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François-Fillon

(Credits: AP Photo/Charles Dharapak)

Un piano di rigore da 65 miliardi in cinque anni. Il presidente francese Nicolas Sarkozy punta al risanamento delle finanze pubbliche e a mantenere la tripla A, e quindi a proteggere il rating sovrano nonostante il rallentamento dell’economia. Ma l’opposizione non ci sta e François Hollande attacca.
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(Credits: Epa/Yoan Valat)
Nicolas Sarkozy ha sciolto le riserve e ha varato il suo nuovo governo. Forte della vittoria nel braccio di ferro delle pensioni, il presidente francese ha modificato l’assetto dell’esecutivo, ora più “conservatore”. Resta primo ministro François Fillon, ma alla Difesa arriva il supertecnico gollista Alain Juppé.
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A meno di 24 ore dall’inizio del vertice annuale della Nato (in programma a Bucarest dal 2 al 4 aprile), il nuovo atlantismo franco-americano auspicato dal presidente Sarkozy nel maggio scorso, quando entrò all’Eliseo, si è già squagliato sullo scoglio dell’ingresso nell’Alleanza atlantica di Ucraina e Georgia, fino al 1989 nell’orbita sovietica. Il presidente americano, in visita a Kiev, si è detto favorevole a una Nato che sposti il suo baricentro verso Est e comprenda (attraverso il programma di preadesione MAP) anche Georgia e Ucraina, mentre François Fillon, il primo ministro francese, ha già annunciato che voterà contro a un eventuale allargamento a est dell’Alleanza che crei le premesse di una frizione strategica con il Cremlino. Che, tramite il viceministro degli Esteri Grigori Karasin, ha fatto sapere a Washington che un eventuale avvicinamento di Kiev alla Nato “influirà in modo negativo sul sistema di sicurezza europeo”. Un ammonimento che cade alla vigilia di un vertice a 26 dove vige il principio dell’unanimità e dove, accanto alla questione della pre-adesione di Kiev e Tbilisi, si parlerà della questione dell’estensione dello scudo anti-missile a Est, dell’impegno di lungo periodo della missione Isaf in Afghanistan e del possibile veto greco a un eventuale ingresso della Macedonia.
Il videoservizio Ansa
A stemperare le probabili divergenze tra Alleati, con Usa e Canada che spingono per l’allargamento e francesi, tedeschi, spagnoli e italiani che frenano, ci sarà il capitolo afghano: Parigi, che schiera oggi 1600 soldati, ha già promesso altri mille uomini all’Isaf (che oggi conta 47 mila uomini provenienti da 39 Paesi) che saranno schierati a sud a fianco del Canada.
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C’è un futuro per la Nato?
Il video-servizio di Russia Today (in inglese)
- Tags: bertrand delanoë, Dominique-Perben, elezioni-francese-2008, François-Fillon, François-Hollande, Françoise-de-Panafieu, francia, Jean-Claude-Gaudin, Jean-Noel-Guerini, Martine-Lignores-Cassou, nicolas sarkozy
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La sinistra avanza nel primo turno delle municipali in Francia (un test che era considerato una sorta di referendum sull’operato di Nicolas Sarkozy a dieci mesi dal suo ingresso all’Eliseo); ma la destra resiste più delle attese.
È in sintesi il risultato del voto di domenica in Francia, dove la sinistra e i verdi hanno ottenuto più del 47 per cento dei voti e la destra il 45, secondo i risultati forniti dal ministero dell’interno sulla base dei 26 milioni di iscritti al voto. La partecipazione alle urne è stata relativamente bassa, il 61 per cento (contro il 67,29 del primo turno delle comunali del 2001). La sinistra aveva tentato di approfittare del crollo di popolarità di Nicolas Sarkozy, per capitalizzare il malumore serpeggiante nell’elettorato, pressato anche da un contesto economico difficile. “Le cifre sono più equilibrate di quanto si era inizialmente annunciato”, ha commentato il premier Francois Fillon.
In questo senso, il leader del partito socialista, Francois Hollande ha sottolineato che questo primo turno “segna la volontà di avvertire il presidente e il governo” sulla loro politica, ma ha anche lanciato un messaggio agli elettori perché alla vigilia del decisivo ballottaggio non cedano le armi: “una smobilitazione sarebbe un grave errore”.

