TGCOM News
La neve fa paura: peggioramento nella notte Nel Riminese evacuate 159 persone Meteo - La Protezione civile avverte: le nevicate che stanno mettendo in ginocchio mezza Italia si intensificheranno nella notte - A Roma ha ripreso a nevicare, situazione critica in Romagna. Problemi anche in Umbria: scuole chiuse. Vicino a Urbino rischio crollo per un palazzo medioevale.

Panorama.it

Mondo

Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Annunci
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Leggi tutte le notizie su:


George-Bush

La guerra in Iraq? Per Obama è una “nuova alba”

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, George-Bush, Guerre di pace italiane, iraq, Janet Napolitano
  • 5 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
Leggi gli altri post »

Iraq US Army

Le difficoltà dell’Amministrazione sembrano indurre il presidente Obama  a cercare di sopperire all’assenza di risultati con nuovi artifizi lessicali simili a quelli varati all’inizio del suo mandato. Ricordate quando un anno or sono il neopresidente decise di azzerare la terminologia bellica utilizzata dal suo predecessore, George W Bush, cancellando il termine “Global War on Terror”? 
Continua

  • gianandrea gaiani
  • Lunedì 22 Febbraio 2010

Bush torna e attacca Obama: “Stai sbagliando tutto”

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, George-Bush, Iran, obamamania
  • Lascia un commento
Michele Zurleni, giornalista, ha da diverso tempo una bandiera Usa sulla scrivania. La guarda e pensa alla forza che sprigiona: quella di guardare al futuro, anche in modo discutibile. Ma guardare avanti. Come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

George Bush

Non si può chiamare Il Ritorno, ma quasi. Ha fatto vita riservata solo per pochi mesi, per riapparire in pubblico e far sentite la sua voce un centinaio di giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca. Rilassato, abbronzato, sorridente, George W. Bush è tornato a Washington, per il suo secondo discorso ufficiale da ex presidente degli Stati Uniti in terra americana (dopo averne tenuti due in Canada).

Tre siluri Il primo intervento, però, con una caratteristica precisa: le eleganti, velate, sommesse, a volte quasi omesse, ma pur sempre assolutamente chiare critiche nei confronti di Barack Obama. Sul podio del 104°anniversario del Manufacturer and Business Association, tra i tavoli degli ospiti che hanno pagato 1500 dollari a testa per assistere all’evento, il 43°inquilino della White House ha risposto a domande sulla politica del suo successore. Un fuoco di fila contro il democratico. Il primo missile l’ha lanciato sulla riforma sanitaria. “Mi dispiace che il governo possa credere che svuotare il settore privato sia il modo per risolvere il problema”. Secondo missile, sulla gestione della crisi economica, con i pesanti interventi dello stato: “Come potete pensare che il governo possa spendere i vostri soldi meglio di voi?” Terzo missile, sull’Iran, sulle reazioni di Obama al coup d’état a Teheran: “C’è un livello di frustrazione negli iraniani molto forte di fronte a elezioni truccate”.

Il discorso di GWB 

United Socialist States of America Ma è stato solo quando l’intervistatore gli ha parlato degli Us.s.a. (United Socialist States of America, come molti settori repubblicani chiamano l’America guidata da Obama) che George ha glissato (ma non troppo) sul dare un giudizio, anche solo indiretto, sulla amministrazione: “Signor Bush, scusi, ma lei non trova un po’…diciamo… socialista, la politica dell’attuale presidente?” è stata la domanda interrotta con un diplomatico colpo di tosse e con una risposta che è apparsa più un sì che un no: “Sento parlare di questo, ma aspettiamo e vediamo”.

Un messaggio al Partito repubblicano Chiuso questo siparietto, con l’applauso del pubblico, il discorso è stato, di fatto, il ritorno sul palcoscenico politico di George W. Bush. Da una porta laterale, una serata di gala, ma con la recita di una parte significativa: quello dell’elegante oppositore dell’attuale amministrazione. Con le critiche espresse a Barack Obama, con la pubblicità data all’evento da alcuni media nazionali statunitensi, in particolare quelli di area conservatrice, il Grand Old Party ritrova colui che l’ha guidato per 8 anni prima del diluvio (elettorale) che ha sommerso la sua presidenza e il partito.

