
Marines coreani (Credits: AP Photo/Jung Yeon-je, Pool)

Il China Daily non ne parla. Eppure, questa mattina un agente della guardia costiera sudcoreana di quarantun’anni è morto e un altro è rimasto ferito a seguito di un accoltellamento da parte del capitano di una delle due navi cinesi fermate nel Mar Giallo perché sospattate di aver pescato in acque sudcoreane nelle quali non avrebbero potuto addentrarsi. Continua

Barack Obama (Credits: laPresse/Charles Dharapak)

E’stata una guerra che, in un primo momento era restio combattere, e che poi ha deciso di condurre a modo suo, senza rimanere in prima fila, almeno apparentemente; fiducioso nel fatto che, anche stando un passo di lato, avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo. E aveva ragione: è un conflitto che alla fine ha vinto. Dopo l’epilogo, dopo l’uccisione di Muhammar Gheddafi, Barack Obama ha rivendicato la vittoria. Continua

Soldati americani in Afghanistan (Credits: LaPresse/Rafiq Maqbool)

Gli americani aspettano il decimo anniversario della guerra in Afghanistan con l’idea che quella guerra non sia servita a molto, se non a perdere vite umane e miliardi di dollari. Lo ricordano i sondaggi pubblicati in questi giorni, specchio di un Paese che è stanco di combattere un conflitto avvertito come lontano e il cui senso, anche prima, ma soprattutto dopo la morte di Osama Bin Laden, fa sempre più fatica a comprendere. Continua

Vietnam: cani in gabbia (Credits: AP Photo/Na Son Nguyen)

Laddove vendendo un animale domestico al mercato nero è possibile guadagnare più del salario medio mensile è difficile convincere la persone a non sacrificarne la vita pur di arrotondare lo stipendio. Ecco perché, in Vietnam, capita sempre più spesso di sentire casi di cani sottratti da ristoranti e allevamenti per essere rivenduti, illegalmente, al miglior offerente. Tanto da aver costretto i legittimi proprietari, che non si sentono affatto tutelati dalle forze dell’ordine, a decidere di farsi giustizia da soli, sparando a vista sui ladri ogni volta che riescono a coglierli sul fatto. E facendo scoppiare quella che i media nazionali hanno già ribattezzato la ”guerra dei cani“. Continua

(Credits: Ansa)

“Filippine e Vietnam devono essere puniti per dare l’esempio e far capire al Sudest asiatico che la Cina non è disposta a lasciare loro più autonomia”. A parlare non è il portavoce del Primo Ministro o del Ministro degli Esteri della Repubblica popolare, ma Long Tao, un esperto di politica energetica cinese.
Dal suo punto di vista, Pechino non può proprio fare a meno di far scoppiare una guerra in un teatro ideale: l’estensione del conflitto sarebbe ridotta, i guadagni dal punto di vista di immagine, di credibilità ma anche di risorse energetiche sarebbero enomi, e i paesi con cui il regime si troverebbe a confrontarsi non sarebbero in grado, neppure coalizzandosi tra loro, di tenergli testa. Continua

(Credits: Ansa/Larry W. Smith)
All’inizio di maggio il governo aveva assicurato alla Lega Nord che la guerra alla Libia non avrebbe comportato un aumento delle tasse ma a quanto pare non è così. L’incremento di 4 centesimi al litro delle accise sui carburanti finanzierà i costi bellici e non solo le spese per accogliere i profughi come era stato annunciato. Per scoprire la “tassa di guerra” imposta agli italiani non occorre essere adepti di Sherlock Holmes ma è sufficiente leggere con attenzione il decreto Legge 107 del 12 luglio che rifinanzia le missioni all’estero per il secondo semestre del 2011.
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Il segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton (AP Photo/Susan Walsh)
“Le forze di Gheddafi usano la violenza contro le donne e lo stupro come strumenti di guerra“, è l’accusa accorata di Hillary Clinton. “Gli Stati Uniti condannano queste pratiche nei termini più forti”.
Il segretario di Stato americano parla crudamente attraverso un comunicato ufficiale diramato a Washington della situazione femminile in Libia, e non solo.
L’ex first lady afferma che l’amministrazione Usa è “profondamente preoccupata” per le notizie relative agli stupri perpetrati sistematicamente dalle forze fedeli a Gheddafi; tanto più si dice inoltre “turbata” poiché ciò s’inserisce in un contesto che vede ricorrere alla violenza carnale, come mezzo per punire gli oppositori, numerosi governi nell’area che abbraccia Medio Oriente e Nord-Africa, e non dunque soltanto quello di Tripoli. Continua

(Credits: Ap Foto/Altaf Qadri)
Il diario quotidiano (con video) del reporter di guerra Fausto Biloslavo.
Tripoli, 3 aprile 2011
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