebbe di rimanere ostaggio dei suoi imprevedibili alleati, prima fra tutti il leader di Israel Beiteinu. In questo quadro è quindi possibile che il leader del Likud possa decidere di accettare la formula del governo di unità nazionale, con Kadima e Laburisti, ma chiedendo, in cambio, di guidarlo al posto di Tzipi Livni. A quel punto, la presenza nella coalizione di Avigdor Lieberman risulterebbe ininfluente. Potrebbe anche essere lasciato ai margini. O usato come spauracchio con chi, tra Tzipi Livni e Ehud Barak, minacci, in futuro, di lasciare la coalizione. Per ora, si tratta solo di scenari. La partita del dopo Olmert, il primo ministro uscente, è appena iniziata.
PARTITI ISRAELIANI |
SEGGI (tot:120) |
VOTI |
| Kadima (centro) | 28 | 23 |
| Likud (centrodestra) | 27 | 21 |
| Yisrael Beitenu (estrema destra) | 15 | 12 |
| Laburisti (centrosinistra) | 13 | 10 |
| Shas (ultraortodosso) | 11 | 9 |
| United Torah Judaism (ultraortodosso) | 5 | 4 |
| Meretz (sinistra) | 3 | 3 |
| Jewish Home (destra religiosa sionista) | 3 | 3 |
| National Home (destra religiosa) | 4 | 3 |
| Haddash (comunisti) | 4 | 3 |
United Arab List (arabo-israeliano) |
4 | 4 |
| Balad (arabo-israeliano) | 3 | 3 |
- Mercoledì 11 Febbraio 2009
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