Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Il numero dei soldati Usa che si sono suicidati è aumentato negli ultimi anni (Credits: LaPresse)
La triste contabilità dei morti non era così alta dai tempi della Guerra in Vietnam. Non dei soldati che vengono uccisi sul campo di battaglia, ma di coloro che decidono di farla finita, di togliersi la vita. Un fenomeno già molto preoccupante negli ultimi anni, nello scorso mese di giugno ha segnato il suo apice, il cupo record dei record: 32 soldati americani si sono suicidati. Continua

Ingrid Betancourt (Credits: fabiogis50 by Flickr)
Da icona della sinistra europea, soprattutto quella radical-chic e “verde”, a persona confusa e sicuramente criticata da tutti o quasi nel suo Paese. In modo bipartisan. Ingrid Betancourt, l’ex candidata alle elezioni presidenziali in Colombia, sequestrata e tenuta in ostaggio per sei anni dai ribelli delle Farc, torna a far parlare di sé. E lo fa in modo polemico. Continua

Soldati di guardia nelle strade
DIARIO DAL WEB - Era una calma solo apparente quella di ieri sera a Bangkok. Nella notte, infatti, l’esercito ha avuto il via libera per il blitz contro l’accampamento dei manifestanti, nel quartiere commerciale della capitale, e numerose sparatorie si sono verificate sulle barricate che delimitano ‘il territorio’ dei rossi. Continua

Soldati sparano proiettili di gomma
DIARIO DAL WEB - In una Bangkok ormai militarizzata, continuano gli scontri tra esercito e camicie rosse. I militari stanno facendo di tutto per isolare i manifestanti, e la situazione rimane tesa. Fino a ieri sera il bilancio era di 10 morti e 125 feriti. Continua

Dopo la Coca il Che cattura anche l'esercito boliviano (Credits: Hanan Cohen by Flickr)
Il motto è antico e pieno di storia, “Patria o morte … vinceremo”. A coniarlo fu Che Guevara, lo slogan fu usato dall’esercito cubano subito dopo la rivoluzione del 1959. E dopo cinquantun’anni torna in auge, stavolta, quasi per legge del contrappasso proprio in Bolivia, recuperato dalle Forze Armate, le stesse che arrestarono e uccisero il Che. Continua

