
Hilary Clinton durante la conferenza UNHCR a Ginevra (AP Photo/J. Scott Applewhite, Pool)
A Ginevra, sede europea dell’ONU, si apre oggi la più grande conferenza mai organizzata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), a cui hanno aderito più di 145 paesi.
Nella città di Calvino, davanti alla platea di diplomatici, riuniti in una due-giorni fino a domani, hanno risuonato decise le parole del segretario di Stato Usa Hillary Clinton: “I diritti dei gay sono diritti umani”. Continua
I rappresentanti degli Stati dell’Unione europea hanno abbandonato la sala in cui si sta svolgendo la conferenza Onu sul razzismo a Ginevra nel momento in cui il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nel suo intervento, si è riferito allo stato di Israele (pur senza mai pronunciarne il nome) come ad un “governo razzista”.
Nel suo discorso il presidente Ahmadinejad ha criticato l’istituzione di “un governo razzista” in Medio Oriente dopo il 1945, alludendo chiaramente a Israele. Ma il presidente Ahmadinejad ha ricevuto anche applausi dalla platea: la prima volta quando ha accusato “gli Stati occidentali di essere rimasti in silenzio di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza” e la seconda volta quando ha detto che occorre “rivedere le organizzazioni internazionali e il loro modo di lavorare”. Consensi al presidente iraniano sono arrivati anche quando ha parlato della crisi economica mondiale sottolineando che “continua ad aggravarsi e non ci sono speranze che possa essere superata”.
Poco prima, nel momento in cui il capo di stato iraniano ha preso la parola davanti ai delegati, almeno tre manifestanti con parrucche multicolori e nasi rossi da clown hanno gridato “razzista, razzista” all’indirizzo di Ahmadinejad.
I tre sono stati espulsi dalla sala delle conferenze.
“La lotta al razzismo è una priorità per Italia e Germania”, nonostante i due partner europei abbiano deciso di boicottare la conferenza internazionale contro il razzismo. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini, in una conferenza stampa con il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier al termine di un bilaterale a Berlino.
“La nostra assenza (dalla conferenza, ndr) vuol dire evitare che un testo che non condividiamo sia utilizzato per veicolare messaggi sbagliati”, ha precisato il titolare della Farnesina, aggiungendo che “Germania e Italia sono fortissimamente impegnate nella lotta al razzismo e contro ogni forma di discriminazione”.
È necessaria una “estrema fermezza” dell’ Unione europea ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, definendo il discorso del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla conferenza Onu sul razzismo a Ginevra un “appello intollerabile all’odio razziale”.
LEGGI ANCHE: Fallita ancora prima di iniziare la conferenza Onu sul razzismo -
Il Papa: importante partecipare alla conferenza Onu
Troppe divisioni e polemiche; troppe assenze “pesanti”. È destinata a fallire prima ancora di iniziare Durban 2, la Conferenza dell’Onu sul razzismo che prende il via a Ginevra; il secondo round del primo incontro che nel 2001 si tenne in Sudafrica non sembra avere alcuna possibilità di riuscita. Mancheranno attori importanti, fondamentali per dare una legittimità politica all’avvenimento.
Primi tra tutti gli Stati Uniti di Barack Obama, che dopo alcune settimane di attesa hanno fatto conoscere la loro posizione ufficiale. Non si recheranno nella città svizzera. Non c’è intesa sul documento finale. È vero che nel testo sarebbero stati smussate le frasi contro Israele ma rimangono comunque riferimenti molto critici nei confronti di Gerusalemme. Ma i motivi di contrasto non sono solo questi. C’è poi la questione delle venature anti Occidentali che caratterizzano il documento finale, che fanno intravvedere un scontro tra civilità. Come infine i passaggi (voluti dagli stati mediorientali) sull’offesa alla religione (che secondo molti rischiano di mettere a repentaglio la libertà di espressione), ad aver convinto la Casa Bianca a dire no alla partecipazione alla Conferenza. Il boicottaggio americano è “arrivato alla vigilia di questo incontro che deve valutare il progresso della lotta al razzismo nel mondo. Barack Obama ha aspettato fino all’ultimo, nella speranza che il discutibile linguaggio (come si legge nel comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato) venisse modificato in modo più profondo. Ma ciò non è avvenuto. Ed è stato lo stesso presidente a ribadire il rifiuto statunitense: “Io credo nel multilateralismo e nelle Nazioni Unite, ma non posso accettare quello che è scritto nella bozza” ha detto.
