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Dmitry-Medvedev
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Il Presidente Dmitry Medvedev sull'isola Kunashiri (Credits: AP Photo/RIA Novosti Kremlin, Mikhail Klimentyev)
A Tokyo non bastavano le difficoltà economiche e le divergenze con Pechino sulla sovranità delle isole Senkaku/Diaoyu: il Giappone è stato costretto a richiamare l’Ambasciatore a Mosca per l’affronto subito dal presidente Dmitry Medvedev quando ha deciso, lunedì, di visitare l’isola Kunashiri, nell’arcipelago delle Curili Meridionali -che i giapponesi chiamano territori del Nord-, la cui sovranità è contesa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Medvedev è il primo leader della Russia -e dell’Unione Sovietica- a mettere piede su questo territorio, forse per dimostrare, sostengono i quotidiani giapponesi, di essere un politico talmente forte e potente da meritare la rielezione (nel 2012). Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi).

(Credits: EPA)
Si è appena concluso, a Washington, il summit sulla sicurezza nucleare organizzato dagli Stati Uniti. Con 47 paesi partecipanti, questo incontro ha rappresentato, usando le parole dello stesso presidente Obama, “un’occasione unica per affrontare una minaccia senza precedenti: quella del terrorismo nucleare”.
Continua
- farian
- Mercoledì 14 Aprile 2010
Dal 7 maggio 2008, da quando cioé ha assunto la carica presidenziale, Dmitry Medvedev aveva rilasciato molte interviste, tutte però a giornali o televisioni straniere (inclusa la Rai). Fino a oggi, quando - con una lunga intervista a Novaya Gazeta, il quotidiano di opposizione di cui l’azionista di riferimento è Mikhail Gorbaciov - ha scelto di parlare a ruota libera di tutto, compresi gli assassinii dei giornalisti come Anna Politkovskaya e Anastasia Baburova. Un’oretta di colloquio fitto fitto presso la residenza presidenziale Gorki vicino a Mosca.
Alla domanda del direttore del Novaya Gazeta, che gli ha chiesto su che cosa si regga il patto non scritto tra la cittadinanza e il potere, Medvedev, prontamente, ha chiesto: “Lei intende che dobbiamo barattare la salsiccia in cambio della libertà?”. E con la crisi, come cambierà questo rapporto tra società e Stato? “La stabilità da una parte e la democrazia dall’altra devono andare di pari passo. In nessun caso devono essere concetti contrapposti o alternativi. Non si può contrapporre una vita stabile ai diritti e alla libertà”. ”D’altra parte - ha aggiunto - se le persone non si sentono protette, se non ricevono lo stipendio, se non sono in grado di acquistare i generi di prima necessità, i principali diritti di libertà sono in pericolo”.
Il presidente russo ha commentato anche la recente decisione di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi dei ministri e alti funzionari. “Sono contento che per la prima volta nella storia Russia tutti gli alti dirigenti dello stato hanno dovuto rendere publici i loro redditi. Certo, da noi si può fare business, e rimanere nell’ombra (il segreto bancario è garantito in Russia), ma se decidi di fare carriera pubblica, devi accettare il fatto che i tuoi redditi e della tua famiglia saranno resi noti ai cittadini”. Il tutto - ha detto - per arginare corruzione e eccessi di burocrazia.
Alla domanda, “se ha avuto una reazione negativa da parte dei chinovniki (dirigenti pubblici)”, Medvedev ha risposto modestamente che “la carica di Presidente libera dalla necessità di ascoltare le opinioni negative dei burocrati. Io ho preso la mia decisione, e tutti si devono attenere alle mie decisioni”. Dmitri Medvedev (il cui reddito ufficiale è di 93 mila euro annuale contro i 103 mila di Putin ndr) si è rifiutato di fare previsioni sull’esito del secondo processo in corso a Mosca a carico dell’ex magnate del petrolio Mikhail Khodorkovsky. ”Per il Presidente, fare previsioni sull’esito di un qualsiasi processo, e quindi anche su quello a carico dell’ex capo del colosso petrolifero Yukos, è contro la legge. E questo riguarda anche tutti gli altri funzionari pubblici”. ”Tutti gli altri - ha aggiunto il presidente - sono liberi di fare i propri commenti” sull’esito del processo. ”Sono affari loro”.
