
Famiglia pakistana (Credits: AP Photo/Anjum Naveed)

Esempi di sfruttamento e vessazioni contro le donne fanno parte, purtroppo, della quotidianità della maggior parte dei paesi asiatici. Ma la storia di Shahnaz Bibi è talmente tragica da meritare di essere raccontata, quanto meno per cercare di evitare che una vicenda simile possa succedere ad altre. All’inizio di giugno la polizia pakistana ha arrestato un gruppo di uomini per aver costretto questa giovane donna a spogliarsi e a sfilare nuda in un villaggio isolato nel nord del paese per espiare la colpa del figlio, che avrebbe avuto una relazione con la moglie di uno degli uomini coinvolti nell’agguato. Una storia, questa, che ha turbato l’intera nazione. Continua

Una donna sudanese alla periferia di Karthoum (Credits: Ezequiel Scagnetti)
Cinque Paesi africani limitano a oggi la libertà di ingresso sul loro suolo ai sieropositivi: Namibia, Isole Comore, Egitto, Sudan, Guinea Equatoriale. La Namibia e le Isole e Comore stanno cambiando la discriminatoria legge che subordina il rilascio di un visto di ingresso a un test negativo dell’Hiv.
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- giamp
- Lunedì 28 Giugno 2010

Stefano Allievi, Professore di sociologia all’Università di Padova e massimo studioso di cultura araba, è l’autore di Islam italiano (Einaudi, ed. Struzzi), uno dei più approfonditi studi, mai pubblicati, sulla cultura degli immigrati musulmani nel nostro Paese. Un viaggio in prima persona, nel tempo ma anche nello spazio, tra i musulmani d’Italia, silenziosamente diventati, senza che ce ne accorgessimo, i nostri nuovi vicini: i musulmani della porta accanto. Lo abbiamo intervistato all’indomani della pronuncia della commissione parlamentare francese che si è detta favorevole al divieto del velo integrale nei luoghi pubblici. Continua
- giamp
- Mercoledì 27 Gennaio 2010
Credits: AP Photo/Rafiq Maqbool
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28/07/2009 - Si torna a parlare molto di Afghanistan, in questi giorni.
Si parla delle polemiche politiche intorno alla partecipazione italiana alla missione; delle violenze contro i militari italiani e degli altri contingenti presenti; della campagna elettorale, in corso, che sta lentamente preparando il Paese alle elezioni presidenziali del prossimo 20 agosto.
Con questa galleria di immagini, Panorama.it vuole tornare a parlare della condizione delle donne in quel Paese.
A commentare le immagini, alcuni dati forniti dal rapporto Silence is violence. End the Abuse of Women in Afghanistan (Il silenzio è violenza. La fine dell’abuso sulle donne in Afghanistan), presentato a Kabul lo scorso 8 luglio dal’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay.

