
George W. Bush e Karl Rove (Credits: LaPresse/Aude Guerrucci)

Karl Rove è uno che di campagne elettorali per la Casa Bianca se ne intende. E’stato l’architetto della vittoria di George W. Bush nel 2000 e nel 2004 e, prima ancora, l’ispiratore delle sue affermazioni in Texas. Ora è una specie di guru dei conservatori americani. Commentatore di FoxNews Television, promotore di American Crossroads, un’organizzazione da lui creata, attiva nelle ricerca di fondi e finanziamenti per la causa repubblicana, Karl Rove è uno degli analisti politici più ascoltati per sapere come andranno le cose in futuro a Washington. Newsmax, un’importante rivista vicina al GOP l’ha intervistato sulle prossime presidenziali e l’ex braccio destro di Bush (figlio) ha spiegato cosa potrebbe accadere da qui al novembre del 2012. Continua

(Credits: Epa/Jeff Kowalsky)

E Rick Perry scivolò sulla classica buccia di banana: una terribile gaffe durante una diretta tv seguitissima dal pubblico americano. Il candidato Repubblicano che sogna la Casa Bianca durante un duello televisivo in Michigan ha dichiarato di essere pronto a tagliare ben tre ministeri, ma nell’elencarli si è perso il terzo. Un’amnesia che potrebbe segnare la fine della sua corsa alla presidenza.
Continua

La commozione dei famigliari delle vittime a Ground Zero (Credits: LaPresse/Matt Rourke)

Se c’è una cosa che è apparsa evidente in questo decimo anniversario è che il dolore è ancora forte.

Quello personale (e non poteva essere altrimenti), che si vedeva sui visi dall’espressione dolente e commossa, che si udiva nelle voci incrinate dall’emozione, che si coglieva nei lunghi silenzi dei famigliari delle vittime a Ground Zero, al Pentagono e in Pennsylvania. Continua

Un vecchio poster della Torri Gemelle (Credits: LaPresse/Kathy Willens)

L’orrore di quel giorno si incontra nelle immagini; nei video che fissano il momento dell’impatto dell’aereo, nelle strazianti fotografie dei corpi che si lasciano cadere dalle alte torri, negli scatti che documentano il crollo delle Twin Towers.

La narrazione, il racconto, la commozione di quella mattina di settembre le trovi nei file audio, nelle poche registrazioni, nei resoconti delle telefonate, delle ultime chiamate: nelle voci dell’11 settembre. Continua

di Giuliano Ferrara
Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Una risposta all’altezza dell’11 settembre, di quella mattina quieta e solare in cui un’avanguardia qaedista dell’Islam politico radicale aveva bombardato in nome di Dio Washington e New York, facendo 3 mila morti e portando il terrore al centro dell’impero.

Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Continua

George W. Bush scende dall'Air Force One (Credits: LaPresse/Jose Luis Magana)

In quei minuti, il suo era l’unico aereo a volare sugli Stati Uniti, da Boston a Los Angeles, da Chicago a Houston. Lui, almeno sperava fosse cosi. Seduto ai comandi, pregava che gli unici altri veivoli in aria fossero quel jet dell’Air Force che lo accompagnava alla sua destra, e le squadriglie da combattimento che (immaginava) si erano alzate dalle loro basi militari sparse per il paese e che ora pattugliavano (con rabbia e adrenalina) i cieli americani.

Mentre pilotava a tutta velocità, scrutava il cielo terso del Golfo del Messico(così simile, quella mattina, a quello che aveva visto sugli schermi televisivi dietro le Torri Gemelle mentre bruciavano),
cercando di capire se quella solitudine aerea fosse un sicuro rifugio oppure una possibile trappola. E se i terroristi avessero catturato un altro aereo e lo avessero
messo sulle tracce dell’
Air Force One? Se avessero avuto intenzione di usarlo come un missile (aria-aria) contro l’aereo del presidente?
Continua


(Ansa)
In una sala un po’ defilata dell’imponente Field Museum di Chicago, uno dei più scenografici al mondo tra quelli di storia naturale, è stata allestita una mostra particolare. Si trova a qualche decina di metri dall’enorme salone dove centinaia di ragazzini ogni giorno sciamano intorno al gigantesco scheletro di «Sue», un tirannosauro rex vissuto 67 milioni di anni fa che troneggia a grandezza naturale. La mostra in questione non ha però nulla a che vedere con i bestioni preistorici né viene consigliata a chi ha meno di 13 anni. Si intitola Ground Zero 360°: attraverso foto e testimonianze audio rievoca la tragedia dell’11 settembre di 10 anni fa.

A darti un primo pugno nello stomaco è soprattutto la ricostruzione di un muro che, nei dintorni di Ground Zero, fu tappezzato in quei giorni da centinaia di «missing» e appelli di familiari che disperatamente cercavano notizie dei loro parenti dispersi nel crollo delle Torri gemelle. Sono fogli A4, ciascuno dei quali colpisce perché scritto e pensato per imporsi su ogni altro e catturare così l’attenzione di chi si fermava a guardare. Riuscire a farsi largo in quella giungla di pietà e guadagnare un secondo in più di interesse in chi vagava con gli occhi, magari grazie a un carattere più grande o un colore più appariscente, poteva significare scacciare un incubo e aggrapparsi a una speranza.
Sarebbe stato sufficiente ricevere una telefonata e sentirsi dire: «Beh, sì, forse ho visto suo figlio su una barella…» per non arrendersi. Si sa invece che quel muro si rivelò purtroppo un immenso memorial artigianale, simile a quelli in marmo dove uno sotto l’altro sono scolpiti in ordine alfabetico i caduti di una battaglia. Continua

Festeggiamenti dei gruppi per i diritti gay all'esterno del Senato di Albany (Credits: LaPresse/Hans Pennink)
Confuso tra la folla allegra che venerdì notte si è riversata al Stonewall Inn per festeggiare la fresca ma già storica firma da parte del Governatore Andrew Cuomo della legge che permette il matrimonio tra omosessuali nello Stato di New York, c’era un”giovane” di 43 anni, alto e magro, vestito con sobrietà e con l’aria dell’eterno (ex) studente modello della facoltà di legge di Havard. Continua
Gli ultimi commenti