Ha parlato di internet e della sua regolamentazione: “Internet è la migliore piattaforma per le discussioni libere e non solo in Russia, ma nel mondo. La sua regolamentazione deve essere sensata. Non dobbiamo correre prima degli altri, ma dobbiamo sia permettere a internet di svilupparsi, sia reprimere i crimini collegati ad internet. Internet non è un male assoluto”. Medvedev ha ribadito poi che non vuole entrare in nessun partito (”Nel nostro paese esiste attualmente la tradizione di un presidente senza partito”), nemmeno in quello del premier. Medvedev ha parlato poco di economia, un compito che spetta al premier Putin. Proprio oggi la Duma dovrebbe approvare il Programma Anticrisi del governo, presentato il 19 marzo. Valore: 3000 miliardi di rubli (circa 90 miliardi di dollari).

Il quadro di Putin
Per tre giorni, nell’albergo Europa di San Pietroburgo, saranno messi in esposizione i quadri di politici russi: un’esposizione, chiamata “Alfabeto di Natale”, che raccoglie da tre anni alcune opere a tema che iniziano con le lettere in cirillico dei leader politici più in vista. Tra loro anche il sindaco Valentina Matvienko. Ma quest’anno il salone ha riservato una sorpresa: il quadro “Arabeschi sulla finestra” (in russo Uzor, con la lettera U), realizzato dal premier Vladimir Putin.
Quest’anno l’esposizione è dedicata a “La notte prima di Natale”, il celeberrimo romanzo di Nikolaj Gogol. Il sindaco ha scelto la lettera M (come l’iniziale del suo cognome), con un quadro su Metel, la tempesta di neve. Putin ha invece scelto la lettera U, e non la P. è il suo quadro debutto: stile naif, verde blu, con la grande firma del Premier, ovviamente in cirillico. E per questa firma si prevede il prezzo massimo sull’asta benefica tra tre giorni. La prima volta, due anni fa, il quadro più caro è stato quello di Matvienko (2,2 milioni di rubli, quasi 100 mila dollari). Così anche l’anno scorso, con il suo quadro venduto a 11 milioni di rubli (quasi 500 mila dollari). Quest’anno, non ha dubbi l’organizzatrice del progetto, Nadezhda Anfalova: “il più caro sarà quello di Putin. Chi compra guarda il nome”. Il prezzo di vendita, in questo caso, potrebbe raggiungere un milione di dollari secondo gli organizzatori. Tutti i soldi ricavati andranno in beneficenza per gli ospedali pediatrici e le chiese locali.

Dal vertice Ue-Russia di Nizza arrivano venti di disgelo. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha proposto di tenere un summit dell’Organizzazione per la sicurezza e la sicurezza in Europa (Osce) a metà 2009 “per gettare le basi della sicurezza in Europa e oltre coinvolgendo sia la Russia che gli Stati Uniti”. Ad aprile a Strasburgo è in programma un vertice della Nato in cui potrebbero essere discusse le proposte da avanzare a Mosca.
Nel frattempo Sarkozy ha auspicato un congelamento dello scudo antimissile - che “non fa nulla per portare sicurezza e complica le cose” - e della risposta russa con i missili Iskander che dovrebbero essere schierati nell’enclave di Kaliningrad. Su questo punto si è impegnato il presidente russo, Dmitry Medvedev, che ha promesso di non schierare i nuovi missili almeno fino al summit. “Dobbiamo tutti astenerci da misure unilaterali”, ha dichiarato il capo del Cremlino.
Sarkozy ha anche riconosciuto che la Russia ha attuato “in buona parte” il previsto ritiro dalla Georgia ma ha chiesto a Mosca di lasciare anche Akhalgori e Perevi, due villaggi osseti della Georgia fuori dai confini dell’Ossezia del sud sottratti al controllo delle truppe di Tbilisi. Dopo il breve conflitto di agosto, Mosca ha lasciato truppe anche in alcune enclave fuori dalle due repubbliche secessioniste, Ossezia del sud e Abkhazia. L’accordo per il cessate il fuoco prevede che le truppe russe si attestino sulle posizioni precedenti alla guerra, ma Tbilisi sostiene che questo non è accaduto.
