
Un cacciabombardiere F-35. Li compreremo anche se Obama cancella le commesse ialle aziende taliane? (Credits: Lockheed Martin)
Buy american, compra americano, è uno degli slogan più utilizzati dal presidente Barack Obama per fronteggiare la crisi incoraggiando a comprare prodotti statunitensi. Roba che dovrebbe far ridere nell’epoca dei “mercati globali” ma lo slogan è utilizzato anche in Francia da Nicolas Sarkozy mentre in Italia la sua piena applicazione venne attuata durante gli anni ‘30 dal Duce, che la chiamava Autarchia, ma si trattò di una scelta obbligata a causa delle sanzioni economiche internazionali per l’invasione dell’Abissinia. Il populismo oggi certo non difetta dall’altra parte dell’Atlantico dove però il “buy american” obamiano si è tradotto in una raffica di tagli a contratti militari con aziende europee e soprattutto italiane.
Continua

Il generale Paolo Serra assume il comando dei caschi blu in Libano (Credits: Stato Maggiore Difesa)
Con una cerimonia che si è tenuta sabato mattina nel quartier generale dei caschi blu di Naqoura, il generale italiano Paolo Serra ha assunto il comando della missione Unifil nel sud del Libano. Si tratta del secondo turno di comando italiano dopo l’incarico affidato tra il 2007 e il 2010 al generale Claudio Graziano, attuale capo di stato maggiore dell’esercito. “Cambia il comandante ma il mandato resta lo stesso così come definito dal Consiglio di sicurezza nell’ambito della risoluzione 1701 dell’Onu’” ha dichiarato il generale Serra durante la cerimonia di passaggio delle consegne con lo spagnolo Alberto Asarta Cuevas. E’ evidente che il comando italiano coincide con uno dei momenti di maggiore tensione per il Libano esposto non solo nell’eterno confronto tra Hezbollah e Israele ma oggi anche retrovia della guerra civile siriana.
Continua

Un jet AMX in volo sull'Afghanistan (Credits: Pio Rc West)
L’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, si era piegato alle resistenze del Parlamento e nel novembre 2010 ritirò la proposta avanzata alle Camere di consentire ai 4 cacciabombardieri AMX italiani schierati in Afghanistan di utilizzare le bombe contro i talebani. Una decisione che avrebbe sanato l’assurdità di un provvedimento che limitava l’impiego dei jet alla ricognizione o consentiva in caso di emergenza per le truppe a terra di effettuare pericolosi passaggi a bassa quota sparando con i cannoncini. Ci siamo occupati a più riprese di questo tema che contribuiva all’ipocrisia generale che spesso pervade le nostre “missioni di pace” anche perché non si è mai capito il divieto di impiegare bombe e missili per Amx e aerei teleguidati Predator quando in Afghanistan gli italiani utilizzano già mortai da 120 millimetri ed elicotteri Mangusta armati di missili Tow.
Continua

(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
L’Italia è pronta a inviare quest’anno cento militari in Libia, nell’ambito degli accordi di cooperazione stretti con le autorità di Tripoli. Ad annunciarlo, dopo molte esitazioni e indiscrezioni trapelate sulla stampa, è stato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite congiuntamente al Senato. “Ci accingiamo - ha riferito Di Paola - ad avviare una cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa”. L’impegno riguarderà in particolare “l’addestramento, lo sminamento, la sorveglianza del territorio e la cessione di mezzi alle forze libiche”.
Continua

Truppe italiane e poliziotti afghani in azione (Credits: Pio RcWest)

Nonostante il bilancio della Difesa sia destinato a subire tagli devastanti nei prossimi tre anni, pari a 2,5 miliardi di euro sui 14,3 assegnati alle forze armate nel 2011, il governo Monti manterrà gli impegni militari internazionali e le missioni oltremare. L’apposito decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi stanzia 1,4 miliardi di euro per l’intero 2012 sovvertendo la consuetudine degli stanziamenti semestrali, quasi a voler assicurare certezza finanziaria alle operazioni militari all’estero anche in caso di caduta del governo tecnico. In linea di massima il decreto conferma la tendenza a ridurre i costi delle missioni più importanti già annunciata l’estate scorsa dal governo Berlusconi ma, a ben guardare, mantiene piuttosto elevata la spesa se si considera che nel 2011 le operazioni oltremare assorbirono 1,55 miliardi dei quali 202 milioni destinati alla Guerra libica.
Continua

(Credits: Ansa)
Un mese or sono sulle pagine di questo blog ci eravamo illusi che il governo tecnico, proprio per la sua natura, potesse interrompere la spirale di silenzio, censura, reticenza e scarsa trasparenza che da sempre caratterizza le operazioni militari italiane e le vicende che vedono il nostro Paese coinvolto nelle crisi internazionali.
Negli ultimi giorni è però apparso chiaro che si tratta di pura illusione e, anzi, l’attuale governo sembra voler accentuare le chiusure degli esecutivi politici che lo hanno preceduto. Lo ha confermato nei giorni scorsi il silenzio della Difesa sull’intensificarsi degli scontri nell’Ovest afghano sotto comando italiano dove fonti della Nato hanno rivelato che solo tra ottobre e novembre si sono registrati 140 attacchi contro le truppe alleate che laggiù sono per oltre la metà italiani.
Continua

Forze militari italiane in Afghanistan (Credits: Isaf/Pio Herat)
La Conferenza internazionale sull’Afghanistan che ha riunito a Bonn i rappresentanti di 85 Paesi ha confermato la data del 2014 per il ritiro delle forze da combattimento alleate parte delle quali (come statunitensi e francesi) hanno del resto già iniziato a ridurre le forze sul terreno. Un ritiro che non impedirà a Washington di mantenere nel Paese asiatico alcune migliaia di militari almeno fino al 2024 ma che costerà parecchio denaro alla comunità internazionale e soprattutto all’Occidente. Per rendere possibile la transizione che in queste settimane porterà la metà della popolazione afghana sotto la diretta protezione delle forze di sicurezza nazionali sono in fase di potenziamento gli organici di esercito e polizia destinati a raggiungere tra tre anni rispettivamente 240 mila e 160 mila unità.
Continua

(Credits: Ansa)
(aggiornato il 26 novembre ore 12,40)
A quanto ammonta il riscatto pagato lo faranno sapere forse i pirati somali, ma ieri mattina il mercantile Rosalia D’Amato, sequestrato il 21 aprile in pieno Oceano Indiano (a 320 miglia a sud dell’Oman e a 300 a est dell’isola di Socotra) è stato liberato con l’equipaggio di 16 filippini e 6 italiani.
Continua
Gli ultimi commenti