
A quando le messe per i dissidenti? (Credits: J. Ortega Martinez by Flickr)
E’ stata la Chiesa stessa - che da tempo sta mediando nel delicato dossier dei disidentes di Cuba - ad annunciare la liberazione di Ariel Sigler Amaya, un detenuto divenuto paraplegico dopo il suo arresto anni fa. Altri sei prigionieri, invece, verranno trasferiti in carceri più vicine alle proprie abitazioni.
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Un mondo migliore? Sì, senza prigionieri politici (Credits: Russell C by Flickr)
Come previsto dopo la morte del dissidente Orlando Zapata e nonostante alcune dichiarazioni del presidente Raul Castro che si è detto “dispiaciuto” per l’accaduto, il regime ha stretto il cerchio attorno a qualsiasi forma d’opposizione. Continua
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da tre anni come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Liu Xiaobo (Credits: LaPresse)
Gli Stati Uniti non sono i soli ad aver deciso di cambiare la “strategia cinese”. Sta forse per finire l’era dei compromessi perché l’Occidente vuole tornare in prima linea anche nella battaglia per il rispetto dei diritti umani in Cina? Continua

I diritti umani saranno i protagonisti del Premio Nobel per la Pace 2008. Questa è la scommessa di Stein Tonnesson, direttore dell’International Peace Research Institute di Oslo, uno dei più importanti centro studi europei. Storico, docente universitario, poliglotta, impegnato da anni sul fronte dello studio dei conflitti, Tonnesson, è un personaggio molto vicino al Comitato per il Nobel. Lui stesso è uno dei pochi che a livello mondiale viene autorizzato a far pervenire le segnalazioni al gruppo di cinque membri, eletto dal parlamento norvegese.
Intervista a Stein Tonnesson
Che ogni anno deve scegliere a chi affidare il riconoscimento più importante nel campo dell’impegno a favore della pace e del rispetto dei diritti fondamentali della persona. “Il premio andrà al dissidente cinese Gao Zhisheng. Forse lo condividerà con un altro oppositore, Hu Jia”. Il tono di Tonnesson è sicuro nella risposta. Il cattedratico norvegese sembra non avere dubbi.
Parla Gao Zhisheng
Secondo lui, nel 60°anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Comitato di Oslo sceglierà di onorare i perseguitati politici in Cina. “Non l’ha fatto negli ultimi perché sperava che, in vista dei Giochi Olimpici, la situazione migliorasse. Non l’ha fatto anche per evitare che sembrasse una pressione indebita. Ma ha monitorato per lungo tempo, con cura, l’atteggiamento del governo cinese. Dopo il successo delle Olimpiadi 2008; dopo aver constatato le continue violazioni dei diritti umani, credo proprio che il Comitato sia giunto alla conclusione che il tempo di dare il premio a un dissidente cinese sia ormai arrivato”. Tra i nomi indicati c’è anche quello di Wei Jingsheng, il “Nelson Mandela Cinese”, intervistato da Panorama.it alcune settimane fa.
Stein Tonnesson non nasconde che premiare un oppositore del regime potrebbe scatenare la reazione cinese e suscitare un vespaio di polemiche. Come nel 1989, quando il Nobel venne assegnato al Dalai Lama. Ma premiare Gao Zhisheng e Hu Jia - entrambi in prigione - vorrebbe dire che i riflettori accesi sui Giochi Olimpici nello scorso mese di agosto non hanno accecato chi si batte per i diritti umani. Anzi, significherebbe che ora, a luci spente, la questione rimane ancora una priorità a livello internazionale. Se il premio non andasse a loro, secondo lo storico norvegese, sono molti altri i possibili candidati.
Quest’anno sono arrivate al Comitato le segnalazioni di 164 nomi di individui e di 33 organizzazioni. Tra di loro anche personaggi dello Star System come il cantante britannico Bob Geldof; politici come l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl o il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika; o attivisti per la pace come il reverendo John Dear, un gesuita statunitense, autore di una decina di libri, più volte incarcerato per le sue battaglie pacifiste, il cui nome sarebbe stato segnalato da un altro Premio Nobel, il vescovo Sudafricano Desmond Tutu. L’annuncio del vincitore verrà dato il 10 ottobre alle 11.00, durante una conferenza stampa, nella antica sede di Henrik Ibsens Gate, n°51.
La premiazione dello scorso anno

Secondo lo storico norvegese, altri papabili sono il monaco buddista vietnamita Tich Quang Do, che si batte per la libertà di religione contro il regime comunista o l’avvocatessa russa Lydia Yusupova, impegnata nella difesa dei diritti umani in Cecenia. Oppure potrebbe essere assegnato a Human Rights Watch, l’associazione statunitense “gemella” di Amnesty International. E’ dal 2003, con il Nobel all’iraniana Shirin Ebadi, che non non viene premiata la difesa dei diritti umani. “Ma se guardiamo ad altri campi di intervento - afferma il direttore dell’International Peace Research Institute di Oslo - per trovare un possibile vincitore, penso alla coalizione che ha promosso la campagna internazionale per il bando delle bombe a grappolo.Oppure, se guardiamo alla crisi alimentare e alle speculazioni sul cibo, il Comitato potrebbe indirizzare la propria scelta verso qualcuno dei personaggi o delle organizzazioni che lottano contro la fame nel mondo.”
Anche Stein Tonnesson ha inviato la sua segnalazione al Comitato. Ma non vuole svelare quale nome ha indicato. La scelta del vincitore avviene nella più stretta riservatezza. Le nomination vengono registrate entro il febbraio precedente alla nomina. La lunga lista viene scremata. Nei mesi successivi, i membri del comitato discutono dei nomi rimasti. Spesso la decisione finale non viene presa all’unanimità, ma anzi, dopo lunghe discussioni e divisioni. Di cui nessuno però avrà mai pubblica conoscenza. “Io sono in una posizione particolare - dice Tonnesson. “Ho segnalato un nome e spero che sia lui il vincitore. Ma allo stesso tempo, come esperto della materia, credo anche - ripeto - che quest’anno, il Nobel premierà un difensore dei diritti umani”. Forse è veramente il tempo che i riflettori tornino ad accendersi su Pechino.
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