Inferno di fuoco in Australia - Guarda la GALLERY
Non ha perso tempo il primo ministro australiano Kevin Rudd: con i suoi collaboratori sta informando i cittadini attraverso Twitter, un microblog, sull’avanzata delle fiamme che stanno devastando lo Stato di Vittoria, nei territori meridionali dell’isola. Rudd spiega ai cittadini come donare sangue per le vittime o fondi per i vigili del fuoco. Tutto in diretta su internet. È l’incendio più grave nella storia australiana: più di cento le vittime. E attraverso il web i cittadini cercano di far fronte all’emergenza. Ognuno con le sue capacità.
In poche ore è stato lanciato un gruppo su Facebook per lasciare un messaggio a chi vive l’angoscia dell’assedio degli incendi. Temendo che il vento possa spingere le fiamme verso i centri abitati. Scrive Lacey Richmond della Croce rossa canadese: “Le storie di eroismo e di coraggio che stiamo ascoltando sono una prova della bontà e dell’umanità in un momento di grande bisogno. Per quanto la situazione possa sembrare tragica, gli aiuti stanno arrivando”. Gli ingegneri di Google hanno pubblicato una mappa degli incendi che rivela la gravità i danni e permette ai soccorsi di coordinarsi. Le informazioni arrivano dai Vigili del fuoco dello Stato di Vittoria. E il quotidiano Australian aggiorna il bilancio delle vittime con in una cartina online. Alcuni testimoni, poi, hanno inviato fotografie degli incendi a Ninemsn: 22 immagini drammatiche che mostrano le devastazioni inferte dalle fiamme voraci ai terreni coltivati, alle strade, alle case.
Il primo ministro australiano, Kevin Rudd, parla di “omicidio di massa”

Il celebre mercato di Camden Town, nella zona nord di Londra, è stato devastato da un incendio. Le fiamme - che nella notte hanno distrutto negozi, bar e abitazioni - sono state domate, ma le autorità hanno chiesto alla popolazione di tenersi alla larga dal quartiere. Probabilmente le strade intorno al mercato resteranno chiuse per diversi giorni in attesa che venga fatta una stima dei danni e vengano verificate le strutture aggredite dal fuoco che potrebbero crollare.
Le fiamme sono divampate poco dopo le 19 locali (le 20 di sabato in Italia) e per tenerle sotto controllo sono stati impiegati 20 mezzi dei vigili del fuoco e 100 pompieri. Lingue roventi alte anche dieci metri hanno distrutto la maggior parte delle strutture del mercato e alcune abitazioni, ma non hanno causato vittime o feriti.
L’incendio, secondo una prima ricostruzione, è iniziato a Chalk Farm road nella parte nord del mercato: sono andate distrutte alcune bancarelle e in parte lo storico pub Hawley Arms, frequentato da celebrità come Amy Winehouse, Pete Doherty o Sadie Frost. Un duro colpo per la capitale inglese, se si calcola che il mercato di Camden Town è considerata la quarta attrazione cittadina, visitata ogni fine settimana oltre 300.000 persone.

Sono oltre sessanta le vittime degli incendi, i peggiori degli ultimi decenni, che da venerdì scorso stanno devastando la zona di Atene e il Peloponneso. Ai milleseicento pompieri (800) e soldati greci (800) si sono affiancati già nella giornata di sabato, in una gara della solidarietà senza precedenti, decine di mezzi e vigili del fuoco (riconoscibili da una pettorina gialla) provenienti dall’estero (Russia, Israele, Stati Uniti) ma soprattutto dall’Europa. Un vero e proprio esercito multinazionale degli aiuti che è stato coordinato da un istituto con sede a Bruxelles, il Centro di Monitoraggio e Informazione, nato quasi in sordina nel 2001 con l’obiettivo di facilitare la comunicazione tra le Protezioni civili dei Paesi dell’Unione (anche fuori dal teatro europeo) ma chiamato quest’estate alla prima autentica “prova del fuoco”: dimostrare che la collaborazione paneuropea contro gli incendi può essere rapida ed efficace e senza egoismi nazionali.

