
Il popolo in piazza (ANSA/OLIVIER WILKINS)
Macché deriva islamista. La rivolta che impazza nelle piazze arabe è (anche) una rivoluzione della minoranza omosessuale, una comunità finora isolata, disprezzata e spesso attivamente perseguitata nel mondo arabo, e che ora, con questi sussulti di democrazia, forse avrà occasione di dire la sua. A sostenerlo è Abdellah Taïa, giovane scrittore marocchino che in Italia ha appena pubblicato il romanzo Uscirò da questo mondo e dal tuo amore (Isbn Edizioni, 124 pp). Panorama.it lo ha intervistato per parlare di libertà, scrittura, democrazia e sentimenti. Continua

La lista nera del quotidiano Rolling Stone (Credits: Afp/Marc Hofer)

Picchiato a morte in casa sua. Perché era gay e si batteva per i diritti degli omosessuali. David Kato è morto così. Il più importante leader ugandese per i diritti dei gay, 43 anni, è stato ucciso a Mukono, a 26 chilometri da Kampala.
Il suo nome e la sua foto erano apparse lo scorso novembre su una “lista nera” redatta da un quotidiano omofobo, il Rolling Stone (solo omonimo del magazine musicale).
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- giamp
- Venerdì 28 Gennaio 2011

Patricia e sua moglie Jolynn con le figlie (Ansa/EPA/JASON REDMOND)
Vittoria significativa per i fautori dei matrimoni omosessuali in California, bloccati da circa due anni dopo un referendum che li ha condannati, ma la vicenda è lungi dall’essere terminata e finirà verosimilmente alla Corte Suprema degli Stati Uniti prima di essere risolta definitivamente.
Un giudice distrettuale di San Francisco, Vaughn R. Walker, ha stabilito che è incostituzionale proibire i matrimoni gay e lesbici nel Golden State, come deciso con l’approvazione della cosiddetta “Proposition 8“, un referendum popolare del 2008. FOTO

Attivista gay a Buenos Aires (Credits: plasmastik by Flickr)
Storica votazione alla Camera argentina. Per la prima volta un Parlamento dell’America Latina ha infatti discusso, votato e approvato il progetto di legge che permette di contrarre un regolare matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso. In Messico era già accaduta mesi fa la stessa cosa ma, in quel caso, si trattava di una misura approvata dal municipio della capitale e i matrimoni gay in quel paese oggi possono essere celebrati solo a Ciudad de Mexico. Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Un'attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola "Pace" (Zuma/LaPresse)
Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo: il “signor T.” è un palestinese omosessuale che ha trovato rifugio a Tel Aviv, città laica e liberale che qualcuno ha ribattezzato “la Mecca dei gay in Medio Oriente“.
Ma forse la storia di T. (che rimane anonimo per ovvi motivi) è un po’ diversa dalle altre. Perché dimostra che, al di là degli orientamenti sessuali, l’amore e l’amicizia non hanno confini: da oltre dieci anni infatti T. vive con il suo compagno israeliano. Ed è stato un suo amico “settler”, un colono, a salvargli la vita. Continua
30/06/2009 - In questa fotogallery, una serie di immagini provenienti dai Gay Pride che si sono celebrati, nei giorni e nelle settimane scorse, in tutto il mondo libero: dall’India al Canada, da Genova a San Paolo del Brasile.
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Roma, 13 giugno 2009. Credits: ANSA / GUIDO MONTANI

Il sole, il mare, la paella e la fecondazione assistita. E’ un “all inclusive” molto particolare quello del pacchetto turistico che si sono inventati una agenzia di viaggi specializzata, la Rainbow tourism e una clinica ginecologica (l’istituto Bernabeu) basata ad Alicante, nella costa del Sol spagnola, che prevede infatti un trattamento di fecondazione assistita (donazione di ovocita e di sperma, adozione di embrioni, inseminazione artificiale, fecondazione in vitro) per le coppie lesbiche. Insieme al turismo, la possibilità di un concepimento che in Spagna, per la legislazione sulle coppie omosessuali varata dal governo Zapatero, presenta molti meno ostacoli burocratici che in altri paesi d’Europa. Tanto che la stessa agenzia Rainbow Tourism offre anche aiuto per ottenere il certificato di matrimonio omosessuale.
Pacchetto bebé: Il trattamento ginecologico, accompagnato da visite turistiche, soggiorni in hotel della costa alicantina, visite a centri di bellezza e Spa , (ma il viaggio è a parte), dura circa otto giorni e ha un prezzo variabile tra i 1000 e i 7000 euro. L’offerta è rivolta, ha spiegato la direttrice della Rainbow Maria José Rico, soprattutto alle donne inglesi perché viene garantito l’anonimato del donatore maschile, cosa che in Inghilterra non è più permessa dal 2005. Ma sarà promozionata anche per le coppie omosessuali italiane, tedesche, svizzere e austriache, dove la legislazione è più rigida e in Usa e Canada dove i costi sono molto più alti.
Specialisti: L’offerta verrà lanciata dalla prossima fiera del turismo a Londra e rivolta a tutti questi paesi. “Siamo specializzati in questo tipo di trattamenti da 25 anni” dice a Panorama.it la dottoressa Sofia Sanz, della clinica Bernabeu “da qualche anno abbiamo notato un aumento di coppie lesbiche e donne single che li richiedono”. Sul prezzo, la dottoressa spiega che varia in funzione al trattamento richiesto, ma “è importante che “le pazienti si sentano curate e coccolate in un momento così importante, per questo la collaborazione con l’agenzia di viaggi può essere molto positiva”.
La sinistra islandese ha vinto le elezioni politiche: i socialdemocratici guidati dal primo Johanna Sigurdardottir hanno conseguito il 29,8 per cento dei voti, che aggiunti al 21,7 per cento dei verdi consegnano alla coalizione una netta maggioranza. Un trionfo largamente annunciato. La Sigurdardottir è il primo capo di governo eletto ad aver dichiarato ufficialmente di essere omosessuale. Il partito conservatore dell’Indipendenza era stato costretto a lasciare il potere il 18 gennaio scorso, sull’onda delle proteste popolari per una crisi che ha portato l’Islanda sull’orlo della bancarotta. I conservatori hanno ottenuto poco più del 23 per cento dei voti.
Considerata la personalità politica più amata dell’isola, Johanna Sigurdardottir, è stata nominata capo del governo il primo febbraio scorso per traghettare il Paese verso elezioni anticipate che, secondo i sondaggi, avrebbe vinto agevolmente. Socialdemocratica, nata a Rejkyavik il 4 ottobre del 1942, Johanna è stata chiamata nel governo del premier conservatore Geir Haarde nel 2007 dove ha svolto l’incarico di ministro degli Affari sociali, ruolo già ricoperto dal 1987 al 1994. Prima di entrare in politica nel 1978, la premier islandese ha lavorato dal 1962 al 1971 come hostess per la Icelandair, la compagnia di bandiera islandese. E per sette anni ha fatto parte del comitato direttivo del sindacato degli assistenti di volo. Dichiaratamente omosessuale, madre di due figli nati in un precedente matrimonio, Johanna si è legata con una unione civile nel 2002 alla giornalista e scrittrice Jonina Leosdottir, 54 anni. Della loro unione si parla anche sul sito ufficiale del governo islandese.
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