
Cesare Battisti il 6 settembre 2011 a Cananeia, nel litorale di San Paolo dove si è trasferito (Ansa/Paulo Pinto)
Quattro mesi fa la sua scarcerazione, avvenuta come “atto di sovranità del Brasile”, aveva lasciato una scia di indignazione e amarezza in Italia. E il travagliato caso Cesare Battisti sembrava infine chiuso, per sempre. Ma ora si apre un nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria dell’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac): la procura di Brasilia ha chiesto l’annullamento del visto permanente concessogli e la sua immediata espulsione in Francia, da cui proveniva, Messico, o in qualunque altro Paese “accetti di riceverlo”. Continua

Cesare Battisti (Ansa/EPA/Fernando Bizerra)
In pantaloni e camicia chiara, con una mano alzata in un saluto, nelle prime ore del mattino Cesare Battisti è uscito dal carcere di Papuda, Brasilia. L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) torna in libertà. L’atteso verdetto del Supremo Tribunal Federal brasiliano è arrivato nella notte: sei giudici contro tre hanno respinto il ricorso dell’Italia per l’estradizione.
Si è conclusa dunque l’annosa e sofferta vicenda dell’ex terrorista rosso, dopo un’udienza-fiume ricca di colpi di scena e di lunghi soliloqui, che alla fine ha approvato incondizionatamente la decisione proferita dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, il 31 dicembre scorso, ultimo giorno del suo mandato. Continua

Cesare Battisti sarà estradato ma l’ultima parola spetta a Lula
Battisti sarà estradato in Italia. La telenovela dell’ex terrorista rosso è finita.
Adesso solo Lula può evitare l’estradizione a Battisti. Continua
Per la seconda volta in due mesi è stato rinviato a data da destinarsi il voto del Supremo Tribunale Federale (STF) per l’estradizione dell’ex terrorista scrittore Cesare Battisti. Continua
Da San Paolo, Brasile - Cesare Battisti (leggi tutti gli articoli su Panorama.it) potrebbe estradato in Italia tra una decina di giorni. In realtà sarebbe già dovuto accadere ma quando nella notte tra ieri e l’altroieri il Supremo Tribunale Federale (STF), massimo organo del sistema giudiziario brasiliano, aveva oramai raggiunto una maggioranza a favore dell’estradizione, dopo un dibattito fiume durato oltre 11 ore, è arrivato l’imprevisto. Ovvero la decisione di Marco Aurelio Mello, uno dei membri del Supremo, di chiedere tempo per potere rileggersi le pagine del processo. Continua

