
La Statua delle Libertà qualche istante dopo il crollo delle Twin Towers (Credits: LaPresse/H. Boesl)

Il primo è stato John Walker Lindh, il talebano americano. Dopo l’11 settembre, dopo le lunghe riunioni dei vertici dell’Amministrazione Bush, era chiaro che quella guerra non avrebbe potuto essere combattuta come una tradizionale guerra americana.

Bisognava stanare quel particolare nemico, colpire l’articolato (e invisibile) network in tutti i suoi gangli vitali, fino a distruggerlo, o a metterlo fuori combattimento. L’ufficio del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld fu piuttosto esplicito: se fosse stato necessario, via i guanti; se fosse stato utile per la causa, ogni mezzo era lecito. Continua

Camp Delta (Credits: Ansa/Shawn Thew)

Dal quel primo girone del settimo cerchio (infernale) che per i detenuti è (stato) il
Camp Delta escono i file di
Wikileaks che raccontano la realtà dolente e contraddittoria di
Guantanamo, segreta nel dettaglio dei racconti delle biografie finora non rivelate, ma già intuita, se non conosciuta, grazie alle storie rese pubbliche dei
prigionieri più famosi o di quelli rilasciati dalle autorità statunitensi.
Continua

Khalid Sheikh Mohammed (Credits: LaPresse/Ap)

Era attesa, ma non per questo è meno significativa: la retromarcia dell’amministrazione Obama sul processo civile a Khalid Sheikh Mohammed, la mente dell’attentato alle Torri Gemelle, la decisione di farlo giudicare da una corte militare, mettono (con tutta probabilità) una pietra (tombale) sul tentativo di Obama di cambiare rotta nella lotta al Terrore rispetto al suo predecessore, George W. Bush. Continua

Protesta contro il regime di detenzione a Guantanamo (Credits: Ansa/Shawn Thew)

Chiudere Guantanamo era stata una delle più importanti promesse della sua precedente campagna elettorale. Non l’ha mantenuta. E ora la decisione di non smantellare Camp Delta e di non eliminare i tribunali militari, ma, anzi, di rilanciare la loro opera, si tramuta in uno dei punti di forza dell’agenda da rivendicare nella sua prossima campagna elettorale. Continua

(Credits: AP Foto/Elizabeth Williams)
E’ stato riconosciuto
colpevole di un solo capo di imputazione su 286.
Ahmed Ghailani,
accusato delle bombe qaediste del 1998 alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania che causarono 224 morti e migliaia di feriti, è stato
il primo detenuto di Guantanamo a essere processato da un tribunale civile di New York.
Continua

(Credits: Ansa/Shane T.Mccoy)
La Gran Bretagna pagherà milioni di sterline in risarcimenti ad ex detenuti di Guantanamo che sostengono di aver subito torture esercitate con la complicità dei servizi britannici. Lo riferisce la Bbc.
Continua
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Epa)
La lotta degli Stati Uniti contro al-Qaeda sembra procedere tra alti e bassi. Da un lato successi importanti come l’uccisione nell’area tribale pakistana del numero tre dell’organizzazione (l’egiziano Mustafa Abu al-Yazid, noto come sceicco Said al-Masri), dall’altro incredibili autogoal come la liberazione di moltissimi miliziani dalle carceri americane in Iraq.
Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

bandiere all'entrata di Camp Delta. credits:LaPresse
Aveva promesso che li avrebbe fatti processare da un tribunale civile. Per dimostrare che con lui, l’America ha (aveva) voltato pagina. Non possiamo continuare a tradire i nostri valori, la nostra Costituzione; a calpestare lo stato di diritto, aveva declamato in più occasioni. Quindi, basta con le torture e le prigioni segrete della Cia; basta con le Corti Militari Speciali e, infine, basta con Guantanamo. Continua
Gli ultimi commenti