- Tags: 10 a 1 che..., Arabia-Saudita, bookie, bookmaker, Cina, Giordania, Iran, Israele, Russia, scommesse, siria, yemen
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- Proteste a Damasco contro il regime di Assad (credits: AP Photo/Bassem Tellawi)
Lo scandalo del calcioscommesse vi ha scottati ma non volete comunque rinunciare a qualche puntata? Le alternative extrasportive, soprattutto sui siti dei bookmaker stranieri, non mancano, e in questi giorni si concentrano sulle previsioni di politica estera. La proposta forse più originale è quella di Intrade, un operatore online che attraverso un complicato sistema di crediti e percentuali permette agli scommettitori di pronosticare quali saranno i prossimi capi di Stato e di governo deposti, pacificamente o meno. Continua

(Credits: Ansa)
Per la prima volta nella storia, una moschea è stata dedicata a Gesù. È successo a Madaba, in Giordania, a sud della capitale Amman. E la notizia è rimbalzata – con grande enfasi – sui media di lingua italiana che hanno messo in evidenza il contrasto tra i radicalismi di matrice islamica e la moderazione del regno di Giordania di re Abdallah II e della bella regina Rania.
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- farian
- Mercoledì 10 Agosto 2011
- Tags: Algeria, Bahrein, Colonnello Gheddafi, Egitto, Giordania, Libia, Lybia-alYom, paura, Piazza Tahrir, proteste, rais, rivolte islam, Tunisia, world news, Yemen Siria
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(Credits: Ansa/Ettore Ferrari)

Muammar Gheddafi questa volta ha sul serio paura. Il leader libico, che governa il Paese dal 1969, si sta preparando al “giorno della rabbia“. Le opposizioni manifesteranno contro di lui e il suo regime il prossimo 17 febbraio. E c’è già chi la chiama la “sindrome da piazza Tahrir”. Prima la Tunisia e l’Algeria, poi l’Egitto e, sulla sua scia, lo Yemen, la Giordania e la Siria. Adesso è venuto il turno della Libia.
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- Tags: Barack Obama, cairo, Egitto, Giordania, Hillary Clinton, hosni-mubarak, Mohamed elBaradei, rivolte islam, scontri, Suez, Tunisia, world news
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- (Credits; Ap Foto/Ahmed Ali)
L’Egitto brucia. Le forze di polizia hanno reagito alle manifestazioni anti-Mubarak che sono scoppiate in tutto il Paese alla fine delle preghiere del venerdì. Due morti al Cairo e uno a Suez, dove la città è al momento assediata dalla folla inferocita.
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Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Un bimbo appena nato a Gaza, chiamato Rajab Erdogan in onore del premier turco (Credits: AP Photo/Eyad Baba)
E’ il primo passo per la creazione di una zona di libero scambio tra Turchia, Siria, Giordania e Libano. Quasi una mini-Unione europea del Medio Oriente. Giovedì le autorità turche hanno firmato un accordo per la creazione di un consiglio di cooperazione con i Paesi arabi vicini. L’obiettivo? Abbattere al più presto dogane e barriere Continua

Soldati israeliani (Credits: LaPresse)
DIARIO DAL WEB - A nove giorni dall’avvertimento di Israele ai propri cittadini in vacanza nel Sinai egiziano, oltre il confine di Eliat - località stretta tra Giordania ed Egitto -, di tornare in patria per un allarme rapimenti, vengono lanciati due missili contro Israele.
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Da Amman, Giordania
Ad Amman i musulmani vanno alla Messa del Papa. Tra le ventimila persone giunte nello stadio della capitale della Giordania per la celebrazione presieduta da Benedetto XVI, c’erano anche molti fedeli islamici mescolati tra la folla, come Nouma Sabil, 34 anni, accompagnata dal marito, dalla figlia di tre anni e dalla baby sitter filippina. “Ho voluto accompagnare la baby sitter della mia bambina perché è cattolica, ma anche mio marito non ha voluto perdere l’occasione per incontrare una personalità importante come il Papa che è venuto a trovarci”, spiega Nouma a Panorama. Alla Messa c’erano poi cristiani di diversi riti e confessioni giunti da tutto il Medio Oriente: melchiti, ortodossi, cattolici di rito siriano e armeno, moltissimi provenienti dal Libano, dalla Siria, dall’Iraq, dall’India, dall’Armenia, rifugiati della Palestina, emigrati giordani negli Stati Uniti tornati per l’occasione.
In più tanti cattolici filippini, indiani e cingalesi che lavorano nelle case giordane, giovani del cammino neocatecumenale e del movimento dei Focolari arrivati dalla Germania, dall’Argentina, dal Canada, dall’Italia. La Messa ad Amman ha reso tangibile il caleidoscopio di culture, tradizioni, riti e religioni che rappresenta la ricchezza ma anche la sfida per il Medio Oriente. Nel corso della celebrazione il Papa ha dato la prima comunione a duecento bambini, tra i quali anche 40 piccoli rifugiati iracheni che ha salutato al termine della Messa con le loro famiglie. Naturalmente erano molti anche i cattolici giordani presenti (il Re Abdullah ha dato persino una giornata di festa per consentire loro di partecipare alla Messa con il Papa), ma si tratta pur sempre di un “piccolo gregge”, (il due per cento della popolazione, pari a poco più di 100 mila su una popolazione 5,7 milioni di abitanti).
Ferial Hadat, cattolica di rito melchita, è emigrata in California con tutta la sua famiglia: “Apparentemente qui i nostri diritti sono garantiti e bisogna riconoscere che la famiglia reale giordana fa molto per questo, ma la vita concreta dei cristiani non è facile, soprattutto da quando è cresciuta l’influenza di alcuni movimenti islamici che si stanno diffondendo anche in Giordania”.
Nell’omelia della Messa il pontefice si è rivolto proprio ai cristiani raccomandando loro di “dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre. La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un particolare tipo di coraggio: il coraggio della convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare”.
Ma soprattutto il Papa ha chiesto ai cristiani in Terra Santa l’impegno deciso a favore della pace e la forza di respingere la tentazione di farsi trascinare da gruppi e movimenti che giustificano il ricorso alla violenza: il riferimento, implicito, forse è ad Hamas, ma più in generale al terrorismo, alla guerra e a tutte le forme di attentato alla vita. Benedetto XVI ha raccomandato ai cristiani di “contrastare modi di pensare che giustificano lo ’stroncare’ vite innocenti”. E ha chiesto loro di trovare “il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone e diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società”.
Nel giorno della festa della mamma il Papa dedica un pensiero anche alla famiglia e alle donne in Medio Oriente. Ricorda il prezioso contributo delle donne alla famiglia e alla società ma denuncia il fatto che non sempre la loro dignità e la loro missione “siano sufficientemente comprese e stimate”. Perciò afferma che “con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell’innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell’amore”.
Nel frattempo è scoppiato un giallo sulle traduzioni dei discorsi del Papa. Nel discorso del Papa al monte Nebo, la versione originale, in inglese, del testo letto dal pontefice parla di “inseparabile bond between the Church and the Jewish people”, che tradotto suonerebbe come “inseparabile legame tra la Chiesa e il popolo ebraico”. Ma nella versione ufficiale in arabo del discorso, il legame è divenuto “patto” e in quella italiana “vincolo”. Mentre alcuni giornalisti arabi lamentano che nella versione del testo che avevano ricevuto mancava la frase sugli ebrei. Incidenti di percorso in una terra dove anche le sfumature nelle traduzioni contano.