La tensione tra Russia e Stati Uniti? E’ destinata a crescere. Le accuse di Vladimir Putin di un coinvolgimento americano nell’attacco georgiano contro l’Ossezia del Sud ? Un messaggio del Cremlino a John Maccain: non ti sognare di seguire la strada del tuo predecessore contro di noi, nel caso in cui fossi eletto alla Casa Bianca. Il prossimo obiettivo (politico, non militare) di Mosca ? L’Ucraina, ovviamente. Robert McMahon, giornalista, è il vicedirettore della rivista web del Council of Foreign Affairs, una delle più importanti istituzioni mondiali nel campo dell’analisi della politica internazionale. Da Washington, ora Mcmahon, dopo anni sul campo nell’Europa Orientale, monitora tutte le mosse di Mosca. E non è sorpreso della piega presa dagli avvenimenti.
“Siamo in una fase veramente calda - dice Robert McMahon. L’intervista alla Cnn, durante la quale Vladimir Putin ha accusato l’amministrazione Bush di aver spinto la Georgia contro l’enclave osseta per facilitare la campagna elettorale del candidato repubblicano è una pietra miliare del nuovo corso dei rapporti con la Russia. Con quelle parole siamo tornati indietro di almeno 15 anni. Se poi, le sommiamo ai movimenti delle navi militari di entrambe le potenze nel Mar Nero, be’… il panorama è veramente fosco. Ma c’è la possibilità di tornare ad usare toni amichevoli, anche se io scommetterei sull’aumento della tensione nelle prossime settimane”.
Una parvenza di dialogo comunque rimane. Una comunicazione aspra, in ogni caso. Che è fatta di messaggi distensivi accanto a chiusure nette. Il giornalista del C.F.A. racconta un paio di esempi. Ieri, nel vertice del Gruppo di Shangai - che include oltre la Russia, anche la Cina e e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, dopo aver incassato l’appoggio dei paesi membri alla sua azione militare in Ossezia, la Russia si è dimostrata disponibile con l’Occidente e ha deciso di non impedire il passaggio sul suo territorio del materiale militare destinato alle truppe Nato in Afghanistan. Una mano tesa a Washington. Ritirata poche ore più tardi quando il ministro degli esteri russo Andrei Nesterenko ha minacciato conseguenze irreversibili nelle relazioni con l’Alleanza Atlantica dopo che il Consiglio della Nato ha condannato il riconoscimento moscovita di Abkhazia e Ossezia del sud. Un altro schiaffo dell’Orso Russo.
Che non si accontenterà di annettersi di fatto le due repubbliche ribelli georgiane. “Nell’agenda di Mosca, ora, al primo posto c’è l’Ucraina. Secondo molti osservatori - e io concordo con loro - se la Georgia è importante per Mosca, Kiev è fondamentale dal punto di vista strategico. Lì, nella penisola della Crimea ci sono le basi militari navali russe. L’Ucraina è la porta verso l’Europa occidentale, da lì passano i gasdotti e gli oleodotti diretti verso il Vecchio Continente. Lì, inoltre, abitano una ventina di milioni di persone originarie della Russia, come ha ricordato qualche giorno fa il Presidente Dmitri Medvedev. Anche Kiev ha chiesto di entrare nella Nato. La Georgia è stato un durissimo segnale di avvertimento nei confronti della dirigenza ucraina. Mosca vuole condizionare la politica di Kiev.”
Dopo questa escalation, la Casa Bianca vorrebbe isolare il più possibile Mosca. Ma, i partner europei sono restii a usare metodi duri con un paese - la Russia - ha il coltello dalla parte del manico, se si pensa alla questione energetica. Oggi, Parigi ha fatto sapere che nel vertice straordinario dei capi di stato e di governo della Ue che si tiene lunedì a Bruxelles non verranno adottate provvedimenti contro Mosca. ‘L’ora delle sanzioni non è arrivata”, hanno affermato le fonti dell’Eliseo. E ‘questa la dimostrazione di una divisione tra Usa e Europa sulla politica da adottare con la Russia ? “Al di là della retorica sull’unità, io penso che gli interessi europei nei rapporti con Mosca siano troppo importanti e delicati per accettare le richieste di Washington - afferma Robert McMahon. “Casa Bianca dice : cacciamo fuori i russi dal G8, ma la Germania risponde: aspetta un attimo, quello che è successo in Georgia è stato molto grave, ma noi non vogliamo arrivare ad una rottura con loro.” Vediamo come si comporterà Nicolas Sarkozy. La Francia è presidente di turno dell’Unione Europea. “Ma George W. Bush, nonostante tutte le dichiarazioni di simpatia da parte sua, non deve aspettarsi molto dalla Ue, per ora. E probabilmente anche in futuro” - chiosa il vice direttore di Council of Foreign Affairs.
