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Che fine ha fatto il blog di Hu Jintao?

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  • Tags: blog, censura, Cina, Google, Hu-Jintao, Internet, NewsGroper, orientexpress, People's Daily, Wen-Jiabao
  • 5 commenti
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.
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Hu Jintao (Credits: LaPresse)

Hu Jintao (Credits: LaPresse)

Dove è finito il Presidente? É questa la domanda che da una settimana circola insistentemente sui blog e sui siti di informazione cinesi. Ma mentre la Cina continua a chiedersi che fine abbia fatto il blog di Hu Jintao, il resto del mondo resta sconcertato alla notizia che il Presidente cinese abbia o abbia avuto un blog. Continua

  • claudia astarita
  • Lunedì 1 Marzo 2010

Oltre Obama: l’India scommette sulla politica nel web

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  • Tags: Bjp, facebook, Google, India, orkut, parlamento, ushahidi, web2fordev
  • 3 commenti

Viaggio in treno attraverso l'IndiaUn treno delle ferrovie indiane

“Io sono la democrazia” dice un ragazzo che lascia cadere la sua scheda elettorale nell’urna: è il manifesto di iVote, un’iniziativa per coinvolgere i  giovani attraverso internet in vista delle elezioni - per la seconda volta interamente elettroniche - per il rinnovo della camera bassa (Lok Sabha) del Parlamento indiano, a partire dal 16 aprile. Chi ha scommesso sulla partecipazione dei ragazzi ha già vinto: 43 milioni si sono registrati per la prima volta. Un record. Complessivamente, sono giovani quattro persone su dieci che si recheranno alle urne. Duecento milioni di elettori  hanno meno di 25 anni. È una massa tale da influenzare gli equilibri politici a Nuova Delhi. Ma quale ruolo potrebbe avere internet? Il web è diffuso soprattutto nelle grandi città protagoniste dello sviluppo economico degli ultimi anni: ai giovani del boom sono dirette iniziative come Voice of youth di Google, un forum di discussione utile per sondaggi immediati sugli umori verso la politica. Inoltre negli spazi online di Facebook e Orkut, i due principali social network frequentati in India, si moltiplicano i gruppi di attivisti.

I voti della giovane classe media fanno gola: Internet ha attirato l’attenzione anche del partito conservatore Bjp. Che ha deciso di lanciare una campagna online ispirandosi a Barack Obama con blog, video e pubblicità online per avvicinare i nuovi elettori. Pochi mesi fa alcuni esponenti del Bjp avevano annunciato anche l’arrivo di un computer low cost a 20 dollari per le aree rurali, sussidiato con fondi pubblici. Contemporaneamente, i forum online permettono anche ai cittadini di esprimere le loro proposte per i programmi politici, seguendo l’antica tradizione rurale di democrazia dal basso in India, aggiornata alle pratiche del web. A crederci è il principale quotidiano nazionale, The times of India, con le discussioni di Lead India.

Partecipazione al voto e campagne elettorali non sono l’unico terreno di sperimentazione per l’”effetto rete” sugli elettori, come racconta la blogger Ashni Mohnot. C’è chi ha scommesso sulla capacità di informare i cittadini e monitorare i brogli elettorali. La mappa di Votereport è già pronta per denunciare violenze, corruzioni e mistificazioni: è stata progettata dal gruppo Ushahidi, già attivo durante le votazioni in Kenya, in Congo e durante la recente crisi nella striscia di Gaza (in collaborazione con Al Jazeera), dove i testimoni hanno segnalato incidenti alle urne e dopo. La cartina online diventa un riflettore accesso che non si spegne alla fine di un telegiornale o dopo aver finito la lettura di un quotidiano.

L’ex presidente del partito Bjp, Lal Krishna Advani, cerca consensi tra i giovani sul web ( in inglese)


