
(Credits: Ansa/Larry W. Smith)
All’inizio di maggio il governo aveva assicurato alla Lega Nord che la guerra alla Libia non avrebbe comportato un aumento delle tasse ma a quanto pare non è così. L’incremento di 4 centesimi al litro delle accise sui carburanti finanzierà i costi bellici e non solo le spese per accogliere i profughi come era stato annunciato. Per scoprire la “tassa di guerra” imposta agli italiani non occorre essere adepti di Sherlock Holmes ma è sufficiente leggere con attenzione il decreto Legge 107 del 12 luglio che rifinanzia le missioni all’estero per il secondo semestre del 2011.
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Il segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton (AP Photo/Susan Walsh)
“Le forze di Gheddafi usano la violenza contro le donne e lo stupro come strumenti di guerra“, è l’accusa accorata di Hillary Clinton. “Gli Stati Uniti condannano queste pratiche nei termini più forti”.
Il segretario di Stato americano parla crudamente attraverso un comunicato ufficiale diramato a Washington della situazione femminile in Libia, e non solo.
L’ex first lady afferma che l’amministrazione Usa è “profondamente preoccupata” per le notizie relative agli stupri perpetrati sistematicamente dalle forze fedeli a Gheddafi; tanto più si dice inoltre “turbata” poiché ciò s’inserisce in un contesto che vede ricorrere alla violenza carnale, come mezzo per punire gli oppositori, numerosi governi nell’area che abbraccia Medio Oriente e Nord-Africa, e non dunque soltanto quello di Tripoli. Continua

(Credits: Ap Foto/Altaf Qadri)
Il diario quotidiano (con video) del reporter di guerra Fausto Biloslavo.
Tripoli, 3 aprile 2011
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Barack Obama (Credits: Ansa/Roberto Escobar)

Barack Obama ha spiegato agli americani perché ha deciso di intervenire in Libia. Per evitare i massacri di civili che Muhammar Gheddafi aveva promesso. Se non l’avessimo fatto, ha detto il presidente nel suo discorso alla National Defense University, “avremmo tradito quello che siamo, la nostra natura”. Continua

(Credits: Epa/Shawn Thew)

Barack Obama deve “vendere” agli americani la guerra in Libia. E non sarà facile. Dopo nove giorni dai primi bombardamenti sulle postazioni dei soldati leali a Muhammar Gheddafi, dopo una settimana di polemiche interne (con i repubblicani che l’hanno attaccato per non essere andato a parlare davanti al Congresso), il presidente parlerà al Paese dal palco della National Defence University di Fort McNair. Continua

Donald Rumsfeld (Credits: Ansa/Matthew Cavanaugh)

Dopo molto tempo lontano dalla scena, Donald Rumsfedl è tornato da qualche settimana sotto i riflettori per presentare la sua autobiografia. L’uomo che ha condotto alla guida del Pentagono l’invasione dell’Iraq nel 2003, il segretario alla difesa più contestato dai tempi della guerra del Vietnam, il vecchio repubblicano che si era lasciato ispirare dalla dottrina dei neocon per conquistare Baghdad e abbattere Saddam Hussein, non capisce il senso della missione americana in Libia.
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- Tags: Bengasi, bunker, caccia, francia, Giorgio Napolitano, Gran-Bretagna, guerra, Lega-Araba, Libia, Mike Mullen, Mohamed Moussa, Muammar Gheddafi, Odissea all'alba, rivolte islam, Stati Uniti, tornado, Tripoli, world news
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(Credits: Epa/Mohamed Messara)

Proseguono i bombardamenti in Libia da parte di Francia, Gran Bretagna e Usa. L’operazione “Odissea all’alba” ha colpito il bunker di Gheddafi a Tripoli. La coalizione non ha creduto al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente dal Colonnello. Esultano i ribelli a Bengasi, ma la Lega Araba critica l’attacco.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama al recente summit di Seul (Credits: LaPresse/Pablo Martinez Monsivais)
Barack Obama mostra i muscoli ma non ha alcuna intezione di usarli contro la Corea del Nord. E’ la strategia giusta per “contenere” il pericolo coreano ? Le prossime mosse degli Stati Uniti saranno fondamentali per capire se la Casa Bianca sarà in grado di (contribuire a) evitare un’escalation militare tra Seul e Pyongyang, oppure se l’America rischia di scivolare in un possibile conflitto sul 38°Parallelo. Continua
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