
L'arrivo dei militari italiani al tribunale di Kollam (Credits: Ansa/Maria Grazia Coggiola)
Il trasferimento di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone nel carcere di Trivandrum, stabilito dal giudice del tribunale di Kollam, A K. Gopakumar, rappresenta l’ennesimo schiaffo assestato dall’India al diritto internazionale, all’Italia e alla credibilità del nostro governo. Una disposizione ammorbidita dalla decisione di rinchiuderli lontano dagli altri detenuti, di concedere loro assistenza sanitaria e cibo italiano fornito ogni giorno dal consolato e il diritto a ricevere visite quotidiane tra le 10 e le 11 di mattina. Il giudice ha fissato la detenzione per tre mesi (poi potrà essere chiesta la libertà su cauzione) e ha lasciato alla polizia e alla direzione carceraria la facoltà di decidere una diversa forma di custodia.
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(Credits: Ansa/Maria Grazia Coggiola)
La visita che ieri il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha effettuato in India ha confermato che l’Italia intende mantenere toni morbidi nei rapporti con Nuova Delhi che tiene ormai da due settimane prigionieri i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un approccio diplomatico che pare più utile a rafforzare i rapporti commerciali bilaterali che a liberare al più presto i due militari vittime di un’indagine che fa acqua da tutte le parti. Non c’è bisogno di emulare l’ispettore Derrick o il tenente Colombo per smascherare la totale inattendibilità delle testimonianze dei pescatori indiani del peschereccio Saint Antony, colpito il 15 febbraio (così dicono loro) da raffiche di armi automatiche mentre rientrava dalla pesca dei tonni.
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Le salme dei tre caduti italiani arrivano a Ciampino (Credits: Esercito italiano)
E’ atterrato questa mattina all’aeroporto militare di Ciampino il velivolo C-130 che ha trasferito in Italia le salme di Francesco Currò, Luca Valente e Francesco Paolo Messineo, i tre caporalmaggiori del 66° reggimento fanteria aeromobile Trieste morti lunedì scorso in un incidente stradale avvenuto in Afghanistan, all’imbocco della Zerko Valley, durante un’operazione condotta a sud di Shindand dalla Task Force Centre. Ad accogliere le salme dei tre militari, il capo di stato maggiore della difesa generale Abrate e il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Claudio Graziano, che ha espresso sentimenti di “affettuosa vicinanza e sincera partecipazione al dolore dei familiari dei caduti”. Completato lo scalo tecnico, i feretri saranno trasportati con velivoli militari in Sicilia e in Puglia per i solenni funerali.
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La petroliera Enrica Lexie (Credits: Marina Militare)
Navi misteriose, strane coincidenze, accuse palesemente infondate. La crisi tra Italia e India ridicolizza il governo italiano ed evidenzia la malafede del governo indiano che utilizza i due fanti di Marina prigionieri come capri espiatori per nascondere la presenza di pirati lungo le sue coste. La petroliera greca Olympic Flair assomiglia alla Enrica Lexie per colore e stazza e, come la nave italiana, ha subito un attacco dei pirati il 15 febbraio scorso non lontano dalle coste indiane. Anzi, a differenza della Lexie, che si trovava in acque internazionali a 33 miglia dalla costa, la Olympic Flair era alla fonda a due miglia dall’ancoraggio di fronte al porto di Kochi, quindi ben all’interno delle acque indiane ed esattamente nel punto dove i pescatori indiani hanno dichiarato di essere stati colpiti da raffiche che hanno ucciso due di loro.
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I due marinai italiani vengono prelevati dalla polizia indiana per l'interrogatorio (Ap)
È crisi diplomatica tra Italia e India. Due fucilieri di marina italiani della Enrica Lexie, la petroliera coinvolta nell’uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi dalla polizia di Kochi, nel sud del paese, secondo fonti indiane. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (questi i nomi dei due marò) sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d’Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Continua

Fanti di Marina in esercitazione (Credits: Marina Militare)
Versioni discordanti e molti aspetti ancora da chiarire caratterizzano la vicenda che sta creando tensioni tra Roma e Nuova Delhi. Mercoledì scorso, a 30 miglia dalle coste indiane, la petroliera italiana Enrica Lexie con a bordo un team di protezione anti-pirati di sei militari del reggimento San Marco viene avvicinata da un peschereccio, imbarcazione spesso utilizzata dai pirati somali come nave madre per gli abbordaggi. Secondo quanto riportato dalla Marina Militare il natante non avrebbe risposto alle intimazioni radio e con segnali luminosi di mantenere le distanze dal mercantile. Solo dopo tre raffiche sparate in mare, a prua, dai militari, il peschereccio avrebbe cambiato rotta allontanandosi. Tiri d’avvertimento (che rientrano nelle procedure standard adottate per scoraggiare in modo non letale gli abbordaggi dei pirati) sparati dai Fanti di Marina dopo che avevano notato a bordo dell’imbarcazione la presenza di uomini armati.
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Un cacciabombardiere F-35. Li compreremo anche se Obama cancella le commesse ialle aziende taliane? (Credits: Lockheed Martin)
Buy american, compra americano, è uno degli slogan più utilizzati dal presidente Barack Obama per fronteggiare la crisi incoraggiando a comprare prodotti statunitensi. Roba che dovrebbe far ridere nell’epoca dei “mercati globali” ma lo slogan è utilizzato anche in Francia da Nicolas Sarkozy mentre in Italia la sua piena applicazione venne attuata durante gli anni ‘30 dal Duce, che la chiamava Autarchia, ma si trattò di una scelta obbligata a causa delle sanzioni economiche internazionali per l’invasione dell’Abissinia. Il populismo oggi certo non difetta dall’altra parte dell’Atlantico dove però il “buy american” obamiano si è tradotto in una raffica di tagli a contratti militari con aziende europee e soprattutto italiane.
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Il generale Paolo Serra assume il comando dei caschi blu in Libano (Credits: Stato Maggiore Difesa)
Con una cerimonia che si è tenuta sabato mattina nel quartier generale dei caschi blu di Naqoura, il generale italiano Paolo Serra ha assunto il comando della missione Unifil nel sud del Libano. Si tratta del secondo turno di comando italiano dopo l’incarico affidato tra il 2007 e il 2010 al generale Claudio Graziano, attuale capo di stato maggiore dell’esercito. “Cambia il comandante ma il mandato resta lo stesso così come definito dal Consiglio di sicurezza nell’ambito della risoluzione 1701 dell’Onu’” ha dichiarato il generale Serra durante la cerimonia di passaggio delle consegne con lo spagnolo Alberto Asarta Cuevas. E’ evidente che il comando italiano coincide con uno dei momenti di maggiore tensione per il Libano esposto non solo nell’eterno confronto tra Hezbollah e Israele ma oggi anche retrovia della guerra civile siriana.
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