Il manifesto indiano per la democrazia

  • luca.delloiacovo
  • Martedì 14 Aprile 2009

Islamabad come Ankara. Youtube oscurato

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  • Tags: censura, Google, Islam, Pakistan, youtube
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Un sabotaggio. Così il colosso Google ha definito il blackout in Pakistan di due ore di Youtube, il sito di cui è proprietaria, famoso in tutto il mondo per essere diventato una vetrina in cui chiunque ha libertà di inserire filmati. Sotto accusa finiscono, così, le autorità di Islamabad che domenica 24 febbraio, bloccando l’accesso a Youtube, hanno impedito a milioni di utenti di poter consultare, scaricare o aggiungere video.
Proprio alcuni di essi, considerati blasfemi nei confronti della religione islamica, sarebbero alle origini del bando. In particolare il trailer dell’ultimo film in uscita del parlamentare olandese Geert Wilders, che ritrae l’Islam in un modo considerato disdicevole dal governo pachistano. Nelle brevi sequenze inserite in Youtube, infatti, l’Islam viene definita una religione violenta, soprattutto nei confronti di donne e omosessuali. Il video è attualmente stato rimosso completamente dal sito. Secondo altre fonti, invece, a far scatenare la rabbia sarebbero state piuttosto le vignette su Maometto ripubblicate in questi giorni dai giornali danesi. Il risultato comunque è lo stesso. Utenti disperati, accessi bloccati e un’inquietante email inviata dal provider Micronet ai suoi abbonati dove oltre a comunicare lo stop veniva chiesto agli utenti di scrivere a Youtube per sollecitare il ritiro dei video incriminati. Il che, prometteva il Provider, avrebbe permesso alle autorità di ritornare sui loro passi.
A gennaio un fatto analogo, con lo stop volontario all’accesso, si era verificato in Turchia a causa di alcuni video ritenuti blasfemi nei confronti di uno dei padri della nazione, Mustafa Kemal Atatürk e nei mesi precedenti in Thailandia e in Marocco.

Servizio video sulle vignette danesi raffiguranti Maometto e oggi tra i motivi dell’oscuramento di Youtube in Pakistan

  • paolo.manzo
  • Lunedì 25 Febbraio 2008

Europei 2008, occhio alle bufale online

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  • Tags: biglietti, calcio, Europei-2008, federazione-italiana-giuoco-calcio, Google, Jvc, Uefa
  • Un commento

Roberto Donadoni

“I biglietti per le partite degli Europei 2008 sono esauriti”. La frase, rigorosamente in lingua inglese, è riportata nel sito ufficiale della Uefa. Se vi suona strano è perché il web è pieno zeppo di biglietti per assistere ai match degli azzurri. Home page accurate simili in tutto e per tutto al sito della Uefa con la lista degli incontri in bella mostra e con tanto di tariffario. Peccato che tra trasferta in Austria e Svizzera, biglietti e hotel la passione azzurra diventa un business per nababbi. Uno solo biglietto (per la finale), prevista il 29 giugno, arriva a costare anche 5mila euro. E pensare che comprandoli direttamente dalla Uefa il prezzo massimo è di 500 euro.

La procedura è più o meno la seguente. Un po’ più di un anno prima della competizione, la Uefa mette in vendita i ticket per le partite. In poche ore le grandi agenzie di rivendita già si accaparrano tutto il mega gruzzolo e agli amanti del calcio non restano che briciole (anzi nemmeno quelle). Tra il prezzo originale e quello che viene fatto ai tifosi il rincaro può essere anche del 900 per cento. C’è chi vende solo il singolo biglietto e chi offre anche pacchetti viaggi. E se non si legge tutto attentamente, la bufala per il tifoso è dietro l’angolo. Soprattutto se, distratto, scambia un qualunque sito di rivendita biglietti con quello ufficiale della Uefa. In compenso le possibilità di scelta, portafoglio alla mano, sono tantissime.

Nei primi tre siti individuati da Google con le parole chiavi “biglietti euro 2008″ è possibile aggiudicarsi il sogno azzurro alla “modica” cifra di 6.925 euro. Nel prezzo è compresa una camera singola in hotel tre stelle per dieci notti con prima colazione. I biglietti della categoria 2 per le tre partite eliminatorie (tra queste anche l’ambita Italia- Francia), il viaggio in treno verso le sedi del secondo e terzo incontro e qualche grazioso souvenir. Per un quattro stelle il prezzo sale a 8.175 euro. Nel caso si voglia acquistare soltanto il biglietto anche qui il tariffario web è vastissimo. Per la terza, la meno costosa, il ticket per assistere alla prima partita dell’Italia con la Norvegia costa 397 euro. 500 euro in più per sedere accanto a qualche very important person. Anche se la loro presenza non è assicurata nel prezzo. Ma lo stesso identico biglietto, in categoria tre, si può trovare anche a settecento-ottocento euro. Tutta questione di fortuna e astuzia da internauti.

Se però non siete disposti a spendere cifre da capogiro per seguire Cannavaro e compagni vi restano ancora due chance. La prima è affidarvi alla dea bendata. Sono tantissimi gli sponsor che mettono in palio biglietti per gli Europei. La JVC, per esempio, ha ideato un gioco online il cui premio finale è una montagna di ticket per i match in programma a giugno. Ma se la fortuna non è dalla vostra parte non vi resta che bussare alla porta, virtuale, della Federazione italiana Giuoco Calcio. Alla Fgic spettano infatti un certo numero di biglietti che in parte rivende e in parte divide con giocatori e sponsor. “Gli stadi di Austria e Svizzera sono al massimo di 30mila-40mila posti e a noi - spiega la Federazione - ne sono toccati pochissimi rispetto agli anni passati”. Per quanto riguarda la vendita, aggiunge la Fgic, ogni ora è buona. “Aspettiamo comunicazione dal 15 gennaio ma appena sarà il momento ne daremo notizia sul nostro sito Internet“. Che vinca il migliore.

