Prove tecniche di ricucitura tra Zapatero e il Vaticano. Secondo El Paìs, che cita un articolo apparso sulla rivista di ispirazione cattolica Vida Nueva, il presidente spagnolo ha incontrato il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, a Roma la settimana scorsa durante il summit della Fao. Un incontro “discreto”, lontano dai riflettori, non confermato dal governo spagnolo. Ma l’autore dell’articolo sul settimanale cattolico è Antonio Pelayo, sacerdote e responsabile di questioni religiose nell’ambasciata di Spagna in Vaticano
Il premier socialista ha avuto in passato più di un dissapore con le gerarchie ecclesiastiche in Spagna, tanto che il segretario della conferenza episcopale iberica, l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela, si schierò esplicitamente contro il Psoe durante l’ultima campagna elettorale.”Non votate per chi disprezza la famiglia” esortò il milione di fedeli riuniti durante una manifestazione “per la libertà religiosa” convocata dai vescovi a Madrid lo scorso 30 dicembre per protestare contro le politiche del governo. Per non parlare degli strali che ogni mattina vengono lanciati dalla radio della conferenza episcopale, la Cope, (5 milioni di ascoltatori) dal polemico conduttore Federico Jimenez Losantos, ex comunista convertitosi nel più feroce oppositore del Zapaterismo, “rojo y masòn”. In particolare alla Chiesa sono andate di traverso l’approvazione del matrimonio omosessuale, l’ istituzione di una materia scolastica obbligatoria (educazione civica) considerata “laicista” e le polemiche sulle scuole private. Sempre durante la campagna elettorale Pepe Blanco, il coordinatore dei socialisti spagnoli, si diresse ai vescovi con durezza: “O si presentano alle elezioni o si tengano fuori dalla politica” e, riferendosi ai contributi statali per le scuole cattoliche, minacciò “bisognerà rivederli”.
Insomma, uno scontro a tutto campo. Poi, dopo le elezioni, vinte da Zapatero, un lento riavvicinamento con dichiarazioni più concilianti da parte del premier e della Chiesa. Un processo di cui l’incontro semisegreto tra il presidente spagnolo e il “numero 2″ Vaticano potrebbe essere l’ inizio.
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Una cifra da capogiro: ben 660 milioni di dollari (485 milioni di euro), che creeranno non pochi problemi alla diocesi di Los Angeles, e rappresentano un record da guinness dei primati nella dolorosa vicenda dei sacerdoti accusati di pedofilia negli Usa. Sarà sottoscritto in queste ore il patteggiamento extragiudiziario che annullerà una quindicina di processi civili che dovevano approdare in tribunale e prendere in esame accuse per reati di pedofilia e molestie sessuali commessi da preti, frati e personale laico delle parrocchie della città del cinema in un arco di tempo di settant’anni.
La diocesi guidata dal cardinale Roger Mahoney ha quindi deciso di pagare, risarcendo 508 vittime di molestie sessuali, molte delle quali avvenute molti anni fa (sono stati segnalati infatti casi risalenti agli anni precedenti la seconda guerra mondiale). L’intesa pone fine a tutte le azioni legali nei confronti della arcidiocesi, la più popolosa di tutti gli Stati Uniti.
Com’è noto, in America la legislazione prevede che nel caso di reati di questo genere, a rispondere non sia soltanto la persona accusata – così accade ad esempio in Italia – ma anche la Chiesa nella quale il responsabile delle molestie presta servizio.
Dopo lo scandalo scoppiato a Boston cinque anni fa, che aveva portato alla rinuncia del cardinale Bernard Law, e a un deciso giro di vite da parte delle autorità vaticane, diverse diocesi statunitensi hanno rischiato la bancarotta, visto che Boston ha dovuto sborsare 157 milioni di dollari, mentre la diocesi di Portland (in Oregon) ha dovuto tirar fuori 129 milioni.
Fatte le somme, le azioni legali per gli abusi sessuali del clero sono già costati alla Chiesa cattolica americana la cifra astronomica di 1,5 miliardi di dollari. Ogni diocesi deve vedersela da sola, senza aiuti finanziari dal Vaticano.
Cinque diocesi - San Diego, Davenport nell’Iowa, Portland, Spokane nello stato di Washington e Tucson in Arizona - hanno chiesto la protezione dalla bancarotta. A ciascuna vittima andranno 1,3 milioni di dollari e c’è chi ha espresso riserve: “È una cifra enorme che dimostra un enorme senso di colpa. Ma io non avevo fatto causa per avere soldi. Non ci sono soldi abbastanza che mi possono ridare la mia infanzia”, ha detto Mary Ferrell, una vittima, che oggi 59 anni. I 660 milioni di dollari metteranno la parola fine a 570 denunce di abuso da parte di 221 preti, frati e altri dipendenti laici della diocesi in un arco di 70 anni. Nel 2002 - ed è una anomalia rispetto ad altre congregazioni - lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo.

