
Il governatore dell'Alabama Robert Bentley (Credits: LaPresse/Dave Martin)

Finora la legge più dura contro i clandestini era quella dell’Arizona. Tucson aveva approvato le norme più restrittive mai decise negli Stati Uniti sull’immigrazione, provocando un anno di discussioni e prese di posizioni, interventi e ricorsi legali, accuse di razzismo e di violazione dei diritti umani. Da oggi perde quel primato. E’ stata sorpassata dall’Alabama. Che ha dato alla luce una legge destinata a sollevare altrettante polemiche, se non di più. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

La legge sull'immigrazione ha suscitato molte proteste:qui una manifestazione in California (Credits: Ansa)
Si chiama Susan Bolton. E’ nata in Pennsylvania, ha studiato nello Iowa, ha lavorato sempre a Phoenix e, dopo aver bloccato in extremis, un giorno prima che entrasse in vigore, la più controversa legge sull’immigrazione mai varata negli Usa - quella approvata dallo Stato dell’Arizona - è diventata uno dei più famosi giudici degli Stati Uniti. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Un manifesto sui muri di Fremont, la città che ha bandito gli stranieri illegali (Credits: LaPresse)
Fondata nel 1856 dall’esploratore, soldato e politico che poi gli darà il nome (John C.) Frémont, è una città di frontiera che ha conosciuto presto la modernità. Da lì passerà la prima linea (trans)continentale del telegrafo (1861), la prima ferrovia coast to coast (1866) e una delle prime highway (1913) costruite per attraversare da una parte all’altra il Paese. Per decine di anni, null’altro muterà la tranquilla vita di questa cittadina di agricoltori. Fino al 10 gennaio 1976, quando, a causa di una fuga di gas, il principale albergo della città, il Pathfinder Hotel salterà in aria provocando 23 morti e distruggendo alcuni degli edifici accanto. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Arizona: supporter della legge contro l'immigrazione (Credits: LaPresse)
La considerano la legge contro l’immigrazione clandestina più severa, più dura, più controversa mai varata da uno stato degli Usa. Contro la sua approvazione si è mobilitata una parte dell’opinione pubblica nazionale. Ma nonostante questo, il Senato (dopo la Camera dei Rappresentanti) dell’Arizona ha dato il segnale verde. Ora tocca al governatore decidere se firmarla o mettere il veto. Ed è probabile che la repubblicana Jan Brewer non la blocchi.
Continua

Si riaccende il dibattito sull’immigrazione irregolare in Spagna.
Proprio mentre il quotidiano El Mundo rende noti i dati dell’attività della nuova Brigata per l’espulsione dei criminali stranieri della polizia spagnola (la Bedex), che ha espulso dal paese 7.591 malviventi recidivi, a poco più di un anno dalla sua creazione. Continua
- giamp
- Martedì 26 Gennaio 2010
Sarkozy tira un sospiro di sollievo: dopo le tensioni emerse nel luglio scorso a Nizza, i ministri dell’Interno e della Giustizia dei 27 Stati membri dell’Ue hanno approvato giovedì 25 settembre all’unanimità il Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo proposto dalla presidenza di turno francese. Il sì definitivo ci sarà solo al Summit dei capi di Stato Ue il prossimo 15 e 16 ottobre 2008, ma - assicurano a Panorama.it fonti europee di Bruxelles - “il voto sarà una pure e semplice formalità”: gli ostacoli politici, in sostanza, sono stati superati. Esiste da oggi una politica migratoria comune.
In cima all’agenda politica della presidenza di turno francese, il Patto - che cerca di coniugare rigore contro l’immigrazione clandestina e necessità di integrare i regolari - si pone cinque obiettivi principali: “Organizzare l’immigrazione legale tenendo conto delle priorità, dei bisogni e delle capacità di accoglienza di ogni Stato membro e favorire l’integrazione; lottare contro l’immigrazione clandestina, favorendo il ritorno degli stranieri in situazione irregolare nel loro paese di origine oppure verso un paese di transito; potenziare i controlli alle frontiere; attuare una procedura unica per la richiesta di Asilo (entro il 2012, ndr); creare un partenariato globale con i paesi di origine e di transito per favorire le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo”.
