
Mahamud Ahmadinejad (Credits: UN Photo/Marco Castro)
Mettete insieme il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías con il suo omologo iraniano Mahmud Ahmadinejad e, senza essere dei maghi, vedrete scintille anti-statunitensi. Il primo, del resto, appena ha saputo dell’operazione alla tiroide di Lady Kirchner, aveva accusato Washington e la Cia di avvelenare i leader latinoamericani di “sinistra” con misteriose pozioni cancerogene. Continua

(Credts: Ap/Dolores Ochoa)

Il parco Yasunì per ora è salvo. Lo speciale fondo costituito per preservare un angolo unico di foresta amazzonica in Ecuador ha raggiunto 116 milioni di dollari. Il presidente Rafael Correa aveva indicato la cifra di 100 milioni di dollari e un termine, il 31 dicembre 2011. Se entro quella data non fossero stati raccolti fondi sufficienti, i il governo avrebbe dato il via libera all’estrazione del petrolio che si trova nel sottosuolo del parco. Continua
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(Credits: AP/Dolores Ochoa)
L’idea è straordinaria, non solo per la sua essenza ma anche perché non è mai stata tentata altrove. L’Ecuador ha deciso di non estrarre il petrolio che si trova nel sottosuolo di un’area amazzonica e chiede al mondo di contribuire a questo sforzo, versando soldi in un fondo che compenserà i mancati introiti derivanti dallo sfruttamento dell’oro nero. La scelta compiuta dal governo di Quito si sta rivelando piuttosto impegnativa e sul futuro dell’iniziativa Yasunì ITT (dal nome del parco che si intende salvare dalle trivelle) incombe una spada di Damocle.
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Il presidente Chavez con il regista Usa Stone (Credits: nicogenin by Flickr)
È un muro compatto il fronte dei no all’intervento occidentale in Libia che si è formato in queste ore in America Latina, soprattutto da parte di alcuni membri della cosiddetta Alba, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, che annovera tra i suoi membri Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela.
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Pubblicità anti-Chevron (Credits: jonathan mcintosh by Flickr)
In Ecuador lo hanno già ribattezzato “il processo della storia” con annessa “multa record”. Sono infatti nove e mezzo i miliardi di dollari che la Chevron, multinazionale del petrolio, dovrà pagare al Paese sudamericano.
L’accusa è di aver arrecato “danni all’ambiente e alla popolazione” di una regione amazzonica del Paese. La sentenza è stata confermata poco fa anche dal gruppo statunitense, che ha assicurato il ricorso in appello nelle prossime settimane.
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(Credits: Ansa/Martial Trezzini)
Ormai è caccia all’uomo. L’Interpol ha spiccato un “red notice”, un avviso rosso diretto a 188 Paesi, per mettere le mani su Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks diventato ormai l’incubo dei governi di mezzo mondo. L’accusa che pende sul capo di Assange arriva da Stoccolma, dove due donne di 25 e 35 anni lo hanno denunciato per “stupro, molestie sessuali e coercizione”.
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(Credits: Epa/Jose Jacome)
Liberato all’alba dall’esercito il presidente ecuadoriano Rafael Correa. Era stato sequestrato da un manipolo di poliziotti che protestavano contro i tagli salariali annunciati dal governo. Nella sparatoria morti due agenti . Trentasette i feriti.
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Indios battono trivelle 1 a 0. L’Ecuador ha firmato il 3 agosto uno storico accordo con l’UNDP, l’agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite, rinunciando a sfruttare i giacimenti di petrolio pari a 846 milioni di barili all’interno del parco nazionale Yasuni, un’area di foresta amazzonica protetta dal 1989.
Si tratta di un santuario della biodiversità unico al mondo, che si estende su 950 mila ettari nel sud est del paese, ed abitato da diverse comunità di indigeni. Continua
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