
In un’audizione davanti alla Commissione Esteri e Difesa del Senato brasiliano, il ministro della Giustizia Tarso Genro ha difeso con queste parole la decisione di concedere l’asilo politico all’ex terrorista Cesare Battisti: “Il Brasile è stato aggredito nella sua sovranità per alcune dichiarazioni delle autorità italiane. Hanno persino detto che il Brasile è un paese di ballerine e non di giuristi. Noi abbiamo l’orgoglio di essere un paese di ballerine e anche di grandi giuristi”. In attesa della decisione del Tribunale supremo, il massimo organo giurisdizionale brasiliano, chiamato a decidere nelle prossime settimane se estradare l’ex terrorista rosso, il ministro ha spiegato anche che le leggi eccezionali italiane contro il terrorismo rosso degli anni 70 sono paragonabili al carcere di Guantanamo, una sospensione dello Stato di diritto americano. “Anche uno Stato democratico - ha sostenuto - può avere strutture e momenti di eccezione, come è avvenuto in Italia nel momento in cui Battisti era un attivista dei Pac. Quando sono stati attaccati al cuore, l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti decisero di costruire strutture carcerarie eccezionali, ottenendo confessioni sotto tortura, appellandosi alla tesi che dovevano proteggere lo Stato di diritto”.

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Sono sempre più alte le probabilità che Cesare Battisti venga estradato in Italia. Ieri l’autorevole quotidiano brasiliano O Estado de Sao Paulo ha spiegato in un dettagliato articolo in prima pagina che gli undici magistrati del Supremo Tribunale Federale, massima autorità giuridica verde-oro che da domani comincerà a riunirsi per decidere la sorte dell’ex terrorista scrittore, avrebbero già esaminato cinque precedenti e, secondo fonti definite certe, l’estradizione sarebbe per la maggioranza dei membri della Corte brasiliana la misura più corretta da prendere. A patto che l’Italia si impegni ufficialmente a commutare l’ergastolo nei confronti dell’ex terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) in una pena non superiore ai trent’anni, il massimo previsto dall’ordinamento giudiziario brasiliano. Insomma, l’orientamento del Supremo sarebbe quello di contestare lo status di rifugiato politico concesso a Battisti dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, il 13 gennaio scorso.
A confermare quest’andamento, Panorama.it ha raccolto da fonti ministeriali che, ad oggi, degli undici membri che compongono il Supremo Tribunale Federale due si asterranno, cinque voteranno a favore dell’estradizione e solo quattro contro la richiesta del nostro governo. I due astenuti saranno il ministro Celso de Mello e la ministra Ellen Gracie. A votare in favore dell’estradizione, sempre secondo nostre fonti bene informate, ci sono il presidente del massimo organismo giuridico brasiliano, il ministro Gilmar Mendes, e il suo vice, Cezar Peluso, incaricato del caso. Così come i ministri Menezes Direito, molto impegnato al pari di Mendes a lavorare dietro le quinte, Carlos Britto e Ricardo Lewandowski il quale, tuttavia, starebbe subendo forti pressioni dall’ala del PT per cambiare idea. Contrari alla concessione dell’estradizione a Cesare Battisti, invece, i ministri Eros Grau, Joaquim Barbosa, Marco Aurélio e Carmen Lucia. Le pressioni politiche sono comunque pressanti, sia sul fronte dei favorevoli che dei contrari all’estradizione, e non è escluso che qualcuno dei ministri cambi idea negli ultimi giorni precedenti al voto che, secondo notizie dell’ultima ora, dovrebbe arrivare verso metà marzo. Se la decisione del Supremo venisse presa oggi, comunque, Battisti sarebbe estradato anche se poi la parola finale con relativa firma spetterà al presidente della Repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva.
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Edoardo Matarazzo Suplicy, il senatore brasiliano del PT, il partito dei lavoratori di Lula, tra i politici più attivi nella difesa di Cesare Battisti e della decisione del ministro della giustizia Tarso Genro di concedergli lo status di rifugiato politico, ha parlato in esclusiva con Panorama.it dopo aver visitato Battisti nel carcere di Papuda, vicino a Brasilia.