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Di Giovanni Porzio
Negli affollati caffè di via Arbat, dove i moscoviti amano trascorrere le lunghe e tiepide serate estive, il vino georgiano è sparito da tempo. E le prime pagine dei quotidiani che girano fra i tavoli, grondanti di bellicosa retorica, sembrano stampate ai tempi della Guerra fredda. Con una differenza. I titoli, dicono i sondaggi, collimano oggi con i sentimenti dell’80 per cento dei lettori: il conflitto in Caucaso ha cancellato anni di umiliazioni e sancito il ritorno della Russia a una politica di grande potenza.
Secondo Fyodor Lukyanov, direttore di Russia in Global Affairs, il Cremlino meditava da tempo una mossa che gli consentisse di riaffermare le proprie aspirazioni egemoniche sull’ex sfera d’influenza sovietica: l’incauto presidente georgiano Mikhail Saakashvili è caduto nella trappola preparata da Vladimir Putin. «Ma gli Usa» sottolinea Lukyanov «non sono esenti da gravi responsabilità: il loro sostegno incondizionato alla Georgia e ai partiti filoatlantici nell’Europa dell’Est è stato vissuto, anche dalla gente comune, come una continua provocazione».
L’elenco delle «ingerenze occidentali» è lungo: il sostegno alle sconsiderate privatizzazioni russe degli anni 90, che spianarono l’ascesa agli invisi oligarchi; gli sforzi per spingere gli ex satelliti dell’Urss ad aderire a Nato e Ue; l’appoggio di Washington alle rivoluzioni rosa e arancione in Georgia e Ucraina; l’invio di consiglieri militari a Tbilisi; il dispiegamento di un sistema missilistico in Polonia (l’accordo, definito «atto di ostilità» dal presidente russo Dmitri Medvedev, è stato siglato il 14 agosto) e nella Repubblica Ceca; e il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, precedente che i secessionisti delle due enclave georgiane non mancheranno di far valere.
Putin ha agito con estrema decisione. A poche ore dall’inizio della crisi, mentre a Pechino George Bush si faceva fotografare con le atlete della squadra americana di beach volleyball, era già a Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia del Nord, a dirigere le operazioni. Dimostrando, se ce n’era bisogno, di essere ancora il vero capo del Cremlino. E di avere un disegno preciso. Dopo avere normalizzato la Cecenia con il tacito assenso di Europa e Usa, ha colto al volo l’occasione offertagli da Tbilisi per rompere l’accerchiamento da cui si sentiva minacciato e ribadire, non solo con lo strapotere economico, l’influenza russa nel Caucaso. Ha affondato, forse per sempre, le rivendicazioni territoriali della Georgia e ne ha compromesso l’adesione all’Alleanza atlantica, voluta da Bush e per fortuna bloccata dagli europei al vertice di Bucarest dello scorso aprile. E ha notificato un pesante avvertimento all’Ucraina, che aspira a divincolarsi dall’abbraccio dell’orso russo.
Ma Putin è anche riuscito a dividere l’Europa: se i paesi della nuova Ue, Polonia e stati baltici in testa, hanno apertamente solidarizzato con Tbilisi, Germania, Francia e Italia si sono mostrate molto più aperte alle ragioni di Mosca, che controlla una quota sempre maggiore delle riserve energetiche e delle forniture di gas del Vecchio continente. Dalla Georgia passano le pipeline che trasportano gli idrocarburi del bacino del Caspio alle coste del Mediterraneo: rotte alternative alla rete distributiva russa, come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (1 milione di barili al giorno) e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (6 miliardi di metri cubi all’anno), ora considerati a rischio. Al pari degli investimenti per il megaprogetto Nabucco, gasdotto da 30 miliardi di metri cubi all’anno dal Turkmenistan all’Europa, il cui destino appare oggi segnato.
La vittoriosa sortita di Putin è stata in larga misura resa possibile dall’obiettiva debolezza di Washington. Da troppo tempo l’infinita campagna elettorale americana ha trasformato George W. Bush in un’«anatra zoppa», mentre il prestigio internazionale degli Stati Uniti, tra crisi finanziarie e contestate avventure militari, è sceso ai minimi storici. Insieme all’indice di gradimento del presidente. Alle prese con la difficile situazione in Iraq e Afghanistan, costretta a chiedere l’aiuto di Putin per frenare le ambizioni nucleari iraniane, la Casa Bianca si è trovata spiazzata di fronte al rigurgito neoimperiale del Cremlino. «Di fatto» afferma George Friedman, direttore dell’istituto di analisi geopolitica Stratfor, «siamo in una posizione di assoluta impotenza».