Stop alle regolarizzazioni di massa. Sul fronte della lotta contro l’immigrazione clandestina, spicca la decisione di porre fine alle regolarizzazioni di massa. Sarà anche reso obbligatorio da qui al 2012 il visto biometrico e saranno regolamentati i ricongiugimenti familiari in base alla disponibilità di alloggi o la conoscenza della lingua del paese di accoglienza.
Altra novità: la “blue card“. Ispirandosi al sistema della “green card” americana, l’Ue intende privilegiare l’accesso sul suo territorio di una manodopera straniera altamente qualificata attraverso l’attribuzione di un permesso di soggiorno ad hoc. Per il presidente della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari interni del Parlamento europeo, Gérard Duprez, il Patto consente “per la prima volta all’Ue di organizzare i flussi migratori in funzione dei suoi bisogni”. Ma non tutti sono d’accordo. Contattato da Panorama.it, un portavoce dell’African Diaspora Policy Centre, un think tank influente di Amsterdam, sostiene che l’Europa “non può pensare di accappararsi le menti più brillanti del nostro continente. I governi africani spendono tempo e denaro a formare medici o informatici per poi vederseli scappare nel Nord del mondo”. Secondo l’Organizzazione mondiale delle Migrazioni (OIM), ogni anno circa 20.000 africani altamente qualificati lasciano il continente per i paesi ricchi. Un danno pari a quattro miliardi di euro annui che colpisce i settori sanitari e educativi, entrambi cruciali per lo sviluppo dell’Africa.
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L’ultimo naufragio è di pochi giorni fa: 150 morti nel Mediterraneo, al largo delle coste libiche. Mentre l’Europa indurisce le condizioni per i rimpatri dei clandestini e i controlli sull’immigrazione, non si fermano i viaggi dei disperati verso le coste siciliane, spagnole, greche. Panorama.it ha sentito la portavoce dell’Alto commissariato Onu Laura Boldrini, nella giornata mondiale dedicata ai rifugiati.
Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato, lo slogan scelto è “Proteggere i rifugiati è un dovere, essere protetti è un diritto”. C’è forse qualche governo europeo che disattende questo principio basilare?
Questo slogan lo abbiamo scritto sullo striscione appeso sul Colosseo illuminato. Una scelta non casuale, era un luogo di persecuzione. Bisogna mettersi in testa che i rifugiati non sono persone che vengono qui per scelta, ma perchè non hanno il privilegio di poter vivere a casa loro.
Noi italiani come siamo messi?
Ogni anno vengono presentate circa 14mila domande d’ asilo. La metà di queste riguardano persone arrivate via mare coi viaggi dei disperati e ospitate nei Cpt. Tra coloro che giungono in Italia coi barconi, una persona su tre fa richiesta d’asilo e mediamente una forma di protezione o lo status di rifugiato viene concesso a una su cinque. Sono numeri contenuti, il totale degli arrivi via mare è stabile da anni tra i 18 e i 22mila. Non ci sono dati precisi, purtroppo, per chi invece non ce la fa e muore nel mediterraneo. Solo il 10% degli irregolari presenti in Italia è arrivato così, non mi sembra questa l’emergenza dell’immigrazione.
Da quali paesi provengono i rifugiati che ottengono asilo in Italia?
La maggior parte da paesi africani in condizione di guerra da anni: Somalia, Eritrea, Etiopia, Costa d’Avorio, Sudan.
Due giorni fa è stata approvata la Direttiva europea sui rimpatri, qual è il suo giudizio?
