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Dominique Strauss-Kahn alla fine ha ceduto alle pressioni di Washington e si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale. Al momento è John Lipsky, il numero due, a detenere l’incarico di direttore ad interim del Fondo. Presto il board nominerà il suo successore.
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(Credits: Ap Foto/Emmanuel Dunand, Pool)

Prima notte in carcere per Dominique Strauss-Kahn, accusato di tentato stupro. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), non è stato rilasciato, né gli è stata concessa la cauzione. Gli investigatori della Special Victim Unit di New York hanno smontato tutti i suoi alibi.
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(Credits: Epa/Andrew Gombert)

Dominique Strauss-Kahn (DSK) è stato identificato dalla donna che lo accusa di tentata violenza nella suite di un grande hotel di New York e adesso verrà condotto in ospedale per degli accertamenti, prima che si tenga la prima udienza del suo caso, prevista per oggi.
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di Alberto Toscano - da Parigi
L’Eliseo ha ribadito la sua propensione per il divide ed impera nei confronti della gauche: ben sei membri dell’attuale governo di centrodestra provengono dal Partito socialista, che si è affrettato ad espellerli, e le due commissioni volute da Sarkozy – quella sulla riforma istituzionale e appunto quella sulla “liberazione della crescita” a cui è stato chiamato a partecipare anche Franco Bassanini – vedono in primo piano due socialisti storici come Jack Lang e Jacques Attali. Ma un ruolo di primo piano lo avrà anche il giornalista Georges-Marc Benamou, un tempo vicinissimo a Mitterrand, e per la poltrona di presidente del Fondo monetario internazionale (Fmi) circola il nome del dirigente del Ps Dominique Strauss-Kahn. I destinatari di queste generose avances di Sarkozy (che ha pensato a Bassanini anche perché, appartenendo alla sinistra italiana, lo accredita come un presidente super partes e imparziale) hanno accettato gradi diversi di coinvolgimento nella sua politica: si va dalla piena intesa tra l’Eliseo e i membri del governo al mantenimento delle vecchie differenze, come nel caso di Strauss-Kahn, destinato a un incarico internazionale. Ma la strategia del sorriso di Sarkozy verso le migliori menti della sinistra francese (e anche europea) è vista con comprensibile irritazione dal vertice socialista.

di Alberto Toscano - da Parigi
“A mia moglie voglio dire che è bella!”, afferma un commosso Nicolas Sarkozy nel suo breve discorso agli invitati del 14 luglio all’Eliseo. È un Sarkozy raggiante, con al fianco i suoi ministri prediletti, tra cui il nuovo titolare degli Esteri Bernard Kouchner, ex uomo simbolo della sinistra francese. Un Sarkozy che non perde occasioni per mostrarsi “nuovo”, rispetto alla presidenza che lo ha preceduto: quella di un Jacques Chirac apparso vecchio, stanco e abbarbicato al potere. Sarkozy vuole sembrare umano e sincero nel sentimento per la sua famiglia e soprattutto per la moglie Cecilia, che per un certo periodo lo aveva abbandonato. Acqua passata. Sarkozy vuole soprattutto apparire dinamico e adora andare davanti alle telecamere mentre fa jogging col suo primo ministro François Fillon, costretto a riunioni al vertice a un passo da bersagliere.
Tutta queste prima fase della presidenza Sarkozy, cominciata ufficialmente il 16 maggio, è stata volta a stupire la Francia, lanciando messaggi di cambiamento rispetto a un passato in cui il quadro politico era apparso imbalsamato come l’ex inquilino dell’Eliseo. Il nuovo presidente non ha perso una sola occasione per materializzarsi sui teleschermi, andando alla commemorazione di un gendarme morto in servizio o alla tappa del Tour de France al colle del Galiber, incontrando i leader del mondo intero o quelli delle organizzazioni studentesche, convocando a colazione di volta in volta gli intellettuali o gli esponenti sindacali. Il primo messaggio lanciato da Sarkozy è l’immagine: quella di un “iperpresidente” (come dice la stampa francese) capace di non stare mai fermo pur di affrontare i problemi del Paese, dell’Europa e persino del mondo. Il messaggio dell’immagine è passato a meraviglia: due francesi su tre approvano e apprezzano i primi tre mesi di potere sarkozysta. Anche all’estero l’immagine di un Sarkozy forte e dinamico sta facendo molti proseliti.
Lo straordinario potere di Sarkozy è costruito su un abile calcolo politico: controllando completamente il proprio partito (l’Union pour un Mouvement populaire, Ump, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento), il presidente si è permesso di sacrificarne alcuni interessi immediati pur di dividere tra loro gli avversari. La strategia del “divide et impera” di Sarkozy parte proprio dalla sua capacità di tenere a bada gli appetiti di molti esponenti dell’Ump, che sono rimasti a bocca asciutta nella spartizione dei posti di potere. Così Sarkozy ha potuto offrire poltrone e strapuntini a esponenti della sinistra, che sono entrati nel suo governo (i ministri ex socialisti, subito espulsi da loro partito, sono addirittura sei, tra cui appunto Kouchner) o che hanno accettato di svolgere per lui “missioni di riflessione”. Significativo il fatto che il posto di consigliere culturale dell’Eliseo sia andato a Georges-Marc Benamou, 50 anni, che fu direttore del settimanale di sinistra Globe e che fu molto vicino a François Mitterrand nell’ultimo periodo della sua presidenza. Il capolavoro di Sarkozy è stata la candidatura del suo rivale più insidioso alla carica di presidente del Fondo monetario internazionale, che il prossimo autunno andrà al socialista Dominique Strauss-Kahn, leader della corrente pragmatica della sinistra francese.
Sarkozy è un uomo di destra, capace di sedurre sia buona parte dell’elettorato estremista di Jean-Marie Le Pen sia una frazione della sinistra progressista. Un vero capolavoro politico, costruito da un lato sull’assoluta fermezza di fronte al problema dell’immigrazione clandestina e dall’altro sull’appello a lottare tutti insieme contro la disoccupazione, creando le condizioni per lo sviluppo dell’economia nazionale. Questo Sarkozy ha fatto appello al bisogno di “certezza del diritto” da parte dei suoi connazionali, impauriti dalla dimensione assunta dal problema dell’insicurezza, e ha saputo parlare al tempo stesso un linguaggio sociale, inquadrando le sue proposte economiche liberiste in un quadro di garanzie per le fasce più povere della popolazione e anche di inflessibile difesa degli interessi economici nazionali. Liberista sì, ma soprattutto nazionalista. Sarkozy è riuscito a conciliare ciò che sembrava inconciliabile. Lo ha fatto anche grazie al suo iper-dinamismo. Alla sua immagine piena di risorse. Mai un jogging televisivo è stato politicamente tanto importante.
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