L’Italia conferma l’invio di rinforzi in Afghanistan Occidentale in vista delle elezioni del 20 agosto, ma si appresta a cedere agli anglo-americani il controllo di una parte della provincia di Farah, la più esposta alle incursioni talebane provenienti dalla confinante Helmand presidiata da forze britanniche. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso dell’audizione di ieri alle commissioni Difesa riunite di Senato e Camera. La Regione Ovest dell’Afghanistan, sotto il comando italiano affidato al generale Rosario Castellano, comprende anche la provincia di Farah, zona che confina con la Regione Sud del Paese dove operano truppe britanniche, canadesi, australiane e olandesi e dove verranno concentrati buona parte dei 17.000 rinforzi in arrivo dagli Usa.
Nei distretti di Delaram, Gulistan e Bakwa, trovano spesso rifugio le milizie talebane in fuga dalle offensive britanniche a Helmand ma il comando italiano di Herat vi schiera solo un avamposto a Delaram, non ha truppe sufficienti per controllare strettamente queste zone e soprattutto le forze italiane del Regional Command West non sono autorizzate da Roma a condurre azioni offensive. Il ministro ha comunicato che “nella parte sud della zona Ovest ci sarà un’immissione forte delle truppe Nato che attualmente operano sotto il comando Sud dell’Afghanistan”. Tradizionalmente Londra e Washington non pongono le proprie forze da combattimento sotto comandi diversi da quelli nazionali, un aspetto che rafforza il “distacco” dal settore sotto comando italiano di quella parte della provincia di Farah che già dalle prossime settimane sarà presidiata da oltre un migliaio di britannici e statunitensi decisi a snidare le milizie talebane.
Proprio per far fronte alla minaccia talebana gli italiani hanno completato lo schieramento nella base di Farah City del 187° reggimento paracadutisti che si occuperà del controllo dei distretti centrali e occidentali, una zona meno colpita dagli insorti rispetto ai distretti sud-orientali. Di fatto i “caveat” che impediscono agli italiani (e a quasi tutti i contingenti europei) di dare la caccia ai talebani impongono di cedere agli anglo-americani l’area più calda del nostro settore dove solo negli ultimi giorni si sono verificati una dozzina di scontri a fuoco che hanno coinvolto truppe Usa e afghane. Ieri sette talebani e un poliziotto sono rimasti uccisi in un agguato teso dai jihadisti e il 19 aprile cinque agenti afgani sono stati uccisi a un check-point. Circa i rinforzi che si uniranno ai 2.100 italiani già schierati nell’ovest afgano (altri 700 sono basati a Kabul) comprende 400 militari tra fanti della Brigata Pinerolo, istruttori dei carabinieri ed elicotteristi con 3 AB-412 mentre in agosto arriveranno 40 militari dell’Aeronautica Militare con due aerei da trasporto C-27J.
Nonostante la crisi, la Cina non rinuncia alle spese militari. Anzi, “anche nel 2009 le risorse destinate all’esercito aumenteranno del 14,9%”, ha annunciato in una conferenza stampa Li Zhaoxing, esponente del Consiglio di Stato cinese oltre che ex Ministro degli Esteri.
L’aumento regolare del budget della difesa cinese non è una novità: il 2009 è infatti il diciannovesimo anno consecutivo in cui le spese militari della Repubblica popolare crescono più del 10%. Tuttavia, ha ribadito con fermezza Li Zhaoxing, l’aumento approvato va considerato “modesto” e soprattutto non orientato ad allarmare la comunità internazionale visto che “le forze cinesi sono limitate, destinate a salvaguardare la sovranità nazionale e l’integrità del territorio, non a minacciare altri Paesi”.
Secondo Jean-Pierre Cabestan, direttore del dipartimento di Relazioni Internazionali di Hong Kong Baptist University, l’ennesimo aumento delle spese militari, seppure inferiore di tre punti percentuali a quello del 2008, “evidenzia la necessità da parte del governo cinese di far fronte alla crescita delle spese per il personale dell’esercito (che coprono almeno un terzo del budget militare), ma anche il bisogno di acquistare nuovi equipaggiamenti ed armi in un momento in cui la Cina si ritrova sempre più spesso a intervenire o comunque a proiettare la propria forza ben al di là dei confini del Paese”.
Seppure in termini assoluti le spese militari cinesi sono nettamente inferiori a quelle statunitensi (59 contro 515 miliardi di dollari), Washington ribadisce che il vero problema della Repubblica popolare è legato alla scarsa trasparenza in merito alle intenzioni del suo continuo riarmo. Un rapporto del Pentagono afferma infatti che la modernizzazione della capacità nucleare della Cina e lo sviluppo di tecnologie per compiere missioni nello spazio stanno cambiando gli equilibri militari in Asia e non solo. E se ufficialmente Pechino risponde accusando gli Stati Uniti di essere rimasti ingabbiati in una mentalità da Guerra Fredda e sostenendo che il rapporto annuale sulla potenza militare cinese stilato ogni anno dal Pentagono non rappresenta altro che l’ennesimo tentativo di interferire nella politica interna cinese, Cabestan ricorda che al momento l’unico obiettivo dell’esercito orientale è quello di modernizzare il proprio arsenale, in termini di armamenti, con artiglieria anti-aerea e potenziamento della difesa sulle coste come priorità, e di software di comunicazione in grado di migliorare il coordinamento sui campi di battaglia”.
Dopo anni di dibattiti sulle scarse risorse assegnate al Bilancio della Difesa proprio nel momento in cui i nostri militari vengono costantemente impiegati in operazioni oltremare e sul territorio nazionale, Consiglio supremo di difesa, presieduto dal Capo dello Stato, Giorgio Napoletano, ha messo a punto un ampio pisano di ristrutturazione delle Forze Armate che prevede drastici tagli alle nostre forze armate.
Nei prossimi quattro anni i 190.000 militari italiani verranno ridotti a 141.000 con un taglio significativo a comandi, unità territoriali, scuole e altre strutture non operative e l’accentramento di molte competenze logistiche e amministrative, oggi presenti in ogni forza armata, in un unico sistema interforze. Per non impedire il ricambio e l’arruolamento di giovani reclute i massicci esuberi nel personale militare in servizio verranno risolti con ampi prepensionamenti. Del resto, con un bilancio per la Funzione Difesa inferiore all’1 per cento del Pil (contro una media europea dell’1,42 e una richiesta della Nato agli stati membri di stanziamenti pari al 2 per cento) non è più possibile mantenere forze militari che hanno una consistenza superiore a quelle britanniche che possono però contare sul triplo delle risorse finanziarie. Anche per questo con 190.000 militari in servizio l’Italia non è in grado di impiegarne nelle operazioni all’estero più di 10.000 e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa , ha già annunciato che probabilmente alcune missioni oltremare verranno tagliate salvaguardando e più importanti in Libano e Afghanistan.
A subire la maggiore riduzione sarà, l’Esercito che entro il 2012 scenderà da 112mila a 71.500 soldati, poco più della stessa consistenza di Aeronautica e Marina messe assieme. Il bilancio della Difesa per il 2009, che verrà presto discusso in Parlamento, prevede lo stanziamento di 20,294 miliardi di euro, cioè 838,1 milioni in meno rispetto al 2008. Ma questa voce include anche i fondi assegnati ai carabinieri mentre le risorse assegnate effettivamente alle forze armate sono quelle della Funzione Difesa, che prevede l’anno prossimo 14,3 miliardi di euro contro i 15,4 del 2008.
Una riduzione del 6,9 per cento che comporterà forti tagli alle esercitazioni, alle ore di volo dei velivoli e di moto per le navi ma anche agli investimenti per acquisire nuovi equipaggiamenti e armi. In aumento solo la voce retribuzioni che raggiunge il 66,7 per cento del totale dei fondi assegnati alle forze armate.
Proprio per riportare equilibrio e impedire che la Difesa diventi solo un pagatore di stipendi è stata pianificata una robusta riduzione degli organici che nei prossimi anni dovrebbero consentire di aumentare le risorse per addestrare ed equipaggiare i reparti pur senza aumentare il bilancio complessivo della Difesa.
Gli ultimi commenti