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ecologia

Ci mancava solo il Bin Laden ecologista

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  • Tags: Al Qaeda, Barack Obama, cambiamento-climatico, Eco-jihad, ecologia, global warming, green, Osama-Bin-Laden, terrorismo, verde
  • 2 commenti
 Un messaggio di Osama Bin Laden trasmesso in tv. EPA/INTELCENTER

Un messaggio di Osama Bin Laden trasmesso in tv. EPA/INTELCENTER

Sì, questa volta Osama Bin Laden (o chi per lui) è riuscito a stupire. Non per l’ennesimo messaggio audio né per qualche attentato terroristico. A stupire è il contenuto del suo messaggio, ammesso che sia suo, come al solito pieno di odio verso l’Occidente ma questa volta con argomenti nuovi: Continua

  • emanuele rossi
  • Venerdì 29 Gennaio 2010

Clima, Italia pronta al veto sulle misure di Bruxelles

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  • Tags: anidride-carbonica, borse, clima, ecologia, emissioni, Polonia, Silvio-Berlusconi, ue
  • 2 commenti

Il premier Silvio Berlusconi a Bruxelles

Il premier Silvio Berlusconi a Bruxelles

L’Italia è pronta a mettere il veto in sede europea sul pacchetto energia contro il cambiamento climatico perché in piena crisi finanziaria mondiale “non è il momento di fare i Don Chisciotte”, dice il premier Silvio Berlusconi a Bruxelles. Il capo del governo ha fatto riferimento in particolare alla borsa delle emissioni di C02, uno degli strumenti previsti dal Protocollo di Kyoto per regolare il ‘diritto ad inquinare’ delle aziende: quelle altamente inquinanti possono sforare i tetti imposti comprando i diritti degli altri Paesi che emettono meno gas serra. “È una clausola ridicola, perché si creerebbe un nuovo mercato economico su titoli derivati che sarebbero tossici”, ha osservato il premier. “È un aspetto che abbiamo rifiutato e sul quale c’è la preoccupazione di Paesi come Francia, Germania e Polonia. Ho anche detto di essere pronto a mettere un veto su questa clausola e la Polonia si è subito schierata al nostro fianco”, ha aggiunto il premier.

La posizione italiana si è ulteriormente irrigidita rispetto alle previsioni della vigilia che annunciavano la richiesta di “una pausa di riflessione” e di un “impatto di valutazione sui costi” delle misure per industrie ed economia ritenuti “insostenibili” soprattutto alla luce delle conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Poco prima del capo del governo italiano, era stato il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski a minacciare il veto. “È una partita a poker nella quale la Polonia è pronta a mettere il suo veto se ci sarà il tentativo di imporci un accordo sul pacchetto climatico da qui a dicembre”, ha detto Sikorski, spiegando le ragioni che hanno portato Varsavia a promuovere a sorpresa un mini-vertice a nove che ha riunito i premier dei paesi Ue dell’est (con la sola eccezione della Slovenia), poco prima dell’avvio dei lavori del Summit a 27.

L’annuncio italiano e l’iniziativa polacca hanno rimesso in discussione la tabella di marcia per l’applicazione del pacchetto di misure proposte dalla Commissione Ue, articolate in quattro direttive, che nella bozza di conclusioni del Vertice viene ancora confermata per dicembre prossimo. Con l’insieme delle misure, Bruxelles intende applicare le decisioni assunte all’unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20 per cento di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20 per cento di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20 per cento dell’efficienza energetica. A differenza dei target, la decisione sulle singole direttive può essere presa con la sola maggioranza qualificata degli Stati membri e in co-decisione con l’Europarlamento. L’obiettivo della Polonia e degli altri paesi dell’est è di prendere tempo per portare il dossier al prossimo semestre, quando a presiedere la Ue sarà la Repubblica ceca. Il rinvio gioverebbe alle richieste italiane per una maggiore flessibilità, consentendole di negoziare deroghe ed emendamenti, soprattutto a vantaggio di alcuni settori industriali particolarmente colpiti. Il premier Silvio Berlusconi ha citato in particolare l’industria dell’auto: “Le nostre imprese automobilistiche avrebbero addirittura 100 milioni di euro di spesa l’anno, 160/180 miliardi di vecchie lire, e tutto il resto dell’economia dovrebbe pagare il prezzo di 25 miliardi di gravame all’anno”.

Il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso ha invece martellato anche oggi sul fatto che la lotta al cambiamento climatico “non è un optional”, neppure con la crisi dei mutui. Al suo fianco il premier britannico Gordon Brown è stato ancora più netto: “Non è assolutamente tempo di abbandonare l’agenda sui cambiamenti climatici perché le argomentazioni a favore non sono solo ambientali ma riguardano anche l’energia”, ha detto Brown. Anche la Spagna ha confermato il suo impegno. “Appoggiamo al 100% la proposta della Commissione”, ha riferito un diplomatico spagnolo. Sui target indicati neppure l’Italia ha da ridire. Il cambiamento climatico “è chiaro che è un problema importante che ci deve preoccupare e che deve vederci impegnati affinché si possano raggiungere i risultati previsti nel 2020″, ha detto il capo del governo italiano, aggiungendo: “Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i paesi grossi produttori di C02 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione”.

