
Ai Weiwei davanti al suo "Template" (EPA/TOBIAS HASE)

Il dissidente cinese Ai Weiwei non c’è l’ha fatta a rimanere in silenzio. Anche se Pechino, dopo averlo rilasciato lo scorso giugno, gli aveva imposto di non parlare con la stampa, il “nemico del regime” non ha resistito a pubblicare su Newsweek un giudizio molto amaro sulla Repubblica popolare. Continua

I semi di girasole di Ai Weiwei (Credits: EPA/ANDY RAIN)

“Ai Weiwei è stato liberato su cauzione per aver confessato i suoi crimini, per le sue condizione di salute, e per aver confermato di essere disposto a ripagare le imposte che l’azienda da lui gestita, la Beijing Fake Cultural Development Ltd., avrebbe evaso”. Sono queste le motivazioni che hanno portato, ieri, all’inattesa scarcerazione di Ai Weiwei, l’ormai famosissimo architetto-blogger-dissidente arrestato il 3 aprile scorso all’aeroporto di Pechino poco prima dell’imbarco per Hong Kong. Continua

Esercito cinese (Credits: LaPresse)

“Per uno scrittore la punizione più grande è non poter tornare nel paese che fa da sfondo alle proprie storie”: è questa la grande paura di Ma Jian, dissidente cinese che dopo aver dipinto per anni poster di propaganda e aver lavorato come reporter per una rivista del partito, dopo un viaggio solitario di tre anni alla scoperta degli angoli più remoti della Repubblica popolare, viene condannato dal governo e costretto all’esilio per aver pubblicato una raccolta di racconti sul Tibet (Tira fuori la lingua). Continua

I semi di girasole di Ai Weiwei (Credits: EPA/ANDY RAIN)

A quattro giorni dall’improvvisa scomparsa, arrivano finalmente nuove notizie sulla detenzione dell’artista dissidente Ai Weiwei, che l’Occidente ha conosciuto soprattutto grazie all’installazione composta da quindici milioni di semi di girasole in porcellana realizzati a mano esposta lo scorso ottobre alla Tate Modern di Londra. Continua
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Pechino, supporter con i cartelli: "Celebriamo la vittoria del Nobel di Liu Xiaobo" (Credits: Ap Photo/Vincent Yu)
La Cina aspettava da tempo l’assegnazione di un premio Nobel è ha ricevuto oggi il peggiore che le potesse capitare: quello per la pace, che non è andato a uno dei volti noti del partito per la capacità con cui la Repubblica popolare è riuscita a rimanere fedele all’idea di ’sviluppo pacifico’ in patria e nella regione, ma al più noto dei dissidenti orientali, Liu Xiaobo. Continua
- Tags: Bao Pu, censura, Cina, dissidenti, hong-kong, Hu-Jintao, libertà di informazione, libertà-di-espressione, orientexpress, Wen-Jiabao, Yu Jie
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Ritratto di Wen Jiabao e Hu Jintao tra le macerie del Sichuan (Credits: LaPresse)
Hong Kong sfida di nuovo il regime di Pechino, e pubblica il secondo libro contro il regime: ‘China’s Best Actor: Wen Jiabao’ (Wen Jiabao: il migliore attore cinese). Nel 2009 l’editore Bao Pu (figlio del noto dissidente Bao Tong, agli arresti domiciliari da circa dieci anni) ha pubblicato le memorie di Zhao Ziyang sulla repressione di Piazza Tiananmen, un testo che non ha risparmiato nessuno tra i leader dell’epoca e che ha infastidito Pechino a tal punto da decidere di bloccare Bao Pu nella pubblicazione di un secondo libro di memorie, quelle di Li Peng, il ‘macellaio di Tiananmen’, accusato di aver ordinato il massacro del 1989.
Oggi Bao Pu ha messo sul mercato un testo scritto dal dissidente Yu Jie che elenca tutti i difetti del premier in carica, e Pechino non è riuscito a fermarlo. Continua

A quando le messe per i dissidenti? (Credits: J. Ortega Martinez by Flickr)
E’ stata la Chiesa stessa - che da tempo sta mediando nel delicato dossier dei disidentes di Cuba - ad annunciare la liberazione di Ariel Sigler Amaya, un detenuto divenuto paraplegico dopo il suo arresto anni fa. Altri sei prigionieri, invece, verranno trasferiti in carceri più vicine alle proprie abitazioni.
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Un mondo migliore? Sì, senza prigionieri politici (Credits: Russell C by Flickr)
Come previsto dopo la morte del dissidente Orlando Zapata e nonostante alcune dichiarazioni del presidente Raul Castro che si è detto “dispiaciuto” per l’accaduto, il regime ha stretto il cerchio attorno a qualsiasi forma d’opposizione. Continua
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