Altri due morti in Egitto, uccisi dai proiettili delle forze di sicurezza nella città di Suez. Gli scontri che hanno fatto 74 vittime allo stadio di Porto Said, si sono trasferiti nelle piazze. Anche al Cairo, in migliaia protestano per le strade contro i militari.
Ieri sera la partita tra l’Ahly, il club più importante dell’Egitto, e il Masry di Port Said si è trasformata in unmassacro in cui sono morte 74 persone. Gli scontri sono avvenuti poco dopo il fischio finale della partita, quando diversi ultras del Masry hanno inseguito i giocatori dell’Ahly negli spogliatoi. Molti di loro avevano spranghe e coltelli. Le ragioni della violenza sarebbero la rivalità tra questi due club e l’ostilità degli ultras nei confronti della polizia.
74 morti e decine di feriti. E’ il drammatico bilancio del massacro che si è consumato ieri allo stadio di Porto Said, in Egitto. Questa volta non c’entra il regime. Le violenze sono esplose al termine di una partita di calcio, quando alcuni tifosi hanno invaso il campo. Polemiche sull’intervento delle forze di sicurezza.
La prima seduta del parlamento egiziano, dopo le elezioni delle scorse settimane, ha coinciso con la vigilia del primo anniversario della rivoluzione di piazza Tahrired è stata una festa della democrazia, con la presenza delle telecamere nell’aula e folle entusiaste che salutavano con gioia, intorno al palazzo, l’arrivo dei rappresentanti del popolo. Ma la prognosi, come direbbe il medico, resta riservata. Continua
Mentre la Piazza egiziana si prepara al terzo giorno di proteste, dopo aver celebrato l’anniversario dell’inizio della rivoluzione che ha spazzato via Hosni Mubarak, il mondo della politica all’ombra delle Piramidi pensa alle urne che si apriranno nuovamente domenica 29 gennaio, per il primo turno delle elezioni del Consiglio della Shura.
Un anniversario amaro e pieno di incognite, in un quadro politico incerto, anzi esplosivo, e un solo dato acclarato dopo le ultime elezioni che hanno consegnato più dei due terzi del Parlamento egiziano ai partiti islamici: la primavera del Cairo, la rivoluzione di Piazza Tahrir, era islamica, non liberale.
Un anno fa il vento dlla Primavera araba è arrivato fino in Egitto. Il 25 gennaio del 2011, sulla scia delle manifestazioni tunisine, migliaia di persone si riuniscono in Piazza Tahrir, nel cuore del Cairo. Dopo 18 giorni di proteste e scontri, l’ultimo faraone d’Egitto, Hosni Mubarak, lascia il potere, a 30 anni dalla sua incoronazione.
Ahmed Abu Haiba ha la barba sottile, il callo da preghiera (zabiba) sulla fronte e i vestiti eleganti. A prima vista sembra uno di quelli che in Turchia chiamano “Calvinisti Islamici”, una definizione che riassume tre caratteristiche: tanti soldi, fede incrollabile e dedizione al lavoro. Sono loro la nuova classe dirigente egiziana.
Gli ultimi commenti