Gli Stati Uniti terranno così compagnia (nell’assenza) a Israele, che da tempo aveva indicato la sua intenzione di non prendere parte ai lavori. Il rifiuto del governo di Gerusalemme era stato motivato con l’esito della prima conferenza. Nel 2001, l’assise era finita in un clima di acrimonia e tensione perché i paesi arabi avevano fatto grosse pressioni affinché il Sionismo venisse definito “razzista” . Nonostante il testo finale dell’appuntamento ginevrino sia stato depurato dalle espressioni più forti nei confronti di Israele, ancora alcune frasi rimangono, scritte, nere su bianco, di profonda critica nei confronti dello stato con la Stella di David. Contenuti definiti antisemititi. Così, quando ieri il papa Benedetto XVI ha annunciato che il Vaticano ci sarà e ha augurato buon lavoro alle delegazioni, il mondo ebraico ha avuto un sussulto di protesta anche nei confronti dell’uscita del Pontefice.
Il rischio che ci sia un’altra conferenza all’insegna di frasi antisemite, aveva convinto l’Italia a non partecipare. Roma non ci sarà. Nelle scorse settimane, il ministro degli esteri Frattini aveva specificato che, secondo Roma, non c’erano le condizioni per partecipare. Come aveva già fatto anche il governo olandese. In realtà, l’Europa si presenta in ordine sparso. Per tutto il week end ci sono state febbrili consultazioni nel difficile tentativo di trovare una posizione comune. C’è stata una conference call telefonica dei ministri degli esteri di Gran Bretagna, Olanda, Repubblica Ceka, Francia e Germania che ha prodotto pochi risultati. Londra ha confermato l’intenzione di andare a Ginevra con una delegazione di bassissimo profilo, per marcare la distanza, senza boicottarla direttamente, dalla conferenza.
La Germania di Angela Merkel invece seguirà l’esempio statunitense e non si > presenterà alla cinque giorni. La Francia,che aveva posto il problema,si trova in una delicata posizione: da una parte non vuole deludere troppo i paesi arabi con cui ha rapporti
storici e dall’altra non ha intenzione di avvallare un testo finale che non convince la stessa Parigi. A complicare il tutto c’è poi il fattore Teheran. I lavori di Durban 2 saranno aperti da un discorso del presidente iraniano Ahmadinejad, l’uomo che in piu’occasioni ha definito l’Olocausto una pura invenzione e ha sostenuto diverse volte la necessità della scomparsa dello Stato di Israele. È il personaggio di più alto livello (gli altri sono solo ministri o ambasciatori) che si reca a Ginevra. La sua presenza vuole essere una sorta di marchio politico sulla conferenza. Per questo, Usa ma anche Canada e Australia, e una parte dell’Europa hanno preferito dire no a Durban 2, provocandone il fallimento in anticipo.

Si apre domani a Ginevra la conferenza promossa dall’ Onu sul razzismo chiamata “Durban Rewiew” o “Durban II”. Ma le effettive conclusioni che verranno prese nel corso degli incontri rischiano di venire offuscate dalle polemiche che precedono la manifestazione, sui contenuti della bozza finale, considerati da alcuni paesi lesivi per Israele. Questa mattina il Papa a Castel Gandolfo ha invece messo in risalto l’importanza dell’appuntamento: ” la conferenza di esame della Dichiarazione di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza” ha detto, “è un’iniziativa importante perché ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, si registrano tali deplorevoli fenomeni”.
Il pontefice ha poi citato alcuni passi della Dichiarazione del 2001 mostrando di condividerli: nel testo - ha ricordato - si ”riconosce che ‘tutti i popoli e le persone formano una famiglia umana, ricca in diversità. Essi hanno contribuito al progresso della civiltà e delle culture che costituiscono il patrimonio comune dell’umanità la promozione della tolleranza, del pluralismo e del rispetto può condurre ad una società più inclusiva”. Il Vaticano parteciperà alla conferenza con una propria delegazione. Altri paesi invece non ci saranno: le bozze della dichiarazione conclusiva infatti non hanno mancato di suscitare polemiche. In particolare sono alcune critiche a Israele per la situazione di Gaza che lo stato ebraico ha mostrato non gradire. Nel 2001 in occasione della prima conferenza in Sudafrica Israele e Stati Uniti abbandonarono i lavori quando fu equiparato il razzismo al sionismo.
Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che gli Stati Uniti boicotteranno anche la conferenza di Ginevra sul razzismo per “il discutibile” linguaggio del documento finale: “Sembra ormai certo che le preoccupazioni non saranno affrontate nel documento che deve essere adottato”. Secondo il portavoce Robert Wood, nonostante i passi avanti, le modifiche appostate al testo finale non risolvono i dubbi riguardo ai pregiudizi anti israeliani e anti occidentali. Analoga la posizione sostenuta dal Canada. Australia e Olanda si sono unite al boicottaggio, mentre la Gran Bretagna ha annunciato la presenza di una sua delegazione: “Stiamo cercando di capire come sviluppare le cose. E’ ancora nostra intenzione esserci”, ha detto un portavoce. La posizione dell’Italia è stata esposta dal ministro degli Esteri Franco Frattini: “Sinora non ci sono le condizioni per l’Italia per re-impegnarsi nel negoziato per la conferenza Durban II”. Le condizioni contenute nel documento preparatorio, sono infatti ”inaccettabili”. ”Anche se - ha assicurato - siamo impegnati con i colleghi europei fino all’ultim’ora” per emendarle. In serata la Farnesina ha confermato che l’Italia non parteciperà. In sostegno a Israele, che questa mattina ha anche duramente criticato il presidente svizzero Hans Rudolph Herz, dopo aver appreso che quest’ultimo incontrerà in apertura dei lavori il presidente iraniano Mahmoud Ahmadineijad. ”La strana decisione del presidente elevetico colpisce in modo maggiore la Svizzera che non nessun altro” ha detto il viceministro degli Esteri israeliano Dani Ayalon. “Sono indignata e profondamente delusa dalla decisione degli Stati Uniti di non partecipare”, ha affermato in una nota. Si è detta “indignata e delusa” dall’atteggiamento degli Usa la commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillay: “Una manciata di Stati - ha lamentato - hanno permesso che uno o due temi dominassero il loro approccio alla questione e che pesassero di più delle preoccupazioni di tanti gruppi di persone in tante parti del mondo quotidianamente vittime del razzismo o di altre forme di intolleranza che rovinano le loro esistenze”. Si tratta, ha ricordato, di “questioni globali che devono essere discusse a livello globale, per quanto delicate e difficili”.
Si tratta del primo screzio con le Nazioni Unite per Barack Obama, che ha commentato la scelta dal vertice delle americhe: “Io credo nell’Onu” ha detto il presidente americano, “e voglio collaborare, ma non è questo il caso di Durban-2 che rimanda alla prima conferenza in cui fu “espresso antagonismo contro Israele, a tratti in modo ipocrita e controproducente”.
- Tags: Amburgo, Barcellona, città, Copenaghen, Ginevra, Honolulu, International-Herald-Tribune, Madrid, Monaco, Monocle, Parigi, Sydney, Tokyo, vivibilità, Zurigo
-
C’è molta Europa nella classifica delle 20 città più vivibili del mondo stilata da Monocle, settimanale inglese di profilo internazionale, e riportata dall’International Herald Tribune. Molta Europa, ma nemmeno un po’ d’Italia. Perché nessuna delle nostre città presenta le caratteristiche necessarie per essere inserita nella top 20.
Al primo posto assoluto si piazza Monaco, per la sua “combinazione vincente di alta qualità abitativa, basso livello del crimine, politiche liberali, forte potere dei media”. La Germania ricompare poi al 18° posto con Amburgo. Non stupiscono il secondo posto di Copenaghen, giovane, dinamica e creativa, e il terzo di Zurigo (Ginevra invece è ventesima e rientra in classifica per un pelo). Al quarto troviamo a sorpresa Tokyo, premiata per alcune caratteristiche-chiave: “Strade residenziali molto tranquille, basso livello del crimine, eccellenti ristoranti e un sistema di trasporti straordinariamente efficiente”. Sydney, la soleggiata metropoli australiana, è al settimo posto, e per trovare l’unica città americana bisogna scendere al nono a andare fino a Honolulu. Due città in classifica anche per la Spagna, che piazza Madrid al decimo posto e Barcellona al tredicesimo. Non poteva mancare Parigi, che si piazza però solo diciannovesima.
I criteri in base ai quali le città sono state scelte sono svariati. Si va dalla presenza di infrastrutture, come aeroporti efficienti, al sistema dei trasporti e al rapporto qualità/prezzo di mezzi pubblici e taxi. Poi si passa alla sicurezza, calcolando il tasso di omicidi e furti in casa, alla qualità di scuole e ospedali, al potere dei media e alla disponibilità di mezzi di informazione internazionali. Ma i giudici di Monocle, che si ripromettono di aggiornare la classifica ogni anno, hanno tenuto conto anche di altri parametri, ritenuti cruciali per una buona qualità della vita: le ore di luce e la media annua delle temperature, orari di apertura di bar e negozi (è facile procurarsi un drink all’una di notte?), il livello delle connessioni (Monaco è stata premiata anche per i suoi quasi 500 hotspot Wi-Fi) e il livello di tolleranza, considerato a tutto tondo (gay, etnie diverse, lavoro femminile).
La classifica completa
1. Monaco
2. Copenaghen
3. Zurigo
4. Tokyo
5. Vienna
6. Helsinki
7. Sydney
8. Stoccolma
9. Honolulu
10. Madrid
11. Melbourne
12. Montreal
13. Barcellona
14. Kyoto
15. Vancouver
16. Auckland
17. Singapore
18. Amburgo
19. Parigi
20. Ginevra
Gli ultimi commenti