George si ripropone come punto di riferimento in una fase di ancora profondo caos tra le file repubblicane, in attesa di trovare una nuova leadership. Bush non pensa certo a un ritorno alla competizione politica, ma vuole rimarcare la bontà della sua opera, i motivi che l’hanno ispirata. E vuole che questa rivalutazione avvenga - prima di tutto - nel suo campo. Non è un caso, probabilmente, che ciò avvenga quando iniziano a uscire i primi, timidi sondaggi negativi nei confronti della fiducia degli americani nella capacità di Obama di guidare la nazione fuori dalle secche della crisi economica, quando spuntano le prime perplessità rispetto alla politica internazionale, caso Iran in testa. George sembra sentire nell’aria le condizioni necessarie per poter (ri)dire la sua. L’intervista l’ha chiusa con una frase significativa: “Quando mi guardo allo specchio mi dico: ecco uno che non ha venduto i suoi principi morali e politici per un po’ di consenso”. George pensa, spera, che ora qualcuno - soprattutto dentro il suo partito - possa - debba - avere nostalgia di lui.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 19 Giugno 2009

Usa: ha solo 14 anni la nuova star della politica repubblicana

OkNotizie

Tweet

  • Tags: 14enne, Barack Obama, fenomeno, George-Bush, Grand-Old-Party, jonathan krohn, repubblicano, sarah-palin, Usa
  • Lascia un commento

Jonathan Krohn

 

Guardate questo video su Youtube e capirete chi è il nuovo fenomeno della politica americana. Non pensate al presidente Barack Obama: siamo nell’altro campo politico. Ma scordatevi George Bush che con i suoi 62 anni è ormai un ex presidente: uno che sta sulle panchine; la ex candidata vicepresidente Usa, la 45enne Sarah Palin, è pronta per la pensione; il nuovo idolo della destra americana, il 38enne di origine indiana Bobby Jindal, sembra anziano; e perfino il più giovane deputato repubblicano del Congresso, Aaron Shock (27 anni) è ormai fuori gioco.

Dopo la batosta elettorale rimediata alle elezioni di novembre da Barack Obama il Grand Old Party si affida ad uno che ha appena soffiato su 14 candeline: Jonathan Krohn. Il ragazzino prodigio della politica a stelle e strisce ad una recente convention di partito ha fatto rimanere a bocca aperta mezzo partito parlando meno di tre minuti lanciando quattro parole d’ordine che stanno facendo il giro, e record di contatti, di Youtube: “Rispetto della Costituzione, rispetto della vita, governo minimo e responsabilità personale”.
Dopo la performance il ragazzino – originario del Minnesota e che ha appena scritto un libro: “Ridefinire il conservatorismo” - sta spopolando nelle tv di mezza America. Forse non sarà lo sfidante di Obama nel 2012, ma l’Harry Potter repubblicano (con tanto di frangetta e cravattino), è già un grande fenomeno mediatico che gira gli States con tanto di mamma Marla al seguito.

D’altra parte l’America “non è un paese per vecchi”, nonostante il sale-pepe di Obama dopo soli 44 giorni di presidenza…

Il VIDEO dell’intervento di Jonathan Krohn alla convention del Grand Old Party

  • vasco_pirri_ardizzone
  • Venerdì 6 Marzo 2009

Bush l’africano

OkNotizie

Tweet

  • Tags: africa, George-Bush, Stati Uniti
  • Lascia un commento

George W. Bush

Ironia della sorte. George W. Bush, il 43esimo presidente degli Stati Uniti, l’uomo che secondo la maggior parte dei sondaggi tra pochi giorni lascerà la Casa Bianca con l’indice di gradimento più basso di sempre (attorno al 27 percento in patria), ha fatto breccia nei cuori africani. Proprio nel continente che ha dato le origini al suo successore, Barack Obama, Bush raccoglie un consenso medio che si aggira attorno all’80 percento, secondo un recente sondaggio della fondazione Pew.

Le guerre in Afghanistan e Iraq, Guantanamo, l’uragano Katrina e i discutibili metodi adottati nella guerra al terrorismo. Ieri, nell’ultima conferenza stampa da presidente, Bush ha dovuto difendersi dal fuoco di fila dei giornalisti, che gli hanno chiesto conto di tutte le principali decisioni prese durante i suoi due mandati presidenziali. Pochi, però, hanno evidenziato i lati positivi dell’amministrazione, quelli che in Africa ricordano molto bene: il ruolo avuto nella fine della guerra civile sudanese, durata vent’anni e costata la vita a più di due milioni di persone; gli aiuti allo sviluppo verso il continente nero, passati da 1,3 a 5 miliardi di dollari nel periodo 2001-2008; ma, soprattutto, il piano per la lotta all’Aids da 15 miliardi di dollari, lanciato nel 2003 e destinato a dodici Paesi africani (sui quindici totali) in cui gli indici di sieropositività sono tra i più alti del mondo.

