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Chávez

Iran: il ruolo di Venezuela e Oman nella liberazione degli escursionisti americani - L’ANALISI

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  • Tags: Chávez, Hugo-Chavez, il mio iran, Josh Fattal, Oman, Sarah Shourd, Shane Bauer, Sultan Qaboos
  • 2 commenti
(Credits: Epa/Us Embassy Oman)

(Credits: Epa/Us Embassy Oman)

Farian SabahiJosh Fattal e Shane Bauer, i due giovani escursionisti statunitensi trattenuti a Teheran con l’accusa di spionaggio, sono finalmente arrivati a New York dove hanno riabbracciato i loro familiari. Nel frattempo, a rivendicare un ruolo nella loro liberazione sono in tanti. Tra questi, anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, che dice di aver esercitato pressioni sull’iraniano Ahmadinejad in occasione di una visita a Teheran a ottobre e, successivamente, in una serie di conversazioni telefoniche.

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  • farian
  • Lunedì 26 Settembre 2011

L’America Latina si divide su Gheddafi, il protetto di Chávez

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  • Tags: Chávez, cuba, geopolitica, Gheddafi, latinoamericana, Libia, Nicaragua, rivolte islam, Venezuela
  • 12 commenti
Truppe anti-Gheddafi (Credits: americanistadechiapas by Flickr)

Truppe anti-Gheddafi (Credits: americanistadechiapas by Flickr)

Paolo ManzoLa crisi libica come il golpe contro Hugo Chávez del 2002. Il presidente del Venezuela, propostosi nei giorni scorsi anche come “mediatore disinteressato” sulla crisi libica, è tornato ieri alla carica nella strenua difesa di Gheddafi con questo paragone azzardato. Stavolta attraverso la televisione che controlla direttamente, ovvero Telesur, dove il leader bolivariano è apparso reiterando l’invito a “non intervenire in Libia“. Continua

  • paolo.manzo
  • Martedì 8 Marzo 2011

Venezuela: Chavez rompe i rapporti con la Colombia

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  • Tags: Chávez, Colombia, Farc, Venezuela
  • 2 commenti
(Credits: Epa/Miguel Angulo)

(Credits: Epa/Miguel Angulo)

E’ piena crisi tra Venezuela e Colombia. Il presidente Hugo Chavez ha rotto le relazioni diplomatiche con Bogotà per la “gravità” delle accuse contro Caracas. La Colombia sostiene che Caracas ospiti cinque leader della guerriglia di estrema sinistra delle Farc e dell’Eln.

Continua

  • redazione
  • Venerdì 23 Luglio 2010

Chavez sponsor del telefonino “bolivariano”: “Il meno caro del mondo”

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  • Tags: Chávez, telefonino, Venezuela, Vergatario
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Il presidente venezuelano Hugo Chavez

Un testimonial d’eccezione. Hugo Chavez, il presidente del Venezuela, ha lanciato sul mercato nel suo paese un telefono cellulare “rivoluzionario”. Lo ha fatto nel corso del suo programma televisivo, che si chiama “Alò, presidente” (pronto, presidente) e occupa ore e ore di programmazione domenicale sulla rete pubblica. In vendita per 30 bolivares, l’equivalente di 14 dollari circa, il telefonino si chiamerà “El vergatario“, è dotato di lettore Mp3, fotocamera e radio e sarà commercializzato in Sudamerica. La tecnologia è cinese, ma a produrlo è una compagnia di telecomunicazioni, la Vetelca, controllata all’85% dal governo venezuelano, (il restante 15% è della cinese Zte) ecco quindi spiegato l’attivismo promozionale del presidente. “Con questo telefono potrò chiamare il mio amico Fidel Castro e la Cia non ci potrà intercettare” ha detto Chavez durante il suo show davanti alle telecamere, prima di chiamare in diretta sua madre, la signora Elena, per farle gli aguri in occasione della festa della mamma: “La prima chiamata del mio Vergatario è per te, mamma”.

  • emanuele rossi
  • Lunedì 11 Maggio 2009

Gli Usa guardano a Sud: da Obama a Castro (Raùl) apertura ricambiata

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  • Tags: America Latina, Castro, Chávez, cuba, Usa
  • 2 commenti

