
(Credits: jrsnchzhrs by Flickr)
La denuncia è di una commissione speciale dell’Onu, la Commissione di lavoro sulle sparizioni forzate, in visita proprio in questi giorni in Messico: tremila persone sono scomparse, secondo le informazioni in possesso delle Nazioni Unite, non a causa delle guerre tra cartelli di narcos ma per mano dell’esercito che agirebbe senza regole né controlli.
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Proteste degli immigrati a Phoenix, Arizona contro la nuova legge (Credits: Ross D. Franklin/AP Photo)
E alla fine, in Arizona, passò la linea dura. Giro di vite contro gli immigrati clandestini. Poliziotti pronti a perquisire e arrestare sulla base di semplici sospetti.
Negli Stati Uniti ci sono quasi 11 milioni di immigrati irregolari che vivono e lavorano nell’ombra e nell’agenda di Obama la questione immigrazione era certamente una delle priorità, anche se finora passata in secondo piano e offuscata dalle urgenze della riforma sanitaria e di quella finanziaria. Ora, la legge approvata in Arizona riporta prepotentemente alla ribalta la questione.
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- giamp
- Martedì 27 Aprile 2010
- Tags: Acapulco, Barack Obama, cartelli della droga, Cia, Ciudad-Juárez, Eric Holder, Fbi, felipe calderón, gene Renuart, Hillary Clinton, Janet Napolitano, latinoamericana, Messico, narcos, Northcom, Stati Uniti
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L'esercito messicano contro la violenza dei narcos (Credits: Supaman89 by Flickr)
Corpi da una parte e teste dall’altra. L’ultimo ritrovamento, tra i cespugli, domenica 14 marzo nello stato di Guerrero, ad Acapulco, la città-cartolina del Messico. Ma se i cadaveri decapitati in Messico sono oramai la norma, non era mai successo che il “metodo” venisse esportato a Filadelfia, come ha denunciato lo scorso anno il congressman repubblicano Mark Kirk .
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- Tags: Durango, felipe calderón, latinoamericana, mafia, Messico, Michoacan, narcos, narcotraffico, Principessa del Pacifico, Sandra Ávila, Stati Uniti, vedove
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Sandra Avila Beltran, soprannominata la regina del Pacifico
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L’ultima notizia arriva dalla prigione di Durango, nel nord del Messico. 23 prigionieri uccisi negli scontri all’interno del carcere stesso tra membri appartenenti alle più pericolose gang del paese. Vanno ad aggiungersi alla già lunga lista, 17 mila persone uccise dal narcotraffico. Continua

Città del Messico in piazza per la Luz
Un’imponente manifestazione di protesta si è svolta oggi a Città del Messico contro la decisione del governo di chiudere un’azienda pubblica in forte deficit, la “Luz e fuerza del Centro”.
Annunciata a sorpresa, nel week end, dal presidente conservatore Felipe Calderon, la liquidazione dell’azienda (che rifornisce di elettricità i 6 milioni di abitanti della capitale messicana) ha scatenato la rabbia del potente sindacato messicano degli lavoratori elettrici. Guarda la fotogallery

