
La cattura de "El Grande" (Credits: Notimex)
Senza sparare un solo colpo, proprio come era accaduto meno di 15 giorni fa con La Barbie è stato catturato un altro “pesce grosso” della cupola dei narcos messicani: Sergio Villarreal Barragán, conosciuto da tutti come El Grande a sottolineare il suo potere nel mondo del narcotraffico, si è arreso alle forze speciali della Marina messicana e per lui adesso si sono aperte le porte del carcere. Continua
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A caccia de "El Chapo" (Credits: The U.S.Army by Flickr)
Se fino a qualche decennio fa era Benito Juarez, il primo presidente indio di tutte le Americhe, il mito messicano di oggi si chiama Joaquin Guzman Loera, soprannominato “el chapo”, il “corto” a causa della sua scarsa statura, proprio come il nostro Totò “u curtu” Riina. Continua
Il Messico? Potrebbe presto essere ricordato come l’esempio classico di fallimento dello stato, almeno per quanto concerne le politiche di sicurezza e di lotta al narcotraffico. A sostenerlo, oltre all’agenzia Usa Stratford, sono i 420 morti ammazzati solo a maggio, di gran lunga il mese più sanguinoso della recente storia messicana. Al centro dell’emergenza lo stato di Sinaloa, situato nel nord-est del paese sulla costa del Golfo della California ma, soprattutto, base dell’omonimo cartello della droga che ha scatenato la guerra. Per cercare di porre un freno alla mattanza, il presidente messicano Felipe Calderón ha inviato con la massima urgenza duecento soldati specializzati in lotta al narcotraffico e guerriglia urbana che si andranno ad aggiungere ai 2.700 uomini di Polizia, Esercito e Marina, già sul territorio da metà maggio.
Narcos all’attacco. Ma è a Culiacán, la capitale di Sinaloa, che l’attacco alle forze di polizia si è fatto più cruento, con sette poliziotti abbattuti il 27 maggio scorso. Testimonia lo scrittore messicano Elmer Mendoza, già vincitore di numerosi premi internazionali: “Vivo in una città sotto assedio. In panetteria e al mercato di frutta spuntano giovani soldati con in pugno fucili Barret calibro 50. Sono piccoli di statura e probabilmente vengono dal sud del paese. Il presidente ha dichiarato guerra al narcotraffico e ha conquistato tre città: Ciudad Juárez, Tijuana e Culiacán, la mia”.
Ma se è una vera conquista lo dirà il tempo perché la guerra contro il narcotraffico, trasformatasi in una vera e propria emergenza nazionale, è tutt’altro che vinta. Per Stratford, tradizionalmente vicina all’intelligence di Washington, l’escalation della violenza dei cartelli di droga messicani potrebbe rendere plausibile un intervento statunitense nelle aree sotto attacco. A cominciare da Ciudad Juárez, città dello stato di Chihuahua sulle rive del Rio Grande di fronte alla texana El Paso, lo scorso fine settimana messa a ferro e fuoco dalle bande dei narcos. Che avevano avvertito per e-mail che sarebbe stato il week-end “più sanguinoso della storia” e che, purtroppo, hanno mantenuto la promessa. Solo domenica 25 maggio i morti ammazzati sono stati 25, tra cui 8 poliziotti.
L’iniziativa di Calderon. Per cercare di arginare la violenza, giovedì 29 maggio Calderón ha incontrato d’urgenza i governatori degli stati di frontiera statunitensi. A Bill Richardson (New Mexico), Tick Perry (Texas) e Arnold Schwarzenegger (California), ha ricordato che “la battaglia contro il narcotraffico che sta combattendo il Messico tutti i giorni costa la vita ai poliziotti del mio paese, nonostante la maggior parte dei consumatori di questa droga sia statunitense”. In sintesi: noi ci mettiamo i morti, voi i consumatori. Per evitare di essere accusati di “stare a guardare”, tutti e tre i governatori si sono detti favorevoli alla cosiddetta “Iniziativa Mérida”, il piano statunitense di finanziamento alla lotta contro il narcotraffico in Messico che dovrebbe essere approvato dal Congresso e che prevede un primo stanziamento di 450 milioni di dollari.
Secondo alcuni suoi estimatori avrebbe ispirato il personaggio interpretato da Catherine Zeta-Jones nel film Traffic, di Steven Soderbergh. Per altri ancora, invece, la protagonista di La regina del Sud, un celebre romanzo dello spagnolo Arturo Perez- Reverte. Mentre non ha mai concesso un’intervista al più famoso giornalista investigativo sudamericano esperto di narcotraffico Jesus Blancornelas. Quel che è certo è che Sandra Ávila Beltrán, una delle più grosse narcotrafficanti al mondo oltreché la numero uno del Messico, almeno per il momento è giunta al capolinea. È stata, infatti, arrestata lo scorso 28 settembre mentre circolava tranquillamente in auto e adesso rischia l’estradizione negli Stati Uniti che con il nuovo “Plan México” (alter ego del “Plan Colombia” i cui risultati sinora sono stati a dir poco deludenti) finanzieranno la lotta alla droga nei prossimi due anni con 1,4 miliardi di dollari.
Sandra, 45 anni, bella e sensuale, era soprannominata la regina del Pacifico, essendo a capo di una “federazione” che riuniva il cartello colombiano del Norte del Valle guidato da Juan Carlos Ramirez Abadía, alias “Chupeta”, arrestato recentemente in Brasile con quelli messicani di Juárez e di Sinaloa. Insieme a Enedina Arellano Félix era una delle due uniche donne narcotrafficanti a capo dei feroci cartelli messicani della droga. Una donna dura, di polso. Solo così si spiega la sua ascesa nel tradizionalmente “machista” ambiente dei narcotrafficanti messicani.
Adesso ci si domanda se nelle supercarceri costruite apposta per i narcotrafficanti non sia il caso adesso di creare dei reparti speciali a vista per sole superboss, ovviamente donne. Un’opzione che la Regina del Pacifico gradirebbe alquanto, almeno a stando alla sua prima mossa fatta una volta finita in gattabuia: dopo la prima notte senza i suoi affezionatissimi profumi e creme rigeneranti la “supernarcos” che frequentava regolarmente i migliori saloni di bellezza della capitale ha alzato infatti la cornetta e ha chiamato, furiosa assicurano i presenti, la Commissione per i Diritti Umani di Città del Messico.
“Non posso far entrare i miei cibi macrobiotici ed la mia stanza è piena di cimici e scarafaggi!”, ha urlato nelle orecchie di Luis Javier Vaquero, il segretario generale della Commissione che, attonito, ha dato immediato ordine di disinfettare la stanza della bella Sandra. Nella prigione di Santa Martha Acatitla che la “ospita” una Regina non ce l’avevano mai avuta e, assicurano le guardie carcerarie, “ci vorrà un bel po’ di tempo per farci l’abitudine”. Questo loro, figurarsi Sandra che, comunque, ha di fronte a sé un’ipotesi ben peggiore. Quella dell’estradizione negli Stati Uniti…
Il primo interrogatorio della squadra antinarcotici messicana alla Regina del Pacifico, ancora fresca di trucco: il video
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