Chavez_Obama
Niente più “puzza di zolfo“. Hugo Chavez stringe la mano a Barack Obama. Il presidente venezuelano, che ha fatto dell’antiamericanismo uno dei suoi cavalli di battaglia e aveva definito George Bush “il diavolo” sembra adeguarsi al nuovo corso della politica estera Usa. Ma a Port of Spain, Trinidad e Tobago, dove si svolge il “Summit delle americhe”, l’attenzione non è rivolta al primo incontro di Barack Obama con i 33 leader centro e sudamericani, ma al “convitato di pietra”, ovvero Cuba. Esclusa da questo tipo di incontri dal 1962, l’isola è al centro dei discorsi delle delegazioni diplomatiche. Effetto dell’apertura di Obama e delle dichiarazioni di ieri di Raùl Castro, che a differenza di quanto aveva detto suo fratello Fidel, si è espresso positivamente sull’allentamento di alcuni vincoli dell’embargo statunitense su Cuba (maggiore possibilità di viaggiare verso l’Avana e di inviare denaro dagli Stati Uniti). Non solo, l’attuale presidente dell’isola si è detto disposto a parlare con gli uomini di Obama “di tutto, diritti umani e prigionieri politici compresi”. Una dichiarazione subito ripresa dal segretario di Stato americano Hillary Clinton: “Abbiamo visto i commenti del presidente Raul Castro” ha detto l’ex first lady, “e salutiamo le sue dichiarazioni e l’apertura che rappresentano. Stiamo studiando molto seriamente quella che sarà la nostra risposta”. La Clinton ha poi ribadito che considera “fallimentare” l’embargo citando il senatore repubblicano Richard Lugar.
Nel suo discorso al summit, Obama ha chiesto ai leader latinoamericani presenti - dal brasiliano Lula, al messicano Felipe Calderon e il venezuelano Hugo Chavez - di non incolpare gli Usa ”per ogni problema sorto nell’emisfero”. Non sono solo gli Stati Uniti ”a dover cambiare, tutti noi abbiamo delle responsabilità rispetto al futuro” - ha osservato il presidente Usa, offrendo nel contempo alla regione latino-americana ”un dialogo fondato sul rispetto reciproco di valori condivisi” in cui non ci siano ”partner di prima o di seconda categoria”. Alla fine del vertice Hugo Chavez ha regalato personalmente a Obama un libro: “Le vene aperte dell’America Latina”, dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, un reportage-saggio, pubblicato anche in Italia ormai molti anni fa, nel quale lo scrittore di Montevideo ripercorre il passato della regione, mettendo in risalto i ripetuti episodi di sfruttamento ai danni delle popolazioni locali.  LEGGI ANCHE: La sfida di Obama in America Latina: arginare la Cina

  • emanuele rossi
  • Sabato 18 Aprile 2009

Chavez “abolisce” San Valentino per la sua “elezione perpetua”

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  • Tags: Chávez, referendum, San-Valentino
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Hugo Chavez, presidente del venezuela
14 febbraio, festa degli innamorati. In tutto il mondo? Nient’affatto: se ci sono paesi in cui baciarsi in pubblico è proibito e si rischia il carcere, ce ne sono altri in cui la festa viene “abolita” per “evitare distrazioni”. E’ il caso del Venezuela di Hugo Chavez. Il presidente dello stato sudamericano è infatti impegnato in una dura campagna elettorale: domenica si voterà per il referendum sulla sua possibilità di rielezione “in eterno”. Alla scadenza del suo secondo mandato presidenziale, infatti, Chavez, che governa il paese da 10 anni, dovrebbe farsi da parte. Ma il presidente del pueblo non si rassegna a un futuro da pensionato e ha voluto a tutti i costi una consultazione popolare su un emendamento alla Costituzione che inseriusce la possibilità di rielezione “un numero indefinito di volte”. Già nel 2007 Chavez aveva proposto delle modifiche alla costituzione della “republica Bolivariana” per garantirsi il posto anche alla fine del mandato. Ma a sorpresa, nonostante la sua popolarità sia alta, era stato sconfitto dalle opposizioni. Ora ha giurato che un esito sfavorevole non dovrà ripetersi. E così è arrivato a “cancellare” i festeggiamenti di San Valentino, il giorno prima dell’importante voto. Ma per non alienarsi i favori di tutte le coppiette, ha indetto una “settimana dell’amore” che comincerà proprio il 16 febbraio, quando lui spera di poter festeggiare la sua unione con la presidenza del Venezuela “finché morte non li separi”.
Il Paese appare spaccato in due e l’ex colonnello deve fare i conti con la crisi globale che comincia a farsi sentire (il prezzo del petrolio e’ sceso da 144 a 36 dollari al barile). Inoltre l’opposizione, pur se divisa, può contare sulla mobilitazione dei figli dell’imborghesita classe media, gli studenti, scesi ancora una volta in campo contro il presidente.
Gli ultimi sondaggi danno il ’sì’ al 51% ed il ‘no’ al 42-43%. Ma l’incertezza, secondo numerosi osservatori, resta grande. Tant’è che Chavez da oltre un mese è impegnato allo spasimo per non farsi bocciare una seconda volta: con decine di comizi-interviste a reti unificate e cercando in ogni modo l’appoggio e la propaganda dei dipendenti pubblici.