Non un programma da poco, se si tiene conto di quanto l’Aids pesi sulla vita del continente: un milione e mezzo di africani morti solo nel 2007, molti dei quali giovanissimi. In alcuni Paesi, come lo Swaziland e il Sudafrica, dove l’indice di sieropositività tocca il 20 percento della popolazione, la lotta contro la malattia è una lotta per il futuro della società. E questo Bush lo ha capito bene, lanciando un programma a tutto tondo che comprende trattamenti sanitari, educazione e prevenzione (comprese campagne a favore dell’astinenza sessuale prematrimoniale, molto criticate da alcune organizzazioni internazionali). Una delle poche storie di successo dell’amministrazione Bush, ma talmente efficace da indurre Obama a promettere di continuarla, garantendo gli stessi fondi stanziati dal suo predecessore.

In nessuna parte del mondo, tranne Israele e pochi altri Paesi, Bush può vantare un indice di gradimento così alto. Questo nonostante, negli ultimi otto anni, la politica americana in Africa non sia stata certo una passeggiata trionfale. Il fallimento della strategia di Washington in Somalia, dove il governo sostenuto dalla Casa Bianca sta cadendo sotto i colpi delle milizie islamiche, ne è la riprova, così come lo scetticismo con cui è stato accolto Africom, il nuovo comando militare unificato americano per il continente, talmente poco amato da essere costretto a mantenere la propria sede in Germania. Considerazioni che però non reggono di fronte alle folle festanti che hanno accolto Bush in Liberia, Ruanda, Tanzania e Benin solo per citare alcuni dei Paesi in cui il presidente ha fatto più breccia. L’attaccamento alla religione e alla famiglia espressi da Bush hanno fatto il resto: in un’Africa ancora povera, e che ha subìto la faccia peggiore della globalizzazione, il richiamo ai valori tradizionali costituisce ancora un fattore importante. Così come il sostegno del continente è una piccola consolazione per l’unico presidente americano a cui è toccata l’umiliazione di dover schivare scarpe in una conferenza stampa. Almeno in Africa, l’uomo di Crawford non sarà dimenticato.

  • matteo.fagotto
  • Martedì 13 Gennaio 2009

Dopo l’Iraq, l’Afghanistan: il triste addio di George Bush

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Afghanistan, George-Bush, Iran, iraq, politica-estera
  • Un commento

Un giornalista iracheno tira le scarpe a Bush

Guarda la GALLERY sul lancio di scarpe e il VIDEO

Nessun fuori programma, questa volta. La conferenza stampa di George Bush a Kabul è filata via liscia come l’olio. Di più. Dopo l’incidente di ieri a Baghdad (quando un cronista della tv irachena Al Baghdadia, urlando Questo è il tuo bacio d’addio, cane, gli ha tirato entrambe le scarpe) i giornalisti afghani lo hanno onorato chiamandolo Sua Eccellenza. Una richiesta però - va detto - avanzata da un portavoce del governo ospitante. Anche in questo caso si è trattato di una visita a sorpresa, ipersegreta, decisa all’insaputa della stampa americana.

Il VIDEO servizio:

Giunto a sorpresa in piena notte alla base aerea di Bagram, è sceso dal suo aereo, ha attraversato la pista e si è infilato sotto un grande tendone dove lo attendevano centinaia di soldati. “Confido che in Afghanistan avremo successo perché la nostra causa è giusta”, ha detto. Poi, ha passato in rivista una guardia d’onore insieme al presidente Karzai, con il quale si è recato, successivamente, al palazzo presidenziale, strettamente sorvegliato, per un breve colloquio. Dove ha detto che ha già ordinato l’aumento delle truppe in Afghanistan: una scelta che condivide anche il presidente eletto Barack Obama secondo il quale l’emergenza è proprio qui, in Afghanistan e in Pakistan, dove le bande estremiste filo talebane sono di nuovo all’offensiva. “Come avete contato sulla mia amministrazione - ha detto Bush rivolto a Karzai durante la conferenza stampa - ora potete fare affidamento anche sulla nuova”. Nel suo discorso in Afghanistan non c’è però traccia del trionfalismo dei primi anni della sua presidenza: “Il livello di difficoltà in Afghanistan è elevato”, ha dovuto riconoscere.

