
(Credits: Epa/Ian Langsdon)
L’accordo firmato nel Golfo a Doha, in Qatar, tra le fazioni palestinesi per un governo di unità nazionale che prepari le elezioni di maggio (se sarà confermata la scadenza) non significa ancora pace. Non significa che da oggi tra Fatah, al potere in Cisgiordania, e Hamas, nella Striscia di Gaza, sarà concordia e amore. E tanto meno che Israele ora potrà contare su un interlocutore unico tra i palestinesi. La firma tra il leader di Fatah nonché presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas (alias Abu Mazen) e il capo di Hamas, lo sciecco Khaled Meshaal, è solo una tappa (ambigua, incerta, da verificare) nel sanguinoso gioco dell’oca palestinese e mediorientale.
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Sembra il copione di un film dei primi anni Novanta, quando i computer erano una (relativa) novità e il binomio smanettoni-intelligence andava assai di moda. In breve: prima un hacker, pare un ragazzino saudita di diciannove anni, manda in tilt i siti della borsa e della compagnia aera di bandiera israeliana; il giorno dopo un gruppo di hacker israeliani “risponde” mettendo fuori uso i siti delle borse dell’Arabia saudita e degli Emirati Arabi. Continua

Un duplice attacco che ha colpito due simboli della modernità israeliana, il sito della borsa di Tel Aviv e il portale della compagnia aerea di bandiera El Al: entrambi i siti sono stati messi fuori uso per diverse ore durante la mattinata di lunedì. Un colpo grosso e dall’alto impatto mediatico, soprattutto se si tiene conto che controspionaggio e alta tecnologia sono due elementi cardine per l’immagine che Israele intende dare di sé all’estero. Ma anche una mossa annunciata, una risposta a un appello recente da parte di Hamas. L’attacco è stato rivendicato da un hacker che usa il nome di OxOmar, che stando alle notizie in circolazione sulla rete sarebbe un ragazzo saudita di diciannove anni. Continua

Un tiratore scelto dell'esercito israeliano (Credits: Israeli Defence Forces)
Il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato domenica un aumento del budget della Difesa di 700 milioni di dollari. Un annuncio che ha sorpreso un po’ tutti poiché da mesi negli ambienti governativi dello Stato ebraico e lo stesso ministro della Difesa, Ehud Barak, avevano evidenziato la necessità di ridurre le spese militari per far fronte alla crisi economica e alle sue pesanti ricadute sociali. Un rapporto redatto dietro richiesta del premier dall’economista Manuel Trajtenberg raccomandava una riduzione del budget della difesa pari almeno a quei 700 milioni di dollari che costituiscono invece un incremento alle spese militari per il 2012. Un taglio preannunciato che aveva però sollevato forti critiche da parte dei militari.
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(Credits: AP Photo/ GPO, HO, File)

Noam Shalit, il padre del soldato israeliano che dopo cinque anni nelle mani di Hamas è stato liberato lo scorso ottobre, ha annunciato che scenderà in campo per le prossime elezioni in Israele. Correrà per un seggio alla Knesset sotto la bandiera del partito Laburista.
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I parenti aspettano la liberazione dei prigionieri (Credits: AP Photo/Majdi Mohammed)
È iniziata la seconda fase dello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, il gruppo palestinese fondamentalista (affiliato ai Fratelli Musulmani) che da anni governa di fatto sulla Striscia di Gaza. La prima fase risaliva a due mesi fa, quando Gilad Shalit, il giovane soldato rapito da Hamas nel 2006, era stato liberato in in cambio di 477 detenuti palestinesi. La mediazione era avvenuta attraverso l’attuale governo egiziano e prevedeva la scarcerazione di ulteriori prigionieri palestinesi in una seconda ondata di scarcerazioni. Continua

(Credits: AP Photo/Majed Hamdan)

Mentre Israele festeggia il ritorno a casa del soldato Gilad Shalit, nei Territori i 477 palestinesi rilasciati vengono accolti come eroi. Scene di giubilo in piazza a Gaza e anche a Ramallah. Le “due Palestine” si uniscono nella gioia, ma questa volta è Hamas ad avere avuto la meglio sui moderati di Fatah.
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L'abbraccio tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il soldato Gilad Shalit appena liberato (Credits: AP Photo/ GPO, HO)
Dopo cinque anni di prigionia, Gilad Shalit è libero. Resta da chiedersi perché proprio adesso. Shalit fu rapito cinque anni fa in territorio israeliano da un commando di Hamas, gruppo terrorista palestinese nato dal movimento egiziano dei Fratelli Musulmani. Sappiamo che ci sono stati molti tentativi per negoziare la sua liberazione, che è intervenuto il presidente francese Nicolas Sarkozy e che i servizi segreti tedeschi hanno tentato una mediazione. Ma finora nessuno di questi sforzi aveva prodotto risultati tangibili. Che cosa è cambiato, dunque? Continua
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