Un’insolita battaglia giudiziaria ha accompagnato l’incontro di Benedetto XVI con i giovani brasiliani. Gli organizzatori avevano infatti scelto il piccolo stadio municipale di Pacaembu per questo appuntamento, uno dei momenti più significativi della visita del Papa a San Paolo del Brasile. Ma appena due settimane prima lo stesso stadio era stato teatro di un grande incontro promosso da una delle Chiese pentecostali che stanno attirando un numero sempre crescente di fedeli strappati alla Chiesa cattolica (negli ultimi trent’anni la percentuale dei cattolici brasiliani sul totale della popolazione è scesa dal 91,7% al 73,8%, mentre le Chiese protestanti evangeliche solo salite dal 5,2 % al 17,9%). I pentecostali avevano organizzato un affollatissimo happening di musica e preghiera che aveva completamente paralizzato la zona. Perciò i residenti sono ricorsi al giudice federale chiedendo che l’incontro con il Papa venisse annullato o trasferito in un’altra struttura per evitare che nel giro di pochi giorni il quartiere si trovasse di nuovo nel caos. Niente da fare: il Governo è intervenuto per ribadire che l’incontro con il Papa era di interesse nazionale e si sarebbe svolto comunque. D’altronde sarebbe stato incredibile se, a meno di dieci giorni dalla visita di Benedetto XVI, l’appuntamento con i giovani fosse stato annullato a causa di un comitato di quartiere. L’episodio tuttavia è sintomatico del difficile clima che si respira nella Chiesa e nella società brasiliana.

Il Paese con il maggior numero di cattolici nel mondo (140 milioni) si trova a dover fare i conti con una difficile convivenza tra la Chiesa cattolica e le cosiddette sette di matrice cristiana (in maggioranza pentecostali) che raccolgono sempre più proseliti, soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione. L’incontro del Papa con i giovani ha messo in evidenza le difficoltà che attraversa la Chiesa cattolica del Brasile: gli organizzatori attendevano 70 mila giovani (40 mila nello stadio e 30 mila all’esterno). In realtà i numeri sono stati decisamente inferiori: nello stadio sono rimasti diversi spazi e posti vuoti mentre fuori i giovani erano pochi. In tutto quindi i partecipanti sono stati 35 mila secondo i dati forniti dagli stessi organizzatori: non molti se si tiene presente che San Paolo conta 11 milioni di abitanti. Probabilmente deve ancora nascere l’intesa tra Benedetto XVI e i giovani latinoamericani e il clima della visita è stato finora affettuoso ma piuttosto contenuto. “A poco a poco l’atmosfera si scalderà” ha promesso il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi.
In ogni caso, lo stile Ratzinger, sobrio ed essenziale, si impone anche nei viaggi. Il Papa non si cura dei numeri ma si concentra sul messaggio. Incurante delle defezioni, Ratzinger ha letto ai giovani brasiliani un lungo e impegnativo discorso nel quale li ha invitati a mettere da parte le paure ed avere fiducia in Cristo, custodire la castità e difendere il valore del matrimonio, reagire alla violenza ed evitare ogni forma di corruzione. Unica concessione ai temi più sentiti dai giovani: l’appello per salvare l’Amazzonia, unito all’offerta di 200 mila dollari donati dal Papa per salvare la foresta e i progetti di sviluppo delle popolazioni indigene. Per il resto Benedetto XVI non cerca il consenso ma si impegna a lanciare messaggi chiari. La visita proseguirà con la Messa di canonizzazione a San Paolo del beato Frei Galvao (il primo santo nato in Brasile). Un appuntamento che potrebbe finalmente scaldare il clima del viaggio. Subito dopo appuntamento al santuario mariano di Aparecida (170 chilometri da San Paolo) per l’inaugurazione della V Conferenza generale dell’episcopato Latinoamericano e dei Caraibi che è stata la ragione principale del viaggio del pontefice in Brasile.

da San Paolo del Brasile
La “prima volta” di papa Benedetto XVI è stata piuttosto turbolenta. Sul volo che lo portava a San Paolo in Brasile per la V Conferenza generale dell’episcopato latino americano, Ratzinger si è cimentato con la sua prima conferenza stampa. Venticinque minuti di domande libere da parte di 70 giornalisti da tutto il mondo.
