
In esclusiva l’intero capitolo dedicato al Messico de “Un dollaro al giorno. Eppure sono vite”, di Giovanni Porzio
di Giovanni Porzio
Lo chiamano “El Niño”, anche se ha già 26 anni e ne ha fatti tre in carcere: furto e spaccio di droga. Per l’omicidio non l’hanno beccato. E’ andato tutto liscio, senza problemi. Quel tipo era un pezzo di merda, se l’è meritata, non voleva pagare. Voleva vivere, quello stronzo, voleva continuare a fottere e a ubriacarsi e a smerciare eroina sottobanco come se fosse lui il padrone della plaza. Faceva finta di niente, non aveva rispetto, diceva che la cuota la pagavano solo gli sfigati. Cabrón! E’ andato giù come un sasso, Bum! Bum!, calibro 9, con la testa sfondata e nemmeno il colpo di grazia.
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(Credits: Ansa/Filippo Monteforte)

L’uccisione del dittatore libico aprirà una lunga e tortuosa fase di negoziato all’interno di un Paese ancora dilaniato e spaccato. La vera incognita è ora. Il commento dello storico inviato di Panorama, Giovanni Porzio.

Misurata - Foto di Giovanni Porzio
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Il bastione gheddafiano comincia a vacillare: 60 chilometri a nord di Bani Walid, in una postazione avanzata dei ribelli, un centinaio di combattenti della tribù Warfalla, finora schierata al fianco del Colonnello, si sono uniti ai thowar di Misurata e di Bengasi che si preparano ad attaccare la cittadina (75 mila abitanti) dove si sarebbe rifugiato Saif al-Islam. Continua

Foto di Giovanni Porzio
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Tripoli, 1 settembre
Le chiamano le sette porte dell’inferno: sono le sette entrate blindate e fortificate del quartier generale del Mukhabarat, gli spietati servizi di sicurezza del colonnello Gheddafi. “Io vivo qui vicino” racconta Yusuf, studente di ingegneria, che abita in una casa del quartiere di Jdeida. “Ma non mi sono mai azzardato ad avvicinarmi ai muri di cinta”. Gli edifici principali sono stati bombardati dagli aerei della Nato. A terra documenti, files, schedari. E le sinistre uniformi nere dei corpi speciali. Nell’ufficio devastato del capo dell’intelligence, tra i ritratti sfondati del Colonnello, ci sono ceste piene di incartamenti triturati. In fondo a un corridoio, le stanze degli archivi. Continua

I 4 morti di oggi, giorno dell'Aid, fine del Ramadhan. Quattro ragazzi di Bengasi, venuti a combattere a Tripoli. Sono saltati con la loro jeep per l'esplosione del carico di munizioni che trasportavano (Foto di Giovanni Porzio)
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Tripoli, 1 settembre
I soldati di Gheddafi feriti durante la battaglia di Tripoli sono ricoverati all’ospedale militare di Meitga, nei pressi dell’aeroporto internazionale: l’unica clinica con aria condizionata della capitale, un tempo riservata ai dirigenti e agli ufficiali del regime. Continua

(Credits: Epa/Hannibal Hanschke)
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Tripoli, 30 agosto, ore 23,30 - FLASH
Saadi Gheddafi starebbe per gettare la spugna. Uno dei responsabili militari del Consiglio nazionale di transizione a Tripoli ha dichiarato ad al-Jazeera di avere parlato al telefono con il figlio del Colonnello, che dovrebbe trovarsi ancora nella capitale, forse con altri membri della famiglia. Saadi, che non avrebbe intenzione di lasciare la Libia, si è detto disponibile a trattare con il Cnt.
Tripoli, 30 agosto
Frenetici preparativi per l’Aid al-Fitr, la festa della fine del Ramadhan: negozi aperti, ingorghi nelle strade, file chilometriche di auto per fare carburante nei primi (pochi) distributori in grado di erogare benzina. Circola l’allarme per possibili attentati, in occasione della festa religiosa e della ricorrenza dell’1 settembre, da parte dei fedelissimi del Colonnello. Continua

Libia - Foto di Giovanni Porzio
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Tripoli, 30 agosto
Nella Piazza Verde, ribattezzata piazza Maidan ash-Shuhuda, Piazza dei Martiri, i ragazzi di Tripoli festeggiano fino all’alba la liberazione della capitale: si canta, si balla, si inneggia alla libertà, si urlano slogan contro il Colonnello. Le bandiere tricolori sventolano sui muri della medina turca Continua
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