
Il sangue che l’Eta ha sparso uccidendo Isaias Carrasco, ex consigliere consigliere comunale socialista ed ex sindacalista Ugt, non cancella le elezioni spagnole in programma domenica 9 marzo, ma ha spinto Rajoy e Zapatero a interrompere con qualche ora di anticipo la campagna elettorale in un sussulto di solidarietà nazionale. Ma oltre a tenere alta l’allerta per eventuali nuovi attentati, pone inevitabilmente una serie di interrogativi sul destino della Spagna e dell’Eta stessa, l’organizzazione armata basca che secondo gli analisti internazionali citati da Le Monde si è trasformata, nella prassi e nelle finalità, in una vera e propria setta, forte di un migliaio di militanti e di un seguito di massa nei Paesi baschi (2 milioni di abitanti) quantificato in circa il 10% dell’elettorato. Se gli elettori spagnoli reagiranno come fecero dopo l’attentato dell’11 marzo 2004 è molto probabile che andranno in massa a votare, favorendo forse il premier uscente José Luis Rodriguez Zapatero che proprio sul numero conta per poter vincere. E che durante la sua legislatura prima ha concesso ai terroristi una tregua nel 2006 per poi revocarla nel 2007 con durezza.
Un video di propaganda etarra
In questi 40 anni di esistenza, l’organizzazione separatista basca ha cambiato pelle: da movimento di studenti idealisti in lotta contro la dittatura franchista si è trasformata in una fazione sfrontata ed estrema , iperclandestina ma con forti diramazioni in alcune aree della società basca, dove le nuovissime generazioni esprimono gli odi più profondi anche usando le tecnologie avanzate. La tribù dell’Eta è sempre più globale, giovane e informatizzata: per accorgersene basta dare un’occhiata a Youtube dove abbondano video a volte girati dagli stessi terroristi, in cui si insegna a sparare e a uccidere. La metatelevisione serve del resto a mantenere viva la struttura, composta ormai da piccoli gruppi che agiscono con obiettivi mirati e con appoggi in Francia, Belgio, Croazia e Lussemburgo. Oggi nell’Eta si diventa leader dopo tre o quattro anni, il che spiegherebbe tensioni all’interno della cupola ed errori strategici. Molti giovani membri sono figli o nipoti di terroristi. Come il caso eclatante dei Gallastegi, nonno autoesiliato nell’Ira irlandese, figli terroristi, nipoti pure.
Un secondo video di propaganda contro la messa fuori legge di Batasuna
Sandra, la figlia della vittima dell’Eta Carrasco, dice: Andate a votare contro questi assassini codardi
Dopo l’omicidio: la morte di Carrasco (videoservizio)

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È stato assassinato con tre o quattro colpi di arma da fuoco, nella località basca di Mondragon-Arrasate, davanti alla porta di casa e sotto gli occhi della madre e della figlia. Isaias Carrasco, 43 anni, ex consigliere comunale del Psoe, è spirato poco dopo l’agguato (compiuto da un commando di due persone, una delle quali a bordo di una vettura fuoristrada) in ospedale, gettando una scia di sangue (come nel 2003) sulla campagna elettorale spagnola. Informato dal presidente della Junta de Andalucía, Manuel Chaves, Zapatero ha immediatamente sospeso un comizio che stava tenendo a Malaga e si è precipitato a Madrid, nel Palazzo della Moncloa.
Nononostante finora non sia giunta ancora alcuna rivendicazione, tutto lascia pensare, nelle modalità di esecuzione, che si tratti di un attentato dell’Eta, l’organizzazione terrorista responsabile dalla sua fondazione di 837 omicidi, che ha in Acción Nacionalista Vasca il proprio braccio politico ed elettorale. Proprio a Mondragon-Arrasate, l’Anv esprime il sindaco e la maggioranza che governa il municipio. A nulla, finora, sono valsi i tentativi di mettere fuori legge quei partiti satellite dell’Eta che, nei paesi baschi, raccolgono circa il 10% dell’elettorato. Di comune accordo, Zapatero e Rajoy hanno deciso di sospendere la campagna elettorale.
ZP e Rajoy: alt alla campagna elettorale