da Amman, Giordania
Una «religione sfigurata», «costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso». Una religione manipolata dall’ideologia, strumentalizzata a «scopi politici», presa a pretesto per violenze e divisioni. Il secondo giorno del viaggio del Papa in Medio Oriente è il giorno della denuncia. Visita tre luoghi simbolo e si rivolge a ebrei, musulmani e cristiani: il Monte Nebo, dove il Signore mostrò a Mosé la Terra Promessa, la grande moschea Al-Hussein Bin Talal di Amman e la cattedrale greco-melkita di san Giorgio.
Il momento più intenso è la visita della grande moschea di Amman, il secondo luogo di culto islamico visitato da Benedetto XVI nel corso del suo pontificato, dopo la moschea Blu di Istanbul. Con coraggio il Papa riprende il tema del contestato discorso di Ratisbona nel 2006, cioè la denuncia della violenza commessa in nome della religione e il richiamo ad allargare gli orizzonti della fede con la forza della ragione. «Il contrasto di tensioni e divisioni fra seguaci di differenti tradizioni religiose purtroppo non può essere negato», ammette il Papa. Ma chiede, provocatoriamente: «Tuttavia, non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?».
Di fronte al pontefice ci sono i capi religiosi musulmani, il corpo diplomatico e il principe Ghazi Bin Talal, cugino del re Abdallah II, suo principale consigliere per le questioni religiose. Fu proprio il principe Ghazi a guidare i 138 intellettuali musulmani che scrissero al papa dopo Ratisbona. Oggi il principe ringrazia il Vaticano per aver chiarito che le parole del Papa sono state «semplificate» e una «citazione accademica» è stata «malintesa». Benedetto XVI riallaccia il filo di quel discorso, ma stavolta con parole che non si prestano a strumentalizzazioni: il Papa sollecita cristiani e musulmani ad assumersi il compito di «coltivare per il bene, nel contesto della fede e della verità, il vasto potenziale della ragione umana».
Ratzinger invita perciò a cristiani e musulmani, accompagnati dalla forza della ragione, «a cercare tutto ciò che è giusto e retto», a «oltrepassare i nostri interessi particolari e a incoraggiare gli altri, particolarmente gli amministratori e i leader sociali, a fare lo stesso al fine di assaporare la soddisfazione profonda di servire il bene comune, anche a spese personali». Ma, in nome della comune ragione illuminata dalla fede nel Dio unico, il Papa raccomanda pure a cristiani e musulmani di collaborare per difendere i «diritti umani universali», primo fra questo «il diritto alla libertà religiosa». E a combattere non soltanto la «perversione della religione», ma anche «la corruzione della libertà umana, il restringersi e l’obnubilarsi della mente».
Lo stesso invito viene rivolto agli ebrei. Sul Monte Nebo, il monte di Mosè, dove anche Giovanni Paolo II nel 2000 si affacciò per contemplare la vallata che si apre fino a Gerusalemme, Benedetto XVI ribadisce «l’inseparabile vincolo che unisce la Chiesa al popolo ebreo» e riafferma con forza «il desiderio di superare ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione fra cristiani ed ebrei, nel rispetto reciproco e nella cooperazione al servizio della pace».
Il Papa ha ricordato anche il dramma dell’Iraq. La Giordania infatti, dallo scoppio del conflitto iracheno, ha dovuto far fronte all’arrivo di almeno 700mila profughi tra cui oltre 70mila cristiani. Per questo Ratzinger è stato raggiunto ad Amman dal patriarca di Baghdad, Emmanuel III Delly accompagnato da un gruppo di rifugiati. Il pontefice ha fatto appello alla comunità internazionale affinché, insieme con i leader politici e religiosi locali, prosegua nello sforzo di «promuovere la pace e la riconciliazione» e compia «tutto ciò che è possibile per assicurare all’antica comunità cristiana di quella nobile terra il fondamentale diritto di pacifica coesistenza con i propri concittadini».
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