La dimensione della guerra è in un numero: 7.200. Dall’inizio del 2008, secondo le autorità messicane, è il numero di persone che sono morte nel paese centroamericano a causa del narcotraffico. Duecento delle quali decapitate “come avvertimento”. Intere città nel nord del Messico sono in mano ai narcos e gli scontri sempre più violenti delle bande armate con l’esercito lasciano sul terreno molte vittime. Il presidente Felipe Calderòn ha fatto della guerra senza quartiere ai cartelli la principale sfida del suo mandato, schierando i militari perché buona parte della polizia si è dimostrata foraggiata dai trafficanti. “I miei uomini muoiono ogni giorno ma la maggior parte dei consumatori di questa droga è americana” si è lamentato Calderòn con i governatori di California, New Mexico e Texas.
Presto però il presidente messicano avrà un alleato importante: Barack Obama. Il presidente americano è preoccupato dell’instabilità del popoloso vicino meridionale. Ma il centro delle sue preoccupazioni non è più l’immigrazione illegale, bensì il traffico di droga. E così ha deciso di inviare in Messico agenti federali, tecnici militari e risorse per combattere i cartelli attivi nel nord del paese. Un impegno reale sul campo, oltre al sostegno finanziario che era stato deciso da Bush con il piano Mérida. Lo svela il Washington Post, secondo cui si tratta della prima importante iniziativa in tema di sicurezza domestica (anche se riguarda uno stato confinante più che il territorio americano) della nuova amministrazione. Città del Messico sarà visitata presto da Hillary Clinton e dal segretario alla sicurezza nazionale Usa Janet Napolitano, incaricata da Obama di studiare un piano di sicurezza per il confine. E di intensificare l’azione della polizia nella persecuzione dei trafficanti negli Usa. Non solo di droga, ma anche di armi. Lo stesso presidente visiterà il Messico a metà aprile. Parallelamente, dice il quotidiano della capitale statunitense, l’offensiva sarà anche finanziaria per tracciare i percorsi dell’ingente quantità di denaro (stimata da 18 a 39 miliardi di dollari) mobilitata dal narcotraffico tra Messico e Stati Uniti.
E’ stato l’aumento degli episodi violenti al confine tra due paesi (con i narcos dotati di veri e propri arsenali militari a Ciudad Juarez) a convincere gli esperti della sicurezza interna che la questione doveva essere messa sullo stesso piano di importanza delle guerre in Iraq e Afghanistan e della stabilità del Pakistan.
Se lo Stato messicano capitola contro i signori della droga, questo il ragionamento, poi dovremo trovarci noi a fare i conti con loro ai nostri confini. Una “guerra preventiva”, insomma, anche se gli Usa si limiteranno a inviare personale specializzato e aiuti. Per ora.
Il VIDEO servizio:
Non c’è davvero pace per la coppia presidenziale Sarkozy Bruni. Che si trova, ovunque si girino, sempre al centro di nuovi scandali. Questa volta la vicenda ha origine nella recentissima visita ufficiale della coppia in Messico. Dopo aver ricevuto la scorsa settimana un invito ufficiale nella sua residenza da parte del presidente messicano Felipe Calderon, Sarkò e Carlà hanno pensato bene di recarsi in anticipo nel paese latino aggiungendo ai due giorni ufficiali altri due giorni privati in un resort a cinque stelle. Peccato che il padrone del piccolo paradiso turistico dove hanno alloggiato sia uno dei più sospetti miliardari messicani: Roberto Hernandez Ramirez, un membro del consiglio di amministrazione di Citigroup sospettato di essere uno dei più potenti e pericolosi amici dei narcos del paese latinamericano. “Chi ha pagato il soggiorno privato della coppia presidenziale in Messico?” si chiede stamen polemicamente il sito de Le Figaro, un quotidiano di centrodestra che almeno in teoria dovrebbe avere un occhio di riguardo nei confronti dell’attuale inquilino dell’Eliseo.
Ora i media francesi (il caso è stato scoperchiato dal sito di giornalismo investigativo Rue89) si aspettano una spiegazione anche perché i sospetti che gravano su Ramirez sono a dir poco inquietanti, a partire da quello di aver utilizzato le sue proprietà personali per consentire il transito di grossi traffici di cocaina fino a quello di riciclaggio di danaro proveniente da narcotraffico. L’Eliseo, secondo Le Figaro, non smentisce il mistero sorto intorno a questi due giorni privati della coppia presidenziale. Ma nessuno sa dire chi abbia realmente pagato quest’hotel o se la coppia sia stata ospitata addirittura gratuitamente. In Messico intanto la sinistra all’opposizione (PRD) sta chiedendo chiarimenti al governo. E il popolo francese di sicuro non starà certo a guardare.

“Non sei mai stato a una festa in Messico?”, mi chiedeva qualche giorno fa un’amica con una punta di malcelata pena per il sottoscritto. “Allora non sai cos’è una festa! Perché là durano due, tre giorni di fila, con pranzi pantagruelici e fiumi di birra e tequila…”. Forse è racchiusa tutta qui la spiegazione di “Tutti uniti contro milioni di chili”, lo slogan della campagna lanciata dal governo del presidente Felipe Calderón e il cui obiettivo dichiarato è che i messicani, come collettività, recuperino la linea perduta. La metà di loro, infatti, è sovrappeso e, non a caso, l’uomo più grasso del mondo sino allo scorso anno, con tanto di iscrizione al Guinness dei Primati per i suoi 560 chili era il 43enne Manuel Uribe di Città del Messico.
La guerra contro i chili di Manuel Uribe
Naturalmente anche lui ha aderito alla campagna e, dopo avere perso già 258 chili, vuole entrare nel Guinness per essere l’uomo che è dimagrito di più e arrivare a un peso forma di 120.
La campagna del governo, anche grazie a Manuel, sta riscuotendo un successo enorme, basti pensare che i chilogrammi bruciati dalla collettività messicana sono oltre 1,5 milioni, un vero e proprio record. E per far capire che fa sul serio, dopo avere fatto costruire oltre 800 strutture sportive aperte alla cittadinanza, il presidente Calderón ha anche obbligato la sua ministra dell’Educazione a inserire più ore di educazione fisica nelle scuole pubbliche. L’obiettivo? Claro, bruciare i grassi.
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