All’indomani della conclusione della conferenza di Durban, giunge inatteso il proclama del Canada che, per bocca del suo ministro dell’ambiente Peter Kent, annuncia il suo ritiro formale dal protocollo di Kyoto.
- Martedì 13 Dicembre 2011
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Durban
All’indomani della conclusione della conferenza di Durban, giunge inatteso il proclama del Canada che, per bocca del suo ministro dell’ambiente Peter Kent, annuncia il suo ritiro formale dal protocollo di Kyoto.
Qualcuno ha già detto che è stata la vittoria del metodo Indaba, che in lingua zulu identifica uno speciale consiglio di anziani chiamato ad appianare le divergenze sulle questioni più importanti, discutendo fino a che non si superano le differenze. A Durban l’indaba ha prodotto all’alba di domenica 11 dicembre, un accordo che ha scansato il fallimento della conferenza Onu sul clima, ma che è difficile considerare un vero successo.
Se non facciamo in fretta qualcosa, milioni di persone rischiano la fame: il grido di allarme lanciato da numerose ong all’apertura della conferenza Onu sul cambiamento climatico non poteva essere più chiaro.
Si apre oggi a Durban, in Sudafrica, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima 14 anni dopo la firma del Protocollo di Kyoto in Giappone. Si apre sotto un cielo e in un clima (è il caso di dire) di nuvolaglia densa che promette tempesta. Era il 1997 quando Kyoto fu firmato, ma Paesi come gli Stati Uniti non l’hanno mai ratificato. E i problemi che hanno portato nel 2009 al mezzo fallimento della conferenza di Copenaghen sono ancora tutti sul tavolo.

Si apre domani a Ginevra la conferenza promossa dall’ Onu sul razzismo chiamata “Durban Rewiew” o “Durban II”. Ma le effettive conclusioni che verranno prese nel corso degli incontri rischiano di venire offuscate dalle polemiche che precedono la manifestazione, sui contenuti della bozza finale, considerati da alcuni paesi lesivi per Israele. Questa mattina il Papa a Castel Gandolfo ha invece messo in risalto l’importanza dell’appuntamento: ” la conferenza di esame della Dichiarazione di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza” ha detto, “è un’iniziativa importante perché ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, si registrano tali deplorevoli fenomeni”.
Il pontefice ha poi citato alcuni passi della Dichiarazione del 2001 mostrando di condividerli: nel testo - ha ricordato - si ”riconosce che ‘tutti i popoli e le persone formano una famiglia umana, ricca in diversità. Essi hanno contribuito al progresso della civiltà e delle culture che costituiscono il patrimonio comune dell’umanità la promozione della tolleranza, del pluralismo e del rispetto può condurre ad una società più inclusiva”. Il Vaticano parteciperà alla conferenza con una propria delegazione. Altri paesi invece non ci saranno: le bozze della dichiarazione conclusiva infatti non hanno mancato di suscitare polemiche. In particolare sono alcune critiche a Israele per la situazione di Gaza che lo stato ebraico ha mostrato non gradire. Nel 2001 in occasione della prima conferenza in Sudafrica Israele e Stati Uniti abbandonarono i lavori quando fu equiparato il razzismo al sionismo.
Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che gli Stati Uniti boicotteranno anche la conferenza di Ginevra sul razzismo per “il discutibile” linguaggio del documento finale: “Sembra ormai certo che le preoccupazioni non saranno affrontate nel documento che deve essere adottato”. Secondo il portavoce Robert Wood, nonostante i passi avanti, le modifiche appostate al testo finale non risolvono i dubbi riguardo ai pregiudizi anti israeliani e anti occidentali. Analoga la posizione sostenuta dal Canada. Australia e Olanda si sono unite al boicottaggio, mentre la Gran Bretagna ha annunciato la presenza di una sua delegazione: “Stiamo cercando di capire come sviluppare le cose. E’ ancora nostra intenzione esserci”, ha detto un portavoce. La posizione dell’Italia è stata esposta dal ministro degli Esteri Franco Frattini: “Sinora non ci sono le condizioni per l’Italia per re-impegnarsi nel negoziato per la conferenza Durban II”. Le condizioni contenute nel documento preparatorio, sono infatti ”inaccettabili”. ”Anche se - ha assicurato - siamo impegnati con i colleghi europei fino all’ultim’ora” per emendarle. In serata la Farnesina ha confermato che l’Italia non parteciperà. In sostegno a Israele, che questa mattina ha anche duramente criticato il presidente svizzero Hans Rudolph Herz, dopo aver appreso che quest’ultimo incontrerà in apertura dei lavori il presidente iraniano Mahmoud Ahmadineijad. ”La strana decisione del presidente elevetico colpisce in modo maggiore la Svizzera che non nessun altro” ha detto il viceministro degli Esteri israeliano Dani Ayalon. “Sono indignata e profondamente delusa dalla decisione degli Stati Uniti di non partecipare”, ha affermato in una nota. Si è detta “indignata e delusa” dall’atteggiamento degli Usa la commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillay: “Una manciata di Stati - ha lamentato - hanno permesso che uno o due temi dominassero il loro approccio alla questione e che pesassero di più delle preoccupazioni di tanti gruppi di persone in tante parti del mondo quotidianamente vittime del razzismo o di altre forme di intolleranza che rovinano le loro esistenze”. Si tratta, ha ricordato, di “questioni globali che devono essere discusse a livello globale, per quanto delicate e difficili”.
Si tratta del primo screzio con le Nazioni Unite per Barack Obama, che ha commentato la scelta dal vertice delle americhe: “Io credo nell’Onu” ha detto il presidente americano, “e voglio collaborare, ma non è questo il caso di Durban-2 che rimanda alla prima conferenza in cui fu “espresso antagonismo contro Israele, a tratti in modo ipocrita e controproducente”.
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