
Il funzionario cinese Wang Lijun (Credits: AP Photo/China out)

Si infittisce il mistero che circonda uno dei funzionari più potenti della Repubblica popolare. Stiamo parlando di Wang Lijun, l’ex capo della polizia nonché vice-sindaco di Chongqing, la città più popolosa della Cina. Famoso nel paese per la sua vittoriosa battaglia contro la corruzione e la mafia cinese, ma anche per essere molto vicino a Bo Xilai, uno dei politici che a ottobre, in occasione del 18esimo Congresso del Partito, entrerà ufficialmente a far parte dell’Ufficio politico che da sempre manipola il destino della Cina.
I cinguettii di Weibo, il twitter cinese, hanno diffuso la notizia secondo cui Wang Lijun avrebbe cercato di raggiungere il consolato americano per ottenere asilo politico dagli statunitensi, Continua

(Credits: Dang Ngo/ZUMA Press)

Al confine tra Vietnam e Cina, arroccati sulle montagne del Guagxi, o Alpi del Tonchino, a seconda del lato del confine in cui si trovano, vive “una razza di uomini dalle origini completamente sconosciute”. O almeno così decise di classificarli il missionario apostolico francese François-Marie Savina quando, nel 1934, entrò in contatto per la prima volta con delle tribù Hmong. Da sempre amano tenersi a debita distanza dagli asiatici, con cui ritengono di non avere nulla in comune. Tra loro parlano una lingua indecifrabile e si definiscono Hmong, uomini liberi, anche se i vicini preferiscono chiamarli Miao, uomini che coltivano la terra, aborigeni o, con toni dispregiativi, selvaggi Continua

Il politico cinese Bo Xilai (Credits: AP Photo/Greg Baker)

Il prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese, quello in cui, salvo (improbabili) stravolgimenti dell’ultimo minuto, Xi Jinping e Li Keqiang verranno nominati, rispettivamente, Presidente e Premier della Repubblica popolare, segnerà l’ingresso all’interno del Comitato Permanente del Partito di altre due personalità destinate a far parlare di sé per lo meno per i prossimi cinque anni. Si tratta di Wang Yang e Bo Xilai, leader navigati che hanno ormai perso l’opportunità di ricoprire uno dei due principali incarichi a cui aspiravano. Da quando la Repubblica popolare ha fissato a 68 anni l’età di pensionamento per i membri del Politburo, coetanei di Xi Jinping e Li Keqiang come Wang Yang e Bo Xilai sanno di non avere nessuna possibilità di sostituirli, Continua

Protesta contro il regime siriano di fronte all'ambasciata di Damasco a Gerusalemme (Ansa/EPA/Abir Sultan)
“Una farsa”. Così il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha bollato la votazione al Palazzo di Vetro sulla Siria, con il doppio veto russo e cinese che ha sancito l’incapacità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di trovare un’intesa su un testo di condanna del regime siriano. Una licenza “di uccidere nella più totale impunità” secondo i principali gruppi d’opposizione raggruppati nel Consiglio nazionale siriano (Cns).
Ma la Cina non ci sta e “non accetta le accuse” degli Stati Uniti. Continua

Il Presidente taiwanese Ma Ying-jeou (Credits: AP Photo/Vincent Thian)

Per alcuni la rielezione di Ma Ying-jeou era scontata, ma per la maggior parte degli analisti avrebbe dovuto essere la leader dei democratici Tsai Ing-wen ad avere la meglio nelle elezioni di metà gennaio, immaginando che i taiwanesi fossero stufi di affidarsi a un leader che ha sempre messo la Repubblica popolare al primo posto nella sua lista di priorità.
E invece il Presidente nazionalista pro-Cina, un accostamento che sarebbe stato impensabile per qualsiasi membro del Kuomintang fino a quando quest’ultimo è stato guidato da Chiang Kai Shek, Continua
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Visualizza Un mondo di nuove guerre per il petrolio in una mappa di dimensioni maggiori
Nuove guerre si sostituiscono alle vecchie. Dal Mar della Cina allo Stretto di Hormuz, gli equilibri del mondo sono sempre più legati alla lotta per il controllo delle fonti di energia, le cosiddette “sorgenti della vita”. Ma anche della morte.
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(Credits: AP Photo)
Stasera, alle 21 ore italiane, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce per discutere della crisi siriana e concordare sui punti di una risoluzione. Secondo l’agenzia Afp, venuta in possesso del documento preliminare, la bozza in discussione non prevede l’uso della forza contro il regime di Damasco.
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Militari nella Prefettura di Ganzi (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Capire cosa stia davvero succedendo nel Sichuan non è facile. Le ricostruzioni diffuse dall’agenzia di stampa cinese Xinhua naturalmente non coincidono ne’ con quelle dei rappresentanti del Governo tibetano in esilio ne’ con quelle di molte Ong che vantano contatti affidabili anche nelle aree più instabili della Repubblica popolare. I primi raccontano di essere stati costretti ad aprire il fuoco contro “una folla scalmanata che, senza ragione, ha assaltato munita di pietre e coltelli negozi e stazioni di polizia nella prefettura del Ganzi”, la porzione del Sichuan più vicina al Tibet e, proprio per questa ragione, abitata da una significativa minoranza buddista. Le versioni delle Ong parlano invece di un attacco violento e ingiustificato della polizia cinese ai danni di un gruppo di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” Continua
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