Ma quello che per Wojtyla era la consuetudine, per Benedetto XVI rischiava di trasformarsi in un nuovo incidente diplomatico. Al pontefice è stato chiesto di commentare un provvedimento dei vescovi messicani che, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbero scomunicato i politici che hanno votato a favore dell’aborto. Il Papa ha risposto che “la scomunica non era un atto arbitrario ma è prevista da Codice di diritto canonico”. Tuttavia, ha subito aggiunto, “l’uccisione di un innocente, di un bambino è incompatibile con l’essere in comunione con il corpo di Cristo”. Due affermazioni contraddittorie: perché la prima prevede un grave provvedimento canonico, la scomunica. Mentre l’altra richiama una punizione più circoscritta: il divieto di ricevere l’Eucaristia. Immediata la precisazione del portavoce del Papa, padre Federico Lombardi: “Il Papa intendeva dire che chi vota leggi a favore dell’aborto si autoesclude dalla Chiesa”. Dunque non può fare la comunione ma non viene scomunicato. Anche perché il Codice di diritto canonico prevede la scomunica solo per coloro che materialmente decidono e compiono l’aborto: madri, medici e infermieri, ma non per i politici che abbiano approvato leggi abortiste. E nemmeno i vescovi messicani avevano in realtà inteso scomunicare i politici .
Ma era già troppo tardi: la precisazione del portavoce del Papa non è arrivata in tempo. Le agenzie di tutto il mondo avevano già titolato: Ratzinger scomunica i politici che votano leggi abortiste. E si sono accese violente polemiche al riguardo in Messico e Stati Uniti. Ancora una volta Ratzinger, l’intellettuale che pesa ogni parola, è caduto vittima dei meccanismi dell’informazione.
Dietro questo confronto c’è tuttavia un problema più complesso: la stesura di un nuovo documento su bioetica e vita umana ad opera della Congregazione per la dottrina della fede, in occasione dei vent’anni dal precedente Donum Vitae. Nel nuovo testo, che è ancora allo studio, verrà certamente affrontato il tema del ruolo dei politici (e segnatamente di quelli cattolici) rispetto a legislazioni abortiste o contro la vita umana. E l’orientamento potrebbe diventare ancora più restrittivo dell’attuale.

Nel 1960 Tom Monaghan ha fondato quella che è oggi la più importante catena di consegna di pizze a domicilio, con più di 8mila sedi in tutto il mondo: Domino’s pizza. Poi, gli è venuta un’idea ancora più ambiziosa. Presidente della Fondazione Ave Maria, sognava di creare una grande Università cattolica ma ha fatto ancora di più. Ha finanziato la costruzione di una intera città cattolica: Ave Maria, in Florida, che aprirà le porte quest’estate.
Avrà 30mila abitanti, di cui almeno 5mila andranno a riempire il campus universitario. Il progetto ha subito dato luogo a polemiche: una città basata sui precetti cattolici viola le leggi sulla separazione tra Stato e Chiesa, si è detto. E si temeva la discriminazione di minoranze acattoliche che avessero voluto trasferirsi nell’amena cittadina. Non è ancora così chiaro quali regole governeranno la città. Il sogno di Monaghan è forse una città senza omosessuali, senza divorzio e senza aborto, dove è proibita la vendita di preservativi e di materiale pornografico? Così pare. Sembra che il re della pizza stia spendendo un patrimonio per costruire quella che per lui sarebbe una vera e propria città Utopia che si erga nel bel mezzo della Florida come un baluardo in difesa dei valori morali ormai perduti. “Sarà una vera comunità, dove i vicini si interessano dei propri vicini, l’amicizia attraversa le generazioni e ogni cittadino, studente e lavoratore prova un autentico senso di orgoglio”. Basterà tutto questo a scongiurare stragi come quella del Virgina Tech , così drammaticamente ripetitive negli Stati Uniti? Alla fine, però, sarà per le critiche che sono piovute, sarà che la notizia dell’inaugurazione di Ave Maria rimbalza con dileggio da un sito gay all’altro, la deriva della cittadina verso una chiusura bigotta e intollerante comincia ad essere temuta perfino da chi l’ha progettata. Ora, nel sito ufficiale , è apparso uno slogan di benvenuto che recita: “per ogni famiglia, per ogni stile di vita, per ogni sogno”. Rimane solo da capire cosa si intenda per sogno, per stile di vita e anche per famiglia. Davvero un’utopia.
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