  • maria.spigonardo
  • Martedì 5 Febbraio 2008

Visto dalla stampa araba: meglio gli studenti di Google degli allievi del mullah

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  • Tags: Al Qaeda, Al-Hayat, Google, Jameel-Theyabi, Mullah-Omar, Osama-Bin-Laden, rassegna-stampa, stampa-araba, terrorismo
  • Lascia un commento


Gli arabi “sono esperti nel formulare cospirazioni, complottare per uccidersi l’un l’altro. Gente che legge senza capire perché troppo abituata a memorizzare e ripetere, abituata ad essere controllata senza avere scelta”. “Gente che per il minimo disaccordo odia tutti gli altri, gente che parla così tanto e fa così poco”.
Queste frasi non sono tratte da qualche articolo razzista scritto da giornalisti occidentali, ma da un pezzo del giornalista arabo Jameel Theyabi pubblicato in inglese sul sito del quotidiano panarabo Al Hayat e intitolato: “Gli studenti di Google e gli allievi del mullah”. L’autore, che si veste con abiti tradizionali tipici della penisola arabica e dei Paesi del Golfo, esalta il modello di progresso tecnologico occidentale e lo spirito imprenditoriale dei due giovani inventori di Google, che in soli dieci anni hanno creato un impero e consentito a tutti di ridurre a pochi secondi il tempo necessario per la ricerca di dati. Per Theyabi è forte il contrasto tra “gli studenti che hanno creato Google rendendo un servizio all’umanità, alla scienza, alla conoscenza e all’intelletto, e gli studenti del Mullah Omar, i Taliban, o di Al-Qaida e del suo leader Osama bin Laden, il cui contributo è consistito in omicidi, distruzione, terrorismo e diffamazione dell’Islam.” Al di là dei terroristi, è tutto il mondo arabo ad essere messo sotto accusa nell’articolo di Theyabi, perché non saprebbe cogliere pienamente le opportunità offerte dall’evoluzione scientifica e tecnologica e proporre ai giovani un modello simile a quello rappresentato dai due studenti americani. Lo studio delle nuove tecnologie andrebbe incentivato, anche perché - sembra sottintendere Theyabi - imparare davvero qualcosa è meglio che ripetere mnemonicamente il Corano in una madrasa senza capirlo.

Eri Garuti - Amina News

  • eri garuti
  • Lunedì 22 Ottobre 2007

Diventare un mito del web, controvoglia. Il caso di Allison

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  • Tags: Allison-Stokke, blog, California, foto, Google, privacy, ragazza, Usa, video, youtube
  • Un commento

la storia di Allison Stokke
Di come il web può cambiarti la vita. Peggio: rubartela: prendete una ragazza, californiana, slanciata, lineamenti aggraziati, pelle olivastra e due occhi grandi di bambina. Si chiama Allison Stokke ed è, più o meno, una come tante: nel 2004 ha conquistato il campionato statale di salto con l’asta, ha migliorato per cinque volte il record nazionale e ha vinto una borsa di studio per l’Università della California.

Nulla di più. Almeno prima che il caso la trasformasse, suo malgrado, in una star di Internet prima e YouTube poi. Tanto che la storia è finita in prima sul Washington Post perchè esemplificativa di come la rete possa violare la privacy individuale.
Qualche tempo fa una sua foto mentre si aggiustava i capelli durante un meeting atletico a New York è finita per caso su Internet, in un blog di appassionati di football americano. E da lì si è scatenata l’ondata di attenzione: un vero e proprio tsunami, di quelli che solo Internet sa scatenare. Sono arrivati a centinaia altri scatti, blog, siti di fan. Migliaia di contatti, sui motori il suo nome tracima risultati, anche fuori dai pc: fotografi davanti a casa, la gente che la ferma per strada, le chiedono interviste da tutte le parti del mondo, i genitori che non sanno più che fare, lei che non vuole più uscire dalla sua stanza: “Mi hanno rubato la vita”.
Oggi il video di tre minuti, con Allison intervistata dopo un salto, su YouTube è stato visto 250.000 volte. Cliccare il suo nome su Google, significa farsi rovesciare addosso centinaia di migliaia di pagine. E lei che si sente violata: “È come essere vittima di un crimine”. E sogna solo di sparire, nell’aria, quando stacca da terra e tocca il cielo. Prima di tornare a essere preda degli altri.
Qui il video:

  • redazione
  • Martedì 29 Maggio 2007
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