“D’accordo con il ministro, il giornalista italiano radicato in Brasile Achille Lollo parteciperà a un’altra riunione della Commissione per i Diritti Umani della Camera brasiliana in data da definirsi”. Con queste parole il ministro della Giustizia verde-oro Tarso Genro ha annunciato ieri in Parlamento che non ci sarebbe stato l’ex militante di Potere operaio condannato nel nostro paese con sentenza passata in giudicato per il rogo di Primavalle dove morirono i due fratellini Mattei. Anche senza Lollo, tuttavia, le parole pronunciate ieri da Genro per riaffermare la correttezza della sua decisione nel concedere lo status di rifugiato politico a Battisti sono destinate a far discutere. Il ministro ha detto infatti che, innanzitutto, il governo italiano vuole trasformare l’ex terrorista dei Pac in un “capro espiatorio del periodo degli anni di piombo”. Le stesse parole usate dal nuovo avvocato di Battisti, Luis Roberto Barroso, in un’intervista concessa al quotidiano La Stampa qualche giorno fa. Una sincronia perfetta. Stessa strategia, poi, anche sulla tipologia di reati commessi dall’ex terrorista scrittore. “Nel mio ministero”, ha detto Genro, “abbiamo riconosciuto che Battisti è stato un criminale politico e, quindi, si inserisce perfettamente nel diritto di rifugio. Molti di noi sono stati criminali politici […] e la maggior parte di noi è orgogliosa di ciò che ha fatto in quel periodo”. Quindi né terrorista né criminale comune, proprio come aveva sostenuto Barroso. Genro ha poi puntato direttamente sulla sovranità nazionale. “Veniamo trattati dall’Italia come un paese di seconda categoria che non ha il diritto di applicare le sue leggi sovranamente. Come se le leggi approvate in questo Parlamento fossero irresponsabili”, ha aggiunto. Infine la stoccata finale, entrando nel merito di un processo la cui richiesta di estradizione è passata al vaglio di 8 sentenze (tre in Italia, tre in Francia, una alla Corte europea e una al Conare, il Comitato brasiliano per i rifugiati) “non ci sono prove dei fatti imputati a Battisti, il quale tra l’altro era pure contrario ai delitti di cui è accusato”. Una pressione forte sul Supremo Tribunale Federale, la Corte Costituzionale brasiliana, esplicitata chiaramente da Genro, “mi turberebbe davvero molto se il Supremo dovesse cambiare la sua giurisprudenza per soddisfare le domande di un paese che non rispetta le decisioni del Brasile”.
“Genro ha un obiettivo chiaro: tentare in ogni modo di far passare per una decisione di diritto una cretinaggine senza nessuna valenza giuridica”, spiega a Panorama.it il presidente dell’Istituto Giovanni Falcone Walter Maierovitch, magistrato che collaborò con lo scomparso giudice italiano nella cattura di Tommaso Buscetta. “La nuova strategia” continua Maierovitch, “è quella di puntare tutto su una malintesa sovranità del Brasile, per raccogliere consensi tra la popolazione. In realtà, se Cesare non sarà estradato”, conclude Maierovitch, “ad essere lesa sarebbe la sovranità del vostro paese in virtù del trattato bilaterale tra Italia e Brasile. Oltre a ledere la nostra Costituzione, che vieta espressamente che l’esecutivo possa decidere su questioni di diritto sostituendosi al Supremo tribunale Federale, così come proibisce che si possa concedere il rifugio per crimini particolarmente efferati o per terrorismo”.
Passaggio di consegne in Brasile tra gli avvocati difensori di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) ora in carcere vicino a Brasilia. Si fa, infatti, da parte, anche se formalmente rimane nel team di difesa, Luiz Eduardo Greenhalgh, ex deputato nonchè tra i fondatori del PT, il Partido dos Trabalhadores del presidente Lula. Entra invece in scena, assumendo il comando della difesa e, dunque, decidendone pienamente la strategia, uno dei più famosi avvocati costituzionalisti del paese verde-oro, Luís Roberto Barroso. L’annuncio è stato dato ufficialmente proprio da Barroso e ritrasmesso da tutti i più importanti media brasiliani.
L’obiettivo è chiaro. La sostituzione mira a riportare il caso Battisti da un piano che ormai era diventato meramente politico ad uno prettamente legale. “Non è in gioco la simpatia o antipatia che si può avere per il ministro brasiliano della giustizia o per Berlusconi- ha dichiarato Barroso alla stampa brasiliana- stiamo parlando di una vita di una persona e dei suoi diritti”. Il caso Battisti, a cui il ministro della giustizia Tarso Genro lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico, era ormai giunto ad un punto di stallo, in attesa della decisione definitiva del Supremo Tribunale Federale brasiliano sulla richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Giocare la carta Barroso significa adesso per Battisti la possibilità di sgonfiare l’attenzione mediatica con relative polemiche politiche e riconfigurare completamente la strategia di difesa. “Non solo voglio dimostrare - ha concluso Barroso- che la concessione dello status di rifugiato politico è legale ma anche sollevare seri dubbi attraverso prove obiettive sulla partecipazione di Battisti ai quattro omicidi di cui è accusato”. A Barroso del resto non manca la grinta visto che è diventato in famoso in Brasile per le sue posizioni e i processi a favore della ricerca sulle staminali e dell’aborto in caso di feti anencefali. .

Slitta ancora il giorno del giudizio per Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore in carcere in Brasile dal maggio del 2007 al quale il ministro verde-oro della Giustizia Tarso Genro ha concesso lo status di rifugiato politico lo scorso 13 gennaio e di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione. “Il suo caso sarà discusso a maggio”, ha infatti rivelato ieri alla stampa Gilmar Mendes, il presidente del Supremo Tribunale Federale (STF), ovvero la massima autorità giuridica brasiliana che dovrà decidere se restituire o no Battisti alla giustizia italiana.
Il 3 marzo, metà marzo, aprile, adesso maggio. In realtà nessuno in Brasile sa quando il caso dell’ex terrorista dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), il più spinoso tra le 69 richieste di estradizione al vaglio del STF, verrà giudicato. Anche perché tutto indica che l’obiettivo di Brasilia è quello di far scemare l’attenzione dei media, soprattutto quelli italiani, su una vicenda che ha prodotto una crisi diplomatica senza precedenti e che ha messo in grave imbarazzo il governo Lula.
Ciò che è certo è che sino a quando il Supremo Tribunale Federale non si esprimerà Cesare Battisti rimarrà in carcere. In un parere reso pubblico lunedì 6 aprile, il procuratore generale della Repubblica Antonio Fernando de Souza ha infatti espressamente raccomandato che l’ex terrorista scrittore resti in carcere sino al giudizio del STF. Una risposta chiara all’ennesima richiesta degli avvocati di Battisti, la sesta in circa tre mesi, di liberare il loro assistito, questa volta perché i reati da lui commessi sarebbero prescritti. Nel suo parere, invece, de Souza scrive che i quattro omicidi per i quali Battisti è stato condannato in Italia non sono prescritti e, dunque, deve rimanere in carcere.
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