Negli Usa fioriscono cliniche per “disintossicarsi” che promettono terapie di conversione. “Queste terapie” sostiene la dottoressa Pizzi, psicologa del Terzo centro di psicoterapia cognitiva di Roma “sviluppano tutta una serie di sintomi negativi”. In pratica, generalmente se ne esce più depressi di prima. Zach è un ragazzo del Tennessee che a 16 anni ha rivelato ai genitori la propria omosessualità. Sul suo blog scrive: “Mi hanno annunciato di avermi iscritto a un programma organizzato dagli integralisti cristiani per i gay”. Le regole
della “clinica” Refuge non sono poi così diverse dalle norme “moralizzatrici” appena introdotte nell’Iran fondamentalista.
Si passa dal divieto di ascoltare Madonna, Britney Spears, Bach e Beethoven a quello di dormire in maniche corte. E’ vietato ogni genere di contatto fisico. Non si può chiudere nessuna porta e non si può restare in bagno più di 15 minuti. Divieto assoluto di parlare delle regole del Campo con gli altri ragazzi e ragazze e di instaurare rapporti d’amicizia. Proibiti Internet e la Tv. Ogni mattina tutti i ragazzi devono sottoporsi ad una ispezione di quella che viene definita “falsa immagine” (l’immagine di sé gay), nel corso della quale vengono esaminati libri, borse, appunti. Se si è in possesso di oggetti definiti “irregolari” (che riconducono a un’immagine gay), il materiale viene sequestrato.
L’Apa, l’Associazione degli psicologi americani, che dal 1973 non considera più l’omosessualità una malattia, ha anche chiarito che le terapie di conversione non hanno alcun fondamento scientifico.
Brock racconta di essersi trovato coinvolto in una relazione con un uomo sposato, con figli, conservatore. “Ero pieno di sensi di colpa, ma entrambi eravamo convinti che essere gay apertamente fosse sbagliato. Ho scoperto presto un mondo desolante. Non riuscivo a credere che potessero esserci così tanti uomini sposati, intrappolati in un desiderio omosessuale”. Brock ha deciso di entrare a far parte di un piccolo gruppo a Dallas che praticava l’astinenza sessuale e inalava ammoniaca ogni volta che sopraggiungeva un impulso omosessuale. “Non ho mai visto nessun progresso da parte dei partecipanti al corso” ripensa Brock “è triste: molti sono stati lì per cinque anni, o più, e hanno pagato migliaia di dollari sperando in un cambiamento. In quanto a me, la mia lotta personale mi ha portato a parlare, pregare, guardarmi dentro. E ho capito che non sono uno sbaglio, che sono stato creato in un modo meraviglioso da un Dio amorevole. Ho incontrato molti gay che hanno scelto di sposare una donna. Sono convinti che stanno facendo un servizio all’umanità negando il proprio orientamento. Ironicamente accade l’esatto opposto, perché introducono la frustrazione nelle loro case, nel lavoro e nelle relazioni”.
Gli effetti più devastanti dell’omofobia sono quelli che penetrano nell’animo umano. La chiamano “omofobia interiorizzata”. “Quello che può verificarsi, in concreto, è che i gay temano il giudizio degli altri. Questo può portare all’autoesclusione sociale. Se si evita di sviluppare una autoaccettazione si va incontro a un pesante abbassamento della qualità della vita, che può portare a depressione” spiega Elisabetta Pizzi.

Chi ha provato la terapia, ne è rimasto segnato. Ma c’è chi, col senno di poi, ne ride e racconta ciò che ha passato in uno spettacolo teatrale (“come sono sopravvissuto al movimento ex gay”).
Quale è la realtà che si cela dietro al femminicidio in Chihuahua?
Molto di quanto successo va letto in prospettiva di una multivulnerabilità delle donne - risponde Michela Gaito, coordinatrice delle campagne della sezione italiana di Amnesty International -. Le vittime sono donne sole, emigrate nel nord del Messico alla ricerca di un futuro migliore, per lavorare in maquiladoras, fabbriche di assemblaggio di multinazionali, sfruttate, spesso lontano dalle famiglie. Si approfitta di questa solitudine. Due sono le condizioni che portano alle violenze: la discriminazione di genere e l’impunità. Chi vuole abusare di una donna può farlo nella tranquillità di non essere punito.
A cos’è dovuto lo sconvolgente disinteresse della polizia locale?
C’è un contatto tra ufficiali di polizia e perpetratori di omicidi, una collusione che fa mettere in secondo piano i delitti. La tendenza è quella di considerare questi crimini come una questione privata e non - come invece è - come una questione di diritti umani.
Cosa ha fatto finora Amnesty?
Alla fase di ricerca iniziale, conclusa con il Rapporto del 2003, abbiamo fatto seguire l’azione, attivando una campagna mondiale. Com’è tradizione di Amnesty abbiamo agito soprattutto inviando lettere, fax, e-mail e cartoline alle autorità messicane, elencando le nostre richieste.
Ci sono state risposte?
Alcune, ma un po’ di circostanza. Sono state messe in campo azioni per cercare di risolvere il problema, non sufficienti. Il Procuratore generale federale ha portato a termine un’indagine, dalla quale però non è emersa la reale dimensione della situazione. La Camera bassa del Parlamento messicano ha introdotto una legge sui diritti delle donne, ma ancora non ha superato il vaglio dell’altra Camera.
Com’è l’eco della vostra campagna nel mondo?
I nostri interlocutori privilegiati sono i governi, ma ci rivolgiamo anche all’opinione pubblica, lavorando sulle leve giuste, come può essere patrocinare un film come Bordertown, per determinare un impatto generale che porti a misure contro la fine delle violenze. Le nostre campagne sono accolte con entusiasmo: in un mese, sul nostro sito, per ogni appello è stato raccolto oltre un migliaio di firme.
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