Era dentro quell’enorme sala, teatro di una delle più clamorose proteste nelle storia delle Conferenze delle Nazioni Unite. Ha sentito il clima di tensione crescente, ha osservato i tre manifestanti, truccati da clown e con parrucche multicolori, gridare più volte “razzista” al presidente iraniano; ha guardato con soddisfazione le delegazioni dei paesi dell’Unione Europea, lasciato il salone del Centro Congressi di Ginevra, dopo l’attacco di Mahmoud Ahmadinejad al governo di Israele. Gerald Steinberg - uno dei più importanti analisti israeliani - è stato testimone oculare del discorso e della contestazione contro il Numero Uno del regime iraniano. Docente di Scienze Politiche all’Università di Bar Ilan, fondatore del Programma di Soluzione dei Conflitti, direttore esecutivo di Monitor, una delle più importanti Ong del paese, Steinberg si è recato in Svizzera per seguire, per conto della sua organizzazione, i lavori di Durban 2, la contestata Conferenza sul razzismo, boicottata da Israele, Stati Uniti, Italia e Gremania. In questa conversazione, l’editorialista del Jerusalem Post racconta le sue sensazioni e i suoi sentimenti quando seguiva il discorso di Ahmadinejad. E si lancia in un lapidario giudizio sull’assise delle Nazioni Unite: secondo lui, è fallita. “Nel salone, la tensione era già alta prima che lui iniziasse a parlare” racconta Gerald Steinberg “Noi ci chiedevamo se avesse seguito il suo prevedibile copione di attacchi contro Israele oppure avrebbe cambiato tono. Io ho scommesso che avrebbe detto ciò che poi ha detto. Così, quando l’ho sentito, ho pensato: almeno il mondo si renderà conto di quanto pericoloso sia quest’uomo, che tra un po’ potrebbe avere l’atomica”. Il docente di Gerusalemme ha seguito dalla platea, lo “show” del presidente iraniano. E quando ha visto i componenti delle delegazioni Ue lasciare la sala, in fila, uno dietro l’altro, ha tirato un sospiro di sollievo. “Sì, sono stato molto contento. Alcuni paesi europei, come l’Italia, avevano capito prima cosa sarebbe successo a Ginevra. E non hanno partecipato. Credo che adesso anche gli altri si rendano conto di quanto sia stata strumentalizzata la Conferenza”. La performance di Ahmadinejad, secondo l’analista israeliano, ha confermato che Durban “è fallita”, come le defezioni della vigilia, i boicottaggi di Washington, Berlino, Roma e Gerusalemme avevano fatto già intuire. “Credo che nessuno adesso possa dire che possa esserci una legittimità delle decisioni che verranno prese in Svizzera, dopo un discorso come quello del presidente iraniano”. Per Steinberg, sotto accusa c’è l’intero processo iniziato a Durban nel 2001, quando nella città sudafricana si tenne il primo round della conferenza, al termine del quale venne approvato un documento finale (dietro pressione dei paesi arabi mediorientali) che equiparava - di fatto - il sionismo al razzismo. L’appuntamento svizzero, nato, secondo gli israeliani, sotto quella stella, si sarebbe potuto rivelare - nonostante la depurazione dalle espressioni più forti contro Israele contenute nella bozza ginevrina - una sorta di palcoscenico su cui si sarebbe rappresentato un canovaccio dalle venature antisemite. “Questo è un comune sentire. Non c’è israeliano o ebreo che non lo pensi - dice ancora Gerald Steinberg - Il discorso di Ahmadinejad non farà altro che aumentare la preoccupazione per la politica regionale dell’Iran. Una prova viene dalla numerose telefonate che mi sono arrivate subito dopo il discorso. Il governo di Benjamin Netanyahu sarà ancora più determinato nel tentativo di bloccare gli Ayatollah”. I motivi per cui il presidente iraniano ha voluto fare l’incendiario sono ben chiari al docente dell’Università di Bar Ilan. “È in campagna elettorale, cerca di mantenere il suo potere, e vuole proporre l’Iran come una potenza regionale.” Politica interna e equilibri internazionali. Il razzismo e i diritti civili passano in secondo se non in terzo piano. Per questo, ripete Steinberg, Durban “è fallita, prima ancora di cominciare. E a seppellirla è stato Mahmoud Ahmadinejad”.
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Il videoservizio
- Martedì 21 Aprile 2009
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