L’”eroe” Muntazer. Intanto in Iraq c’è già chi ha eletto a proprio eroe Muntazer al-Zaidi, il giornalista di Al Baghdadia che ha sfidato il presidente con un doppio lancio di scarpe e che ieri è stato portato fuori dalla sala dai servizi segreti americani e iracheni. La rete televisiva dove lavora ha chiesto di liberarlo subito “in rispetto della democrazia e della libertà di espressione che il nuovo regime (iracheno) e le autorità americane hanno promesso al popolo iracheno”. “Tutte le misure prese contro Muntazer saranno considerati come atti di un regime dittatoriale”, ha concluso il documento, che fa anche appello alle associazioni dei giornalisti iracheni e internazionali. Creata nel 2005 e con sede al Cairo, la tv Al-Baghdadia e’ finanziata da un uomo d’affari iracheno. Un collega di al-Zaidi, il giornalista Jihad al-Rubaie, oggi lo ha definito “un patriota”.

Il lancio di scarpe (il servizio Cnn)

  • redazione
  • Lunedì 15 Dicembre 2008

Usa, Bush firma il piano anti-crisi

OkNotizie

Tweet

  • Tags: crisi-Usa, finanza, George-Bush, Walla-Street
  • 3 commenti

Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush

Il piano da 700 miliardi di dollari appena approvato dalla Camera per salvare l’economia americana ha percorso in pochi minuti il rettilineo della Pennsylvania Avenue che separa il Congresso dalla residenza del presidente degli Stati Uniti: Bush era in attesa nell’Ufficio Ovale, con la penna già in mano ansioso di incassare prima possibile un raro successo della sua amministrazione in questo crepuscolo della sua permanenza alla Casa Bianca.

Un successo agrodolce per Bush. Il presidente americano, che fino a poche settimane fa continuava a professare un solitario ottimismo sulla robustezza dell’economia americana ha dovuto arrendersi alla evidenza. Con una inversione di rotta a 180 gradi ha cominciato a minacciare catastrofi se il Congresso non avesse approvato a tempo record il piano di salvataggio messo freneticamente a punto dal suo ministro del Tesoro Henry Paulson.

Ed è un successo agrodolce per Bush perché l’intervento massiccio del governo per salvare con i soldi del contribuente i predatori di Wall Street dai pasticci combinati con i “mutui facili” è totalmente opposto alla filosofia dell’inquilino della Casa Bianca di intervento minimo nelle operazioni dei mercati finanziari. Ma Paulson l’ha convinto che il rischio del non intervento era troppo grosso stavolta: bisognava togliere rapidamente dal sistema finanziario il “veleno” dei mutui a super-rischio se si voleva evitare un devastante effetto domino.

Oggi, pochi minuti dopo la sofferta approvazione della Camera, che aveva già bocciato il piano il 29 settembre, Bush è uscito nel giardino della Casa Bianca per elogiare “lo spirito di cooperazione tra il Congresso e la mia amministrazione” che ha portato alla rapida approvazione di un piano che “ha mostrato al mondo che gli Stati Uniti intendono stabilizzare i loro mercati finanziari e mantenere un ruolo di guida nella economia globale”. Bush ha ammonito che l’impatto del piano sulla economia Usa “non sarà immediato”. Ma ha anche espresso la speranza che il denaro pubblico che sarà impiegato per acquistare i beni a rischio possa essere in futuro, almeno in parte, recuperato quando i beni acquisiti aumenteranno il loro valore.

L’approvazione del piano, al termine di una battaglia serrata che ha visto anche un drammatico appello televisivo di Bush alla nazione ed una insolita riunione alla Casa Bianca con la partecipazione dei due candidati alla presidenza, rappresenta comunque un agognato successo per un presidente che lascerà in eredità al suo successore due guerre (in Iraq e Afghanistan) ed una crisi economica dal futuro ancora molto incerto. Per Bush, giunto a livelli record di impopolarità, tenuto a distanza dai candidati repubblicani che devono sottoporsi al giudizio degli elettori a novembre, ormai rassegnato a non veder concluso entro il suo mandato lo storico accordo di pace tra israeliani e palestinesi in cui sperava, anche il successo agrodolce del piano salva-Wall Street è un evento degno di una rara celebrazione.

