Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Controlli all'aeroporto di Los Angeles (Credits: LaPresse/Steve McCrank)
Dopo le battaglie contro la riforma sanitaria, dopo gli attacchi per la gestione della Macchia Nera della Louisiana, la rivolta dei passeggeri degli aeroporti americani è la terza grande protesta di massa contro l’amministrazione Obama. Continua

Cina: censurate anche le telefonate (Credits: LaPresse)
DIARIO DAL WEB - Il controllo capillare della stampa, della televisione e di tutto quello che passa attraverso la rete non basta più. Per tenere monitorato quello che succede nella Repubblica popolare e per evitare la fuga di “segreti di stato” Pechino ha deciso di interferire anche nelle telefonate dei cinesi. Continua

Lyudmila Blonska
La sua è (solo) la terza medaglia “taroccata” dell’Olimpiade cinese. L’ucraina Lyudmila Blonska, argento nell’eptathlon, è risultata positiva a un test anti-doping. A dare la notizia è il presidente della Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf), Lamine Diack. Medaglia immeritata quindi e subito ritirata, che ora andrà alla statunitense Hyleas Fountain; bronzo alla russa Tatiana Chernova.
Quello Blonska è il sesto caso di positività di questi Giochi, dopo quelli della ciclista spagnola Maria Isabel Moreno, del tiratore nordcoreano Kim-Jong-Su (un argento e un bronzo), della ginnasta vietnamita So Thi Ngan Thuon, della mezzofondista bulgara Daniela Yordanova e della greca Fani Halkia, campionessa olimpica dei 400 ostacoli ai giochi di Atene 2004.
Sei casi di doping su un totale di 4.133 controlli, che hanno portato il Cio a esprimere soddisfazione per il così basso numero di “illeciti sportivi”. Possibile? I Giochi più puliti quindi nella capitale del “taroccato”? Le domande e i dubbi sono più che legittimi: stanno davvero controllando bene? O le eventuali sostanze assunte dagli eroi di Pechino si sono talmente evolute da rendersi introvabili? E ancora: perché controllare mentre le gare sono in pieno svolgimento (quindi senza sorpresa), quando si sa che è soprattutto durante la fase di preparazione che gli atleti truccano il loro “motore”?
Dal Cio nessuna risposta, se non quella per ribadire i suoi dati ufficiali: “Siamo arrivati a 4133 test in totale: 3292 su campioni di urine (tra cui 657 per scovare l’Epo) e 848 su campioni di sangue(455 controlli per l’ormone della crescita, Gh)”, spiega Giselle Davies, portavoce del Comitato olimpico internazionale. “Arriveremo a circa 4.500 per la fine del Giochi, il numero più alto mai raggiunto nella storia della Olimpiadi”. Di questi controlli antidoping, circa il 64% sono stati effettuati dal periodo tra il 27 luglio e l’8 agosto, vale a dire prima dell’apertura ufficiale dei Giochi.
Una netta diminuzione quindi che il Comitato attribuisce al cosiddetto effetto deterrente. Ad Atene 2004 ad esempio vennero eseguiti 3.500 controlli, ma i casi positivi furono 26. “Si sta vincendo la battaglia contro l’uso di sostanze dopanti” commenta Davies, che assicura “Nessun rischio di giochi truccati, le analisi sono condotte di concerto con tutte le autorità antidoping, dalla Wada (l’agenzia mondiale per la lotta al doping) alle varie federazioni internazionali”.
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Il suo nome è quasi un codice: “Grand Beijing Safeguard Sphere”. Si sa poco sul suo funzionamento. Si sa invece che è il vero cervellone elettronico della sicurezza olimpica a Pechino. Il pacchetto, acquistato nel 2001 ancora in fase sperimentale, è stato messo a punto definitivamente solo quest’anno. A un costo di 6,5 miliardi di dollari. Le sue 300 mila telecamere piazzate in ogni angolo della città avranno il compito di identificare elettronicamente individui sospetti, anche se essi si dovesse muovere in mezzo alla folla.
Dopo Londra, è il secondo sistema di videosorveglianza più esteso del mondo.
Ma Pechino ha anche sborsato altri soldi. Secondo la Security Industry Association, di Alexandria (Virginia), per le attrezzature della sicurezza si sono spesi anche fra i 300 e i 400 milioni di dollari. A rifornire la Cina, aziende americane come Honeywell, General Electric e Ibm. Il sofisticato sistema di controllo della Honeywell permetterà alle forze di sicurezza cinesi di analizzare le riprese di siti sensibili, Visiowave della Ge fornirà comunicazione e controllo simultanei su potenziali target che si spostano velocemente, individuati dagli obiettivi delle telecamere.
Una rivoluzione nel controllo interno di opposizione, attivisti dei diritti umani e media. Innovativa, ma che si interseca con quella tradizionale. Negli ultimi mesi, sono stati reclutati centinaia di tassisti e insospettabili vicini di casa, per tenere d’occhio altri cinesi e gli stranieri in arrivo per i Giochi. “E’ il meglio del vecchio e il meglio del nuovo”, commenta Sharon Hom, dell’osservatorio sui diritti umani in Cina. “I sistemi di controllo che già conoscevamo si sovrappongono alla tecnologia. Tutti hanno la percezione che stiamo entrando in uno stato di polizia”.
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