
(Credits: Epa/Chema Moya)

“Euskadi Ta Askatasuna non sarà più una minaccia per il processo di risoluzione politica“. L’Eta ha deciso di deporre le armi. In una Spagna a dieci giorni dal voto, il gruppo terroristico basco ha annunciato per la prima volta di essere disposto a rinunciare alla lotta armata e a volersi impegnare in un serio processo di dialogo.
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Una manifestazione contro l'Eta (Ansa)
Euskadi Ta Askatasuna, ovvero Patria Basca e Libertà, l’acronimo sciolto di Eta, l’organizzazione separatista basca che tra poco, dopo 43 anni e 825 morti, farà meno paura.
L’Eta, che dal 2001 figura nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, ha deciso di porre definitivamente fine alla violenza e di abbandonare le armi. L’annuncio ufficiale è atteso durante la settimana in corso, riferisce un responsabile del Pnv, principale partito politico dei Paesi baschi. Continua
L’aeroporto e il porto di Maiorca, tra le più frequentate mete turistiche delle Baleari, sono chiusi fino a nuovo ordine. Centinaia di turisti barricati nelle loro stanze d’albergo. E la polizia che ha di fatto disseminato l’isola di posti di blocco lungo le principali arterie stradali. Continua

Una manifestazione contro l’Eta nei Paesi baschi
Non finirà mai? L’Eta, l’organizzazione terroristica separatista dei Paesi Baschi spagnoli, è tornata a colpire. Senza neanche bisogno di rivendicazioni, la firma è sin troppo chiara. Un’autobomba poco dopo le 9 di questa mattina vicino a Bilbao. C’è una vittima, un ispettore dell’antiterrorismo. Quello che è chiaro è che Eta è ancora in grado di fare paura, anche se disperata e disorganizzata. Umiliata sul terreno dagli arresti e dalla collaborazione tra polizia francese e spagnola, espulsa dall’arena politica, ma non ancora smantellata. A differenza del ritorno della “Real Ira” in Irlanda del nord, qui non c’è stata nessuna pace, ma i terroristi hanno subito un’offensiva molto dura negli ultimi tre anni e sembravano allo sbando. Ricapitoliamo brevemente le ultime tappe del conflitto con lo Stato, sia dal punto di vista politico che da quello giudiziario.
- Arresti: Il 18 aprile scorso veniva arrestato in Francia il capo militare dell’Eta, Jurdan Martitegi. Si trattava del terzo presunto “numero 1″ a cadere in meno di sei mesi. Come gli altri due, aveva meno di trentacinque anni. La banda, da quando ruppe la tregua durata 2 anni con il governo di Zapatero, che aveva cercato di trattare con i terroristi, è stata colpita da una raffica di arresti. I principali esponenti ricercati, quelli i cui volti apparivano nei manifesti degli aeroporti spagnoli, sono caduti uno dopo l’altro. Dando spazio alle leve più giovani, meno esperte e più radicali. “Sono quattro mocciosi mezzi drogati” si lamentava della nuova cupola uno dei capi “etarra” intercettato in carcere.
- Gli attentati: l’Eta rompe la tregua con Zapatero il 30 dicembre 2006, con una bomba al nuovo terminal dell’aeroporto di Madrid, che causa due vittime. Nei due anni seguenti sono molti gli attentati con avvertimento contro le caserme dell’Ertzaintza (la polizia basca) e della Guardia Civil e i media “ostili”. Alla vigilia delle elezioni nazionali del 2008, viene assassinato un assessore socialista a Mondragòn. Le altre vittime dell’anno sono un imprenditore (nel dicembre 2008), un “guardia civil” e un militare. Nel corso del 2009, la banda dimostra di poter colpire anche a Madrid con un furgone-bomba davanti alla sede di un’impresa di costruzioni.
- La politica: il “braccio politico” dell’Eta, Batasuna, è stato illegalizzato dal giudice Baltazar Garzon, che la banda ha tentato di assassinare con una bottiglia avvelenata. I principali politici sostenitori della fazione vicina ai terroristi hanno tentato di riproporsi alle elezioni basche con due nuovi partiti: D3M e Askatasuna, ma sono stati illegalizzati anch’essi. Così l’indicazione data dalla cupola per le regionali del 1 marzo 2009 è stata di votare in bianco. Ma il risultato è stato inferiore alle aspettative: i voti “nulli” sono stati meno di 100mila, il nuovo partito dichiaratamente anti-Eta della sinistra basca, Aralar, ha raccolto il 6% e, colmo dello scorno, è stato eletto “lehendakari” (presidente Basco) il socialista Patxi Lopez, in inedito governo di coalizione con i Populares che ha estromesso per la prima volta in 30 anni dal potere regionale i nazionalisti del Pnv. Troppo per la rabbia repressa dei terroristi, che ora si sono rifatti vivi. A loro modo.
