
Vertici militari Usa e israeliani discutono insieme caso Iran (Credits: AP Photo/Dan Balilty)
“L’Iran possiede materiale radioattivo sufficiente a produrre quattro bombe atomiche“. A denunciarlo è il generale Avi Kochavi, capo dell’intelligence israeliana, che giovedì ha parlato a una conferenza sulla sicurezza a Herzliya, a pochi chilometri da Tel Aviv. Lo stesso giorno il vice premier Moshe Yaalon ha ricordato che il suo governo sta prendendo assai sul serio l’ipotesi di bombardare l’Iran: “E’ possibile colpire tutti gli impianti nucleari,” ha detto Yaalon.
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Il premier israeliano B. Netanyahu (Credits: AP Photo/Jack Guez, Pool)
Mentre l’America si sta scaldando per la sfida interna al partito Repubblicano, è tempo di primarie anche in Israele. Oggi (martedì) si decide chi sarà il nuovo leader del Likud, il partito di destra che si trova attualmente al governo. Mentre presto si sceglierà anche chi guiderà Kadima, il partito di centro che attualmente rappresenta la prima forza in Parlamento, ma che per scelta dell’attuale leader non fa parte della grande coalizione al governo. Continua
Sembra il copione di un film dei primi anni Novanta, quando i computer erano una (relativa) novità e il binomio smanettoni-intelligence andava assai di moda. In breve: prima un hacker, pare un ragazzino saudita di diciannove anni, manda in tilt i siti della borsa e della compagnia aera di bandiera israeliana; il giorno dopo un gruppo di hacker israeliani “risponde” mettendo fuori uso i siti delle borse dell’Arabia saudita e degli Emirati Arabi. Continua

Un duplice attacco che ha colpito due simboli della modernità israeliana, il sito della borsa di Tel Aviv e il portale della compagnia aerea di bandiera El Al: entrambi i siti sono stati messi fuori uso per diverse ore durante la mattinata di lunedì. Un colpo grosso e dall’alto impatto mediatico, soprattutto se si tiene conto che controspionaggio e alta tecnologia sono due elementi cardine per l’immagine che Israele intende dare di sé all’estero. Ma anche una mossa annunciata, una risposta a un appello recente da parte di Hamas. L’attacco è stato rivendicato da un hacker che usa il nome di OxOmar, che stando alle notizie in circolazione sulla rete sarebbe un ragazzo saudita di diciannove anni. Continua

Due "ortodosse moderne": i datiim sono il 12% (Credits: Anna Momigliano)
Il mondo degli ebrei ultra-ortodossi sta ricevendo molta attenzione in Occidente durante queste settimane, principalmente per gli incidenti avvenuti a Gerusalemme, che denotano una crescente tensione tra israeliani laici e religiosi. Termini come “ortodosso”, “ultra-ortodosso” e haredim oramai si trovano relativamente di frequente sulla stampa italiana e tra l’altro anche Panorama ha recentemente pubblicato un reportage sugli haredim: visto che si tratta di un universo complessissimo e di cui probabilmente sentirete spesso anche in futuro, ho pensato di spiegare alcune cose, stilando un piccolo dizionario. Continua

Anastassia Michaeli getta l'acqua in faccia a un collega (credits: Knesset TV)
La Knesset non è un posto per signorine, questo lo sapevamo: attacchi frontali, accuse e insulti sono il pane quotidiano nel parlamento unicamerale di Gerusalemme, in osservanza alla proverbiale chutzpà, o faccia tosta, tipicamente israeliana. Ma questa volta la deputata Anastassia Michaeli ha davvero passato il segno: durante una riunione della Commissione Sport e Cultura, la parlamentare del partito di destra Yisrael Beiutenu ha rovesciato un bicchiere d’acqua addosso al collega laburista Ghaleb Majadele. Che, dal canto suo, si è limitato a ridacchiare amareggiato: “Nessuna sorpresa, me l’aspettavo”. Nel frattempo qualcuno presente in aula commentava: “Questa tizia è matta”. Continua

Bambini indossano la stella gialla in una manifestazione a Gerusalemme (AP Photo/Bernat Armangue)
Le immagini hanno fatto il giro del mondo: a Gerusalemme un gruppo di ultra-ortodossi si è riunito per protestare quella che definiscono come la “discriminazione da parte della maggioranza laica.” E, per rendere meglio l’idea di minoranza perseguitata, alcuni di loro hanno cucito sui propri vestiti una stella di stoffa gialla con la scritta “Jude” (”ebreo”, in tedesco): l’infame distintivo che gli ebrei del Terzo Reich erano costretti a indossare sotto il regime di Adolf Hitler. La scelta di questo simbolo ha colpito non solo per il pessimo gusto che caratterizza sempre le scelte di chi sfrutta l’immaginario nazista; ma anche perché a indossarla erano anche bambini piccoli (il che fa pensare che siano stati i loro genitori a strumentalizzarli) e perché una manifestazione del genere diventa doppiamente offensiva quando si svolge in Israele, dove ad oggi vivono moltissimi sopravvissuti dell’Olocausto, che quella stella gialla sono stati costretti a indossarla in gioventù.
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Barack Obama e Benjamin Netanyahu (Credits: Ansa/Moshe Milner)
Oramai è rimasta soltanto l’America. Al Consiglio di Sicurezza, l’organo esecutivo (e il più potente) delle Nazioni Unite, tutti gli altri membri principali sono d’accordo sul condannare gli insediamenti israeliani in territorio palestinese. A cominciare dalle quattro nazioni europee che fanno parte del Consiglio, e che in passato erano state più caute a pronunciarsi contro le politiche di Gerusalemme. Continua
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