
Militari nella Prefettura di Ganzi (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Capire cosa stia davvero succedendo nel Sichuan non è facile. Le ricostruzioni diffuse dall’agenzia di stampa cinese Xinhua naturalmente non coincidono ne’ con quelle dei rappresentanti del Governo tibetano in esilio ne’ con quelle di molte Ong che vantano contatti affidabili anche nelle aree più instabili della Repubblica popolare. I primi raccontano di essere stati costretti ad aprire il fuoco contro “una folla scalmanata che, senza ragione, ha assaltato munita di pietre e coltelli negozi e stazioni di polizia nella prefettura del Ganzi”, la porzione del Sichuan più vicina al Tibet e, proprio per questa ragione, abitata da una significativa minoranza buddista. Le versioni delle Ong parlano invece di un attacco violento e ingiustificato della polizia cinese ai danni di un gruppo di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” Continua

L'immolazione della suora buddista Palden Choetso (Credits: (AP Photo/Students For A Free Tibet via APTN)

Nyage Sonamdrugyu, 42 anni, domenica mattina all’alba si è tolto la vita dandosi fuoco. Un atto disperato che lo accomuna a quello compiuto da altri quindici, tra fedeli e religiosi buddisti, che in poco meno di un anno hanno scelto di protestare contro un’occupazione cinese sempre più inumana e intollerabile rinunciando alla loro stessa vita. Due appena due giorni prima, nel Sichuan, prefettura di Aba. Continua
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(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
Il 2011 verrà ricordato come l’anno della Primavera araba. Dalla Tunisia al Marocco e all’Egitto, e poi lo Yemen, il Bahrein, la Libia e la Siria, i Paesi dell’area mediorientale sono stati attraversati dal vento delle rivolte. In alcuni casi la rivoluzione ha prodotto la caduta dei raìs e libere elezioni, in altri casi i popoli riempiono ancora le Piazze per chiedere il rispetto dei diritti umani e civili. Ma questo è anche l’anno del rinnovato terrore nucleare, con l’incidente alla centrale atomica di Fukushima in Giappone, e della paura per l’Europa e per la sua moneta unica, che sta rischiando di sgretolarsi sotto i colpi della crisi economica.
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(Credits: AP Photo/Ashwini Bhatia)
E’ possibile che dopo la denuncia del Dalai Lama dell’ennesimo genocidio perpetrato dal Partito comunista cinese ai danni della minoranza tibetana l’Occidente si sia accorto che l’oppressione cinese sta divetando sempre più dura. Nel Sichuan, una provincia della Repubblica popolare che ospita una significativa minoranza tibetana e che da tempo chiede inutilmente di essere riunita al Tibet, dall’inizio dell’anno più di dieci monaci e suore buddisti si sono dati fuoco. Molti hanno perso la vita, ma alcuni si sono salvati perché trasportati immediatamente in ospedale.
E’ evidente che il 16 marzo scorso i religiosi del Sichuan non hanno iniziato questa protesta con la pretesa di riuscire a convincere Pechino a concedere loro un po’ di libertà, ma per farsi notare dall’Occidente Continua

Lobsang Sengay (AP Photo/Ashwini Bhatia)

Così
come era stato previsto, sarà il guirista
Lobsang Sangay, 42 anni, la nuova
guida politica del Tibet. Il docente di Harvard nato e vissuto in esilio ha raccolto 27.051 preferenze, pari al 55% dei voti, nelle
elezioni volute e organizzate dal
Dalai Lama per ”garantire ai tibetani una nuova
guida politica, un riferimento affidabile e legittimo per il prossimo futuro, soprattutto quando lo stesso
Tenzin Gyatso non riuscirà più ad essere così attivo”. Degli 83.400 tibetani con il diritto di volo, ben 49.000 sono riusciti a esprimere la propria preferenza.
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(Credits: Epa/Divyakant Solanki)

Dopo Africa del Nord e Medio Oriente, anche il Tibet porta avanti, con successo, la sua rivoluzione. Il Dalai Lama è infatti riuscito a convincere i tibetani che sia finalmente arrivato il momento di scegliere un nuovo leader politico che li aiuti a portare avanti la loro lotta per l’indipendenza. Si tratta di un cambiamento epocale per un paese che ha sempre creduto nella reincarnazione del Lama e completamente disabituato all’idea di scegliere un leader tramite libere elezioni. Ma anche di una provocazione forte per il vicino cinese, Continua

(Credits: Epa/Divyakant Solanki)

Mentre in tutto il mondo la diaspora tibetana celebra l’anniversario della rivolta del 1959 che segnò l’inizio di un drammatico esilio, il Dalai Lama da Dharamsala (in India) dove vive, ha annunciato che lascerà il suo ruolo politico per permettere la “libera elezione” della prossima guida tibetana.
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(Credits: LaPresse)

Ormai è diventata un’abitudine: nessuno straniero può permettersi di avventurarsi in Tibet da marzo in avanti, e ogni hanno cambia la data relativa alla scadenza del divieto. Continua
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