“L’Eta è alle corde. O smette perché si arrende o perchè li obbligheremo ad arrendersi”. Il ministro dell’Interno spagnolo Alfredo Rubalcaba ha commentato spavaldo l’arresto del terzo capo militare dell’organizzazione terrorista dei Paesi Baschi in meno di sei mesi.
Jurdan Martitegi, alias Arlas, è stato arrestato ieri notte a Perpignan, in Francia, in un’operazione congiunta delle polizie francese e spagnola. Assieme a lui sono stati arrestati anche due complici che, secondo quanto reso noto dalle autorità spagnole, stava “addestrando” in previsione di un attentato. Sempre ieri altre sei persone sono finite in manette in varie località dei Paesi Baschi con l’accusa di appartenere al gruppo terrorista, un “commando” pronto ad agire.
Martitegi ha solo 28 anni ma aveva salito in fretta gli scalini dell’Eta, dove il ricambio della “classe dirigente” è reso più rapido dai frequenti arresti, tanto che pochi mesi fa alcuni capi storici della banda si lamentavano nelle lettere dal carcere che fosse in mano a “quattro marmocchi mezzi drogati”. Martitegi viene ritenuto direttamente responsabile per la bomba che lo scorso 14 maggio uccise il guardia civil Juan Manuel Piñuel. Adesso la sua faccia sarà marcata con una X nei manifesti degli aeroporti spagnoli, come quelle dei suoi predecessori arrestati a novembre e dicembre scorsi.

Leire Lopez Zurutuza e Mikhail Garikoitz Aspiazu Rubina
Durissimo colpo all’Eta: il capo militare dell’organizzazione terroristica basca, Mikhail Garikoitz Aspiazu Rubina (nome di battaglia “Txeroki”), è stato arrestato all’alba a Cauterets, una località degli Alti Pirenei francesi, dove si stava nascondendo insieme alla sua compagna, Leire Lopez Zurutuza. Al momento dell’arresto, realizzato nella notte dalla polizia francese con la collaborazione della Guardia Civil spagnola, “Txeroki”, 35 anni, leader dell’ala dura dell’Eta e considerato responsabile dell’attentato, nel dicembre 2006, all’aeroporto madrileno di Barajas (in cui morirono due cittadini ecuadoregni) stava dormendo insieme alla sua compagna. Entrambi erano armati.
Nato a Bilbao il 6 luglio del 1973, “Txeroki” - “Cherokee”, che rispondeva anche agli pseudonimi di “Arrano” o “El Indio” - era noto per la sua propensione alla violenza. Secondo fonti dell’anti-terrorismo, era entrato nell’Eta nel 2000, dopo la rottura della tregua rimasta in piedi tra il settembre del 1998 e il dicembre del 1999, come collaboratore del “comando Vizcaya”, uno dei più attivi dell’organizzazione armata. Al vertice dell’organizzazione terroristica basca, “Tzeroki” dovrebbe essere sostituito da Aitzol Iriondo, l’uomo che fornisce esplosivi ai commando e che viene considerato ancora più duro.
I servizi segreti francesi seguivano da tempo i due e da alcuni mesi avevano trovato indizi che li rendevano ottimisti sulla loro cattura. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nell’abitazione alle 03:30 nell’ambito della rogatoria del giudice anti-terrorista Laurence Le Vert. Il dirigente ‘etarra’ aveva affittato la settimana scorsa un appartamento in una strada centrale della località, una casa di proprietà di un’anziana che viveva anche lei nell’abitazione. Nella perquisizione, le forze di polizia hanno trovato armi, due computer e documenti falsi.
Poche ore dopo, a Belfast, è stato arrestato un altro superterrorista, José Inacio de Juana Chaos, contro cui era stato emesso un mandato d’arresto europeo, scarcerato ad agosto in Spagna per buona condotta tra forti polemiche. Si era presentato spontaneamente davanti al tribunale che deve esaminare il suo caso, accompagnato dall’avvocato e dalla compagna. Per il premier spagnolo Zapatero, l’arresto del sanguinario “Txeroki” è “un durissimo colpo” per l’Eta, l’organizzazione terrorista basca nata nel 1968 da una scissione interna al partito autonomista basca. La Francia ha già annunciato che il militante etarra sarà consegnato alla giustizia spagnola. Secondo il presidente francese, Nicolas Sarkozy, l’arresto di “Txeroki” prova “l’eccellente collaborazione tra Francia e Spagna nella lotta contro il terrorismo basco”.