  • redazione
  • Mercoledì 15 Ottobre 2008

Francia, Sarkozy: stop alla costruzione di nuove autostrade, si punta sull’alta velocità

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  • Tags: Al-Gore, Carbon-Tax, ecologia, Grenelle, Manuel-Barroso, nicolas sarkozy, Nicolas-Hulot, Ogm, stati-generali-ambiente
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Via il bleu-blanc-rouge, la Francia si tinge ormai di verde. Al termine degli Stati Generali dell’Ambiente che hanno riunito attorno al tavolo governo, società civile, Enti Locali, imprese e sindacati, il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, si è detto favorevole alla rivoluzione ecologica che il paese d’oltralpe si appresta a lanciare da qui al prossimo decennio. In qualità di garante del Grenelle de l’environnement, il capo di Stato ha avvalorato una serie di misure concrete approvate dai protagonisti degli Stati Generali, tra cui: una moratoria sulla costruzione di nuovi autostrade e aeroporti; il via libera alle linee ferroviarie ad alta velocità e ripristino delle linee dismesse; nuove regole per l’edilizia che prevedono entro tre, massimo cinque anni, la progettazione di edifici pubblici e privati costruiti per consumare un quinto dell’energia attualmente utilizzata.

In un discorso pronunciato all’Eliseo davanti ai principali attori di Grenelle, a José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea e Al Gore, fresco Premio Nobel per la Pace per il suo impegno ecologico, il presidente Sarkozy si è poi (in parte) sbilanciato su temi delicatissimi rispetto ai quali non sono bastati due giorni di dibattiti per trovare un compromesso. Riguardo la Carbon Tax, fortemente richiesta dalle ong, Sarko ha chiesto di valutare “la creazione di una tassa “clima-energia” per compensare un eventuale alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro”. A ruota, il presidente francese ha preso tutti in contropiede esprimendo la volontà di veder “sospesa la cultura commerciale degli ogm”. Soddisfazione generale tra i presenti in sala. Nicolas Hulot, figura storica delle battaglie ecologiche d’oltralpe, si è detto “più che soddisfatto”, mentre Al Gore parla già di “Grenelle mondiale” da imporre al resto del pianeta. Nelle stesse ore Bp, il colosso petrolifero britannico, ha chiuso tre contenziosi (due in materia ambientale) chiudendo i conti con le autorità di controllo Usa e accettando di pagare una multa complessiva di 373 milioni di dollari.

LEGGI ANCHE: La Francia si tinge di verde. Al via gli Stati Generali dell’ambiente - Nicolas Hulot: Grenelle segna una svolta epocale

  • joshua.massarenti
  • Venerdì 26 Ottobre 2007

La Francia si tinge di verde. Al via gli Stati Generali dell’ambiente

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  • Tags: ambiente, ecologia, francia, Grenelle, nicolas sarkozy, Nicolas-Hulot
  • 6 commenti

http://www.legrenelle-environnement.fr

La Francia si appresta a dare una svolta radicale alla sua politica ambientale. Governo, imprese, enti locali, sindacati e società civile si riuniscono il 24 e 25 ottobre per mettere a confronto idee, proposte e misure in quella che viene già definita un’iniziativa senza precedenti nella storia “ecologica” francese. Le Grenelle de l’environnement (Gli Stati Generali dell’ambiente) è a ben vedere un’impresa titanica, lanciata dal presidente Nicolas Sarkozy nell’estate scorsa in seguito alle fortissime pressioni esercitate dal mondo associativo ambientalista e dal suo più grande protagonista, il presentatore televisivo Nicolas Hulot (leggi l’intervista). Trasporti, edilizia, mercato bio, agricoltura (tra cui ogm), nucleare, industria produttiva e politiche ambientali: tutto è passato in rassegna sotto la supervisione del ministro dell’Ecologia e dello Sviluppo sostenibile, Jean-Louis Borloo e, ovviamente, di Sarko. Si è partiti il 15 luglio 2007 con la formazione di sei gruppi di lavoro suddivisi per temi (lotta contro i cambiamenti climatici, difesa della biodiversità, rapporto ambiente/salute, sostegno ai modi di produzione e ai consumi sostenibili, democrazia ecologica e promozione di modi di produzioni ecologici favorevoli all’impiego); a fine settembre è la volta delle “consultazioni pubbliche” avviate in tutte le regioni francesi e che hanno finito per coinvolgere 25 mila leader d’opinione, eletti locali e rappresentanti di categoria, piccoli o grandi che essi siano. Terza tappa, il piano d’azione che gli attori di Grenelle dovranno formalizzare nella grande tavola rotonda del 24 e 25 ottobre e sottoporre a Nicolas Sarkozy. Con tanti punti di convergenza e altrettanti dissensi.

 

LEGGI ANCHE: Nicolas Hulot: Grenelle segna una svolta epocale

 

Consulta la cronologia di Grenelle

Segui gli Stati Generale dell’Ambiente su YouTube

  • joshua.massarenti
  • Mercoledì 24 Ottobre 2007

Gran Bretagna: chi è il più verde del reame inglese?