Bertrande Delanoe
Il partito socialista ha registrato un vittoria netta a Lione, dove il sindaco, Bertand Collomb, è riuscito ad essere eletto direttamente al primo turno nel confronto con l’ex ministro conservatore Dominique Perben. Ugualmente importante la vittoria che sembra garantita al sindaco socialista di Parigi, Bertrande Delanoe, a un passo dalla vittoria, sulla principale rivale, la conservatrice Francoise de Panafieu, distaccata di 14 punti. I socialisti hanno ottime possibilità di affermarsi anche nella quarta città del Paese, Tolosa, e in un’altra dalla dimensione internazionale particolare, Strasburgo.
Ma la destra resiste in città dove era seriamente minacciata, e in primo luogo nella seconda più grande del paese, Marsiglia, dove l’attuale sindaco conservatore, Jean-Claude Gaudin, ha battuto il candidato socialista, Jean-Noel Guerini (41% rispetto al 39) e ha ottime possibilità di conferma.
Tra i protagonisti del prossimo turno ci saranno i centristi del MoDem, il cui presidente Francois Bayrou, dopo i risultati della notte ha deciso di non dare una consegna generale ai suoi candidati sulle alleanze per il ballottaggio.
Lo stesso Bayrou, che corre per la poltrona di primo cittadino a Pau e che ieri ha dovuto cedere il passo (con il 32,61 per cento) alla socialista Martine Lignores-Cassou (33,87 per cento), se la dovrà vedere con Yves Urieta (27,80 per cento) del partito neogollista di Sarkozy.
Intanto Jean, il figlio ventunenne del presidente, ha conquistato al primo turno delle cantonali (le provinciali) Neuilly-sur-Seine, il feudo che 30 anni fa vide l’inizio delle carriera politica del padre.

Jean Sarkozy

Da giorni i media parlano di un imminente rimpasto di governo in Francia. Il premier Francois Fillon smentisce e taglia corto: “I cambi di solito di fanno nel momento in cui non se ne parla”, fa notare. Ma le pagelle che valuteranno il lavoro di ogni membro dell’esecutivo ci saranno e saranno decisive al momento dell’eventuale giro di poltrone.
Il portavoce del governo Laurent Wauquiez non le chiama pagelle, come fa invece Le Monde, “indicatori di risultati”, che serviranno ad “aggiustare il tiro”, “a spiegare ciò che cambia concretamente”, “a valutare ogni ministro”. Il quotidiano spiega che Fillon, facendo ricorso anche a consulenti privati, ha stabilito “trenta criteri di performance” per valutare il lavoro dei ministri.
Ad esempio: il ministro dell’Immigrazione, Brice Hortefeux, sarà giudicato sulla base degli immigrati espulsi e di quelli che hanno avuto un permesso per motivi di lavoro; la sua collega dell’Università, Valerie Pecresse, dovrà dire quanti atenei hanno scelto l’autonomia e quanti studenti hanno abbandonato dopo il primo anno; quello della Cultura, Christine Albanel, sarà valutata sulla “parte di mercato dei film francesi in Francia”.
Le pagelle non sono una novità. Nicolas Sarkozy l’aveva annunciato il 29 maggio scorso dopo la formazione del governo: ai ministri verranno assegnati “degli obiettivi che permetteranno di valutare i loro risultati” nell’ambito “dell’azione avviata per modernizzare in profondità il nostro paese”. Al termine di questo esame, che durerà alcune settimane, ci saranno i ministri promossi e quelli bocciati. Probabilmente l’elenco si conoscerà, e quindi si farà il rimpasto di governo, dopo le elezioni municipali del 9 e 16 marzo prossimo. Un test politico importante per Sarkozy, a un anno dall’elezione a capo dello Stato.

Intanto ci sono già sui bocciati e circolano i nomi dei possibili sostituti. Fra quelli che potrebbero partire, secondo Le Monde, ci sono Morin (Difesa), Barnier (Agricoltura), Albanel (Cultura), Boutin (Casa), ma anche Alliot-Marie (Interno). E per sostituirli Sarkozy è ben deciso a continuare nell’ “apertura” politica a personalità della sinistra, ma anche del centro, visto che, scrive il quotidiano, “l’ouverture”, è “una tematica apprezzata dall’opinione pubblica”.
Fra i nomi che si fanno ricorre con insistenza quello di Jack Lang, socialista, popolare ministro della cultura di Francois Mitterrand. Lang dice che “la questione non si pone”, ma per lui è pronta la poltrona della Giustizia, con spostamento di Rachida Dati, che ha tutta la magistratura contro, all’Interno.
Ci sono anche i nomi dei socialisti Claude Allegre e Jacques Attali (anche lui ha smentito) e dello storico Max Gallo, che fu portavoce di Mitterrand, ma molto vicino a Sarkozy nella campagna presidenziale. Figurano poi due centristi, vicini al presidente del Modem, Francois Bayrou: Jean-Marie Cavada e Michel Mercier.
In occasione del rimpasto di governo, Sarkozy pensa anche di nominare un segretario di Stato all’economia digitale e di istituire la figura del “ministro a tempo”, incaricato cioè di svolgere una funzione governativa in un periodo limitato.
FORUM: E se si dessero le pagelle anche al governo italiano?