  • redazione
  • Venerdì 3 Ottobre 2008

Nasce Africom: gli americani guardano al continente nero

OkNotizie

Tweet

  • Tags: africa, Africom, George-Bush, Stati Uniti
  • 5 commenti

Violenze xenofobe in Sudafrica

Africom: l’intervista di Panorama al generale Ward

Dopo mesi di preparativi affannosi, il nuovo comando militare degli Stati Uniti per l’Africa è entrato ufficialmente in servizio a Stuttgart (Germania) il 1 ottobre 2008. Lo ha reso noto pochi giorni fa il Dipartimento di Stato americano per voce del vice ministro in carica per gli Affari africani, Theresa Whalen, che ha definito Africom “lo strumento più visibile degli Stati Uniti per promuovere le relazioni con l’Africa attraverso attività militari e altre iniziative in partenariato con diverse agenzie americane come Usaid e le istituzioni internazionali”.

Creato dall’amministrazione Bush nel febbraio 2007, Africom ha come obiettivo quello di sottoporre le attività di intelligence nel continente africano al controllo di un unico comando militare. Finora queste attività dipendevano da tre comandi americani regionali: Useucom (Europa), Uscentcom (Medioriente) e Uspacom (Pacifico). Secondo Mauro De Lorenzo, ricercatore presso la American Enterprise Institute, Africom pone fine alla confusione che regnava in ambito militare tra gli Stati Uniti e l’Africa.

“Nel passato” sostiene De Lorenzo in un’intervista rilasciata a Voice of America, i governi africani avevano ripetutamente espresso il loro malcontento riguardo la necessità di doversi rapportare a tre diversi comandi militari americani. Erano convinti che l’Africa meritasse maggiore attenzione, e quindi un comando ad hoc”. Ma quanta fatica. Negli ultimi mesi, membri del Pentagono e del Dipartimento della Difesa hanno perlustrato il continente intero ne tentativo di convincere un paese di ospitare la sede di Africom. Con l’eccezione della Liberia (paese di scarso interesse dal punto di vista geostrategico), i governi africani sollecitati hanno declinato le offerte di mirabolanti contratti militari e civili promessi da Washington giustificando il loro rifiuto con i rischi che comportava in termini di sicurezza la presenza di un comando militare Usa sul loro territorio. Non solo. Gli africani hanno sempre sospettato gli Stati Uniti di nascondere interessi ben diversi rispetto a quelli annunciati.

Di fatto, assieme alla presenza diffusa di terroristi islamici nel Sahel e nel Corno d’Africa, la crisi energetica e l’offensiva commerciale della Cina hanno convinto l’amministrazione Bush ad assegnare a Africom tre obiettivi: intensificare la lotta contro il terrorismo rafforzando il programma di assistenza militare transfrontaliera dell’Initiative Pan-Sahel e le attività della base navale Camp Lemonier a Djibuti (Corno d’Africa); difendere gli interessi geostrategici legati al petrolio (per svincolarsi dal Medioriente, Washington intende aumentare le importazioni di greggio africano dal 15 al 25% entro il 2015); infine, contrastare le vaste offensive commerciali lanciate in questi ultimi da Pechino e in misura minore da India, Brasile e paesi del Golfo persico sul continente africano.

Non a caso, a differenza degli altri centri di comando regionali, Africom sarà operativa sia sul piano militare che quello civile. A capo di 1.300 agenti e un budget di 50 milioni di dollari, il comandante di Africom, il generale William “Kip” Ward intende dotarsi di strutture leggere in grado di costituire una rete con le istituzioni civili presenti in Africa. Ma gli obiettivi annunciati dall’ufficiale nero più decorato dell’esercito americano non convincono tutti. Già nel marzo scorso, l’agenzia di informazione Irinnews aveva sottolineato come nel suo discorso di presentazione di Africom al Congresso Usa, Ward aveva riservato appena 15 secondi agli aspetti umanitari. I sospetti sarebbero addirittura approdati al Dipartimento di Stato americano, il quale rischia di vedere una parte dei suoi fondi destinati all’Africa dirottati a favore dei militari del Pentagono. Secca smentita di Ward alla Bbc: “Africom non ha nessuna un’agenda nascosta. Vogliamo soltanto consentire alle nazioni africani di rafforzare le loro capacità”.