  • emanuele rossi
  • Sabato 14 Febbraio 2009

Nasce la “Nato” sudamericana, senza gli Usa

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  • Tags: America Latina, Amorim, Brasile, Chávez, Difesa, Jobim, Nato, Sato, Stati Uniti
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il vertice

Nel paradiso della Costa do Sauípe, nello stato di Bahia, nord-est del Brasile, dove erano riuniti i rappresentanti di tutti i paesi di America latina e Caraibi, i membri dell’Unasur (neonata alleanza regionale con un ruolo più politico rispetto a quello essenzialmente commerciale del Mercosur) hanno creato un organo di cooperazione tra le Forze Armate che esclude gli Stati Uniti. Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela gli stati sudamericani che hanno votato a favore della creazione di un Consiglio regionale di Difesa. È la prima volta che ciò accade da quando, nel 1823, l’allora presidente degli Stati Uniti dichiarò alle superpotenze europee di non immischiarsi nelle vicende del continente americano con quella che poi passò alla storia come la dottrina Monroe, sintetizzata dalla formula “l’America agli americani”. La decisione ha colto di sorpresa osservatori e giornalisti “distratti” dal reinserimento di Cuba in un consesso internazionale dopo decenni di ostracismo, il cosiddetto Gruppo di Rio.
Quali le conseguenze? Il primo punto rilevante è interno perché il Consiglio di Difesa “contribuirà ad aumentare la fiducia tra le Forze Armate della regione e a creare una visione comune sulle politiche di difesa”, ha sottolineato l’altro ieri il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim. Una cosa non da poco viste le tante tensioni tra i paesi dell’area nel recente passato. Il secondo punto, altrettanto importante, è che “non si tratta di un’alleanza militare classica”, precisa il ministro della Difesa verde-oro Nelson Jobim. Insomma, fanno sapere gli anfitrioni soprattutto per non preoccupare Washington (che pur non avendo partecipato al vertice era stata previamente informata dell’iniziativa da Brasilia), non si tratta di una Nato sudamericana in funzione anti-Usa, anche se il venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías si è già premurato di coniare il termine Sato, acronimo che sta per South American Treaty Organization. A conferma di quanto detto da Jobim non è previsto un intervento automatico nel caso in cui uno dei paesi sudamericani venisse attaccato ma, comunque, lo statuto prevede la “difesa dei sistemi democratici di governo da minacce esterne e interne”, condanna la “presenza e l’azione” di “gruppi armati illegali” di qualsivoglia natura in riferimento alle Farc – clausola che ha permesso anche alla Colombia, sino a ieri il paese più contrario al Consiglio, di votare a favore – e sancisce esercitazioni congiunte di truppe, la cooperazione tra i 12 eserciti e un’uniformità degli equipaggiamenti volta a integrare le industrie di armi dei paesi della regione.
Al momento gli Stati Uniti non si sono ancora pronunciati ufficialmente sulla nuova alleanza militare sudamericana. Forse perché manca poco più di un mese all’insediamento di Obama alla Casa Bianca e, nei periodi di transizione, la cautela è d’obbligo. Inoltre, anche la dottrina Monroe fu enunciata da Washington quando il predominio statunitense sul continente venne minacciato in concreto, ovvero dopo che la Gran Bretagna aveva occupato con la sua flotta le isole Falkland-Malvinas per “tutelare” le ex colonie ribelli del decadente e diviso impero spagnolo. E per ora il Consiglio di Difesa dell’Unasur non è percepito come una minaccia concreta dall’entourage di Obama, anche perché il gigante della regione, il Brasile, è il miglior alleato statunitense nella regione, sia per le questioni energetiche legate ai biocarburanti che per la moderazione della sua leadership, lontana anni luce dal populismo anti-yankee di Venezuela, Ecuador, Bolivia, Cuba e Nicaragua che approfittando del vertice della Costa do Sauípe hanno attaccato pesantemente e per l’ennesima volta l’”Impero”.

  • paolo.manzo
  • Venerdì 19 Dicembre 2008

Rielezione perpetua: è l’obiettivo di Chavez

OkNotizie

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  • Tags: Chávez, Hugo-Chavez, Venezuela
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Il presidente venezuelano Hugo Chavez
LEGGI ANCHE:
Amministrative: la Revolucion perde colpi

All’indomani delle elezioni amministrative venezuelane il presidente Hugo Chavez ha dichiarato nuovamente di voler cancellare dalla costituzione la norma che limita a due i possibili mandati presidenziali. L’obiettivo del caudillo venezuelano, al potere dal 1999, è in realtà quello di poter essere rieletto anche nel 2012, quando dovrebbe essere eletto per la quarta volta consecutiva, ed evitare di fatto tutti i limiti temporali alla sua rielezione. Lo scorso anno fu bocciato un referendum popolare per emendare 69 articoli della Costituzione del 1999, voluta dallo stesso Chavez, che limitavano di fatto temporalmente i poteri presidenziali e avrebbero dato nuovo slancio alla trasformazione del Venzuela in una Repubblica socialista.

  • redazione
  • Martedì 25 Novembre 2008
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