L’Assemblea nazionale francese, e nello specifico la maggioranza di centrodestra, ha approvato un progetto di legge sull’immigrazione che autorizza a titolo sperimentale il ricorso a esami del Dna per provare il legame familiare. L’esperimento, in programma fino al 31 dicembre 2010, sarà sottoposto a titolo facoltativo a quei “candidati immigrati” che vogliono comprovare la loro affiliazione genetica ai familiari pronti ad accoglierli in Francia. L’emendamento, firmato dal deputato Thierry Mariani, ha suscitato le ire dell’opposizione (socialisti, comunisti e verdi) e di alcuni deputati dell’Ump (il partito del presidente Sarkozy). A ruota, nel suo editoriale Le Monde accusa la Camera dei deputati di “violare dei principi etici e giuridici”. Messo alle strette, il governo è corso ai ripari precisando per voce del primo ministro, François Fillon, che l’emendamento dovrà essere sottoposto ad alcune modifiche. Tre per la precisione: “il testo dovrà insistere sulla natura necessariamente volontaria del ricorso” ai test genetici; lo Stato dovrà “rimborsare il costo del test nel caso in cui l’affiliazione risulti reale” e, infine, la misura “entrerà in vigore a titolo sperimentale per due anni e sarà sottoposto al controllo del Parlamento”. Il testo di legge, che ora passerà al Senato, prevede anche ”la valutazione della conoscenza della lingua e dei valori della Repubblica” di chi vuole raggiungere la Francia: l’ esame sarà svolto nel paese d’origine. Il Partito socialista ha già annunciato un ricorso al Consiglio costituzionale.

di Alberto Toscano - da Parigi
“A mia moglie voglio dire che è bella!”, afferma un commosso Nicolas Sarkozy nel suo breve discorso agli invitati del 14 luglio all’Eliseo. È un Sarkozy raggiante, con al fianco i suoi ministri prediletti, tra cui il nuovo titolare degli Esteri Bernard Kouchner, ex uomo simbolo della sinistra francese. Un Sarkozy che non perde occasioni per mostrarsi “nuovo”, rispetto alla presidenza che lo ha preceduto: quella di un Jacques Chirac apparso vecchio, stanco e abbarbicato al potere. Sarkozy vuole sembrare umano e sincero nel sentimento per la sua famiglia e soprattutto per la moglie Cecilia, che per un certo periodo lo aveva abbandonato. Acqua passata. Sarkozy vuole soprattutto apparire dinamico e adora andare davanti alle telecamere mentre fa jogging col suo primo ministro François Fillon, costretto a riunioni al vertice a un passo da bersagliere.
Tutta queste prima fase della presidenza Sarkozy, cominciata ufficialmente il 16 maggio, è stata volta a stupire la Francia, lanciando messaggi di cambiamento rispetto a un passato in cui il quadro politico era apparso imbalsamato come l’ex inquilino dell’Eliseo. Il nuovo presidente non ha perso una sola occasione per materializzarsi sui teleschermi, andando alla commemorazione di un gendarme morto in servizio o alla tappa del Tour de France al colle del Galiber, incontrando i leader del mondo intero o quelli delle organizzazioni studentesche, convocando a colazione di volta in volta gli intellettuali o gli esponenti sindacali. Il primo messaggio lanciato da Sarkozy è l’immagine: quella di un “iperpresidente” (come dice la stampa francese) capace di non stare mai fermo pur di affrontare i problemi del Paese, dell’Europa e persino del mondo. Il messaggio dell’immagine è passato a meraviglia: due francesi su tre approvano e apprezzano i primi tre mesi di potere sarkozysta. Anche all’estero l’immagine di un Sarkozy forte e dinamico sta facendo molti proseliti.
Lo straordinario potere di Sarkozy è costruito su un abile calcolo politico: controllando completamente il proprio partito (l’Union pour un Mouvement populaire, Ump, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento), il presidente si è permesso di sacrificarne alcuni interessi immediati pur di dividere tra loro gli avversari. La strategia del “divide et impera” di Sarkozy parte proprio dalla sua capacità di tenere a bada gli appetiti di molti esponenti dell’Ump, che sono rimasti a bocca asciutta nella spartizione dei posti di potere. Così Sarkozy ha potuto offrire poltrone e strapuntini a esponenti della sinistra, che sono entrati nel suo governo (i ministri ex socialisti, subito espulsi da loro partito, sono addirittura sei, tra cui appunto Kouchner) o che hanno accettato di svolgere per lui “missioni di riflessione”. Significativo il fatto che il posto di consigliere culturale dell’Eliseo sia andato a Georges-Marc Benamou, 50 anni, che fu direttore del settimanale di sinistra Globe e che fu molto vicino a François Mitterrand nell’ultimo periodo della sua presidenza. Il capolavoro di Sarkozy è stata la candidatura del suo rivale più insidioso alla carica di presidente del Fondo monetario internazionale, che il prossimo autunno andrà al socialista Dominique Strauss-Kahn, leader della corrente pragmatica della sinistra francese.
Sarkozy è un uomo di destra, capace di sedurre sia buona parte dell’elettorato estremista di Jean-Marie Le Pen sia una frazione della sinistra progressista. Un vero capolavoro politico, costruito da un lato sull’assoluta fermezza di fronte al problema dell’immigrazione clandestina e dall’altro sull’appello a lottare tutti insieme contro la disoccupazione, creando le condizioni per lo sviluppo dell’economia nazionale. Questo Sarkozy ha fatto appello al bisogno di “certezza del diritto” da parte dei suoi connazionali, impauriti dalla dimensione assunta dal problema dell’insicurezza, e ha saputo parlare al tempo stesso un linguaggio sociale, inquadrando le sue proposte economiche liberiste in un quadro di garanzie per le fasce più povere della popolazione e anche di inflessibile difesa degli interessi economici nazionali. Liberista sì, ma soprattutto nazionalista. Sarkozy è riuscito a conciliare ciò che sembrava inconciliabile. Lo ha fatto anche grazie al suo iper-dinamismo. Alla sua immagine piena di risorse. Mai un jogging televisivo è stato politicamente tanto importante.