Per quanto le fiamme non siano state ancora domate e i venti abbiano finora impedito ai pompieri di avere ragione sulla furia degli elementi, i risultati della collaborazione contro gli incendi in Grecia sono stati incoraggianti. Il Mic ha svolto un ruolo di raccordo informativo tra Atene e i Paesi europei che avevano dato la loro disponibilità a inviare aiuti, coordinando gli interventi. “Abbiamo tenuto informato e messo a disposizione del governo di Atene - conferma a Panorama.it Lena Reuterberg, dirigente del Mic - uomini, mezzi, informazioni che ci hanno via via fornito i vari Paesi dell’Unione. Il tutto è stato fatto molto rapidamente, grazie all’esperienza di questi anni”. Qualche dato: sabato, meno di ventiquattro ore dopo la richiesta di aiuti di Atene, sono arrivati nel Peloponneso e nella capitale greca quattro Canadair francesi e uno italiano. Domenica è stata l’ora dei due Canadair messi a disposizione dalla Spagna. In arrivo quello portoghese. E sempre in queste ore dovrebbero arrivare i quattro aerei anti-incendio offerti da Parigi e gli otto elicotteri specializzati inviati da Germania (3), Slovenia (1), Austria (2), Olanda (2). In più sono già operativi - il tutto sotto la supervisione del governo e della Protezione civile greca - le squadre di vigili del fuoco francesi e austriache inviate già nella giornata di domenica. Numeri che danno l’idea - secondo il Mic - di un’Europa reattiva e collaborativa di fronte alle emergenze, capace di superare gli ostacoli burocratici e politici che troppe volte bloccano l’attività della Commissione. Certo: di fronte alle vittime, ai dispersi, alle migliaia di persone sfollate e rimaste senza casa, può apparire paradossale che vi sia chi vede in questa gara della solidarietà paneuropea un successo, il segno di un’Europa, possibile e non burocratica, che sa intervenire con efficacia nei teatri dell’emergenza. Ma è anche questa la lezione di Atene: la tragedia - secondo il Mic a Bruxelles - trasformata in opportunità. La task force permanente anti-incendio, che a marzo era stata sponsorizzata da Nicolas Sarkozy, non è più una chimera. Ed è proprio questo di cui si discute in questi giorni a Bruxelles, anche se le fiamme in Grecia non sono ancora state spente. E le emergenze siano tutt’altro che superate.
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Dubrovnik, la periferia della città croata in fiamme prima dell’intervento dei Canadair
È stato alla fine domato l’incendio che, scoppiato sabato in Bosnia Erzegovina, è giunto a lambire ieri notte le colline boschive alla periferia meridionale di Dubrovnik, la città medievale croata dove ogni agosto si riversano migliaia di vacanzieri (specie italiani) in cerca di refrigerio. È stato l’indebolimento dei venti a permettere all’alba l’intervento decisivo di tre Canadair, assistiti dall’encomiabile lavoro di 250 pompieri e di centinaia di abitanti di Dubrovnik.

La mappa EFFIS dell’Italia con le aree boschive (pallini rosa) incendiate nel 2007
La città croata - patrimonio mondiale dell’Unesco - ora è salva, ma gli incendi a luglio, in tutta l’Europa, hanno interessato un’area boschiva eccezionalmente amplia (3.376 i chilometri quadrati devastati dalle fiamme), come denuncia un interessante rapporto di una commissione ad hoc dell’Unione europea. Un record di incendi estivi - messo in luce da EFFIS, il sistema di segnalazione allerta della Commissione basato su un sistema di mappatura meteorologica e satellitare - che ci ricorda come questo problema, nei periodi di luglio e agosto, riguarda in particolar modo - ormai da anni - il nostro Paese, il sud della Spagna, i Paesi dell’ex jugoslavia. Tragiche fatalità? Emergenze imprevedibili? Non proprio, come sa bene qualsiasi vigile del fuoco uscito dal più elementare corso di formazione. In Europa gli incendi - è sritto a chiare lettere sul sito dei vigili del fuoco - non sono il frutto dell’autocombustione, ma dell’incuria colposa dell’uomo (la classica sigaretta) o, peggio, del dolo. Gli esempi non mancano. Si appicca un incendio per spianare una strada in mezzo al bosco, per recuperare terreni agricoli, per attivare contributi comunitari, per rinnovare i pascoli, per facilitare una divesa destibnazione d’uso di un terreno. E l’elenco potrebbe continuare.
Le immagini satellitari delle aree bruciate maggiori di 50 ettari trasmesse dal software di EFFIS.
Guarda la mappa interattiva europea di EFFIS (grado di rischio e aree in fiamme)

La mappa EFFIS dell’Europa con le aree boschive (pallini rosa) incendiate nel 2007
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