  • joshua.massarenti
  • Mercoledì 1 Ottobre 2008

Appello di Bush al Congresso: senza piano anti-crisi, conseguenze gravi

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Congresso, George-Bush, mutui, piano-anti-crisi, Usa
  • Un commento

George Bush
“L’economia dipende da una decisiva azione del Governo … il Congresso deve agire” è questo il messaggio del presidente Usa George W. Bush, che ha evidenziato come il no della Camera dei rappresentanti (soprattutto repubblicani) al piano anti-crisi del sistema creditizio non significa la “fine degli sforzi” per farlo approvare. Il presidente Bush ha fatto appello alla nazione e al Congresso dalla biblioteca della casa Bianca, e subito ha espresso la sua delusione per la bocciatura del piano di salvataggio delle banche da 700 miliardi di dollari. Ma garantisce che il processo legislativo andrà avanti: “Arriveremo a una soluzione” assicura e ribadisce la necessità di un’azione rapida, perché “le conseguenze della non azione saranno di giorno in giorno peggiori”.

Il presidente Bush si è rivolto al popolo americano: “Voglio assicurare i nostri cittadini e i cittadini di tutto il mondo che il no della Camera non è la fine del processo legislativo”, prosegue, evidenziando come le stime diffuse prevedono che il costo del piano sarà inferiore ai 700 miliardi di dollari. “Siamo in un momento critico per la nostra economia e abbiamo bisogno di far tornare l’economia americana a girare” ha continuato Bush, per poi concludere: “Se continuiamo in questo modo i danni per l’economia saranno dolorosi e duraturi”.
Il leader americano ha poi annunciato che i rappresentanti della sua amministrazione incontreranno i leader del Congresso per trovare una soluzione. “Siamo in un momento critico” riconosce Bush, che dice di comprendere anche “la preoccupazione dei contribuenti” per il fatto che bisogna spendere 700 miliardi di dollari pubblici.

Intanto il candidato repubblicano alla Casa Bianca, John MacCain ha chiesto un aumento da 100 mila a 250 mila dollari dei limiti delle garanzie che il governo federale assicura sui depositi bancari degli americani. McCain dice di aver sentito telefonicamente il presidente Bush e di avergli chiesto di aumentare l’assicurazione della Fdic, l’agenzia federale che garantisce i depositi, sui conti degli americani. Una proposta analoga è stata avanzata dal suo rivale democratico Barak Obama.

Il VIDEO del discorso tratto da YouTube:

LEGGI ANCHE: Capitol Hill affonda le borse: doppio schiaffo a Bush

  • redazione
  • Martedì 30 Settembre 2008
« Articoli precedenti

IL MONDO CHE SARÀ IL MONDO CHE SARÀ


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

OGGI AVVENNE OGGI AVVENNE

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

GUARDA IL VIDEO GUARDA IL VIDEO

VAI ALLO SPECIALE VAI ALLO SPECIALE

I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011 I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • Uno per uno in braccio a Obama - IL COMMENTO
  • [Elezioni Usa 2012] Guerra tra Barack Obama e la Chiesa Cattolica sulla contraccezione: il GOP attacca la Casa Bianca
  • Cina: il mistero del funzionario scomparso e dei suoi legami con gli Stati Uniti - LA STORIA
  • Brigate islamiche e occidentali in Siria per combattere Assad
  • La condanna a Garzón spacca la Spagna
  • Siria, “atroce bagno di sangue”. Dagli Usa un piano per armare i ribelli?
  • Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Borsa israeliana sotto attacco hacker, crisi tra Cia e Mossad
  • Femen, il femminismo in topless - LA FOTOSTORIA
  • Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • Obama: piena fiducia all’Italia. Oggi Monti a Wall Street - Il Sole 24 Ore | ItaliaElezioni su Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Primarie USA – Santorum o.. il Terzo? | POTATO PIE BAD BUSINESS su [Elezioni Usa 2012] Tutto pronto per il duello Romney-Santorum in Colorado e Minnesota. E intanto Obama arma i suoi Super Pac
  • jimmie01 su Washington legalizza i matrimoni gay
  • jimmie01 su Il principe Harry diventa ufficialmente un Top Gun
  • - Vivi Capena su Xi Jinping e Li Keqiang: ecco chi sono i nuovi leader della Cina - RITRATTI
  • Dal Missouri schiaffo all’inevitabilità Ora la partita è tutta da … – La Stampa su [Elezioni Usa 2012] Il terremoto Rick Santorum
  • paolo.manzo su Brasile: Salvador de Bahia nel caos per lo sciopero della polizia

Archivi

  •  2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152