Francois Fillon, 53 anni, è il nuovo premier francese. Già titolare del dicastero per gli Affari Sociali (2002-2004), Fillon ha diretto la campagna elettorale di Sarkozy, al quale è legato da una solida amicizia. Cementata da una passione comune: quella per il jogging, attività cui entrambi si sono dedicati anche stamani, poco dopo la nomina, al Bois de Boulogne, il grande polmone verde a ovest di Parigi.
Fillon ha la fama di uomo tranquillo, di gollista cortese ma determinato, comunque poco avvezzo ai toni alti e alle sparate. Grande concertatore, a lui spetterà il compito delicato di rivedere la legge sulle 35 ore, in un Paese, la Francia, con un numero di impiegati pubblici (4 milioni e 700 mila) che non ha eguali in Europa. Le passioni private dell’erede di De Villepin - scrive stamani Le Monde - sono la tauromachia, il footing, l’alpinismo e i motori. Padre di cinque figli, guiderà un esecutivo di centro-destra con un bel po’ di donne (almeno sei su quattordici). E qualche probabile sorpresa: la nomina del socialista Bernard Kouchner, il fondatore di Medici senza frontiere, al dicastero degli Esteri, e quella di Herve Morin, già dirigente dell’Udf di Bayrou, al ministero della Difesa. Due mosse, dopo quella di ieri, per dimostrare che Sarkò non è uomo uomo di parte e per mettere in difficoltà l’opposizione.
A completare la squadra ci dovrebbero essere l’ex premier Alain Juppé (vicepremier con delega su Trasporti e Sviluppo sostenibile) e il superministro dell’Economia e del Lavoro Jean-Louis Borloo. Dulcis in fundo - per evitare le accuse di razzismo - Rachida Dati (Giustizia), figlia di immigrati maghrebini nonché portavoce del presidente durante la campagna elettorale.
L’equipe del presidente: la gallery su Le Figaro
Francois Hollande, segretario socialista
“Fillon è tutto tranne che un uomo nuovo. Ha già avuto diversi incarichi ministeriali dal 1993 e ogni volta la sua gestione è stata contraddistinta da numerosi conflitti e retromarce dolorose come la riforma della maturità sotto il governo Raffarin. Ma realizzerà il progetto presidenziale di Nicolas Sarkozy. Un progetto di destra: metterà in discussione il diritto del lavoro, annuncia una riduzione delle risorse per i servizi pubblici, diminuirà le tasse ai ricchi. Condurrà insomma, come ha condotto in passato, una politica di destra”.

Patrick Ollier, presidente Ump
“E’ importante che ci sia un clima di fiducia tra il presidente e il premier. E i fatto che siano anche amici rende la nomina di Fillon una scelta assai felice. Il tandem Fillon-Sarkozy ha funzionato bene durante la campagna presidenziale e funzionerà altrettanto bene nel governo del Paese”.
François Fillon, l’ambizioso tranquillo (Le Monde) - Il ritratto (Le Figaro)
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