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  • Tags: David-Cameron, ecologia, Gordon-Brown, Gran-Bretagna, inghilterra, tony-blair
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di Francesca Rolando

In Gran Bretagna è in atto una “guerra ecologica” per aggiudicarsi lo scettro di partito più attento all’ambiente. La posta in gioco è alta: potrebbe fare la differenza alle prossime elezioni, previste per la primavera del 2009 (forse anticipate). Ambiente e cambiamenti climatici sono infatti temi sempre più cari ai sudditi di sua maestà.
Il primo ministro laburista Gordon Brown ha annunciato una riduzione del 60 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Peccato che le sue buone intenzioni si scontrino con il programma di governo annunciato a luglio: oltre 3 milioni di nuove case entro il 2020, che potrebbero intaccare una parte della “fascia verde” intorno alla capitale, un’autentica eresia per gli ambientalisti.
Il leader conservatore David Cameron, che fin dal giorno della sua elezione alla guida del partito nel 2005 va al lavoro in bicicletta (anche se si fa seguire in auto da segretari e assistenti), sta facendo di tutto per cambiare l’immagine del proprio partito, avvicinandosi a temi tradizionalmente di sinistra. Eppure il rapporto presentato il 13 settembre su come migliorare la qualità della vita (considerato da molti come un manifesto elettorale) non convince. E le raccomandazioni, tra cui non lasciare la televisione in standby per risparmiare energia e introdurre incentivi per favorire il riciclaggio di vari materiali, non sembrano la risposta più efficace.

Intanto i liberaldemocratici, guidati da sir Menzies Campbell, hanno presentato uno studio intitolato “Zero carbon Britain plan”. Tra le proposte: introdurre ipoteche «verdi» per incoraggiare la costruzione di case ecologiche e tassare i voli nazionali.
Ma secondo il rapporto “The green standard”, stilato da nove associazioni ambientaliste britanniche (tra cui Greenpeace, Wwf Uk e Green Alliance), i partiti hanno ancora molta strada da fare prima di vantare un vero impegno sul fronte ecologico. “Apprezziamo le buone intenzioni» racconta Stephen Hale, direttore di Green Alliance. “Ma occorre colmare la lacuna tra retorica e azioni concrete”.

  • redazione
  • Venerdì 21 Settembre 2007

Un lago salverà il Darfur

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  • Tags: acqua, darfur, ecologia, guerra, lago, onu, profughi, sudan, Unep
  • Un commento

È una mattina come tante altre all’Università di Boston. Eman Ghoneim, giovane speranza del Center for Remote Sensing prosegue nel più assoluto anonimato la sua ricerca su un presunto bacino idrologico individuato nel Sudan nord-occidentale. Niente di entusiasmante, se non fosse per quella strana immagine satellite puntata dritto sul Darfur. “Di colpo è apparso sul mio schermo un punto nero che su scala reale aveva un diametro di 250 km” ricorda con emozione Ghoneim. È poi toccato al suo diretto superiore, Farouk El-Baz, responsabile del centro di teledetezione e vecchia conoscenza della Nasa, annunciare la scoperta clamorosa di un lago di oltre 30mila chilometri quadrati (circa tre volte la superficie del Libano), scomparso undici mila anni fa. La vera notizia è che il mega-lago si trova nel nord-Darfur, una no man’s land in cui si sta consumando la più grande tragedia africana di questi ultimi anni. Inoltre, la presenza di una mappa freatica immersa a 537 metri di profondità sta suscitando non pochi entusiasmi.
Center for Remote Sensing, Boston University

Già nel 2006, El-Gaz aveva scoperto nel Sahara egiziano un importante bacino acquifero sotterraneo ormai sfruttato per irrigare 40 mila ettari di terreno fertile. Il regime sudanese, accusato di crimini contro l’umanità in Darfur, non ci ha pensato due volte per lanciare assieme al centro di ricerca di El-Gaz e le Nazioni Unite un’iniziativa destinata a raccogliere fondi per scavare “Mille pozzi in Darfur”. In una regione aridissima, l’acqua è il bene più prezioso per i 2,3 milioni di sfollati reclusi nei campi profughi. La scoperta di El-Gaz nel nord-Darfur conferma inoltre che al cospetto del petrolio, l’acqua e il controllo delle terre più fertili sono le cause principali che hanno fatto scoppiare la guerra. Non a caso, secondo una ricerca del Programma Onu per l’ambiente (Unep) pubblicata il 22 giugno scorso, la crisi del Darfur è la “prima guerra ecologica” del XXI secolo. È infatti noto che le ondate di siccità che hanno colpito il Sudan settentrionale durante gli anni ‘80 hanno spinto i nomadi alla ricerca di punti d’acqua in Darfur, entrando di conseguenza in conflitto con le popolazioni sedentarie.

Guarda la Gallery del Lago Darfur

Scarica il rapporto ambientale sul Darfur sito di Unep

  • joshua.massarenti
  • Venerdì 27 Luglio 2007

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