Senatore, la liberazione di Battisti è dunque una questione di ore?
Non so se sia una questione di ore o di settimane, certo è che se non sarà questa settimana sarà la prossima. Il presidente del Supremo Tribunale dovrebbe sicuramente rispettare, infatti, il parere espresso dal nostro ministro della Giustizia Tarso Genro che vuole liberare Battisti e concedergli lo status di rifugiato politico.
E con l’Italia come la mettiamo?
Personalmente ritengo che il governo italiano debba attenersi alla decisione sovrana di quello brasiliano. Non si tratta di un atto di ostilità nei confronti dell’Italia e degli italiani. Però sulla condanna di Battisti da parte della giustizia italiana restano ancora molti dubbi.
Sì, ma l’ex fidanzata di Battisti, Maria Cecilia, ha dichiarato in un’intervista aPanorama che lui le ha raccontato l’effetto che provava nel vedere il sangue sgorgare dal corpo di una sua vittima. Inoltre sono stati sentiti vari testimoni tra cui il suo ex compagno Pietro Mutti che, a differenza di quanto sostenuto dal Brasile, non si è affatto arricchito con il pentimento né ha cambiato la sua identità. Ha parlato di questo con Battisti?
Certo. Battisti ha smentito nel modo più categorico quanto dichiarato dalla sua ex. Ribadendo per una volta ancora la sua estraneità ai quattro omicidi per i quali è stato condannato in Italia. Quanto a Mutti tengo a precisare che non è stata pubblicata una fotografia attuale né è stato detto dove si trovi.
Cosa le ha detto Battisti in relazione agli omicidi per cui nel nostro paese è stato condannato?
Ha ammesso di aver partecipato a diverse azioni sovversive e azioni contro lo stato italiano degli anni’70 ma che non ha commesso i quattro omicidi. Dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro nel maggio del 1978 Battisti venne a sapere che i suoi compagni stavano preparando un’altra azione criminale ma non sapeva assolutamente di cosa si trattasse. Si recò ad una riunione del gruppo (Pac, Proletari Armati per il Comunismo ndr) e chiarì la sua posizione di netto distacco dai piani dei suoi compagni chiedendo loro che desistessero dall’idea.
E quale fu la reazione dei suoi compagni?
Fu una reazione durissima, non ci scapparono le botte ma a parole fu durissima.
Battisti dunque si fece da parte. E fu uno choc per lui apprendere dai giornali del primo omicidio per cui poi sarebbe stato condannato.
Ma quando ci fu questo litigio interno al gruppo perché Battisti non è andato dalla polizia a denunciare i suoi compagni?
No, di questo non mi ha parlato. Però capisco che all’epoca lui fosse clandestino e che quindi fosse normale che non contemplasse questa ipotesi.
Durante queste due ore di colloquio Battisti che parole ha avuto per le vittime?
Mi ha raccontato che ha scritto personalmente al figlio di Torreggiani (figlio del gioielliere Pierluigi ucciso dai Pac nel febbraio del 1979, ndr) dicendogli che è disposto a spiegare a lui e agli altri familiari delle vittime, guardandosi negli occhi, che non ha partecipato a nessuno di questi omicidi né che li ha pianificati. Sì, è disposto ad incontrarli per un chiarimento.
Secondo lei, Senatore, come si concluderà la vicenda Battisti?
Io sono nipote e pronipote di italiani e sono una persona che durante la sua vita ha imparato ad ammirare coloro che nel loro cammino hanno sempre cercato la verità perché alla fine la giustizia vincesse. Tra le menti che più hanno influenzato la mia vita ci sono personaggi del calibro di Galileo Galilei e di Copernico che nelle loro esistenze si sono sempre battuti fino in fondo per la verità. Ecco, per il caso Battisti è quello che io auspico e desidero.
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