Non la possiamo certo sostenere. L’Europa una volta volava più alto. Adesso si va sempre al ribasso, agli standard minimi.
Cosa non la convince?
Le preoccupazioni maggiori sono per la detenzione di minori non accompagnati, ma anche la permanenza nei Cpt per 18 mesi. C’è poi una lista di Stati considerati “sicuri” per i quali non si prende in considerazione il merito della richiesta, ma il diritto d’asilo è una questione che dovrebbe riguardare la singola persona, non la nazionalità.
Ma c’è anche l’assistenza legale gratuita per gli immigrati
Almeno quella… Comunque in Italia era già prevista.
Quanti rifugiati ci sono nel mondo?
Possiamo sempre dare solo delle stime, l’agenzia Onu fornisce assistenza a circa 32 milioni di persone. Secondo i nostri dati, nel 2007 sono aumentati sia gli sfollati all’interno dei propri paesi (26 milioni), sia i rifugiati che sono scappati dai loro confini, 11 milioni circa. Poi ci sono i profughi, gli apolidi. Tutti coloro costretti ad abbandonare la propria casa, insomma.
Quali iniziative avete in programma per la giornata mondiale?
Ci saranno dei gazebo nelle principali città italiane. A Roma terremo una conferenza domattina a cui interverrà Thomas Hammarberg, commissario dei diritti umani per il Consiglio d’Europa. Poi consegneremo i premi “Per mare” a tre capitani di imbarcazioni che hanno salvato persone nel canale di Sicilia, a darglieli sarà Andrea Camilleri.

L’Europa fa fronte comune sulle espulsioni dei clandestini. I ministri dell’Interno dei 27 paesi membri dell’Ue hanno approvato un progetto di legge per istituire regole condivise nell’allontanamento degli extracomunitari irregolari. Si va verso un generale inasprimento: in caso di resistenza al rimpatrio, l’immigrato potrà essere obbligato a lasciare l’Unione e a non tornarvi per i successivi cinque anni. In caso di espulsione, le autorità potranno detenere i clandestini per un periodo massimo di sei mesi, prolungabili a 18 in caso di rischio di fuga o di ritardi nel rilascio dei documenti necessari. Nelle nuove regole è stata inserita anche una forma di tutela per gli stranieri: obbligatoria l’assistenza giudiziaria alle persone espulse.
Per essere approvato, il progetto di legge europeo dovrà passare l’esame dell’Europarlamento, dove arriverà il 16 giugno. Si preannuncia un dibattito infuocato. L’obiettivo è arrivare ad uno standard condiviso, per superare la Babele attuale. In tutta Europa si calcola ci siano 174 centri di accoglienza temporanea, ma le loro condizioni e i tempi di detenzione variano: non esiste un regolamento comune, come si può leggere nel rapporto del Dipartimento Diritti Civili e Affari Costituzionali del Parlamento europeo presentato nel dicembre 2007. Vediamo come si sono regolati i grandi stati Europei, Italia esclusa:
Francia: Nicolas Sarkozy già da ministro dell’interno ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina uno dei suoi cavalli di battaglia: nel 2005 ha introdotto una rigida regolamentazione degli ingressi. è stata istituita la schedatura di tutti coloro che fanno richiesta di visti o permessi di soggiorno attraverso impronte digitali e dati biometrici. La “carta di residenza” viene concessa dopo cinque anni in Francia e, requisito fondamentale per ottenerla, è la conoscenza della lingua e dei principi della Repubblica. La detenzione amministrativa in attesa dell’espulsione dal Paese è stata aumentata da 12 a 32 giorni. In Francia ci sono centri aperti (i Cada) per assistenza durante la richiesta d’asilo e centri chiusi per la detenzione di chi viene arrestato (chi è rimasto sul territorio senza permesso, i sans papier, può essere condannato sino a un anno di carcere). Le espulsioni sono state circa 23mila nel 2007.