Ancora una volta, la Spagna si è svegliata con la notizia di una morte violenta. Firmata Eta. I terroristi baschi hanno colpito a Santoña, in Cantabria, con un’autobomba all’una del mattino. La vittima è un militare, Luis Conde de la Cruz, di 46 anni, che si trovava nella caserma contro la quale era diretta l’esplosione. Ferito, ma fuori pericolo, un suo commilitone. Entrambi erano lì in vacanza e oggi sarebbero tornati a casa. Con la modalità tipica dell’ Eta, l’attentato era stato annunciato da una telefonata a un’ associazione di volontari di San Sebastiàn, una delle aree a maggior radicamento etarra. Quando è scoppiata la bomba, i militari stavano ancora evacuando l’edificio. Altre cinque persone sono state ricoverate per le conseguenze dell’esplosione, con ferite lievi o crisi di panico. E’ il terzo attacco dell’Eta in apena 24 ore: sabato notte un ordigno era esploso davanti a una banca a Vitoria, nei Paesi Baschi, poche ore dopo un’altra auto imbottita con 100 chili di esplosivo scoppiava davanti a un commissariato a Ondarroa, sempre nella regione. In questi due casi però il preavviso aveva evitato vittime. Il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero ha dichiarato: “I terroristi non riusciranno mai nel loro intento di piegarci”.
La cronologia degli attentati, ovviamente, non è casuale: il Tribunal Supremo ha infatti messo fuori legge pochi giorni fa due partiti politici accusati di aver raccolto l’identità dell’ormai defunta “Herri Batasuna”, ovvero di essere la sponda politica dei terroristi: Anv (Alianza nacionalista vasca) e Ehak-Pctv (partito comunista de las tierras vascas). Sempre nell’ultimo mese sono usciti dal carcere nel giro di pochi giorni l’ex leader e portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi (atteso dall’eurodeputato leghista Mario Borghezio “a braccia aperte”) e il terrorista (condannato a 27 ergastoli ma ai domiciliari per buona condotta dopo 21 anni di carcere) Inaki De Juana Chaos. In entrambi i casi alle scarcerazioni sono seguite violenti polemiche da parte delle associazioni delle vittime e del Partido Popular.
Luis Conde è la terza vittima targata Eta nel corso del 2008: prima di lui era toccato a un Guardia civil lo scorso 14 maggio e al consigliere socialista Isaias Carrasco, due giorni prima delle elezioni del 9 marzo scorso, vinte da Zapatero. Proprio per la sua apertura al dialogo anche coi terroristi il premier era stato duramente attaccato nel corso della passata legislatura: la “tregua” durante la quale c’erano stati contatti tra esponenti del governo e di Eta era durata sino al 30 dicembre 2006, quando fu rotta dall’attentato al terminal 4 dell’aeroporto di Barajas in cui morirono due persone. Da allora la banda terrorista è stata duramente colpita da una serie di arresti ai suoi livelli più alti, grazie anche alla collaborazione tra il governo spagnolo e quello francese: il 21 maggio scorso era stato arrestato a Bordeaux Francisco Lopez Pena, “Thierry”, considerato il numero 1 della cupola.

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Una bomba dimostrativa ha devastato questa mattina gli uffici del Partito socialista spagnolo nel quartiere di La Peña a Bilbao, provocando un’onda d’urto che ha ferito in modo lieve sette poliziotti. L’ordigno era già stato individuato da una pattuglia della polizia basca prima che giungesse una telefonata al soccorso stradale (Dya) a nome dell’Eta, l’organizzazione separatista basca responsabile dalla sua fondazione nel 1968 di 837 omicidi, per avvertire preventivamente dell’imminente esplosione. Sul pacco che conteneva l’esplosivo c’era la scritta: “Attenzione bomba”. I poliziotti hanno individuato una valigia sospetta ed hanno subito installato un perimetro di sicurezza, evacuando i passanti.
L’ultimo attentato mortale rivendicato dall’Eta è stato registrato il 7 marzo scorso, a 48 ore dalle elezioni politiche spagnole, con l’assassinio dell’esponente locale socialista basco Isaias Carrasco a Mondragon. Ieri re Juan Carlos di Spagna, inaugurando la nuova legislatura davanti al parlamento, aveva lanciato un appello all’unità del paese contro “la barbarie del terrorismo”. Nel suo ultimo comunicato l’Eta aveva avvertito i militanti del Psoe che non sarebbero stati lì ad aspettare “con le braccia conserte mentre vediamo come si tortura, si incarcera, si condanna all’ergastolo, si mettono fuori partiti con totale sentimento di impunità”. Javier Balza, consigliere della sicurezza del governo basco, ha spiegato alla Cadena SER che si tratta di uno attentato “dello stesso stile degli ultimi avvenuti”, che hanno come obiettivo i socialisti ma che finiscono per colpire anche “tutto il popolo basco”. “La bomba era abbastanza potente”, ha aggiunto.
Le immagini dei soccorsi della polizia
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