
Il Giappone ferito da sisma e tsunami ieri e oggi (AP Photo/David Guttenfelder)
Kesennuma, Onagawa, Soma, Natori, Minamisanriku… Sono alcuni dei nomi delle città devastate dal sisma e dal susseguente violento tsunamni che l’11 marzo scorso si abbattè sulla costa nord-orientale del Giappone.
Ripercorriamo in foto il dramma di allora e torniamo oggi sugli stessi luoghi, che ancora presentano evidenti ferite e un destino incerto. FOTO

Bicicletta abbandonata su una strada bloccata da navi a Namie (AP Photo/David Guttenfelder)
A quasi un anno dal terremoto e dal susseguente tsunami che devastarono il Giappone, solo poco più del 5% dei detriti generati sono stati inceneriti o smaltiti in modo permanente, a causa del rischio contaminazione seguito all’incidente nucleare di Fukushima. A dichiararlo è stato, pochi giorni fa, proprio il ministro dell’Ambiente nipponico Goshi Hosono.
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Tokyo (Ansa/EPA/Franck Robichon)
A quasi un anno dal terremoto seguito da tsunami che straziò il Giappone, gli scienziati lanciano l’allerta: presto un nuovo violento sisma potrebbe colpire Tokyo uccidendo migliaia di persone e causando danni incalcolabili. Continua

di Antonio Fatiguso*
L’ultimo segnale della ripresa è di appena pochi giorni fa: la produzione di veicoli, uno dei pilastri dell’economia nipponica, in gennaio è cresciuta del 18,8 per cento su base annua, confermandosi a pieno regime. È il Giappone dei miracoli che ha reagito al suo annus horribilis della triplice catastrofe dell’11 marzo 2011 abbattutasi sulla regione del Tohoku, nel nord-est del paese: i due interminabili minuti di scossa sismica di magnitudo 9 (la quarta più potente nella storia mondiale recente), lo tsunami con onde di oltre 40 metri e la crisi nucleare di Fukushima (la peggiore dopo quella di Chernobyl del 1986) con un livello 7 di gravità, il massimo nella scala dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Continua

Gli edifici dei reattori 3 e 4 danneggiati a Fukushina, il 28 febbraio 2012 (Ansa/EPA/Kimimasa Mayama)
Ispirandosi a Life in a day (La vita in un giorno) di Kevin Macdonald, di cui è stato produttore, il regista Ridley Scott ha annunciato la realizzazione di un documentario sulla giornata del primo anniversario del sisma e dello tsunami che colpirono il Giappone l’11 marzo del 2011. Continua

(Credits: Ap Photo/Air Photo Service)
Il Giappone trema ed è di nuovo paura per la centrale di Fukushima. Nella notte un terremoto di magnitudo 6 è stato registrato al largo della costa orientale dell’isola di Honshu. Il sisma è stato avvertito anche a Tokyo e ha generato forti preoccupazioni per la possibilità di un nuovo tsunami.
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Soldato giapponese (Credits: AP Photo/Katsumi Kasahara)

Appena una settimana fa il governo giapponese ha deciso di attenuare l’embargo sulle esportazioni di armi deciso ai tempi della Guerra Fredda e trasformato in divieto totale nel 1976, precisando all’istante di essere disponibile a collaborare con altre grandi potenze per costruire, insieme, nuove apparecchiature militari sofisticate. Tokyo ha poi deciso di autorizzare anche l’esportazione di armi a fini pacifici e umanitari, vale a dire a sostegno delle missioni di pace delle Nazioni Unite.
Se in Giappone l’iniziativa del governo è stata presentata come un modo per ridure i costi della difesa in un momento di fortissime difficoltà finanziarie, visto che costruire tutto in patria è estremamente anti-economico, in tanti hanno collegato questa scelta improvvisa all’urgenza di Tokyo di prepararsi meglio ad affrontare, da un lato, possibili manovre irrazionali decise dal nuovo leader nordcoreano. Dall’altro, una Cina che diventa ogni giorno più forte ed arrogante. Continua

(Credits: AP Photo/CHINA OUT)

L’escalation cinese nei mari dell’Asia continua. Solo una settimana fa il Presidente Hu Jintao ha invitato la Marina Militare cinese a “tenersi pronta per combattere“, chiarendo alla Commissione militare centrale che presiede dal 2004 che l’Esercito Popolare di Liberazione deve concentrare tutti i suoi sforzi nella difesa nazionale e nel rafforzamento della potenza militare del paese. Nelle ultime 48 ore l’allarmismo nei confronti di una potenza che inizia ad essere percepita come un po’ troppo arrogante e prepotente si sono estesi anche verso Nord e verso Ovest. Continua
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