Solo sei anni fa la Turchia scontava gli effetti devastanti di una tra le più gravi crisi finanziarie degli ultimi tempi: svalutazione del 50 per cento, tassi d’interesse nominali del 100 per cento, collasso del sistema bancario e bancarotta di numerose imprese sul mercato.
Alla fine del 2001 il Pil subiva un declino del 10 per cento, con un’inflazione al 70 per cento ed un debito pubblico al 90 per cento del Pnl. Il Paese si è ripreso progressivamente a partire dal 2002, con tassi di crescita di quasi il 10 per cento nel 2004, del 7,7 per cento nel 2005 e del 6,3 per cento nel 2006. Una crescita stimolata in particolare dalla domanda interna, da ottime prestazioni delle esportazioni e da un afflusso consistente di capitale straniero.
Secondo i dati (pdf) forniti dall’Istituto nazionale per il commercio estero relativi al 2006, l’Unione Europea figura saldamente al primo posto quale area di destinazione (53 per cento) e di origine (40,3 per cento) dei flussi commerciali e l’Italia appare come il terzo partner commerciale, dopo Germania e Russia, con 7,4 miliardi di dollari. Le imprese italiane che hanno effettuato investimenti esteri diretti in Turchia sono state 51 nei primi cinque mesi del 2006 per un ammontare di oltre 16 milioni di dollari, e l’Italia è un partner fondamentale in due settori strategici quali l’energia e la difesa, grazie al Gruppo Eni ed alla Finmeccanica.
- Sabato 21 Luglio 2007

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