L’esatto contrario della Russia. Imbaldanzita dalla crescita economica e dalle straripanti risorse valutarie, forte del ricatto energetico sull’Europa, animata da un nazionalismo autoritario ma condiviso dalla stragrande maggioranza della popolazione, si è mossa con cinico tempismo calcolando esitazioni e incertezze occidentali. L’atteggiamento ambivalente dell’amministrazione Usa in Georgia ha convinto Mosca che la reazione di Washington si sarebbe limitata a una condanna verbale dell’intervento: a luglio, durante una cena privata, il segretario di Stato Condoleezza Rice aveva esortato Mikhail Saakashvili a non provocare una guerra che non avrebbe potuto vincere. Mentre in pubblico ripeteva le parole pronunciate da Bush nel 2005 in piazza della Libertà a Tbilisi: «L’America sarà sempre al vostro fianco».
Ma le opzioni di Washington non sono molte: congelare la collaborazione russo-americana nel settore nucleare a scopi civili, bloccare l’accesso di Mosca al Wto e la sua partecipazione al G8, procrastinare gli accordi di cooperazione con l’Ue. Misure di ripiego, quasi certamente inutili e in ogni caso non suscettibili di alterare l’equazione strategica che vede la bellicosa Russia di Putin riaffacciarsi da protagonista sulla scena mondiale. E non solo in Caucaso, Europa o Medio Oriente.
Negli ultimi anni Mosca ha allacciato relazioni commerciali con India, Cina e i paesi africani ricchi di materie prime. Ha rinsaldato i rapporti con Cuba. E con Hugo Chávez, bestia nera degli Usa, ha firmato contratti per la vendita al Venezuela di armi, tank, caccia e sommergibili per un valore di 30 miliardi di dollari.
![[i]17 aprile 2008[/i] - È Vladimir Putin il primo leader mondiale a congratularsi di persona con Berlusconi per il successo elettorale, facendo visita in Italia al futuro presidente del Consiglio.](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/berlu-putin/normal_berlu-putin03.jpg)
Ieri, alle 12 in punto, Vladimir Putin ha lasciato la carica di Presidente e assunto ufficialmente il ruolo di leader del partito “Russia Unita” (contravvenendo a quanto aveva sostenuto fino a pochi mesi prima, cioé che mai e poi mai non sarebbe stato diventato uomo di partito). Oggi, a poche ore dall’incarico presidenziale a Dmitry Medvedev, si è presentato davanti alla Duma, il parlamento russo riunito in sessione straordinaria, per ricevere l’incoronazione dell’Assemblea. Tutto è andato secondo le previsioni. Solo i comunisti hanno votato contro. Oltre a Russia Unita, che detiene la maggior assoluta della Duma con 315 deputati su 450, altri due partiti (i Liberaldemocratici dell’ultrà nazionalista Zhirinovsky e i centristi di Russia Giusta) hanno votato a favore di Putin che ha ricevuto 392 sì e solo 56 no, con zero astenuti.
Silvio e Vladimir. Un curioso dettaglio: solo qualche minuto ha separato l’incarico di premier a Putin conferitogli dal neopresidente russo Medvedev dalla convocazione al Quirinale di Silvio Berlusconi: due amici per la pelle, anche nella tempistica, Silvio e Vladimir. Ma le similitudini non finiscono qui: Putin, “un grande manager - ha scritto la stampa russa - oltre che un politico di razza”, ha detto che è necessario “guidare il Paese come una grande azienda” e inoltre ha stipulato un “contratto (”trudovoj dogovor” ) con i cittadini” la cui primogenitura spetta al leader del PdL. La cooperazione italo-russa (continua la stampa russa) non riguarda solo la terminologia scelta dai due premier ma anche le curiosità: tanto che il parroco di Porto Rotondo ha festeggiato due volte il Natale - secondo il rito cattolico e quello ortodosso - a sanzionare l’amicizia tra i due primi ministri di Italia e Russia. Infine: Putin è passato dalla poltrona presidenziale a quella di premier. E il già tre volte primo ministro Berlusconi, a dar retta ai boatos, non sogna il Colle?
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