Spagna: Con Aznar prima, e Zapatero poi, ha adottato un ingente sistema di sorveglianza delle frontiere esterne. Dal 2000, inoltre, il governo di Madrid ha stabilito una rigida programmazione dei flussi, ha previsto sanzioni amministrative per chi favorisce l’immigrazione clandestina (compresi i datori di lavoro), oltre all’immediata espulsione degli stranieri residenti illegalmente. Il governo socialista ha agito su due binari: se da un lato ha punito gli ingressi, dall’altro ha regolarizzato quote massicce di lavoratori. Per entrare nel territorio spagnolo serve la prova di avere sufficienti mezzi di sostentamento per la durata del soggiorno. I Cie (Centro de internamento extranjeros) si trovano nelle vicinanze delle principali città e il limite massimo di permanenza è fissato in 40 giorni. Ma i clandestini possono essere arrestati all’uscita per prolungarne la permanenza. Alle Canarie e a Ceuta e Melilla, le enclave africane della Spagna, si trovano invece i Ceti (Centro de estancia temporal) dove vengono rinchiusi gli immigrati che varcano il confine o arrivano via mare. Il 90% di questi viene espulso, la Spagna è il Paese che fa più ricorso ai rimpatri forzati, più di 40mila ogni anno.
Germania: è il Paese europeo che ha più immigrati, quasi sette milioni. Dal 2005 ha avviato una politica di incoraggiamento dell’immigrazione qualificata, che consente di ottenere la residenza e il permesso di lavoro fin dall’inizio. Requisito essenziale: avere una concreta offerta di lavoro e il permesso dall’Agenzia tedesca per l’impiego. Molti dei Paesi da cui provengono gli immigrati tedeschi sono entrati o stanno per entrare nell’Ue, quindi non sono più extracomunitari. In Germania esiste il reato di immigrazione clandestina, che è punito con la reclusione fino a tre anni in caso di recidiva. I centri di identificazione sono in prossimità degli aeroporti, ci sono poi circa 32 centri di detenzione in cui il periodo di permanenza prima dell’espulsione può essere esteso sino a 18 mesi. Lo straniero può essere detenuto per sei settimane anche mentre è in attesa della decisione sull’espulsione.
Gran Bretagna: Il Regno Unito ha introdotto una politica migratoria indirizzata ai lavoratori più qualificati, in cui le pratiche per i richiedenti asilo seguono un processo più veloce.Tutti gli altri ne sono invece scoraggiati. Esiste un sistema a punti: secondo l’età, la situazione finanziaria, il livello di istruzione, le eventuali qualifiche e la conoscenza della lingua inglese. C’è poi l’obbligo, che decade solo per gli iperqualificati, di presentare un certificato di sponsorizzazione. Sono previsti l’arresto e sanzioni amministrative per chi ha documenti falsi, ma anche per i datori di lavoro di irregolari. Le persone fermate alla frontiera (inclusi i minorenni accompagnati) sono detenute in appositi centri gestiti da privati per conto del BIA (border and immigration agency), in attesa di espulsione. Non esiste un termine di tempo definito per questi periodi.
Grecia: è una delle porte dell’Europa più esposte ai flussi migratori di Medio Oriente e Africa. La polizia ha il controllo della detenzione amministrativa e tutti gli immigrati arrestati vengono trattenuti nelle stazioni di polizia ai confini, nelle normali prigioni e in centri appositi che si trovano soprattutto nelle isole della costa turca e al confine con la Bulgaria. Lo stato di questi campi di raccolta, in cui il limite di permanenza teorico è di 3 mesi, è stato pesantemente criticato dalle organizzazioni umanitarie per le condizioni igieniche, il sovrappopolamento, la mancanza di assistenza legale e sanitaria. Meno del 2% delle domande di asilo viene accolto, eppure il numero di stranieri residenti in Grecia è molto alto, in rapporto alla popolazione.
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