
(Credits: Shehzad Noorani/La Presse)

Sono in pochi a sapere che il Myanmar vanta una tradizione musicale di tutto rispetto, che purtroppo oggi sta scomparendo. I musicisti più noti negli anni del regime stanno invecchiando, e i giovani sembrano non riconoscersi più nei loro stornelli, che quindi smettono di essere per loro un punto di riferimento.
Il South China Morning Post è riuscito a raggiungere U Tin, un cantautore di ottant’anni che ricorda ancora quando, negli anni ‘50, quella che non veniva ancora definita la “musica del regime” piaceva un po’ a tutti. Continua

(Credits: Ap Foto)
Nel Maghreb è stato un fine settimana di sangue. In Algeria e Tunisia la folla si è riversata nelle piazze. “La guerra del pane“, è stata definita, ma i ragazzi tunisini chiedono anche “Lavoro e dignità“. Secondo fonti da Tunisi sarebbero finora 50 i morti. Tre i manifestanti uccisi ad Algeri. E gli scontri continuano.
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(Credits: Epa/STR)
Il partito sostenuto dalla giunta militare birmana ha annunciato di aver vinto le prime elezioni nel Paese degli ultimi venti anni, con l’80% dei voti. Ma non si fermano le proteste e le opposizioni, che hanno boicottato il voto, denunciano frodi. Intanto, più di 20 mila persone cercano di lasciare il Paese, superando il confine con la Thailandia. Continua
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Uno dei tanti cartelli che in Argentina rivendicano le isole (Credits: alex-s by Flickr)
Che fare quando su un premier piovono con un’intensità sempre maggiore accuse di corruzione mentre l’economia arranca?
Deve essere stata questa la domanda che frullava in testa alla presidente argentina Cristina Kirchner quando martedì scorso si è svegliata come ogni giorno nella sua residenza di Olivos. Un rapido briefing con il marito Néstor, ex presidente recentemente accusato, tra le altre cose, di speculazione avendo comprato 2 milioni di dollari prima dell’ultima, l’ennesima, svalutazione del peso, e la risposta Cristina poche ore dopo già l’aveva in mano. Continua

“Ergastolo nell’ambito di un ”genocidio”. Una sentenza storica quella inflitta in Argentina contro Christian Von Wernich, cappellano della polizia di Buenos Aires ai tempi dell’ultima dittatura (1973-83).
Il sacerdote è stato accusato di aver partecipato agli interrogatori dei desaparecidos, oltre che di sequestri, torture e sei omicidi.
Una sentenza unanimemente definita ‘’storica” che è stata accolta con manifestazioni di giubilo da parte dei familiari delle vittime, le madri di plaza de Mayo e dai militanti degli organismi dei diritti umani presenti nel tribunale.
Il procedimento giudiziario contro Von Wernich, 69 anni, ha fatto riemergere nel paese la memoria della ‘guerra sporca’, ed è stato per settimane al centro dell’attenzione dei media. Non tutti i giorni si vede un rappresentante della chiesa cattolica seduto nel banco degli imputati per aver commesso crimini contro l’umanità, e successivamente condannato quale complice dell’ apparato repressivo dei militari.
L’ex cappellano della polizia ‘bonaerense’ ha assistito alle udienze, durante le quali sono stati ascoltati una cinquantina di testimonianze, mantenendo lo stesso atteggiamento avuto anche oggi: quasi immobile, sotto lo sguardo attento di quattro guardie, protetto da un giubbotto antiproiettili e da un vetro blindato. Poco prima della chiusura del processo, il religioso ha preso la parola, mettendo in dubbio alcune testimonianze ”false”, che ha definito ”impregnate di malizia”.
Per conoscere la verità è necessario ”farlo con la pace”, ha detto Von Wernich, che nel suo breve intervento ha ricordato alcune citazioni bibliche: ”testimone falso è il demonio, perché vive nella menzogna”, ha per esempio osservato, mentre fuori dal tribunale numerose persone attendevano la il verdetto del tribunale. “Una sentenza chiave che rappresenta un verdetto storico, un significativo passo avanti nella nostra ricerca di giustizia iniziata ormai 30 anni fa” ha commentato Angela Boitano, una delle leader dell’ Associazione dei familiari dei desaparecidos. Per la commissione esecutiva della conferenza episcopale argentino invece “In Argentina la Chiesa è colpita dal dolore che ci provoca la partecipazione di un sacerdote in delitti gravissimi, sulla base della sentenza”. “‘Riteniamo che i passi che la giustizia sta dando per chiarire questi fatti devono poter rinnovare gli sforzi di tutti i cittadini nel cammino verso la riconciliazione”‘, precisa poi la nota firmata dal cardinale Jorge Bergoglio.
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Per la prima volta nella storia dell’Argentina un sacerdote cattolico è processato in queste settimane per crimini commessi durante la dittatura militare (dal 1976 al 1983). Padre Christian Federico Von Wernich, 69 anni, ex cappellano della Polizia di Buenos Aires è accusato di fatti commessi trenta anni fa che però non sono caduti in prescrizione a causa della loro atrocità.
Il religioso avrebbe sequestrato e torturato 41 persone e partecipato all’omicidio di altre sette. Per l’Argentina questo processo ha un grande valore simbolico. Almeno una ventina di altri sacerdoti, infatti, avrebbero commesso crimini del genere in una delle pagine più nere della storia del Paese.
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