Per la prima volta dalla loro fondazione nel 1958, i terroristi baschi dell’Eta mirano alla Francia. Con azioni minori, per ora. Ma il procuratore capo di Parigi, Jean-Claude Marin, e il capo dell’antiterrorismo, Frédéric Veaux, lanciano l’allarme: «La Francia è sempre più un obiettivo dell’Eta». Da marzo, 30 attentati contro banche, imprese immobiliari e turistiche francesi sono stati rivendicati da una nuova organizzazione: Irrintzi (Grido), il cui covo pieno di esplosivo è stato appena scoperto a Ustaritz. Non si tratta di una risposta all’ondata di arresti che Parigi sta mettendo a segno tra i terroristi baschi, ma di un’autentica strategia con l’obiettivo di riunificare le tre province basche francesi (dove il partito filo-Eta, Abertzaleen Batasuna, ha il 5 per cento dei voti) con le tre spagnole e la Navarra per creare la Patria Basca. Lo rivela un documento sequestrato dall’intelligence spagnola che indica la linea di condotta dell’Eta: «Pressione, per far capire a Parigi che anche nei Paesi Baschi francesi esiste un conflitto non risolto, e uno scontro per scuotere le fondamenta economiche, politiche del paese». (G.A.O.)

Quindici mesi. Tanto è durato il cessate il fuoco dichiarato dai massimi responsabili dell’Eta. Quindici mesi in cui sono stati avviati i colloqui esplorativi tra gli emissari governativi e Herri Batasuna (il braccio politico del movimento armato basco). Nelle intenzioni di Zapatero avrebbero dovuto aprire una fase nuova nei rapporti tra Madrid e l’organizzazione separatista. Così non è stato: l’attentato dinamitardo del 30 dicembre a Barajas, l’aeroporto di Madrid, ha di fatto reso impossibile qualsiasi prosecuzione della trattativa.
E dire che Zapatero, sulla promessa di porre fine - grazie al dialogo - al quarantennale conflitto nei Paesi baschi, si è giocato gran parte del proprio credito politico. Ha rischiato grosso toccando un tema caldo - quello dei rapporti con l’Eta - sul quale si sono scottati, prima di lui, quasi tutti i predecessori alla Moncloa. A cominciare dal socialista Felipe Gozales, il premier postfranchista che ha dato vita negli anni 80 alla cosiddetta guerra sucia contro l’organizzazione basca. Fondata cioé su una polizia parallela di cui non era stato informato il Parlamento spagnolo. Per finire con José Marìa Aznar, il leader popolare che, alla vigilia delle elezioni del 2004, indicò nell’Eta l’organizzazione responsabile degli attentati di Atocha. Un errore politico e di comunicazione, che, secondo tutti gli analisti, è costata la rielezione al suo delfino Mariano Rajoy.
All’indomani dell’annuncio di una ripresa “su tutti i fronti” della lotta armata, il capo del governo spagnolo ha chiamato a raccolta tutte le forze democratiche, lanciando al contempo un avvertimento ai dirigenti di Herri Batasuna. Zapatero ha detto che il governo risponderà alla sfida con ”tutta la forza della legge e dello stato di diritto” per sconfiggere il ”delirio totalitario”, ma senza rinunciare all’obiettivo della pace. E ha invitato nuovamente l’Eta a “deporre le armi e rinunciare completamente alla violenza”. I servizi spagnoli prevedono però una ripresa in grande stile degli attentati. L’Eta conta nei Paesi baschi un consenso che, fino alla messa fuori legge (2004) del partito Batasuna, si aggirava attorno al 10% dell’elettorato. Poco, se raffrontato alla cosidetta epoca aurea del movimento terrorista: quella degli anni della lotta armata contro il regime franchista. Poco, ma sufficiente per spargere altro sangue (sono circa 800 i morti attribuiti all’Eta nella sua quarantennale lotta per l’indipendenza basca) . E anche per cambiare il clima politico in Spagna in vista delle legislative.
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La storia dell’Eta (El Paìs)
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