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Stati Uniti: Standard and Poor’s lancia l’allarme sui conti pubblici

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  • Tags: Barack Obama, conti pubblici, debito, GOP, insolvenza, rating, S&P, Standard & Poor's, Usa, world news
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(Credits: Ap Foto/Pablo Martinez Monsivais)

(Credits: Ap Foto/Pablo Martinez Monsivais)

Anna Mazzone

Doccia fredda sui conti americani e sul presidente Barack Obama. Standard & Poor’s (S&P) ha tagliato il rating degli Usa, portandolo da “stabile” a “negativo”. Panico nelle Borse di tutto il mondo. Finora l’economia a stelle e strisce era stata “intoccabile”.

Continua

  • anna.mazzone
  • Martedì 19 Aprile 2011

Primarie Usa in North Carolina e Indiana: pareggio tra Obama e Hillary

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  • Tags: Barack Obama, GOP, Hillary Clinton, John McCain, Partito-democratico, Partito-repubblicano, presidenziali-usa-2008
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Il senatore democratico dell'Illinois, Barack Obama alla convention democratica di Milwaukee | Ansa

Barack Obama stravince in North Carolina (58 delegati a 42), mentre l’Indiana va ad Hillary Clinton per un pugno di voti (37 delegati a 33). Salvo passi indietro dell’ex First Lady, il risultato è che il testa a testa continua e, a questo punto, bisognerà attendere il 3 giugno prossimo, data della fine delle primarie democratiche, per capire chi tra Obama e Hillary sfiderà a novembre il candidato del GOP, John McCain.

Obama doveva conquistare sia l’Indiana che il North Carolina per tagliare il traguardo della nomination del Partito Democratico e Hillary doveva vincere in entrambi gli Stati per riaprire una corsa che per lei, tanto più dopo il voto di oggi, continua a essere drammaticamente in salita. Così non è stato e, come previsto dai sondaggi della vigilia e dagli analisti, la Carolina del Nord è andata ad Obama (cui ora mancherebbero 189 delegati per raggiungere quota 2025 e che ha un vantaggio di 155 delegati sulla rivale ndr) mentre l’Indiana ad Hillary. La guerra di nervi tra i due rivali continuerà dunque a sfinire esperti e giornalisti di mezzo mondo mentre se la ride il repubblicano McCain, già sicuro di essere in lizza per le elezioni del prossimo 4 novembre. Aspetta, come un cinese sulla sponda del fiume, di vedere quale “cadavere democratico” gli passerà al fianco trascinato a valle dalla corrente. Soprattutto perché in base agli exit poll che hanno allietato la notte appena conclusasi solo il 45% degli elettori democratici del North Carolina che hanno votato per la Clinton alle primarie si sono detti disposti a puntare su Obama a novembre.
Corsa a oltranza. Difficile comunque credere, come alcuni esperti hanno paventato, che la Clinton si ritiri dalla corsa adesso che mancano “appena” una manciata di stati alla fine delle primarie. Altrettanto improbabile che possa proporsi un ticket democratico con entrambi i candidati in lizza, con Obama alla presidenza e la Clinton sua vice. Alcuni democratici, timorosi che questa lunghissima lotta divida il partito comunque lo vorrebbero.
David Axelrod, consigliere strategico di Obama si è detto felice perché il Partito Democratico è riuscito a “portare al voto migliaia di nuovi giovani, che si sono registrati per la prima volta”. Il senso del messaggio? Più partecipazione uguale a più felicità anche se, strategicamente ragionando, il punto vero è che mentre i due candidati democratici continuano a combattersi l’un l’altro, il repubblicano McCain ha già iniziato mesi fa a fare campagna per le presidenziali. La domanda che, dunque, molti si fanno è: possiamo permetterci di partire con un paio di mesi di ritardo in una maratona presidenziale?
Dopo il risultato di stanotte, comunque, se un favorito c’è tra i Democratici questi è Obama che in testa era e in testa rimane per quanto concerne il numero dei delegati. Per tagliare il traguardo della candidatura, uno dei due deve arrivare a quota 2025. A Obama ne mancano circa 200, alla Clinton 350 e, dunque, Hillary per riuscire nell’impresa dovrebbe raccogliere almeno il 70% dei delegati e superdelegati ancora in palio. Un’impresa oggettivamente titanica.
Ciò che comunque colpisce di più della maratona tv è la pazienza del popolo statunitense che da sei mesi assiste senza batter ciglio alle analisi del voto proposte dai bravissimi anchorman di CNN in inglese, BBC e CNN en español. Nel North Carolina il 67% dei votanti bianchi democratici con un’età superiore ai 21 anni che non hanno conseguito un diploma al college ha votato per Hillary. E cioé: i bianchi meno scolarizzati delle zone rurali continuano a preferire una donna bianca a un uomo nero. Più interessanti gli exit poll sul voto diviso per origine razziale. In North Carolina, ad esempio, Obama ha raccolto uno strabiliante 91% del voto dei neri, contro appena il 6% della Clinton. Più trasversale il voto dei bianchi che hanno votato nel 59% dei casi Hillary e nel 36% il candidato di colore.

Hillary Clinton in Ohio, 4 marzo 2008.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Che cosa ha detto Obama. Ma come hanno commentato il risultato i due protagonisti? Il primo a prendere la parola è stato Obama. Con un sorriso smagliante lo ha fatto da Raleigh, nel North Carolina, davanti a una folla urlante a spoglio ancora in corso. “Grazie, grazie, grazie”, rivolgendosi a una folla che impazzita urlava “presidente, presidente”. “Grazie a tutti, grazie North Carolina”, ha ripetuto una decina di volte. “Voglio iniziare congratulandomi con Hillary per quella che sembra una sua vittoria in Indiana. Grazie alla gente dell’Indiana. Ma soprattutto grazie alla gente del North Carolina, uno stato dove lotteremo duramente se sarò io il candidato alla Casa Bianca”, ha detto Obama che poi si è soffermato sulle divisioni, solo presunte secondo lui, tra i suoi supporter e quelli di Hillary. “Siamo a 200 delegati dall’assicurarci la candidatura alla Casa Bianca. Ma più importante è che abbiamo dimostrato che può essere superata la politica di divisione. Questo è il significato di questo voto. Per questo vogliamo cambiare questo paese. Quella attuale è una delle lotte più serrate nella storia delle primarie Usa. Questa sera c’è chi ha suggerito che i Democratici sono divisi e che gli elettori di Hillary non appoggeranno me e viceversa nel voto presidenziale. Non lo credo. Questa elezione è per scegliere chi cambierà questo paese e quando queste primarie saranno finite faremo bene a ricordare che siamo il partito di Jefferson, il partito degli ideali. Per questo dobbiamo camminare uniti verso una nazione migliore. Dopo due mandati di Bush non possiamo concedere un terzo mandato ai repubblicani. Perciò, nonostante tutte le voci, noi democratici saremo uniti a Novembre”. Poi una serie di riferimenti alla situazione economica, al sistema sanitario che oggi non è accessibile a tutti e che con lui lo sarà, a chi ha perso il lavoro, a chi ha perso i figli in Iraq e ai parenti dei marines che non possono sopportare altri 4 anni lontano dai propri figli. “Non è la guerra che ci fa più sicuri, abbiamo bisogno di più rispetto. Per questo mi candido”, ha detto Obama che ha poi lanciato un invito alle compagnie petrolifere perché investano in energia pulita.
Il discorso di Hillary. Al fianco il marito Bill e la figlia Chelsie. Con due ore di ritardo rispetto al suo avversario, indossando un completo blu mare, Hillary comincia il suo discorso all’attacco. “Nove mesi fa Obama aveva detto che l’Indiana sarebbe stata decisiva e che l’avrebbe vinta. Bene, grazie gente dell’Indiana, oggi è la vostra vittoria!”. “Presidente, presidente” urla il popolo di Hillary al quale la senatrice lancia un appello, “andate su hillaryclinton.com e aiutatemi a continuare questo lungo viaggio”, un chiaro riferimento alle difficoltà di fundraising che la Clinton ha avuto negli ultimi mesi. Poi un discorso sugli “invisibili” d’America, i disoccupati, quelli che hanno perso un figlio in Iraq, chi è senza assistenza sociale. Hillary, assicura, di conoscerli bene e di “volere lottare per loro”. “Io sono la presidente in grado di far funzionare le cose, con competenze economiche e per questo mi impegnerò affinché le compagnie petrolifere riducano le tasse. È ora che tutti abbiano un’assistenza sanitaria. L’America ha bisogno di un sogno americano e del Partito Democratico. Perciò è importante andare avanti e riportare gli Stati Uniti a un futuro migliore per voi e i vostri figli”. Poi un tenue appello all’unità del partito. “Io lavorerò per la nomina di un candidato democratico perché noi dobbiamo vincere a novembre. Non possiamo permetterci che i repubblicani restino al potere e questa è una battaglia non solo dei democratici ma di tutti gli americani che vogliono un paese differente”. Infine un richiamo al regime dittatoriale di Myanmar affinché lasci “entrare gli aiuti umanitari dal resto del mondo” e un appello perché il Comitato elettorale del Partito Democratico “conti anche i voti della Florida e del Michigan”, che invece secondo quanto stabilito inizialmente non eleggono delegati per la Convention di Denver. Una chiusura non casuale perché proprio il cambiamento delle regole è forse l’ultima speranza di vittoria per Hillary contro Obama.
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Chi vorreste vedere come prossimo presidente degli Stati Uniti?

  • paolo.manzo
  • Mercoledì 7 Maggio 2008
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